Avvertenza: questo è non è un post di sinistra, o di destra, o di sopra, o di sotto. E non è neppure un post grillesco, o grillante, o di pietrista, o terzista, o quello che pare a voi. Questo post è un post e basta: se lo volete leggere, leggetelo per ciò che è, e commentate di conseguenza.
Adesso mi sono rotta. Mi dispiace, non ce la faccio più. Ci sono periodi in cui rumeghi, rumeghi, senza sapere neanche tu dove vai a parare, perché le crisi ideologiche sono come i dolori alle articolazioni: senti che ti fanno male, ma non sapresti neanche tu dire dove di preciso. E in questo periodo mi fa male dappertutto: un malessere sordo e diffuso, che si traduce in sinistri scricchiolii ad ogni passo, e non mi fa stare tranquilla in nessuna posizione: mi giro e mi rigiro come un’anima in pena, e poco mi consola vedere che attorno ci sono centinaia di anime in pena esattamente come me: mal comune mezzo gaudio è una stronzata, perché nello stare male, ahimè, si è sempre ferocemente individualisti.
State buoni, cari amici destrorsi, e risparmiatevi il sorrisetto: non è lo choc elettorale di aver perso ad avermi tramortito. Queste elezioni, a dire il vero, mi sono passate sopra come le nuvole a primavera. Facevano, insomma, parte del paesaggio. Il malessere era già iniziato, tanto che ho ascoltato i risultati del voto con una calma olimpica. Perché avrei dovuto prendermela, poi, per la sconfitta del PD? L’ho determinata anche io, quella sconfitta: non l’ho votato. E quanto a voi, amici di sinistra, tenete a freno la faccia di circostanza e l’indignazione: sì, non ho votato il PD e neppure la Sinistra Arcobaleno, e non per questo, credetemi, sono diventata una fascista borghese, o una cripto leghista o chissà che altra corbelleria state usando per definirmi. E quanto ai fan di Grillo e a tutti gli altri incazzati del web, tranquilli pure voi: sto male, ma non così tanto da buttarmi a seguire il primo santone che monta su un palco: il mio istintivo ribrezzo per le religioni mi impedisce di provare ammirazione per ogni furioso predicatore del vago.
Sono semplicemente stufa, ma stufa marcia. Non stufa della politica, stufa di voi, cari amici. Non ne posso più. Sono stufa marcia di sentirvi pontificare ogni giorno, ogni minuto, da qualsiasi schermo e microfono e sito vi venga a tiro, e scaricare da lì vagonate di nulla. A destra, a Sinistra, al Centro: le analisi e le interpretazioni che sento proporre della realtà che ci circonda sono desolanti. Anzi, sono desolanti nel migliore dei casi: nel peggiore sono semplicemente ridicole.
La realtà e le sue interpretazioni scorrono ormai su binari paralleli, ma non c’è più una stazione in cui i binari arrivino. La cronaca erutta ogni giorno casi preoccupanti. E gli intellettuali, i politici (che poi sono o dovrebbero essere, per certi versi, un’unica categoria: l’intellettuale fa politica e il politico, cazzo, deve avere una sua visione intellettuale!) rispondono con dichiarazioni che paiono poesiole mandate a memoria per il saggio di fine anno. Il guaio è che si tratta del saggio di fine anno di mezzo secolo fa.
A Verona un gruppo di gente tatuata a svastiche ammazza un passante per una sigaretta, e il dibattito si concentra fra la destra che dice: «Sono una branco di ragazzini ignoranti, mica sono i nostri!» (già, anche ai tempi di Mussolini, le squadracce erano composte di raffinati studenti che frequentavano prima sei anni di scuola di mistica fascista, e venivano ammessi previo esame di filosofia con Gentile!) e la sinistra che scende in piazza immantinente è buona solo a gridare: «Ah, sono fascisti, fascisti, colpa del sindaco leghista, colpa della Lega, colpa del Nordest!» , mentre i vicini di casa sospirano, affranti: «Oh, ma erano dei bravi ragazzi!». Ce ne fosse uno che va a vedere perché giovani “tranquilli e di buona famiglia” spaccano le teste ai coetanei per passare il tempo, ce ne fosse uno che si interroghi, allora, su che cazzo dovrebbero fare i giovani di pessima famiglia e poco tranquilli (scatenare una guerra termonucleare globale?).
