Simboli e immagini. Il sottile disagio del crocefisso.

crocifisso dalì

Spiegarglielo è veramente difficile. Un po’ perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E un po’ perché più parli, più ti rendi conto che proprio non riescono a capire quale sia il problema vero, il nocciolo della questione. Quella sul crocefisso sembra una diatriba così, la solita polemicuzza di intellettuali troppo sottili, e laicisti spaccaballe. I problemi del paese sono diversi, dicono i ben noti maaltristi, quelli che per qualsiasi cosa ti incazzi han subito pronta da citare una emergenza più emergente, e ti guardano con sorriso di sufficienza e leggero compatimento, perché loro lo sanno bene cosa è importante nella vita, e tu no. Se ti senti sollevata perché la Corte Europea riconosce che il crocefisso appeso al muro dell’aula scolastica e dell’ufficio pubblico deve essere tolto, pensano che sei strana: una fanatica, una che ha problemi. Persino quelli che si considerano “laici”, prendono le distanze: con un sorriso bonario, fanno capire che vabbe’, questa è proprio una tua fisima, su queste cose sei ipersensibile: forse sei troppo stressata per gli affari tuoi, insomma magari non stai bene. Bisogna essere seriamente disturbati, secondo loro, per provare disagio di fronte ad un crocefisso appeso al muro. Che male mai può fare, quell’omino di plastica mezzo nudo ed appeso, che poi siamo abituati a vedere dappertutto, e fin dalla più tenera infanzia? Dài, è uno di casa, se ti dà fastidio chi ha qualche magagna sei tu.

Non si riesce a spiegargliela, quella inquietudine sottile, quel disagio, che invece prende te, quando sei in un luogo pubblico, un ufficio, la tua aula, e ti vedi quel simbolo che ti pende sul capo. Quel simbolo, appunto, non quella figura. Perché il povero Cristo crocifisso a me non dà alcun fastidio in sé: quando lo vedo da solo, come immagine mi fa tenerezza. Non ci vedo un Dio, magari, ma un povero uomo perseguitato e torturato, un uomo innocente che pagò salatissima la sua esigenza di dire ciò che pensava. Lo posso guardare persino commuovendomi, quando lo incontro sulla facciata di una chiesa, sul dorso di un messale, lo vedo balenare al collo di qualcuno sotto forma di pendaglio da catenina, nascondersi nell’ombra di una edicola eretta in mezzo alla campagna, o nel sottocoppo di un incrocio medioevale. Rispetto la sua storia, e rispetto chi vuol credere in lui, chi a metterselo addosso, tenerlo in mano, nel portafoglio come amuleto, in casa, nel suo luogo di preghiera, prova conforto, si sente più sicuro.

È quando me lo vedo appeso al muro in un luogo pubblico, in un posto dove io entro come cittadina, che trovarlo lì mi provoca una sottile angoscia. Perché un simbolo religioso in un luogo pubblico è come se dicesse che quel luogo pubblico non è proprio di tutti, o non è di tutti allo stesso modo. Che in pratica solo chi crede in quel crocifisso è davvero padrone di quell’aula, di quell’ufficio, ci sta a buon diritto e con tutti i sacri crismi. Gli altri no. Gli altri, che sono pure cittadini dello stesso Stato e devono entrare là dentro per motivi che al loro essere cittadini sono connessi, ci possono andare, ma sono tollerati per buona creanza, per una forma di carità un po’ ipocrita. Quando entro in un ufficio pubblico dove c’è un crocifisso appeso in bella mostra, per dovere istituzionale, quel simbolo mi fa capire che quell’edificio è pubblico, ma è comunque cristiano: e io, che cristiana e credente non mi considero più, da quel simbolo sparato là è come se, paradossalmente, fossi respinta, ricacciata fuori perché quel posto non è più roba mia, o non lo è del tutto. Se non credo in Lui, in Lui che è messo lì come simbolo e come segnale, io cosa sono? Sono meno Italiana, o addirittura meno Occidentale? Sono una traditrice della Patria? Sono una terrorista? Sentirsi parte di una Nazione implica necessariamente sposare la credenza religiosa maggioritaria, o la sua cultura, e se non lo si fa non si può davvero essere appieno suoi cittadini?

Ogni volta che entro in un ufficio pubblico, o devo insegnare in un’aula in cui quel simbolo (non quel Cristo) incombe su di me, io sono a disagio, non lo nego. Mi sento come se qualcuno mi rinfacciasse di non essere ciò che dovrei: di non essere una buona cittadina al cento per cento, forse di non poter nemmeno essere una buona insegnante. Mi sento rifiutata ed esclusa. Ma la Costituzione mi garantisce invece che posso essere cittadina ed insegnante credendo in ciò che voglio, perché per far parte di questo Stato non è necessario aderire ad una confessione religiosa ed io, di questo Stato, faccio parte. E anche quel povero Cristo, in fondo, quando era ancora semplicemente un Gesù predicante e non il simbolo di qualcosa, l’aveva ben chiara in testa, la distinzione fra Stato e Religione, perché fu lui il primo a riconoscere che Cesare aveva il suo ambito, e che quei confini andavano rispettati.

Ecco, magari qualcuno degli strenui difensori dei crocifissi in classe sarebbe ora che si uniformassero alle parole del loro Gesù da vivo, invece che pretendere di tenere in ogni luogo il simbolo del loro Cristo da morto.

77 Comments

  1. O.T.
    Libertas, quae sera tamen respexit inertem,
    candidior postquam tondenti barba cadebat,
    respexit tamen et longo post tempore venit,
    postquam nos Amaryllis habet, Galatea reliquit.
    namque – fatebor enim – dum me Galatea tenebat,
    nec spes libertatis erat nec cura peculi.
    quamvis multa meis exiret victima saeptis
    pinguis et ingratae premeretur caseus urbi,
    non umquam gravis aere domum mihi dextra redibat.

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  2. D’accordissimo con te e sul senso di disagio. Altro che fisima. Qui siamo ad uno dei pilastri di una societa’ laica e democratica.

    Senza nulla togliere alla liberta’ di culto che di quella societa’ e’ un altro pilastro.

    Diverso, e soprattutto separato.

