Pizza di Galatea: un post in progress di fenomenale, assoluto cazzeggio.

Marino Marini interpreta la mia scollatura.

Ché, naturalmente, il primo ad arrivare è quello che viene da più distante. Alle 20,25 M. da Cuneo è già sotto la pergola del ristorante, e mi chiama per chiedere dove sono. Dove sono? A cercare un parcheggio, che di sabato sera davanti una pizzeria non è la cosa più facile del mondo, manco per le aspiranti blogstar.

Quando arrivo alle 20,31 sono già dentro quasi tutti, tranne Vanessa e S. che chiameremo S. perché lui non vuole essere citato nemmeno nel blog della morosa, e figurarsi nel mio. Ma arrivano poco dopo, e poi è tutto un baciottarsi e riconoscersi, perché alcuni lettori sì, abbiamo anche fatto il liceo assieme, ma caspita, è proprio dai tempi della maturità che non ci si rivede, almeno nel mondo reale. Però ci siamo conservati bene: le persone simpatiche invecchiando reggono il tempo meglio di quelle no.

E poi è tutto un “Però che strano…” perché alcuni non mi han più visto, e alcuni non mi hanno proprio visto mai, ma siccome tutti mi leggono, della mia vita poi san quasi tutto, solo che non sanno quanto è proprio vero e quanto è un po’ letteratura. E infatti A. ed E., che anche se non fanno più i giornalisti l’istinto da cronista gli è rimasto nel sangue, allora mica chiedono, praticamente intervistano: “E quanto c’è di vero?” e “Ma lo sai che io aspetto alla mattina il post per sapere gli sviluppi’ dei personaggi..”.

Intanto Marino ha preso in mano la penna e un tovagliolo, come faceva Picasso nei bar di Parigi, e sta schizzando una mia caricatura, e A. ed E. si sono lanciati nella composizione di una poesiola di genere encomiastico-goliardico-presa per il culo; C. e A. e le altre due amiche si sono sedute vicino a Vanessa, perché leggono anche lei e vogliono conoscerla. “Ma scrivi poco!” si lamentano. “Eh, il blog si chiama “Accidia e deboscio”, scrivere tanto sarebbe contro la mia politica editoriale…”. Rossaura e Michele scattano foto a me e K., S. sorveglia le inquadrature, poi suggerisce: “Se posti quella con la scollatura in primo piano, domani li raddoppi, i contatti del blog.” Colgo il suggerimento, perché questo è perfettamente in linea con la mia politica editoriale.

Poi zompetto su e giù per la tavolata, scambiando parole con questi e quelli, ed è divertente conoscere persone nuove, ma anche vedere che si conoscono fra loro, e le conversazioni si frantumano e si riuniscono, scovando affinità, alimentando simpatie istintive. Tanto che si arriva quasi all’una di notte, fra ciacole e ciacole, e capiamo che il locale sta per chiudere perché, molto discretamente, i gestori ci spengono le luci ad intermittenza per due o tre volte, come a dire: “Oh, ragazzi, ma schiodate, eh?”

Sì, schiodiamo, alla fine: con la promessa di rivederci presto, magari ancora in di più, perché qualcuno che voleva venire ce lo siamo disperso per impegni, o per la distanza. Chi viene da più lontano mi fa promettere che organizzerò una gita dalle parti sue, gli altri si sa che sono sempre recuperabili in zona, e quindi alla prima occasione saranno recuperati. Ce ne andiamo dopo rinnovati baciotti. “ E domani vogliamo il resoconto sul blog!” intimano.

Eccolo qui. Soldato Galatea, agli ordini!

Doverosa pubblicazione della poesiola encomiastica-goliardica-presa per il culo:

A Galatea,/ te magnarìa come ‘na fritéa/ ti xé tanto bea/ che te go trovà a Spinea./ Ti me pari ‘na putea/ e co te vedo se dismissia drento ‘na marea/ Spero che no la sia diaréa, ma se xè, tirarò la caenea./ Oh ti splendente come del firmaneto stea/ tanto ben te vogio, come ‘na soréa./ Ogni sera del Pc verso la finestréa/ par goder del to verbo, de la to novéa.

In rigoroso dialetto veneto, così anche le istanze federaliste sono rispettate!

Dimenticavo: foto della serata, qui.

11 Comments

  1. Come fai, con la magnifica testa e il visino delizioso che hai, a non esserti trovata il famoso Principe Azzurro? 🙂

    Guido

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