A Ponticelli un quartiere si organizza in ronde e brucia un campo nomadi sull’onda della notizia che una rom avrebbe tentato di rapire una bambina. Persone “normali”, in un quartiere “di sinistra”, si armano di spranghe e torce, e mentre la destra fa finta di niente, perché la forza pubblica si manda solo se i cittadini minacciano di bruciare la monnezza, mica gli zingari, la Sinistra allora parla di disagio, e sotto sotto, che cazzo, fa capire che vabbè tutto, ma sono pure loro che sono rom.
A Roma una spedizione punitiva randella i proprietari stranieri di alcuni negozi, e lo stupore dei giornalisti sta tutto nello scoprire che chi ha organizzato la squadraccia ha tatuato sul braccio il faccione di Guevara. La destra gongola manco le avessero fatto un regalo, e a sinistra ci si domanda, basiti: «Cazzo, ma è comunista, allora? E come lo si considera, un compagno che sbaglia o un semplice coglione che non ha letto bene i Diari della motocicletta?»
Alla Sapienza si organizza un dibattito sulle Foibe, e si invita un esponente di Forza Nuova: in omaggio alla par condicio, si dice, e già mi aspetto in futuro, per lo stesso motivo, la pretesa di invitare l’ex direttore del campo di Auschwitz ogni volta che si parla di Olocausto. Gli studenti di sinistra si ribellano, e, per dimostrare quanto sono democratici, tengono sequestrato il preside di facoltà dentro il suo ufficio. E il gran dibattito è fra i professori che danno loro ragione, perché così gli studenti han dimostrato di essere “vitali”, e gli editorialisti del Giornale, i quali invece elogiano gli studenti che non si ribellano nonostante l’Università sia uno sfascio completo e la laurea non serva più a un cazzo, situazione di cui gli stessi editorialisti del Giornale sono ben consci, dato che la descrivono nel medesimo articolo.
Tutti a dire che siamo in un’era post ideologica, e tutti poi a sciorinare quattro acche spuntate, che sono il riassunto bignamesco e mal fatto delle ideologie di un tempo: «Mercato! Mercato!» «Capitalismo cattivo, capitalismo cattivo!» «Attenti, uomo nero, uomo nero!» «Sono tutti ladri, fanno tutti schifo!».
Ce ne fosse uno a cui sorge il dubbio che, cambiate le circostanze, bisogna anche adattare gli strumenti per spiegarle. Ce ne fosse uno che va in strada e cerca di vederlo, quello che succede, e provare a ragionarci su partendo dai fatti. Ce ne fosse uno, porca miseria, uno, di destra, di sinistra, di centro, di sopra, di sotto, dell’ostrega, che si fa un esame di coscienza e si dice: «Ok, prima di parlare e proporre soluzioni, studio cosa mi sta scoppiando sotto il culo.»
No, tutti lì, con la loro bella formuletta concentrata, della misura giusta per poter essere citata nel pastone del tiggì, far le sua porca figura e rintuzzare la polemicuzza stitica con l’avversario o il collega di partito, perché se un campo rom brucia o Alitalia va in malora la cosa non ha valore in sé, ma solo se serve a far fuori la corrente dalemiana del Pd o rivitalizzare le quotazioni della Brambilla nel Pdl.
Signori, scusate, ma se questo è il livello del dibattito, non siamo neppure più alla frutta: è marcita pure quella.
Cara Galatea,
mi identifico molto in questo tuo sfogo.
Mi chiedo però cosa sia cambiato rispetto a prima: c’è mai stato un periodo nel quale le risposte dei politici siano state pertinenti? Ci si è mai davvero documentati? E perché adesso ci si è rotti e prima no?
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Non lo so, Ivo. Ma almeno prima davano l’idea di capire, meglio di tanti intellettuali, a volte, quali fossero i bisogni, anche molto ancestrali, della nostra popolazione. Persino il primo Berlusconi o il Bossi dei tempi d’oro, una loro visione realistica ce l’avevano, per quanto rozza. Adesso manco quello. Parlano a vanvera, manco fossero prigionieri di una dimensione parallela, non sono neppure più espressione di ceti sociali, solo di se stessi. Possono anche vincere, ma sembra che non sappiano neanche loro con cosa precisamente hanno a che fare, o chi o perchè li ha votati.