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  3. “Rispetto la sua storia …”
    Bella storia, peccato che con molta probabilità sia falsa. Quanto poi sia millantatoria l’opera svolta dalla Chiesa per oscurare la verità, lo puoi percepire da un modesto aneddoto che ti voglio proprio raccontare.
    Poco tempo or sono ero a cena con un gruppo d’amici, tra cui un paio di docenti universitari. Persone ragionevolmente colte e piuttosto agnostiche sotto il profilo religioso. Ebbene – quando me ne sono uscito a raccontare di Yoshua Ben Panthera, della polemica tra Celso e Origene o, ancora, dell’ipotizzata corrispondenza tra il Gesù dei vangeli e il Giovanni di Gamala narrato da Flavio Giuseppe – m’hanno guardato tutti con due occhi così, come se stessi pubblicamente bestemmiando. Eppure, si tratta solo d’una normalissima questione relativa alla verità storica attorno a un personaggio per il quale si riscontrano moltissimi elementi di discordanza tra la tradizione perpetratasi nel culto e il dato testuale ricavabile dagli stessi testi c.d. sacri.
    E’ questa “intangibilità pregiudiziale” – creata ad arte da secoli di condizionamento psicologico – che deve venir rimossa dall’immaginario collettivo e che trova anche in quel simbolo appeso su tutte le pareti una delle sue più fastidiose espressioni.

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  4. Pardon, preciso: “che qualcuno collega a quel Giuda il Galileo, narrato da Flavio Giuseppe”; altrimenti, poi, mi saltano addosso in mille, rinfacciandomi l’errore …. 🙂

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  5. In base ai tuoi ragionamenti nessun pubblico ufficiale dovrebbe poter indossare una croce. E per fortuna non sei turca o inglese altrimenti avresti i simboli religiosi nel simbolo stesso del tuo stato. Sai che nevrosi! Altro che 5000 euro ti ci vorrebbero per lo psicologo (perche’ credo che a questo servano i soldi agli aponensi…).

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  6. “Non si riesce a spiegargliela, quella inquietudine sottile, quel disagio, che invece prende te, quando sei in un luogo pubblico, un ufficio, la tua aula, e ti vedi quel simbolo che ti pende sul capo”

    guarda che lo spieghi benissimo, il tuo disagio; con termini azzeccati e stile di scrittura impeccabile, però è la reazione al tuo disagio, che seppur comprendo, non condivido

    vivi nel mondo, nel mondo operi, nella scuola lavori e svolgi il tuo compito e, credo, lo fai con scrupolo e dedizione, ma devi, proprio in virtù della tua intelligenza, in senso letterale di “lettura” del mondo, esser capace di convivere con le contraddizioni, senza pretendere che la realtà di plasmi meccanicamente al tuo pensiero, razionale e giusto che sia; c’è il crocefisso, c’è il suo significato d’una mescolanza che non approvi fra fatto religioso e potere statale, ma ci sei tu, il tuo pensiero laico, il tuo operare concreto “dentro” questo mondo contraddittorio; è vero che la realtà, nel suo divenire storico, è sempre attraversata da tensioni, idee, interessi diversi e contrapposti, ma questa è la vita, nella sua complessità; sii contenta di perorare le tue idee, ma tieni presente che una separatezza totale dagli “altri”, non porta nessun frutto, nessun faticoso passo avanti; tu stessa, grazie a questo crocefisso appeso, ricordi la forza di un simbolo di riscatto verso un potere consolidato, come è in realtà il martirio del nazareno; certamente puoi dire “a me non stà bene che ci sia”, ma dalla contraddizione nasce la sintesi più alta, insomma sii meno illuminista e più hegeliana, tanto per parlare da intellettuali; carissima, scusa la prolissità, ma un pensiero non schematico purtroppo è sempre turgido di troppe parole

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  7. @->sagredo: grazie per aver mirabilmente riassunto l’atteggiamento di chi non riesce ad afferrare i termini della questione, nè le obiezioni che vengono mosse. Dunque tu dici: un pubblico ufficiale non può indossare una croce. Dipende da quando, e dove. Nulla vieta ad un pubblico ufficiale, nella legislazione attuale, di mettere una catenina con una croce al collo, o portare un santino nel portafoglio: siccome sul proprio corpo ogni uomo è sovrano e non mi risulta che il corpo sia un “luogo pubblico”, non vedo perché non possa portarla. Stesso discorso però, a questo punto, vale anche per il chador delle mussulmane, o per il velo delle suore. Altro discorso è se il pubblico ufficiale (o anche il sipendente di ditta privata, se è per questo), per svolgere le sue funzioni, porta una divisa: qui i regolamenti impediscono (anche per motivi di sicurezza) di aggiungere orpelli non previsti dal regolamento. Dal momento che i regolamenti sono molto precisi su cosa si possa indossare e cosa no, e cosa possa essere visibile, eventualmente, di eventuali “aggiunte” ai capi di vestiario ammessi, bisognerebbe ragionare caso per caso. Per esempio, in carabiniere che pretendesse di indossare sopra la divisa un vistoso crocifisso non potrebbe: non tanto per motivi religiosi, ma perché sarebbe più facile per un malvivente usare la catenina in una collutazione per cercare di strozzare più facilmente il carabiniere.
    Quanto alla presenza di simboli religiosi sulla bandiera turca o altrove: quelli non sono un problema mio, dal momento che non sono turca (o inglese): quando entro in uno spazio pubblico inglese o turco non pretendo di sentirmici a casa, perché non sono comunque uno “spazio” mio, ma straniero. Se decidessi o mi trovassi a essere cittadina britannica o turca sosterrei le stesse cose che sostengo qui. Per altro, faccio notare: la Turchia, fino a qualche anno fa, aveva sull’esposizione dei simboli religiosi musulmani in pubblico una legge molto restrittiva: negli spazi pubblici, comprese università e scuole, si poteva entrare solo con un abbigliamento assolutamente privo di riferimenti religiosi, persino se si era solo degli studenti o dei passanti in visita…pensa te.

