Il razzismo spiegato da mio figlio

La foto più famosa dell'emigrazione italiana del secolo scorso

Me lo ricordo da piccolo, Paolino. Era uno di quei bamboli che paiono usciti da uno spot pubblicitario: occhioni azzurri, capelli biondi a boccolotti, un sorriso a mezzo fra lo sfacciatello e il dolce, ed un carattere così coccolo, che come arrivavi a casa ti si struccolava addosso, saltandoti al collo quasi fossi il suo orsacchiotto preferito. I suoi genitori sono miei amici da una vita. Più lei, a dire il vero: Silvia la conosco dai tempi dell’Università; la sua, per essere precisi. Allora era una ragazza intelligente con magnifici occhi di un placido verde riflessivo, ed un sorriso pacato che le illuminava il volto, anche se lei si è sempre concessa i sorrisi con misura. Francesco l’ho conosciuto per via, e, sulle prime, il loro amore mi aveva un po’ spiazzato. Silvia è un’assistente sociale, prestata oggi all’ufficio cultura del suo Comune, ma allora, da giovane, si occupava di disagio giovanile con una cooperativa, organizzava spettacoli, girava con un camper tanto vecchio che quello di un hippy sarebbe sembrato quasi una macchina di lusso. Francesco era un giovane in carriera di AN, che allora, adesso che mi ricordo, forse era ancora addirittura MSI: un fascista, insomma. Si erano conosciuti proprio così, sulle barricate: lei che era andata a mediare perché un gruppo dei “suoi” ragazzi aveva occupato abusivamente un capannone, e ne volevano fare un centro sociale; lui era lì con la sua truppa, assieme all’assessore, e voleva sgomberarli. Vallo a capire come ti frega, l’amore, a volte. Lui odiava quei quattro sfigati, lei non sopportava il suo piglio rampante: a furia di insultarsi, sono passati a offrirsi il caffè, poi ad uscire a cena. Alla fine del centro sociale non se ne è fatto niente, ma il loro matrimonio dura da quindici anni, e Paolino, il biondo Paolino, è il suo frutto, adorato dai genitori che stravedono per lui.

Era un pezzo che non lo incrociavo, a quell’età anche un anno è un’eternità, e certo sapevo che doveva essere cambiato. Ha quattordici anni, quindi trovarlo immusonito in un angolo, di fronte al pc, mentre babbo e mamma mi abbracciano, non mi ha preoccupato più di tanto: è l’età. Al vederlo piantato lì davanti allo schermo, Silvia sospira, impensierita: «Non legge mai niente, sta ore a guardare qualche sito in internet, io non so più cosa fare.» Francesco, che sta stappando il vino (è un intenditore), brontola qualcosa di incomprensibile, e il figlio risponde con una sommessa alzata di spalle.

La cena è allegra, anche se la cucina di Silvia è da sempre quella che è, cioè tremenda. Francesco si è rassegnato, e ci scherza, sottolineando come le uniche cose mangiabili sono gli involtini che ha preparato lui; Silvia ride, e riconosce che come casalinga ha sempre fatto schifo, ma, del resto, se voleva una moglie casa, chiesa e fornelli non doveva sposare lei. Paolo sta tutto il tempo con la bocca storta, e cincischia con le cose che ha nel piatto, senza mangiarle e senza buttarle via: prende una forchettata di patate, e si diverte a schiacciarle con la punta della forchetta, riducendole in poltiglia, poi perde interesse e le lascia lì: non è mancanza di fame, è un modo per sfogare la rabbia.

Che avrà da essere tanto incazzato, il pupo, mi domando. Perché mi guardo in giro, e non capisco proprio. La casa è bella, pulita, in ordine, e Silvia, anche se non sarà un’aquila in cucina, è sempre stata una madre presente ad attenta. Problemi economici non ce ne sono e non ce ne sono mai stati: hanno entrambi due ottimi stipendi, e dietro alle spalle, famiglie agiate e ben solide. Di Francesco non ho mai condiviso le idee politiche, ma come persona è un tesoro: allegro, onesto, persino dotato di senso dell’umorismo. Mi invita a casa sua apposta per poter parlare di politica e fingere di incazzarsi, ma poi è il primo a telefonare se sa che passo un periodo nero. Paolo invece, da qualche tempo non fa che procurare grane: va male a scuola, quest’anno, in prima superiore, lo hanno bocciato. Per Silvia è stato un trauma, ma non ne ha fatto una tragedia, vuole fargli capire che è solo un incidente di percorso da cui si può ripartire. Francesco no, voleva strozzarlo, ma poi è un brav’uomo, per quanto lo minacci non alzerebbe mai una mano contro il figlio. Forse sono le compagnie, mi dice, preoccupato, più preoccupato di quanto non voglia far credere. Spinellatori di sinistra? Chiedo io, con un sorriso, per sdrammatizzare. Francesco distoglie gli occhi: «Magari.» lo sento bofonchiare, mentre lo sguardo diventa torvo.

