Storia divertente della letteratura latina: Virgilio, il poeta nascosto

Accadde oggi: 21 settembre 19 a.C. Muore a Napoli Virgilio Marone, il poeta nascosto.

Virgilio, capirti non è facile, amarti complicato, anche se foriero di grandi soddisfazioni. È che a te la strada facile, figlio mio, non è mai piaciuta. Sei uno di quei caratteri schivi, acque chete, timidi e defilati, che sembrano votati a fare da tappezzeria nella vita. Passano inosservati al primo sguardo, e paiono persino un po’ slavati, senza carattere. Invece tu di carattere ne tieni quanto un allevamento di molossi: quando ti azzecchi ad una idea, non ce n’è per nessuno. Non sei un’acqua cheta, sei la goccia che scava la pietra.

Vedi mo se un poeta come te, gentile, uno che mai te lo sogneresti su un campo di battaglia o con un’arma in mano, si mette a scrivere un poema epico. E mica uno qualsiasi, no: il poema epico e romano. Commissionato da Augusto di persona personalmente. Che uno si aspetta una esibizione di muscoli e di forza, eroi che spaccano il mondo, rodomontate a schiovere perché canti i padroni del Mediterraneo.

E invece no, perché tu sei Virgilio, e le cose semplici e facili non fanno per te. E allora via, te ne freghi di Augusto e delle sue aspettative, e niente eroi, o meglio uno che è antieroe nato e sembra persino negato a fare quello. Dubbioso, schivo, buono anche troppo, pieno di dubbi e di incertezze. Come te. E descrivi un’alba di Roma che è confusa e incerta, e guerre inutili e violenza che sotto sotto lasci intendere non serva a granché. E dei distanti e pasticcioni, e impelagati nelle loro beghe come noi mortali, incapaci di venirne fuori e fare pace con ciò che sono e vorrebbero. E donne e uomini che fanno i conti con il non senso della vita, e le disgrazie e il fato, e una natura bella, ma distaccata che li contiene ma fa da sé.

Tu sei così, Virgilio, inaspettato, indefinibile. Non fai mai quello che noi vorremmo, ma lo fai da Dio. Un Dio meticoloso e timido che si nasconde, non ama la ribalta, ha il sospetto di essere un demiurgo pasticcione, e per questo poi vorrebbe bruciare la sua creazione e non farla leggere al mondo. Sfuggi, scappi, ma non puoi sfuggire al talento che forse per te fu una maledizione. Perché ti faceva perdere il sonno su ogni verso, che ti pareva sempre mal riuscito, e invece no, scivolava via perfetto, come l’acqua, tanto da far dubitare che ti fosse costato tanta fatica, perché pareva sgorgato dal nulla, così. E pure amarti è una gran fatica, perché bisogna capire la tua tigna, la tua infinita testardaggine, la tua determinazione.

Non a caso ti amava Dante, carattere quanto mai lontano da te, ma ugualmente ossessivo nella ricerca inesausta.
Sei diventato un modello, e non so quanto la cosa ti sarebbe piaciuta. Per te così schivo. Che in fondo volevi solo poetare e rimanere nascosto, come se il poeta non esistesse e ci fossero alla fine solo i versi e la poesia.

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