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  8. @->a Diego: scusami, Diego, ma è veramente un ragionamento, il tuo, che cade nell’assurdo: io sono in una scuola pubblica e insegno ai miei alunni che tutte le religioni hanno uguale valore rispetto alla legge, e che lo spazio pubblico è di tutti perché, in base alla nostra costituzione, non si possono discriminare le persone in base al sesso o al credo politico e religioso. I miei alunni alzano gli occhi e vedono un muro di una scuola con su il simbolo di una religione…se non sono completamente scemi – e i ragazzini hanno in genere delle notevoli capacità di deduzione logica stringente, invece – fanno due e più due e deducono che io sto raccontando loro una bella favoletta che non ha agganci con la realtà, la Costituzione in casa nostra è carta straccia e tutti i discorsi che si fanno non valgono una cicca. Risultato, perdono definitivamente ogni fiducia in queste “istituzioni” che non sono in grado di far rispettare nemmeno in casa propria i principi fondamentali da cui si dicono ispirate. Qui non sono io che dico “a me non sta bene che ci sia”: è la Costituzione della Repubblica che pretenderebbe che non ci fosse, e invece c’è. Ecchecaspita, è una questione di coerenza, non di laicità. O vogliamo insegnare con la prassi a questi ragazzini che le parole della Costituzione sono aria, e nella vita per non aver scocciature basta essere un po’ paraculi e far finta di non vedere?

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  9. il termine pedagogo, significa più o meno, colui che accompagna il fanciullo; lo accompagna appunto nel mondo reale, certamente pregno di contraddizioni

    se tu dici al fanciullo, la costituzione dice che è una repubblica fondata sul lavoro, lui magari va a casa, il suo babbo non è uno statale, e quest’anno il lavoro lo stà perdendo, e questo sta accadendo molto al nord, purtroppo

    tu che gli spieghi: stà scritto così, e così deve essere, in un’astratta perorazione? tu, se sei educatore, devi calarti nella realtà storica “di fatto” e cercare di attrezzare il giovane per affrontarla, altrimenti le tue parole saranno solo belle parole vuote, tanto giuste quanto lontane dal mondo in cui vive

    ho cercato di farti capire, ma le mie parole non sono state chiare, per mia inadeguatezza, pazienza, ci ho provato, a rileggerti

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  10. Difendono il crocifisso per i voti dei cattolici e del razzismo leghista. Ma si guardano bene dal rispettare i valori che rappresenterebbe davvero. Altrimenti la legge sul respingimento in mare dei migranti non avrebbero potuta farla.

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  11. @->Jazztrain: La sindrome da Miles Gloriosus è certo una patologia divertente da descrivere. Però ti sarei molto grata se evitassi di coinvolgermi in queste polemiche con red cac, che, sia detto senza offesa, caro Jazztrain, sinceramente mi annoiano un po’, e sono una specie di spirale da cui non si riesce ad uscire, altrimenti. 🙂

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  12. Non volevo coinvolgerti, ti ho citata perché nel tuo blog è avvenuto questo fenomeno a mio avviso assai significativo.

    Mi ha fatto piacere che tu ti sia divertita, vuol dire che non era poi così cattivo questo post.

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  13. @->diego: Continui a confondere i piani, mi spiace. La perdita del lavoro da parte del padre del ragazzino non dipende direttamente dallo Stato; può essere più o meno influenzata dalle politiche del Governo, magari, ma il fatto che X perda il lavoro non è in contraddizione con il fatto che la Repubblica si proclami fondata sul lavoro. Tanto è vero che lo Stato, anche se con fatica, mette in atto una serie di politiche (ammortizzatori sociali, etc.) che tutelano il lavoratore anche quando perde il posto, proprio perché riconosce fra i suoi principi il lavoro.
    Nel caso del crocifisso appeso in classe, invece, lo Stato mi dice che lui considera pari tutti i cittadini, indipendentemente dal loro credo religioso; poi però dentro gli edifici statali, quindi di sua proprietà, mette un simbolo religioso e quindi implicitamente dà una posizione preminente ad un credo. Se non riesci a vedere che qui siamo di fronte ad una contraddizione logica che inficia qualsiasi tipo di coerenza di fondo e mina la credibilità dello Stato stesso, mettiti gli occhiali! 🙂

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  14. Cara Galatea,
    grazie per aver confermato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, della malafede con cui fingi di affrontare i problemi che ti vengono posti, anche in forma ironica.
    “Dunque tu dici: un pubblico ufficiale non può indossare una croce.”. mai detto (o scritto) questo. Strana l’abitudine di mettere in bocca ad altri cose che non sono state dette. Io ti ho solo scritto che tu dovresti provare lo stesso disagio che denunci di fronte ad un pubblico ufficiale che indossi un simbolo religioso o, se tu fossi turca od inglese, per il solo fatto di avere una bandiera. Il tuo modo apparentemente elegante e logorroico di spostare il problema funzionera’ sicuramente per la claque dei tuoi fans (e gia’ uno si affaccia), ma non puo’ andare oltre.
    Saluti.

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  15. @->sagredo: Caro Sagredo, ho l’impressione che tu faccia parte di quella meravigliosa categoria di persone che accusa sempre gli altri di essere in malafede senza rendersi conto di essere stati loro per primi a fraintendere ed mettere in bocca all’altro posizioni mai sostenute, visto che neppure io ho mai detto che i pubblici ufficiali con addosso dei “simboli di fede” mi procurerebbero problemi. Come vedi, hai travisato, frainteso ed estremizzato il mio pensiero tu per primo.
    Se avessi letto il mio commento di risposta senza i tuoi preconcetti, ti saresti accorto che io non provo alcun tipo di disagio se vedo addosso ad una persona un simbolo religioso; ho qualche dubbio che dei pubblici ufficiali in divisa possano, per ragioni di opportunità, portare dei simboli religiosi ben visibili.
    Quanto al resto, caro Sagredo, io sono sempre disposta a ribattere e discutere con chiunque, te compreso, come dimostra il fatto che ti rispondo puntualmente. Se poi tu sei convinto che continuare a discutere con me sia impossibile o pensi che qui si debba per forza far parte di una claque, è un problema tuo, ma i fatti ti smentiscono.
    Cordiali Saluti.

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  16. Io in questo caso sono un maaltrista.
    Chiedo: “una volta tolto il crocifisso lo stato italiano sara’ piu’ o meno laico?”

