Leggo sempre con divertimento sui social i commenti scandalizzati quando appare un qualche post che dice che le figure femminili della mitologia e della cultura greca erano potenti, erano donne forti e persino assai pericolose, in confronto alle quali gli eroi maschi ci fanno la figura di poveri maschietti senza carattere, e spesso dall’intelligenza limitata.
E sotto un profluvio di commenti di gente che dice che non se ne può più di queste riletture femministe, che questo è violare la sacralità della cultura classica, e altre amenità.
Amori, vi rivelo una cosa: ai tempi della antica Grecia gli autori se volevano mettere in scena una figura forte, capace di scardinare tutte le regole della società, spesso usavano proprio una donna. Chi ha il coraggio di sfidare il potere civile a muso duro è Antigone, non quei due giuggioloni dei fratelli che si sg*xxano senza senso davanti a Tebe. Chi punisce senza pietà il marito fedifrago togliendogli il privilegio di avere una discendenza (cosa da cui i maschi sono ossessionati perché non possono farsela da soli) è Medea.
Chi si ribella ad un marito padrone che decide di sacrificare per il potere la figlia e di tornare a casa con un’amante è Clitemnestra. Chi regge il regno mentre Ulisse vagola a caso e Telemaco frigna è Penelope. Chi si sbatte per far finire la guerra del Peloponneso togliendo agli uomini l’unica cosa che loro interessa oltre al potere è Lisistrata. Per cui smettetela di dire che le riletture femministe della mitologia greca sono un vezzo e una moda. I Greci, che pure non erano molto aperti nei confronti delle donne, sapevano bene che sono le donne le più potenti, pericolose e determinate quando si tratta di prendersi le proprie responsabilità e combattere per i propri diritti e quelli altrui, mentre gli uomini al massimo menano le mani per le loro ambizioni.
Prendete esempio, invece di berciare a caso su riletture sballate e tradimenti della cultura classica.
È il timore del regno femminile e l’ego maschile ferito a parlare.
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