Sul televisore scorrono immagini di gommoni: deve essere un ennesimo sbarco di clandestini. Alcuni, informa il servizio, sono arrivati allo stremo delle forze, e li hanno ricoverati in ospedale.

Paolo, quando sente la vicenda, si riscuote: «Perché li ricoverano? Sono clandestini, non hanno mica diritto a essere curati!» sbotta.

Silvia sta raccogliendo i piatti, ma si ferma con la zuppiera a mezz’asta: «Ma Ciccio, che dici? Sono malati, devono essere portati in ospedale!»

«Sono clandestini, mica pagano le tasse. Non è giusto che vengano curati come noi che siamo italiani!»

A Silvia manca il respiro, raccoglie le stoviglie e scappa verso la cucina. Francesco, invece, sbotta inviperito:

«Ma che cazzo dici? Sono esseri umani, e stanno male, certo che li si porta in ospedale, non è questione di cittadinanza, è questione di pietà cristiana. Cazzo, se tu vedi uno che ha avuto un incidente sulla strada, uno sdraiato a terra, non lo soccorri?»

«Se è un clandestino, no.»

«Be’, ma mica puoi sapere se è un clandestino. Metti che sia svenuto.» faccio io.

«Si vede se è italiano, uno.»

«E come? – ribatto- guarda me, che sono piccola e mora. Mi vedi svenuta sul bordo della strada, come fai a essere sicuro che sono italiana e non una sudamericana immigrata?»

«Ma a te ti conosco e lo so che sei italiana.»

«E se non mi conosci, nel dubbio mi lasceresti morire?»

Paolo medita un attimo: «No – dice con freddezza – magari ti aiuto, ma se sei una immigrata poi ti sputo in un occhio.»

«Solo perché sono una immigrata?»

«Sì, perché non devono stare in Italia.»

Ha uno sguardo privo di pietà, Paolino, uno sguardo che non ha proprio più nulla del bambino che ho coccolato, ma non ha nulla nemmeno della rivolta adolescenziale che ben conosco: è uno sguardo gelido, privo di compassione. Mi rendo conto che, dovessi trovarmi svenuta, di notte, per strada, avrei paura ad incontrarlo. Ma vedendo Francesco, di fianco a me, che è rimasto senza parole e quasi senza fiato per la dichiarazione del figlio, mi accorgo che ad incontrarlo per strada, di notte, avrebbe paura anche lui.

Tutti i racconti del blog sono frutto di fantasia. Ogni riferimento a fatti, nomi o persone reali è da considerarsi puramente causale.

 

29 Comments

  1. Noi non siamo razzisti ma… Almirante ha sbagliato ma… alla fine le bugie camminano sulle ginocchia. E’ da anni che si attaccano i migranti a prescindere. Non i delinquenti, magari anche, soprattutto se clandestini, ma gli extracomunitari e i comunitari (come i romeni) di seconda classe. Poi magari toccherà… che ne so… ai magri e agli alti. Questo è il risultato. Chi ha ancora il cuore ha tutto il lavoro davanti.

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  2. Io ho un passato da ‘fascista’, ma non sono MAI stata razzista, nè verso le etnie nè verso gli immigrati. E credo di essere sufficientemente open-minded da sapere che se non ci fosse stato un esaperante buonismo verso l’immigrazione clandestina ora non assisteremmo a questi razzisti adolescenti che vanno a bruciare i bambini rom nei campi. Perchè è facile cavalcare l’esaperazione, come per esempio fa la Lega. E creare mostri.

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  3. Galatea, mi è venuto un brivido lungo la schiena a leggere il tuo post. Anch’io spererei che te lo fossi inventato, ma ho come l’impressione che mi sbaglio.