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“prima” la suddivisione sociale era data per scontata…. le classi ben definite e la loro posizione inequivocabile, quindi ne derivava inequivocabilmente quale fosse la posizione politica ‘giusta” e quale fosse quella “sbagliata”….. e anche se non era proprio cosi’, si poteva far finta che lo fosse….
“ora” invece scopriamo che bisogna ricominciare ad analizzare seriamente questa societa’ in cui ci troviamo a vivere per cercare di capire noi chi siamo e come ci rapportiamo con gli altri…. che aspetto stanno prendendo “quelli che comandano”, come si struttura lo scontro di interesse tra i diversi ceti sociali…. che l’essere rimasti per troppo tempo con un dogma in testa ci ha fatto perdere del tutto il contatto con la realta’…..
E recuperare tanto tempo perduto e’ una gran fatica….
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Anch’io mi sono rotto. Rivoluzione! Guerra al Sistema! Lotta dura senza paura! Lotta di classe cazzo!
Barricate nelle vie di Mestre! Milano brucia!
Scusa, mi sono fatto prendere la mano… 🙂 Ottimo post.
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Ne deduco che non sei andata a votare. Forse si forse No. Comunque non credo sia questa la crisi ideologica di cui parli o forse non ho capito il post. Sicuramente quel dolore sordo però lo conosciamo in più d’uno. Che i politici non facciano il loro lavoro, che non abbiano la spinta intellettuale e la passione di una volta, anche questo è vero. E questo fa male molto male. A guardare la nuova classe politica al governo fa rimanere tra lo sconcertato e la sensazione di guardare una gag comica. E’ l’identificazione che non funziona, la rappresentanza ha perduto la sua specificità. Particolarmente di questa classe politica. Sono lì, sono una casta, e quasi ti fa invidiare di non esserti messo in politica per fare carriera, perchè quelli guadagnano un sacco di soldi. E magari avere scelto strade ben più intellettuali. Ma è sbagliato e paradossale anche questo, non c’è nulla di più «creativo» di un politico, anche la creatività è una professione intellettuale, questi non hanno nessuna preparazione vanno avanti a conoscenze i c.v. sono falsi, e sono remunerati un bel po’, a nostre spese. Tranne il nostro Giulio Tremonti che della creatività ne ha fatto una professione. E pare adesso anche Mario Draghi, chi se lo sarebbe aspettato, parla come uno di confindustria, spudoratamente di parte. Sfacciatamente di parte, ma non penso sia comprensibile ai più, nel senso che un conto è parlare di finanza e di economia un conto è parlare come se qualcuno ti avesse pagato o stai leccando i piedi; e Draghi non credevo ne avesse proprio bisogno.
Nelle altre carriere si continua a farsi il culo invece, anche in quelle intellettuali, ma in politica il talento, inteso come disposizione d’animo, non serve, ne sono sempre più convinta. «Galatea:[…] le analisi e le interpretazioni che sento proporre della realtà che ci circonda sono desolanti. Anzi, sono desolanti nel migliore dei casi: nel peggiore sono semplicemente ridicole.» Appunto. «Galatea: […]Ce ne fosse uno che va in strada e cerca di vederlo, quello che succede, e provare a ragionarci su partendo dai fatti. Ce ne fosse uno, porca miseria, uno, di destra, di sinistra, di centro, di sopra, di sotto, dell’ostrega, che si fa un esame di coscienza e si dice: «Ok, prima di parlare e proporre soluzioni, studio cosa mi sta scoppiando sotto il culo.»[…]» . Ma se hanno diecimila guardie del corpo che li seguono anche per andare a bere il caffè e mangiarsi il cornetto? Dove vuoi che vadano, tra la gente? Questi non sono uomini , sono dei codardi, cinici, no, cinici no, è una parola troppo grossa, sono dei parassiti! La seconda che ho detto.
