La guerra del tè

Foto di un bicchiere di te verde

Pamela – già il nome è un programma – è la morosa di Andrea, amico storico che ha due caratteristiche ben precise: ha un gran palato per il pesce e un pessimo gusto per scegliersi le donne. L’ultimo acquisto, Pamela appunto, è l’ennesima conferma delle sue incapacità strutturali. È una biondiccia dal naso aquilino e l’espressione perennemente imbronciata, che, dall’alto del suo metro e settanta più tacchi, guarda il mondo con una degnata condiscendenza. Pamela ha un carriera soddisfacente in qualcosa che non ho mai capito, ma è di fondamentale importanza per l’economia del mondo, e siccome è una donna che ci tiene alla forma fa sport, fa fitness, fa spinning e non so quante altre cose con un nome inglese che, in italiano, si traducono semplicemente con grandi faticate in palestra. I trigliceridi, per lei, non sono dei parametri, ma dei nemici personali, e prova nei confronti dei radicali liberi un odio feroce, che manco Ratzinger quando la Bonino parla in favore della 194. Come tutte le fanatiche di qualsiasi credo, non ammette che al mondo vi siano persone che non condividono sue le manie salutiste. Non le basta sconfiggere il colesterolo suo, vuole abolirlo dalla faccia della terra, eliminarlo da ogni capillare umano, cominciando, ovviamente, dai miei, visto che le sono a tiro.

Al bar prende un tè verde, ma correda l’ordine con una serie di istruzioni secondarie minuziose come il bugiardino di un farmaco: si informa sulla provenienza, si assicura sulla marca, chiede che venga fatto con l’acqua minerale e non con quella del rubinetto (che è piena di calcare e, sospetto, terribilmente volgare).

La cameriera prende scrupolosamente nota con un sorriso stampato in volto, e immagino che, non appena tornata in cucina, ficcherà la teiera sotto lo spruzzo del water, per ripicca; poi si volta rassegnata verso di me, temendo una nuova sequela di istanze.

«Un tè freddo, normale.» dico. E al sentire che non ci sono altre istruzioni supplementari, mi guadagno un sorriso quasi sincero.

Pamela mi guarda, quasi inorridita: «Tè normale? Ma è pieno di tannino, e poi non riescono mica a togliergli mai del tutto la caffeina! E poi non brucia i radicali liberi, mentre quello verde aiuta a depurarti delle tossine, è un toccasana il tè verde! Perché non lo cominci a bere anche tu

«Non mi piace.» taglio corto.

Non è vero. A me il tè verde piace pure. Chi non mi piace è lei.

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Giorgio Gaber e Enzo Jannacci: Una fetta di limone

[Audio “http://galatea.vaglio.googlepages.com/Unafettadilimone.mp3”%5D

13 Comments

  1. Ok, si cerca di non farsi troppo del male, di scoprire nuovi gusti, di riscoprirne di vecchi e accantonati dall’industria perchè poco remunerativi…ok. Ma tutto è una questione di priorità: la mia è quella di avere possibilmente in vita un’espressione serena e sorridente, non quella imbronciata e tesa di chi ha deciso per forza di morire sana 😉

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  2. Ecco, ce lo sapevo, sei solo un’immatura e irresponsabile. Quando ti starai disfacendo sotto l’attacco dei radicali liberi, non venire a lamentarti con me, che ti avevo avvisata! Scommetto che ti ostini anche a usare il sale, e nemmeno quello iodato.

    E poi, te l’ho detto un sacco di volte, mi chiamo Pàmela, con l’accento sulla a, uffa!

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  3. Io ultimamente ho scoperto il rooybos, un tè (che non è un tè) sudafricano che i radicali liberi li disintegra.
    Magari diglielo alla tipa, la prossima volta, così ci fai un figurone.

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  4. Conosco due pamele e sono entrambe ragazze simpatiche, mi sa che con questa hai pescato la pagliuzza corta. Quanto al tè verde originale, due amiche che sono state in Giappone (non le pamele) l’hanno assaggiato durante la Cerimonia del Tè, han detto che sa di acqua degli asparagi. Certo, la miscela è diversa, ma anche la versione da tutti i giorni che si bevono là nel paese del Sol Levante pare non sia poi troppo parente con quella che arriva da noi, come a dire: consigliale di andare a Tokyo e di bersi il brodo di asparagi. Poi mi dicono che il dolcetto che l’accompagna sia prossimo all’immangiabilità; pastoso e stucchevole, si attacca al lavoro del tuo dentista, per non parlare di quello del dietologo.

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  5. Una che si chiama Pamela, basta e avanza, credo.
    ..Andrea, amico storico che ha due caratteristiche ben precise: ha un gran palato per il pesce e un pessimo gusto per scegliersi le donne. Non lo sa che il pesce puzza dalla testa? 😀

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  6. Le persone si possono dividere in due categorie secondo l’aritmetica binaria: gli zeri e gli uno. Gli zeri furbi cercano di occultare la loro “zerietà”, Pàmela senza vergogna l’ostenta. Ognuno sceglie il proprio modo per sentirsi diverso dagli altri, più aumenta la distanza che lo separa dai paria, più è speciale. Per questo non capisce le risate alle sue spalle.

    I settimanali per sole donne sono ricchi di articolini sulla magia del tè verde. Non sono riempitivi editoriali, ma indispensabili mattoni culturali per personalità vuote. 😦

    Un’amica, ben messa (sotto tutti i punti di vista), aveva sulle palle i nomi esotici, quelli con l’acca per intenderci. Alla presentazione di una Deborah, con l’aspirazione muta buttata lì a caso, si avvicinava alla sfortunata e, stringendole virilmente la mano, le sussurrava fissandola negli occhi: “Io sono Daphne, e qui di Daphne ce ne può stare una sola!”. Perché le femmine, quando c’è da difendere un territorio, sono peggio dei maschi. Se Debby capiva lo spirito era accettata nel gruppo (e scopriva il vero nome della femmina alpha), altrimenti restava in punizione facendo tappezzeria.

    Insomma, acquisire il titolo di “Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare” significa adeguare radicalmente il proprio stile di vita, di solito in peggio. Quindi viva titte le Giuseppine Rossi d’Italia!

    Per le statistiche bevo tè normale, con 4 cucchiaini di zucchero, o i neuroni non prendono moto.

    Resto in attesa di altre “freak” venete. 🙂

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  7. Per le statistiche. ..bevo litri di tè, compreso quello verde:) ma a Pàmela racconterei che bevo solo caffè espresso doppio.:-)

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  8. @Goodidea: “Resto in attesa di altre “freak” venete.”

    Eccomi. Tè qualsiasi, purchè non lipton (quanto schifo fa??) con lo zucchero o meglio una cucchiaiata di miele e una spruzzata di latte per somma goduria. Fetta biscottata e marmellata al seguito (fatta da me, poi, e ti canto l’aida).
    Il tè verde si, come simpatico diversivo…

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  9. Non ho mai fatto colazione a due metri da una che canta l’Aida.
    Potrebbe essere un’esperienza interessante. 🙂
    Spero che al primo acuto non esploda la teiera…

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