    Certo e’ una questione di principio, con il “ma ci sono ben altri problemi” alla fine non si fa mai nulla pero’…pero’ persino nella scienza medica si fa una diagnosi e si cura il paziente per la malattia per cui potrebbe morire. In medicina bisogna valutare le risorse e non si puo dare attenzione a tutto contemporaneamente.
    Certo l’acne puo’ essere devastante, puo’ causare grossi problemi psicologici, senza contare che puo’ causare infezioni e chissa’, magari anche l’exitus.
    L’acne va curata che diamine, certo, sicuramente.
    Peccato che l’italia oltre all’acne abbia un cancro.

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  17. @->Wuz: e se curando l’acne, scopro che il cancro rallenta? Non sottovalutare questa battaglia: sembra una faccenda soltanto formale, ma qui è di sostanza. Basta vedere come stanno reagendo qui nell’intorno: Sindaci che mandano fuori ordinanze, minacciano la famiglia che ha inoltrato e poi vinto il ricorso…sta emergendo una mentalità violenta che spesso viene sottovalutata perché tutti si tace, e finché tutti si tace e si abbozza sembra che sia persino impossibile tentare di sconfiggerla. Secondo me far emergere queste cose è positivo, serve a prenderne coscienza: sennò passa l’immagine che in Italia siamo tutti cattolici convinti e nessuno protesta perché siamo sostanzialmente concordi. La sentenza dimostra ai cittadini italiani che non si può solo stare zitti, ma facendo ricorso alle corti europee si ottiene ragione. Insomma, come se in Italia non ci fossero sufficienti farmaci contro il cancro e io ordinassi all’estero una pastiglietta per l’acne, sì, ma che aiuta anche a guarire la malattia principale.

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  18. A me sembra proprio il contrario: l’acne e’ una reazione al cancro.
    Curare la malattia collaterale puo’ far scoprire la malattia veramente pericolosa? Certo, ma mi spieghi in italia cosa c’e’ ancora da scoprire?
    I dettagli forse, le modalita’, ma del cancro italiano ormai si sa tutto: la collusione dei poteri. La totale impotenza del cittadino che, per volonta’ o per sua sciagurata sorte, non fa parte di qualcuno di quei poteri.
    Sappiamo o intuiamo quali siano i collegamenti: mafia con industria, industria con stato, stato con chiesa, chiesa con mafia e tutte le combinazioni, per non parlare di poteri esteri che ancora fanno in italia quello che vogliono senza che nessun italiano scenda in piazza.
    Cosa si vuole scoprire ancora prendendosela coi simboli di questi poteri? Che i marziani hanno messo piede in italia e gestiscono il racket delle poltiglie verdi?! Sai che scandalo! Gli italiani allora si’ che si solleverebbero!

    Questo crocifisso a me sembra piu’ un promemoria che una provocazione verso chi non crede: ricorda agli italiani che l’Italia e’ uno stato laico solo a parole. Ricorda che il patto fra stato e chiesa stipulato dai fascisti e’ ancora valido.
    Togliamo il promemoria, forse ci fara’ star tutti bene, forse avremo la sensazione di aver fatto qualcosa, di contare qualcosa piu’ di quel niente che contiamo.
    Togliamolo, ma dopo l’italia non sara’ certo piu’ laica, forse piu’ ipocrita.

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  19. mi piacerebbe continuare la conversazione, ma mi devo assentare.
    Lascio una umile richiesta e se soddisfatta leggero’ e ringraziero’ al ritorno.

    Non facendo parte della societa’ italiana mi ritengo in grado di osservarla con distacco. Ovviamente, non facendo parte della societa’ italiana non sono in grado di fornire risposte e tantomeno soluzioni, solo domande.
    Osservandola dall’esterno la societa’ italiana appare decadente e corrotta fino nelle sue fondamente con solo uno strato di societa’ civile e matura che si sta assottigliando sempre di piu’.
    Non che altri paesi siano messi meglio, ma diciamo che almeno in europa l’italia e’ il paese fra i piu’ marci.
    Non sono un esperto, ma l’italia di oggi mi ricorda la societa’ romana nel suo periodo decadente, con le classi dominanti corrotte e malate di saturnismo a causa delle dissolute abitudini alimentari. Una societa’ tra le altre cose assediata dai barbari.
    L’italia vista dai media e dai racconti di amici mi appare corrotta, decadente, malata di dipendenza da sostanze psicotrope e assediata da coloro che ritiene barbari.
    Che fare?
    Sono in casa di una storica, quindi la mia umile richiesta e’ di tipo storico: nella storia ci sono casi di societa’ malate, corrotte, decadenti che sono state guarite? Come? In che modo?
    In sostanza: in passato si e’ mai guariti di cancro?
    Oppure l’organismo-societa’ ha dovuto morire per poi risorgere purificato e sotto altra forma?
    Questa della morte-risurrezione e’ poi, per tornare in argomento,il simbolo del crocifisso: il simbolo solare di vita, della croce, con sovrapposto il simbolo di morte, del cadavere.

    Grazie in anticipo.

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  20. letto e approvato il post, alla virgola.
    Ai commentatori scandalizzati (ma anche ai benealtristi maanchisti): il simbolo di cui piangete l’eventuale escissione era nelle scritture un uomo che amava dire di non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui ma la trave nel proprio.A volte chiedersi se non si sia troppo utilizzato per scopi vari simboli di identità, e che quindi escludono chi di quell’identità non fa parte, può essere esercizio salutare. A chi dice che ci sono ben altri problemi dico che ilproblema vero sono loro, perdenti per definizione, non in grado di affrontare cio che considerano importante perchè incapaci di vedere che solo la garanzia di voler affrontare le cose che altri considerano prioritarie potrà permettergli di avere una maggioranza per risolver i propri interessi. Ben strano paese questo, dove tutti sono minoranza, lamentando le più varie vessazioni, ma assolutamente noncuranti delle vessazini altrui.