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  4. Mi chiedo se è peggio “Paolino” o coloro che sperano con tutta l’anima che Galatea si sia inventato tutto…

    Se volete chiudere gli occhi davanti alla realtà la maggior parte dei blog non fa per voi, invito le dame a gustarsi Dagospia.it e i cavalieri li indirizzo verso uno dei tanti TopaMotori.com, ma attenti ai dialer che gonfiano la bolletta…

    È proprio in rete, frugando a lungo, cercando con cura, che si possono trovare le testimonianze della “gente comune” tedesca, informata delle atrocità naziste commesse durante la guerra appena terminata. Spicca il termine “incredulo”, sebbene ognuno di loro non si fosse direttamente macchiato di nessuna violenza. Eppure tutti erano complici dello sterminio e del metodo usato per compierlo.

    “Chi non conosce la storia è é condannato a riviverla”.
    Ho infarinature scolastiche degli ultimi due millenni, e una discreta familiarità della cultura moderna, la sua sottocultura e la serpeggiante propaganda. Ho la ferma intenzione di impedire la creazione di Squadristi di Stato (è il passo successivo alle Ronde) e l’instaurazione di un regime.

    Anche voi non fatevi fregare. È meglio vivere oggi nel dubbio che domani nel terrore.

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  5. Agghiacciante questa scenetta. Certo, c’entra anche il fatto che Galatea è molto brava a scrivere e a trasmettere emozioni. E forse c’entra anche il fatto che la ribellione adolescenziale prende le vie più impreviste.
    Però si potrebbe anche guardare alle cose sotto un’angolazione completamente diversa. Paolino dice che non è giusto che i clandestini vengano curati, perché non pagano le tasse. In effetti, è esattamente il principio che noi “occidentali” mettiamo in pratica: milioni di persone nel mondo muoiono di fame, di malattie curabili o di epidemie che potrebbero essere combattute, ma noi non siamo disposti ad elargire parte del nostro benessere per fermare tutto ciò. Per non parlare dei meccanismi di sfruttamento economico che sono alla base di questo benessere, e del malessere di tanta parte dell’umanità (oltre che del progressivo collasso degli ecosistemi). So che qualcuno dirà che questa è demagogia (il modo più semplice per chiudere gli occhi di fronte ai fatti), ma forse la realtà è che Paolino non fa che interpretare in modo gelido ma coerente gli stessi principi su cui si basa il nostro rapporto col resto del mondo, e su cui preferiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere. Forse Paolino è solo più onesto e lucido di quanto sappiamo fare noi, che pensiamo che dare accesso ai servizi sanitari a qualche immigrato clandestino (cosa certamente doverosa) ci assolva dalle nostre colpe collettive.

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  6. @ Goodidea:
    Ti spiego perche’, aldila’ dalla battuta, in fondo spero davvero che Galatea si sia inventata tutto, o quasi.
    Non ho nessun dubbio che la “gente comune”, date le opportune circostanze, possa far proprie le idee piu’ atroci e possa compiere gli atti piu’ efferati. E che, per molti aspetti, possa perfino continuare a essere “normale”.
    L’episodio mi colpisce perche’, come padre, ho l’illusione che dei genitori saggi ed equilibrati possano essere un contrappeso sufficiente ad evitare che le “circostanze” annullino il senso critico nei figli. Non mi importa che mio figlio abbia le mie stesse idee una volta cresciuto. Ma farei fatica a sopportare di vederlo difendere terribili luoghi comuni, senza nemmeno essere in grado di esprimere un’opinione argomentata.
    E’ il contrasto fra i genitori e il figlio nel post di Galatea che trovo duro da accettare. Non e’ facile sentirsi impotenti, ancora di piu’ nei confronti dei propri figli.

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  7. @Roberto
    Paolino ha 14 anni, quindi è più che normale la sua visione semplice e semplicistica del mondo. Una coppia di genitori “normali” ha tutto il tempo per poterlo “raddrizzare”, ma quello che Galatea vuole forse comunicare è che l’intelligenza umana si basa sulla genetica e sull’ambiente. Se Paolino è nato fascista ormai non c’è più nulla da fare, ma se è stato l’ambiente (casa, scuola, amici, oratorio) a trasformarlo in un piccolo mostro è nostro compito capire come proteggerlo da questi pericolosi “agenti patogeni” esterni e spiegargli a quali errori può portare il suo punto di vista.
    Dico “nostro compito” al plurale perché se l’ambiente è marcio la colpa ricade su tutti coloro che l’hanno devastato e che non fanno nulla per ricostruirlo.