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Ah che sarà che sarà
quel che non ha decenza ne mai ce l’avrà
quel che non ha censura ne mai ce l’avrà
quel che non ha ragione
……………….
quel che non ha governo ne mai ce l’avrà
quel che non ha vergona ne mai ce l’avrà
quel che non ha giudizio
un abbraccio
sonia
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io lo dico sempre. Andiamocene tutti. Usiamogli questo riguardo poverini. Lasciamoli finalmente soli a fare i propri comodi senza doversi ogni volta confrontare con questi rompicoglioni degli italiani. Li vedi ogni volta affannarsi in televisione a tentar di giustificare questo o quel decreto, a tentare di convincerci che è per il nostro bene, per i ggiovani, per il lavoro ecc. ecc. Noi sappiamo che non è così, loro pure. A noi sta bene così (sennò non li votavamo), a loro pure. Lasciamoli finalmente liberi di gettare la maschera.
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Hai portato quattro fatti di cronaca: Verona, Napoli Ponticelli, Roma quartiere del Pigneto e, sempre Roma, con la Sapienza. Mi sembra un ritorno alla difesa del territorio , non più in chiave nazionalista, quanto in quella neotribale; la tribù degli “uomini rossi” che scaglia le frecce contro l’aereo che passa sopra le loro teste , ci ricorda chi siamo e come ci comportiamo di fronte a quello che non conosciamo .
Se cavalchi questa onda, vinci le elezioni, vendi più copie o fai salire gli ascolti, ma non hai poi gli strumenti per controllare quello che è troppo complesso per essere governato con la forza o con la paura. C’è il rischio che il fallimento certo della politiche muscolari provochi un aggravamento della crisi isterica che vive l’Italia e che per non essere spazzata via dall’onda, una classe politica cinica ci riproponga come soluzione quelle leggi speciali già adottate negli anni passati per fronteggiare altre emergenze.Vedo il pericolo, ma spero che gli uomini e le donne di buon senso si facciano avanti, che chi è fornito di una base scientifica ed è in grado di dare delle risposte razionali e umanitarie si faccia ascoltare senza nascondersi dietro qualche cattedra e che nella vita di tutti i giorni, chi è dotato di un minimo di sensibilità, si sforzi di isolare i cretini, senza demonizzarli perché in fondo sono solo cretini, ma non dimenticando mai di chiamarli con il loro nome . Scagliare una lancia contro un aereo che vola ad un altezza irraggiungibile è da ignoranti o da cretini, molto meglio quella parte degli “uomini rossi ” che si sono fermati a guardare l’aereo forse con preoccupazione, MA ANCHE ( é un epidemia !) con curiosità.
Comunque, a prescindere, ti ribadisco che per me Paolino è un cretino. 🙂
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Non mi piace il tuo post perché ha il gusto inutile di un grido isterico. E non è la prima volta che esprimi questo sentimento.
Se sto attaccando un quadro al muro e mi tiro una martellata sul pollice mancando il chiodo, sparo un bestemmione da tirare giù nove arcangeli e cinque serafini. Quindi raccolgo ciò che resta della falange e con un paio di cerotti ricompongo il dolorante ditone.
Tu sei da troppo tempo ferma all’imprecazione. Significa che godi del tormento (masochista!), o non vedi la cura.
Pensare che i politici, gli “intellettuali” o la gggente possa far uscire la Penisola da questo tunnel è pura follia. Le cose peggiorano perché i furbetti hanno capito che il limite di sopportazione non è ancora stato raggiunto. Un tempo si agiva più “sportivamente”, oggi vale la legge della giungla, del verduriere che urla più forte al mercato.
Devi ACCETTARE il fatto che le cose peggioreranno, che addirittura potrebbero sfuggire di mano ai burattinai, perché sai meglio di me che è la gente che fa la storia, bella o brutta che sia. E qui vale il concetto di Democrazia, se sei in minoranza taci o urla nel tuo misero angolino.
Non ti consiglio di unirti a Sonia cantando De Andrè mentre giudate verso il nulla come “Thelma & Louise”. Ti consiglio di smetterla di scappare nei week end, perché al rientro troverai lo schifo che hai lasciato, una sensazione che alla lunga rovina le coronarie. Seppure la tua professione ti costringe a continui rapporti sociali e difficili scelte educative, cerca di sfoltire le abitudinarie frequentazioni di poveri idioti, anche se conosciuti alle elementari o inevitabili dirimpettai.
Molti di noi non meritano i tuoi sfoghi, ma un po’ più di rispetto. Trova un cretino qualunque e mandalo a fare in culo, dopo starai meglio, forse sarai più sola, ma almeno ritroverai un pizzico di primaverile serenità.