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  21. mi scuso in anticipo per non aver letto i commenti ma non ho tempo, magari ripeto cose già scritte..
    un altro argomento, debole finchè si vuole ma non privo di fondamento, è però quello di alcuni, i quali sostengono: il crocifisso è un simbolo culturale oltrechè religioso (la crose rossa, ecc). E la scuola non è un ufficio dell’anagrafe: una scuola può essere laica, ma non può essere “neutra”. Si insegna educazione civica, si metteva il ritratto del presidente della repubblica, non so se è obbligatorio ma davanti ad alcune scuole ho visto il tricolore – non è che alla scuola pubblica si appendono le bandiere della serenissima veneta, anche se qualche alunno magari lo vorrebbe.
    Magari potra capitare di accennarci, ma non credo sia nei programmi di parlare dello scintoismo (che non so manco cos’è) anche se un alunno è scintoista; del cristianesimo invece si parla abbondantemente – storia e letteratura, è cultura oltre che religione – non è che un islamico può tapparsi le orecchie per non sentire la Divina Commedia.
    Ma insomma non sono certo cose da dire ad un insegnante… volevo solo dire che si può anche intendere la croce come simbolo culturale. Ripeto è un argomento che non mi convince – fosse per me la toglierei – ma è certo più fondato delle farneticazioni di Messori, andar contro alle quali è d’altronde fin troppo facile.
    saluti

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  22. Dunque questo è, alla fine: una lotta all’ultimo sangue sul simbolo. Che dietro quel simbolo non ci sia ormai più nulla importa poco, sia all’integralista che all’iconoclasta.
    Se quel crocifisso l’avessero spostato, o addirittura tolto per far posto alla nuova carta geografica o all’appendiabito non avrebbe fatto un baffo a nessuno. Sarebbe rimasto nello sgabuzzino a prendere polvere.
    Ma l’hanno messo in dubbio per il principio…e allora guerra.

    “Se ti dicono che è una questione di principio, allora sta sicuro che è una questione di soldi”. Evviva Totò.

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  23. P.S. lungi da me sottovalutare la potenza del simbolo per l’homo sapiens sapiens. Hanno scannato migliaia di persone che non credevano al simbolo della verginità di Maria non solo pre et post partum, ma anche in partu…

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  24. Riporto qui un commento che ti ho lasciato su Antefatto (pasticciando un po’…)

    Ho letto tutto il tuo splendido post ed è bello incontrare la stessa corrispondenza di sensazioni (ne parlavo anch’io più su). Bravissima. Hai usato parole fin troppo delicate per descrivere ciò che dovrebbe essere ovvio ma che stranamente solo alcuni colgono.
    Donne, notavo. Forse, se abbiamo sensi più allertati, dipenderà anche questo dal nostro lungo addestramento a sminuire e ignorare i continui “piccoli abusi” – come li chiama solo chi li fa, mai chi li subisce – alle ns anime e immagini.
    E’ sempre bello incontrare chi si rifiuta di “abituarsi” alle ingiustizie.
    Ed è fin troppo evidente che hai colto perfettamente nel segno 😉
    Tornerò a rileggerti.
    Ciao

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  25. anzitutto cara galatea, è ovvio che tu presenti le tue opinioni, nel tuo spazio, e trovo che sia cortese e degno di rispetto il fatto che ospiti quelle contrastanti

    scrivi, e non hai torto, che uno stato la cui costituzione prevede l’egualianza di tutte le fedi, non dovrebbe nei suoi edifici esporre il simbolo d’una specifica religione, e da un punto di vista logico, come darti torto?

    però io vorrei calare la questione, cioè se valga la pena di pretendere con rigore la rimozione del simbolo, oppure, come pensa bersani, non sia il caso di impelagarsi in questa polemica, sia poco utile diciamo

    io credo che se levassero il crocifisso, in obbedienza alla sentenza, sarebbe poi una fregatura, perchè così “sulla carta”non c’è questo problema di un simbolo privilegiato, ma poi rimarrebbero tutti gli altri privilegi della gerarchia cattolica rispetto alle altre confessioni religiose

    io ero contrario all’abolizione dell’ora obbligatoria di religione, e questo perchè così, per intanto gli insegnanti di religione, la curia che li sceglie e tutto il resto, rimangono, e in più, ti dicono anche: cosa rompi le scatole, non c’è forse libertà, non è forse facoltativa?

    delimitare gli ambiti, facilita un avversario più forte, mentre, tornando al vecchio hegel, niente teme il nemico più dell’abbraccio mortale, per cui le idee progressiste a volte camminano dentro un involucro conservatore, meglio che se messe per conto proprio in una riserva indiana; è chiaro che io sono condizionato dal pensiero che taluni definiscono con disprezzo cattocomunista, ma lasciare Gesù a quelli di destra, è un errore supercolossale

    pace e bene, comunque, e grazie per la tua sempre cortese ed importante ospitalità

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  26. Grazie per avermi fatto riflettere innanzitutto.Cosa ne pensi della scritta”In God we trust”sulle banconote americane?Angosciosa anche quella?Ciao.Roberto

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  27. La polemica nasce unicamente tra le mura italiche e i politici come al solito, dimostrano la loro immensa ignoranza. Ciò non mi sorprende affatto!

    Intanto, bisogna ricordare che la sentenza della Corte Europea di Strasburgo sulla questione, non impone la rimozione coatta del crocifisso o altri simboli religiosi dai luoghi pubblici, ma difende i diritti inviolabili dell’individuo. In poche parole, se io individuo mi sento a “disagio” per quel simbolo, perché di altra confessione o di nessuna, allora ho tutto il diritto che il crocifisso (o altro simbolo religioso), venga rimosso. Perché altrimenti la mia libertà individuale viene meno.

    Un conto è il simbolo religioso in un luogo di culto, altro è in un luogo pubblico. C’è una bella differenza.
    Inoltre, occorre ricordare, visto che in questi giorni ho sentito delle corbellerie sulla questione, il crocifisso non è simbolo del cristianesimo, ma unicamente della religione cattolica apostolica romana.

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  28. Non sarebbe meglio educare alla caritas piuttosto che occupare una parete di un luogo pubblico e illudersi che la cultura cristiana in questo modo sia rispettata e condivisa? Come si fa a dare per scontato che la rimozione dei simboli di parte sia anticristiana? Anna Maffei, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, appoggia la sentenza della Corte europea: “Ridurre Cristo crocifisso ad un segno di appartenenza che marca il territorio di uno Stato e difenderlo come simbolo nazionale significa aver completamente travisato la fede cristiana. Cristo si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare. I cristiani dovrebbero farsi portatori disarmati di questa parola e non pretendere niente”.