    Sono piuttosto spaventato dai recenti avvenimenti, il razzismo è ovunque, sta lentamente diventando parte della nostra vita “normale”.
    Sono famose le ultime parole di Vergérus, il personaggio di un noto film di Bergman: «Sterminiamo ciò che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile. Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia nitido e preciso: proprio come l’interno dell’uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato.»

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  8. Archivio del P. Radicale, “Convegno sull’intolleranza” del 3 gennaio 1989, parte conclusiva dell’intervento di Leonardo Sciascia.
    ” Tanto per finire, voglio ricordare due cose che raccontava Brancati: sono due piccoli aneddoti per come li racconto io.Uno è la storia di quel tale che , finito il fascismo, era stato indifferente,finito il fascismo si mette davanti allo specchio e dice “ora sei libero, puoi pensare liberamente. Pensa”, ma siccome non trovò nulla a cui pensare, ridiventò fascista.
    L’altro è quello del padre che ha un figlio fascista, un padre che è stato antifascista ha un figlio fascista e si arrovella, si angoscia, finché un giorno si domanda: “e se fosse un cretino?” Questa proposizione liberatoria noi possiamo farcela nei riguardi dell’intolleranza, tanto per finire con una lieta amarezza.”
    E se Paolino fosse un cretino?

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  9. @goodidea:
    grazie, ho messo TopaMotori.com fra i link del mio blog. L’ingenuità, l’ho persa, assieme a varie altre cose, molto tempo fa. Se ho scritto vorrei o spererei “che se lo fosse inventato”, è perché so benissimo che non se lo è inventato, anzi, direi, anche se se lo fosse completamente inventato, so benissimo che è tutto vero e, credimi, non distolgo certo gli occhi dalla “realtà”, lo scrivo fra virgolette come voleva Nabokov perché non so bene cosa sia, soprattutto nel momento in cui viene costruita e decostruita di continuo.

    “Se Paolino è nato fascista” scrivi! Diocristo! Nessuno nasce di destra o di sinistra. Ci fu a metà degli anni 70 una bella polemica tra Calvino e Pasolini proprio su questo. In soldoni: il primo sperava di non doverne mai incontrare uno; il secondo, gli diceva che anche se lo avesse incontrato, non l’avrebbe riconosciuto perché era in corso un’omologazione culturale nel vestire, etc. etc. Ma quello che premeva a Pasolini era il fatto che invece Calvino avrebbe dovuto desiderare di incontrarne uno, perché, soprattutto quando sei adolescente, un solo incontro ti cambia la vita. Nessuno nasce col marchio.

    A proposito di luoghi comuni: “Chi non conosce la storia è condannato a riviverla”. Non è assolutamente vero, “La storia non è magistra /
    di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve / a farla più vera e più giusta.” scriveva Montale. Io la penso come lui. Forse più che ingenuo, mi sa che sono nichilista. Anche se a volte mi sforzo di credere in qualcosa.

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  10. io continuo a pensare che ci sono ragazzini bruti e insensibili, e la cosa, terribilmente (fosse solo colpa delle frequentazioni scolastiche sarebbe consolante), finisce in se; poi magari cambiano, magari si nascondano tra la folla e rimangono tali. in questi raccontini spesso vedo un gusto per la caratterizzazione macchiettistica, vedo messa la politica spicciola come misura del mondo, e mi sembra riduttivo e fastioso visti i temi trattati, che fan tremare i polsi… ma forse è un problema mio. forse sono io che parto prevenuto: in fondo, Francesco, ex msi, è “persino dotato di senso dell’umorismo”.

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  11. Salve, sono capitato qui per caso da OkNotizie.

    Post scritto molto bene ma non condivido lo sconcerto dell’autrice e degli altri commentatori.

    State parlando di un quattordicenne che ha tutti i segni di una crisi adolescenziale. E’ arrabbiato (il perche’ non lo sappiamo e quindi non possiamo giudicare, anche perche’ i dolori sono soggettivi e a quell’eta’ li passano tutti) e probabilmente sente la necessita’ di mostrarsi duro. Poteva dire parolacce, poteva giustificare la violenza negli stadi, il bullismo, ecc. E forse anche lo fa, a parole.

    In questa occasione ha attaccato i clandestini, come sente fare continuamente in TV da tutti, ma forse lui non odia i clandestini. Forse per lui parlare in quel modo equivale a sentirsi forte, duro, a nascondere la sua fragilita’ imitando le persone violente. Poi, forse, dopodomani si innamorera’ di una ragazzina straniera.