Non è ancora ora il momento di organizzare una resistenza segreta e partigiana. Vogliamo anche farci ridere dietro?
Dormici su.
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@->Goodidea: sarà anche un grido isterico e vacuo, non dubito, ma in questo momento non mi viene altro. Forse hai ragione: sono ferma all’imprecazione e non vedo la cura. Non è masochismo, è che proprio non me ne viene in mente una.
La soluzione “Thelma e Luise” non piace nemmeno a me, e non ho nessuna voglia di praticarla, perchè non ho mai avuto vocazioni al suicidio e al martirio. Le avessi, forse sarei più tranquilla: il martire è CONTENTO quando vede che il mondo fa schifo, perchè è convinto che sia il segnale che il regno dei cieli sta per compiersi. A me, invece, molto laicamente, il fatto che le cose stiano peggiorando fa schifo, e paura, e, cazzo, mi arrabbio perchè mi pare di non poterci fare niente. Non basta mandare affanculo qualcuno o cambiare compagnia di amici, perchè tanto, dove ti giri, sei assediata, o almeno io mi sento tale. E allora intanto mi sfogo, e spero che, a furia di sfogarmi, mi baleni qualche soluzione in mente. Se tu ne hai una, fammelo sapere. Ho fame di idee.
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Per Goodidea
Ma non è di Chico Buarque de Hollanda la canzone “O que serà” , poi tradotta in italiano in “Oh che sarà” da Ivano Fossati e cantata insieme a Fiorella Mannoia? Che c’azzecca De André? O mi sbaglio?
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> rogra
Non ti sbagli. Certo che tale nome…
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Per quanto riguarda Ponticelli, un approfondimento e informazioni un po’ spiazzanti
http://alex321.splinder.com/post/17257137/.%3A+Ponticelli+2008+%3A.
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@ Rogra
Non avevo tempo di cercare la canzone su Google e ho sparato l’autore italiano più ricordato nei post “rossi”. Per punizione scaricherò tutti gli mp3 che riuscirò a trovare di questi tre “artisti”, ma non stuzzicarmi troppo o mi metto a canticchiare roba di Piero Pelù.
@ Galatea
Rincaro la dose aggiungendo che presenti il post come “al di fuori della politica” e poi scrivi solo di essa.
Io vedo un atteggiamento un po’ snob verso l’ignoranza, coloro che la fomentano e la sfruttano. Insomma, un razzismo verso una bassa cultura, non necessariamente composta di pura stupidità.
Sono certo che se oggi stavi a Pontida, dopo cinque minuti esplodevi come un botto di Capodanno… oppure scoppiavi a ridere.
Felice di sapere che non ti taglierai le vene con una falce (e martello), ma temo che le idee per sopravvivere siano soggettive, ognuno se le deve inventare da solo e cucire addosso come un vestito, o – meglio – un’armatura.
Accendi la tv e cerca un canale dove danno “La vita è meravigliosa” (c’è tutte le sere), incazzati (come nel post) a causa del buonismo melenso che fa schizzare l’insulina a mille. Infine renditi conto che sei anche circondata da cose piacevoli e sfiancare la propria e unica esistenza sulla lobotomia altrui è un gesto di inutile autolesionismo.
Comunque posso essermi sbagliato, forse un limite l’hanno superato. Attendo paziente, seduto sulla riva del fiume, che passi il cadavere di questo governo. Dalle notizie che il TG1 non riporta credo che sia questione di mesi e poi l’Europa aprirà le Alpi come una cerniera lampo e noi andremo alla deriva verso la Libia. Forse ci ospiteranno e speriamo di essere presi come badanti.
«Ernest Hemingway una volta ha scritto: “Il mondo è un bel posto e vale la pena di lottare per esso”. Condivido la seconda parte.»
(Morgan Freeman – Seven)
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Cara Galatea
A ogni uno la sua goodidea.
Come vedi non importa capire ma… spiegare anzi pontificare o POntiDIFIcare
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@->Goodidea: La “cultura” leghista la conosco, se non altro perchè l’avevo studiata, scientificamente ed approfonditamente, in un saggio che scrissi, qualche anno fa. No, non sarei scoppiata a ridere perchè non riesco più a ridere, è questo il punto. Anche perchè persino la Lega, ormai, è solo un fantasma che ripropone da anni quattro slogan triti. Una volta, almeno, avevano il pregio di essere ruspanti e nuovi, adesso sono solo patetici.