    Certamente la richiesta di rimozione ha ricompattato gli svariati renitenti al principio di uguaglianza ed ha rimesso il crocifisso, da sempre obliato come facesse tutt’uno con la parete, al centro della scena. Purtroppo questa è la scena dei clan identitari che confondono strumento e fine e sottomettono tutto alla bassezza di una battaglia contro i barbari che arrivano e ci tolgono tutto. Che paura, ora che con questo governo leghista stavamo imparando cos’è l’amore cristiano.

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  29. @>Wuz: La storia non è una sorta di prontuario medico, wuz, e non serve neppure a pronosticare il futuro. In effetti persino il concetto di “decadenza” da parte della storiografia è contestabile. Non so se i paragoni con il periodo tardoantico siano più o meno centrati. A guardarle da vicino, e per bene, si ha l’impressione che tutte le epoche storiche siano state ere di decadenza dei costumi. Ci salveremo? Non lo so.
    @->mosque: ripeto quanto ho detto ai commenti nell’altro post: il laico non è chi è indifferente. A me l’indifferenza di chi fa sparire un crocefisso per “distrazione” non consola affatto. L’indifferenza nasce spesso dalla semplice ignoranza bruta, cosa di cui non è mai bene vantarsi. Il laico è seplicemente chi vuole che gli spazi pubblici siano rispettati. Punto.

    @->lucianna argentino: Ecco, un intervento pieno di motivazioni pregnanti, di obiezioni mosse con lucida costruzione razionale…se ne sentiva la mancanza.

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  30. @->Lanza: credo che i laici americani stiano chiedendo l’abolizione di quel cartiglio da un po’, se non erro.

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  31. @->diego: Se il tuo ragionamento fosse valido, allora tanto varrebbe non cominciare mai nessun tipo di battaglia. Non bisognava far chiasso attorno al caso della Englaro, non bisogna far chiasso dinnanzi alle continue ingerenze vaticane, non bisogna far chiasso e basta…a furia di non far chiasso e non protestare mai siamo ridotti come siamo ridotti. Attento Diego: quando non si difende un principio, non è solo che si lascia correre una cosa per gli altri, si lascia correre la cosa anche dentro di noi: cominciamo a pensare persino noi che si possa vivere senza di esso. In pratica, hanno vinto loro.
    Peraltro Diego, scusami, ma tu continui proprio a parlare come uno che non si rende conto che al mondo non tutti sono cattolici o “cattocomunisti” come te: per me, laica, l’ora di religione obbligatoria era una violenza ben peggiore di avere almeno la possibilità di non fare un’ora di religione. Sembra che voi credenti non ci arriviate proprio a capirlo che noi laici non credenti ci sentiamo proprio VIOLENTATI quando siamo costretti a parare giù a forza ore di religione o simboli religiosi. Scusa, ma tu come ti sentiresti se ti imponessero, senza lasciarti scelta, un’ora di ateismo obbligatorio ogni settimana contro ogni tua convinzione? Bene?
    Sembra che al mondo ci siano solo i credenti e i credenti “di sinistra”. Be’ ci siamo anche noi: possibile che la vostra cristianissima caritas non arrivi a capire che abbiamo pure noi dei sentimenti e ne abbiamo le scatole strapiene di venire considerati come inesistenti e non degni di alcun rispetto???

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  32. @–>Galatea
    Hai una convinzione sui credenti fortemente condizionata da luoghi comuni, artificiosi ed artatamente costruiti in secoli di sudditanza alla teocrazia clericale, proprio per renderci vulnerabili rispetto a un “buonismo” di facciata, che in realtà continua a dissimulare la sostanziale e mai sopita violenza di fondo nei confronti di chi credente non è.
    Ho letto le tue ragioni; ti segnalo le mie, sperando che tu le condivida.
    Ciao, Stella.

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  33. “Quanto alla presenza di simboli religiosi sulla bandiera turca o altrove: quelli non sono un problema mio, dal momento che non sono turca (o inglese)”

    Beh, questo e’ vero solo fino ad un certo punto in quanto cittadina di un paese del Consiglio d’Europa (di cui fanno parte anche UK e Turchia), Consiglio di cui e’ organo quella Corte che ha giudicato una violazione dei diritti umani l’esposizione di simboli religiosi in un locale dello stato. Puoi anche evitare di rispondere a questa chiamata argomentativa per evitare l’evidente l’antinomia giuridica della sentenza, ma quella rimane tutta li. Bersani comincia a piacermi: il PD e’ un Partito Democratico, non “il difensore di qualsiasi posizione laica in quanto tale”. Se vuoi aggregare una maggioranza per rappresentarne i diritti, non puoi cavalcare solo ed esclusivamente tutti gli argomenti di minoranza (ci vuole un po’ di bagaglio logico per capirlo…). Probabilmente ha anche capito che la democrazia si basa sul concetto della superiorita’ morale della maggioranza. E di questo, un giorno, dovremmo farcene una ragione….

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  34. Il fatto che non meglio precisati “laici americani” stiano chiedendo (senza riuscirvi,almeno finora) l’abolizione della scritta sulle banconote non mi sembra granchè.Anche la Lega sta chiedendo la secessione del Nord Italia dal resto del paese.Francamente mi sembra un argomento deboluccio. Grazie dell’attenzione.Roberto

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  35. Sig.na Galatea, il sig. Sagredo si affanna invano: Lei è solo una polla (non d’acqua, la femmina del pollo) che, fingendosi furba, si strappa le penne tentando l’arte della malafede fighetta (cui il sig. Train dà il nome di eristica quando non sia fighetta) qua e perciò pratica l’arte della malafede fighetta, quella che il sig. Train chi. Se Lei fosse persona seria e intelligente, porrei qualche domanda sul detto e il non detto a proposito di crocefissi; ma, dal momento che è “persona poco seria” (cfr. Riusciranno i nostri eroi…”) e molto sciocca, mi limiterò
    a) a lamentare che he dal dì 8 settembre mancano badilate di cultura sotto cui ho promesso di sppelirLa
    b) ad esortarLa a diffidare il sig. Train, per evitare altre mie incursioni ante badilata che la costringano al raschio, dal citare il suo link nei post in cui si occupa del sottoscritto red. cac., come in questo caso:

    “Se… patologie… Mitomania e paranoia… successo… soggetto gravemente malato… ossessioni nevrotiche… non benestante annoiato… tizio di umili origini… padre… dialetto tipico del nord ovest… interessante… soggetto e il padre… patologia… famosa commedia scritta da Plauto, uno dei maggiori commediografi del mondo antico dopo il grande e insuperabile commediografo greco Aristofane… alcune nevrosi… sindrome da Miles Gloriosus… chi non conoscesse… soldato fanfarone… “fesserie” a destra e a manca… Alla fine… smascherato e ridicolizzato… sintesi… banale e quasi bignamesca la mia… tema letterario… non… mia competenza… malattia… sindrome di Miles Gloriosus… nevrosi… ostentano in pubblico… forte autostima… perdere contatto… realtà quotidiana… presunta superiorità culturale… disdicevole… atteggiarsi da insegnante… confonde la rete con le sue classi… altri navigatori… suoi alunni… maggioranza degli internauti… alcuna considerazione… vecchio acido… insopportabile saccente… in modo patetico attenzione… blog come quello di https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com
    …trattato con estrema sufficienza…

    Penso di poterLe risparmiare il resto del lunghissimo pippone; il sig. Train, linkandola nel suo deserto blog, mi costringe a ribadire che ho dimenticato la mia promessa. Nel caso dovesse mancare molto alla prossima badilata di cultura classica, dovrò dedicarmi ad altra di qualche mese addietro.

    Sia chiaro che questo commento non riguarda altri redattori di topgonzo… e potrei dire di aver terminato se non fosse cosa estremamente piacevole depositarLe qui qualche altro lacerto dell’exploit del suo ammiratore:

    …professori di vecchio stampo… individuare… irrimediabilmente somari… riscattarsi ai suoi occhi… sentenza… data… guai a chi osa… chi cerca di riscattarsi… attaccato o dileggiato pesantemente… sfodera aggettivi… a: subumano, troglodita… carità di patria…. suo rapporto con l’altro sesso… per lui… fondamentale… vorrei stendere un velo pietoso… seduttore non si vanta… donne che del sesso fanno professione… Ma… di bocca buona… non si cura… escort a buon mercato… foto… donne… per lui… bellissime… gusti… ne ha di coraggio… in realtà… povero frustrato… cattiverie che produce… bile che emana… povero fallito…

    La postilla glieLa risparmio tutta, o vaga Galatea. Può leggersela sul blog del sig. Train: lui ne sarebbe orgoglioso, ne menerebbe vanto, e tra i nemici il lutto e il pianto.

    p.s.
    Suvvia, gli faccia menar vanto, che il non-vanto è stanco di essere menato: per l’aia, naturalmente.
    Dimenticavo: Lei è, come al solito, autorizzata a raschiare, come si dice di là da noi, questo commento. La sostanza non cambia, bella stella dell’Orsa.

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  36. Mi scuso per i refusi del copincolla:
    “Lei è solo una polla (non d’acqua, la femmina del pollo) che, fingendosi furba, si strappa le penne tentando l’arte della malafede fighetta (cui il sig. Train dà il nome di eristica quando non sia fighetta). Se Lei fosse…”

    Grazie.

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  37. …e che si informassero pure che il loro Gesùcristo non ci pensava proprio a fondare una religione e che il crocefisso lo ha “divulgato”Costantino quando s’è accorto del potere che aveva sulla psiche delle persone
    Ma se Cristo lo avessero condannato alla ghigliottina (è un ipotesi,lo so che allora non esisteva) oppure all’ impiccagione o fucilazione…
    cosa si appenderebbero al collo i cattolici? Cosa appenderebbero ai muri?

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  38. @->Sagredo: Non mi risulta che fino ad oggi nessun cittadino Inglese o Turco abbia fatto ricorso alla corte per contestare la presenza di un simbolo religioso sulla bandiera nazionale (sinceramente, credo che gli Inglesi nemmeno si rendano conto che quella era in origine una croce). Qualora lo facessero, la Corte affronterebbe la questione, come l’ha affrontata in questo caso. Trattandosi però di bandiere, quindi di simboli che, se anche riprendono raffigurazioni simboliche religiose, hanno una loro valenza ormai autonoma, credo che in quel caso attribuirvi il valore di “simbolo religioso” sia del tutto fuorviante (sarebbe come voler abolite la croce di Sant’Andrea come segnalazione dei passaggi a livello). Io poi, come ho cercato più volte di spiegarti, non sono contraria ai simboli religiosi in sè: trovo che sia del tutto inappropirata la loro esposizione nel luoghi pubblici. Una bandiera di Stato, anche se usa come immagine la croce, non è un simbolo religioso, ma dello Stato; un crocifisso è un simbolo religioso, anche se poi gli si possono trovare anche altre valenze culturali più late, che però sono accessorie e secondarie rispetto al suo primo significato.
    Quanto alla seconda parte del tuo commento: se a te piace la linea Bersani, buon per te. Io non sto dando una linea di partito, dato che non sono una politica e non sono iscritta a nulla, e la mia posizione personale è invece fortemente critica su quanto Bersani ha affermato. Cosa poi voglia dire, secondo te, “superiorità morale della maggioranza” mi è francamente un po’ oscuro.

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  39. @->Lanza: Infatti il mio non era un argomento, ma solo una informazione: evidentemente anche fra gli Americani alcuni considerano quella affermazione una forma di prevaricazione, punto e basta.

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  40. @->red cac: Gentile red cac, perché mai raschiarla, quando ogni volta che posta un commento lei riesce a rendersi così ridicolo da solo, strepitando a vuoto e rosicando? 🙂
    Quanto alle Badilate di cultura, se vuole commentarle distruggendole, son lì. Si accerti solo che non sia una di quelle che precedentemente aveva lodato, ci farebbe brutta figura. Si è sempre disposti, qui, a prender lezioni da un lume della cultura qual è Lei, per carità. Mi spiace solo che, pur avendola più volte pregata, Lei non scriva mai nulla di Suo sul tema, per divulgare presso noi poveri ignoranti Sue le alte conoscenze, e mostrarci finalmente la luce.