    Giudicare un quattordicenne per delle frasi estemporanee sui clandestini e’ sbagliato e metterlo sotto pressione con domande (e se vedessi me cosa faresti?) fa scattare in lui la necessita’ di riconfermare il ruolo. Per lui e’ una prova di forza: se gli avessi chiesto “se ti confessassi che sono una clandestina andresti a denunciarmi?” t’avrebbe risposto di si’, magari in modo colorito e aggiungendo immagini violente (ti sputo in un occhio).

    Non e’ un razzista, e’ un adolescente in crisi.
    Valutiamo certe frasi nel giusto contesto.
    Certo se alle frasi seguissero azioni si dovrebbe intervenire, ma scandalizzarsi o evocare il pericolo del razzismo nei giovani mi pare un po’ avventato ora 🙂

    Detto questo, mi piace il modo di scrivere dell’autrice e vado a leggere qualche altro post 😉

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  12. Il brano della padrona di casa non lascia molto spazio alle battute, ma cavolo, siamo davvero un bel branco di allegroni, eh?…
    L’unica cosa che mi dà speranza, benché mi senta nichilista come altri che mi han preceduto, è che… mah, le cose cambiano. Io, come altri amici miei, ero un beghino fino alla cresima e ora sono felicemente e orgogliosamente ateo. Direi che, mutatis mutandis, c’è speranza di redenzione anche per Paolino. Il che nulla toglie al gelo che lascia il racconto. Che però fa un po’ capire (forse) come mai siamo finiti ad avere il (bel) paese che abbiamo adesso.
    La mia parte trinariciuta mi porterebbe a pensare quanto possa aver pesato nell’episodio “l’eredità” del babbo missino, ma mi rendo conto che è probabilmente una stronzata. Ma lasciatemi le mie stupide paranoie 😉
    Per citare un vecchio racconto di Asimov, la storia, la civiltà, chiamatela come volete, segue un andamento a pendolo. Forse aveva ragione il buon dottore, adesso il pendolo sta tornando indietro. E bisogna stringere i denti.

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  13. Scusate,
    ma in un paese in cui gran parte dell’informazione ripete incessantemente – da 10 anni almeno – “straniero=criminale”, “immigrato=pericolo” e cosi via…
    ci stupiamo se un ragazzino, o un ragazzo, o un uomo,
    che guarda le sue 2,3 o 5 ore di televisione (intrisa di scene di violenza) al giorno,
    che intrattiene rapporti sociali (in una societa’ sempre piu’ competitiva) con esseri umani che guardano le loro 2,3 o 5 ore di televisione (intrisa di scene di violenza) al giorno…
    poi pensi cose del genere?

    Dobbiamo stupirci se questo ragazzo poi sviluppa coerentemente i suoi sentimenti di odio verso il diverso e ripete la violenza che vede quotidianamente in TV andandolo a picchiare o ad arderlo vivo?

    Piu’ che atti di violenza, sono atti di coerenza.

    Colpevole e’ l’elite che vuole dare questa “cultura” a questo paese.

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  14. @ s|a
    “Nessuno nasce di destra o di sinistra”, ma come ha scritto Rogra si può nascere cretini, o semplicemente portati all’altruismo o all’individualismo.

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  15. Galatea … ti ringrazio per questo post… inventato o meno perche’, semmai ne avessi bisogno, aumenterò il mio impegno con le mie bambine per evitare che possano “ragionare” come Francesco.
    Beppe

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  16. è veramente bello e significativo.

    Ma è una storia vera?

    Lo chiedo perchè qualora fosse vera, lo so che non è carino ed educativo, (perdonami ma ancora non ho figli), al posto della mamma Silvia, invece di correre rossa dalla vergogna e dalla rabbia gli avrei mollato “una pizza” (uno schiaffo) che se lo sarebbe ricordato per i prossimi tre-quattro anni.

    Altro che lo schiaffo del papà di Zeno Cosini nella Coscienza di Zeno…

    Ovviamente questa riflessione non è assolutamente un’istigazione alla violenza… anzi.

    è solo che il pensiero di poter mai generare un figlio come Paolo mi fa rabbrividire.

    Sarebbe la peggiore disgrazia di tutta la mia esistenza.