Il “buonismo melenso” l’ho denunciato tante volte che sono stufa di farlo, ma quando ricordi che “sono circondata di cosa piacevoli” lo sfiori anche tu.
Parlo di politica perchè quello a cui non mi so rassegnare è il fatto che per avere qualche soddisfazione ci si debba rifugiare solo nel privato, come, in fondo, mi inviti a fare anche tu. il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso, e, anche se facesse schifo è l’unico posto che abbiamo. Però lottare per esso significa anche qualche volta fermarsi e rendersi conto che dobbiamo riflettere su un nuovo metodo per decifrare ciò che capita attorno e organizzare la lotta. Altrimenti non è lottare, è agitarsi a vuoto.
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@ goodidea
eri a Pontida? adesso si spiega tutto.
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Lega.
Non scrivo saggi per ogni evento politico, ma capii subito l’imbarazzante e sorprendete (nel senso che produceva sorpresa) movimento che orbitava attorno a Bossi quando la folla ululava alle parole: “Il manico! Il manico!” (inteso come “manico della pancia”, il pene). Dovettero passare molti anni prima di vedere Berlusconi flippare il dito medio o definire coglione l’elettorato di centro sinistra.
Non furono “nuovi e ruspanti”, nè sono ora “patetici”.
Serenità.
Solo due righe? Se fossi il tuo analista / miglior amico / datore di lavoro direi la classica frase che il tenente dice al detective nei polizieschi di serie B: “Hai bisogno di un periodo di riposo”. E a quel punto il detective inizia le sue indagini private, spesso con mezzi poco ortodossi, che lo portano a catturare il cattivo e a salvare il matrimonio sull’orlo del fallimento.
Lotta:
Non ti voglio rifugiata nel privato, ma vorrei capire quali dimensioni ha la tua idea di ribellione.
Se aiuto a portare le borse della spesa di un’anziana e sconosciuta signora, tutta la comunità gode di questo beneficio, anche se sembra un gesto piccolo e relegato alla mia sfera personale.
Se mi imbottisco di tritolo e mi faccio esplodere nei pressi di Berlusconi, possibilmente in compagnia dei suoi onorevoli avvocati e ameni collusi mafiosi, (probabilmente, ma con una probabilità che sfiora la certezza) la comunità ne trarrà un discreto vantaggio. Magari ci mando Rogra o Mario ad urlare “Allah akbar!” mentre io mi gusto lo show a debita distanza.
Però dimentichi che un terzo degli italiani è analfabeta “cronico” (al massimo la 5° elementare) e un altro terzo è analfabeta “di ritorno” (non capisce cosa legge). Siccome questi due terzi ancora (per poco) riescono a non morire di fame, davvero non vedo come si possa organizzare una “rivoluzione”. A meno che questa non sia un’impresa di pochi “intellettuali”, ma in tal caso ci macchieremmo di golpe.
Questo “errore di fondo” ci impedisce di trovare un FORTE sostegno, quindi faccio di tutto per invitarti a cercare soluzioni alternative, lontane da un semplice “scendiamo in piazza” che funziona solo a Chiaiano, dove ci si ribella solo alla minaccia di essere ricoperti di merda.
(scappo a cena)
@ Sonia
Ti ringrazio per aver giocato con noi, ma la risposta è sbagliata. Non ero a Pontida. Ritenta, sarai più fortunata.
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@ Goodidea
poco importa dove uno manda l’altro. Tante e troppo parole, molto tempo; hai provato a capire lo spirito del post? Cosa voleva dire? eppure fin dall’inizio lo premetteva.
L’Italia è un paese ben strano (sempre più) anche perché strani sono gli italiani.
Buon proseguimento
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@Goodidea
No no, grazie, fai da te, anzi, due piccioni con una fava, fai te ,fai te!
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Noto con amarezza come il suicidio della sinistra estrema e i litigi dell’ultimo governo Prodi si riflettono in questa pagina di commenti. Allora è proprio vero che la destra è al governo perché noi di sinistra non riusciamo a stare uniti, neppure a comunicare, a capirci fra di noi?
Comunque il malessere di Galatea è contagioso:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41
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@Goodidea
E’ possibile essere di sinistra e capire, sintetizzare, attenersi al tema.