    Un saluto. 🙂

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  17. Credo che sia un falso problema se è vero o solo verosimile. Credo che esista un Paolino magari con un altro nome, sicuramente con un altro nome, anzi molti Paolini. Uno schiaffo servirebbe solo per farsi sputare. Se l’Italia è diventata questa, e lo è diventata, ci vuole un lungo e faticoso lavoro per riportarla verso la civiltà.

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  18. Prendiamola sul ridere, ma non troppo :
    La tua amica ha lasciato un po’ perdere l’impegno o sbaglio (per dedicarsi alla vita familiare) ?
    Ora, pensa un po’, rimessa la maglia di Mister Tamburino, finite le illusioni, ritornati al privato, l’unica cosa che rimane del suo impegno precedente è il fatto che non sa cucinare ?
    Se fossi il figlio diventerei un omicida per molto meno.

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  19. Scusatemi, non ho partecipato al dibattito perchè ero fuori. Il problema non è se Paolino esista o meno nella realtà con quel nome, perchè purtroppo nella realtà esistono molti Paolini: sono gli stessi che, venuti fuori da famiglie “normali” poi ammazzano di botte a Verona un passante solo perchè ha il codino. Alle volte, è capitato a miei amici, non ci si rende conto che i figli che abbiamo accanto sono così, come Paolino. Non solo in piena crisi esistenziale, ma dentro ad una spirale di odio un po’ più profonda e pericolosa. E tirarli fuori diventa impossibile. Perchè se gli dai una pizza, si chiudono a riccio, se non gliela dai è come se giustificassi le loro posizioni. Noi insegnanti siamo spesso nella stessa situazione: se parli di immigrazione in classe reagiscono con insofferenza e ti attaccano perchè sei “buonista”, se stai zitto o presenti i fatti in maniera neutra, sotto sotto ti viene il dubbio che loro pensino tu sia d’accordo con chi vorrebbe buttare fuori gli immigrati a prescindere. non solo è frustrante, ma è anche pericoloso: una di quelle maledette situazioni in cui come ti muovi sbagli.

    @->Pensatoio: cucina male, ma non perchè è di sinistra! cucina male a prescindere dal credo politico… 🙂

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  20. credo sia il risultato, oltre che della criminalizzazione, della spersonalizzazione dell’immigrato. Abbiamo tolto il nome, la provenienza, la storia di una persona e la chiamiamo clandestino, e in più con una legge trasformiamo la clandestinità in un reato punito pochi mesi meno dell’associazione mafiosa, costruiamo cpt, inventiamo aggravanti per clandestinità… tutte politiche che agiscono a favore della ricattabilità di queste persone sul lavoro: sono i nuovi schiavi, su cui parte della nostra economia fiorisce.
    A Paolino, e a tutti coloro che ancora non l’hanno letto, consiglio di Fabrizio Gatti “Bilal – il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi”.

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  21. “credo sia il risultato, oltre che della criminalizzazione, della spersonalizzazione dell’immigrato. ”

    Giusto.
    Forse ci vorrebbe anche un grande impegno culturale, ad iniziare dalla scuola, per preparare gli italiani all’incontro con l'”ALTRO”, immigrato o diverso che sia. Forse nella scuola pubblica si potrebbe sospendere in via provvisoria l’insegnamento della religione cattolica per dar spazio all’educazione civica (non so voi, ma io non l’ho mai fatta, ne alle elementari, ne alle media, ne alle superiori), o all’ “educazione al multuculturalismo”.

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  22. Per prima cosa..un saluto, è la prima volta che commento su questo blog.

    Poi…Paolino o chi per lui non è che una goccia in un mare, relativamente piccolo, ma sempre una moltitudine di persone.
    Parliamo chiaro, buona parte degli italiani ce l’ha con gli immigrati per i più svariati motivi (campagne stampa, errori forti della sx e simili..), le parole di Paolino le avrò sentite decine di volte, anche se poi nel caso concreto non si avverano. Se tutti quelli che dicono bruciamo gli zingari lo facessero, probabilmente non ci sarebbero gli zingari in Italia.

    Il discorso su questo razzismo è complesso, molto complesso. Paolino probabilmente frequenta ambienti di estrema destra (sempre se poi paolino esiste, ma anche se non esiste è uguale, un paolino che si esprime in quel modo lo troviamo facile), magari va anche in chiesa a sentire le belle parole sulla famiglia e contro i gay.

    Comunque il problema non si risolve certo condannandolo.
    Bisogna agire e non solo sulla cultura.

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