Da parte mia, anche se speravo in un soggetto politico in qualche modo simile al PD [certo nato da un processo politico un po’ più serio e con un “programma” un po’ meno “evasivo”] continuo a chiedermi cosa c’è da andar fieri nella politica della sinistra [?] in questi ultimi trenta anni?
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Cara galatea,
grazie per questo tuo post, esprime anche il mio disagio. E però, voglio dare una speranza (sono un tipo ottimista). Ragioniamo un attimo. Se questo paese va ancora avanti (zoppicante e rabberciato alla meno peggio) è perché c’è ancora gente che silenziosamente lavora a mettere le toppe invece di blaterare, gente che cerca di capire e di interpretare la realtà al di fuori degli schemi logori.
Siamo d’accordo: il mondo dei media è ormai “occupato” da questa gente “invasata” che tu descrivi. Siamo d’accordo: abbiamo una pessima classe dirigente. Ma vi invito a pensare un attimo a quanta gente per bene ancora esiste in questo paese. Non lasciatevi cadere le braccia, vi prego!
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Tutti gli elettori di sinistra si aspettavano qualcosa di diverso dal PD, partito coeso e forte come un budino, o un palloncino troppo gonfio che ci vedi attraverso.
Il discorso però va affrontato tenendo i piedi per terra. In questo paese che sta affondando nei suoi stessi rifiuti (nel senso più esteso del termine) i governi di sinistra ci hanno tenuti un po’ a galla, occorre solo pensare al mini-risanamento effettuato da Prodi (alzando le tasse?) i cui apprezzamenti europei se li è beccati l’altro ieri Tremonti.
Non cito l’obsoleto e ritrito argomento del “meno peggio”, dico solo che Prodi (ex democristiano al 100%) si è comportato in maniera più che dignitosa nel suo compito. A mio avviso può essere condiderato l’ultimo uomo forte di centro-sinistra per i prossimi 10 anni, o più. Perché il problema non è tanto la perdità di un’identità, come dicono i giornalisti, è che questa cazzo di identità nessuno la sta cercando e, anzi, hanno scoperto che senza si vive meglio.
Di Pietro è (purtroppo) un uomo “da opposizione”, troppo rigido per capire e sfruttare i complessi giochi di potere.
L’importante è non andar fieri della politica della destra, è verso coloro che l’apprezzano che Galatea si sta sgolando.
Ricordo un breve intervento di Beppe Grillo dopo che lo sbatterono fuori dalla RAI per una battuta contro i socialisti in Cina, disse che Craxi lo voleva vedere andare per mercatini a vendere stringhe. Era un bella espressione che dipingeva l’esatto desiderio del comico, un desiderio “de panza”. Il tempo è passato e Craxi è morto in esilio di diabete.
Da ciò se ne deduce che 1) l’Italia è nelle mani di onesti magistrati e 2) il tempo risana ogni ferita.
Puoi controbattere che non è da “attivi militanti” attendere affacciati alla finestra il crollo della maggioranza. È vero, ma seppure il problema attuale sta nell’ignoranza generale (che è finita per fidarsi della lega), il dramma sta nella classe politica. Essa va riformata, cambiata, cancellata. Qualsiasi “sinistra” affonda in questa cultura. Il mio sogno è un governo tecnico con un dottore alla Sanità, un economista alle Finanze, un magistrato alla Giustizia. Con l’obbligo di restare incazzati giorno e notte, perché senza questa prerogativa ci si ammoscia.
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Non c’è nessuno che esamini un problema, e proponga una soluzione : perchè costa fatica e studio.
Questo è un paese nel quale la fatica si concepisce con orrore perchè ricorda il passato contadino o operaio, mentre lo studio è guardato con sospetto, dacchè è sinonimo di poca concretezza ;
in aggiunta, l’azzeccar troppi congiuntivi è chiaro segno d’esser finocchi persi.
La classe politica è l’esatta riproduzione dell’elettorato : mai come adesso, forse è questa l’unica novità .
Carissima Ninfa, sospetto un Suo voto ad un ex magistrato molisano;convinta, Lei, che quegli fosse il meno peggio, dacchè fu studente operaio.
Ma è solo un’ipotesi, non s’offenda.
E comunque, suvvìa : l’avrà votato in buona fede.
Inchino e baciamano.
Ghino La Ganga
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