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  41. No, tranquilla, sig.na: la badilata about Ida Magli contiene un numero di cazzate tale che non mi sarei sentito di prenderla per il… facciamo per il toupet, com’è accaduto per quella su Crizia.

    p.s.
    Un consiglio non da amico (dio me ne guardi) a prescindere dalle scemenze scritte sul crocefisso (gliele riproporrò in stile laconico, se avrò tempo): si astenga da quegli stilemi, tanto cari al sig. Train., che ne certificano la stupidità, come il rosicare (che, secondo il troglodita, è tipico dei roditori) o gli emticon. È roba da trogloditi.

    p.p.s.
    “Mi spiace… che Lei non scriva mai nulla di Suo sul tema”.
    Scusi, non vorrà spero ch’io venga a badilare qui da Lei? E su quale tema? Sull’uso del badile? Ma su quanto faccia pena e schifo Ida Magli κατά τήν Γαλατείαν ci tornerò, non dubiti, qui o nella nuova redazione. Non sarebbe opportuno confinare qui in un commento un tema di interesse generale. Dia retta, signorina: lo diffidi, il sig. Train.

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  42. Il lungo percorso di secolarizzazione e laicizzazione della società e della cultura del mondo contemporaneo non sembra essere riuscito, dai commenti che si leggono, a ridurre la religione, la dimensione sacrale, il bisogno di trascendenza, a semplice “ brusio degli angeli” per usare una suggestiva immagine di Berger
    …in effetti è veramente difficile spiegare che il crocifisso in classe, così come in qualsiasi altro luogo pubblico, “non ha da stare”.
    .…è difficile poi capire che la laicità…questo mostro è l’ultimo baluardo che rimane a difesa della libertà e dell’uguaglianza….
    La Costituzione italiana pone il principio di libertà in diretta connessione con quello di uguaglianza e nella relazione sussistente tra i due principi va valutata la libertà di religione.
    La libertà religiosa trova sede sicura e massimamente salvaguardata in uno stato laico e pluralista; essa non prende partito né per la fede né per la miscredenza.
    La libertà religiosa è implicata nella laicità di un sistema costituzionalmente libero e aperto.
    Nella lotta che tra partiti, fedi e miscredenze si combatte da che l’uomo esiste e, sempre si combatterà, fino all’esistenza dell’uomo la libertà religiosa si pone assolutamente in disparte.
    La libertà religiosa è innanzitutto libertà e come tutte le libertà genera permanentemente diritti e, tra questi, anche il diritto alla irreligione, alla miscredenza, alla incredulità.
    Ed è proprio per questo che l’imparzialità dell’istituzione scolastica pubblica di fronte al fenomeno religioso deve realizzarsi attraverso la mancata esposizione di simboli religiosi, diversamente finirebbe per ledere la libertà religiosa di coloro che hanno un culto diverso o di coloro che non hanno alcun credo.
    ll crocifisso non è il simbolo della cultura italiana, il crocefisso è la massima icona cristiana. E poiché dall’unità d’Italia la scuola costituisce terreno tradizionale di confronto fra gli interessi ideologici dello stato e della chiesa, forse l’oggetto privilegiato delle pretese confessionali e probabilmente, quindi, anche il luogo ove si avverte più forte l’esigenza di laicità.

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  43. A mio avviso l’evoluzione di un bobbolo dipende tutta dai media, particolarmente quelli televisivi.
    Vedi cosa sono capaci di imbastire sulla presenza di una croce?
    Croce sì, croce no , ma perchè? Al massimo ci scappa qualche intervista a qualche bobbolano incontrato per strada, ma che abbia almeno un aspetto consono.
    Mai che venga fatta una indagine sui paesi cui noi teniamo tanto ad essere paragonati: cosa succede in Francia, in Germania, negli USA, per non parlare poi della scandinavia o la svizzera, insomma tutto l’occidente, visto che facciamo parte con orgoglio di quelli che vanno in giro per il mondo ad esportare democrazia.
    Nessun’ accenno invece all’enorme serbatoio di voti portati dal clero e tutti i miseri che riescono a manipolare, agli stipendi che passiamo ai parroci, ai cappellani, agli insegnanti di religione cattolica cristiana, ai sussidi vari come adesso la social card a tutte le suorine di clausura in aggiunta alla pensione sociale, etc. etc. etc.
    Se si incomincia dal togliere la croce, poi piano piano saltano anche le prebende e senza prebende come ben si sa non si canta la messa e magari tocca persino alzare le chiappe dalla sedia presto di mattina ed andare a lavorare (sarebbe la fine per la nostra religione cattolica).
    Meglio, molto meglio per tutte le caste a partire da quella dei giornalisti, tenere il bobbolo nello stato attuale e farsi una bella risata classificandola come una battuta quella dell’Avvocato che appellava la nostra rebubblica con il titolo di repubblica delle banane.

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  44. Ogni tanto, signorina Galatea, se non è fessa anche Lei, potrebbe pure informare qualcuno dei suoi lettori, come il soprastante Fracatz, della sua patologia (la fessaggine, appunto): così, per onestà intellettuale.
    Come Lei sa non siamo soliti farci pubblicità, al punto che ogni volta che si proviene dalla nostra redazione ci si sottopone al fastidio del mettifuori (ad essere sinceri, scoccia un po’ questa condivisione di spazi: non essendo molto democratico, vorrei una divisione della piattaforma per non fessi, fessi che scrivono bene -come Lei- e fessi che scrivono da schifo -come il sig. Train) prima di scrivere (e di darle il solito divertimento); tuttavia in questo caso proprio non posso astenermi dall’invitarLa a invitare il suo lettore a leggersi il nostro http://topgonzo.wordpress.com/2009/11/04/ (ancora-sullasporto-del-crocefisso)
    Chissà che qualche anticlericale alle vongole non impari, e sarebbe ora, qual è il modo migliore di non darla vinta ai preti e, soprattutto, quali sono i tempi giusti: per evitare di darsi martellate sui piedi, non per altro. Vede, Lei, non intervenendo sull’insipienza del sig. Fracatz, favorisce proprio quei preti che dice di voler combattere. Inutile e addirittura perverso aggiungere poi la variazione sulla battutina scema: si capisce a che livello siamo, se il sig. Fracaz non trova di meglio che citare una delle peggiori sanguisughe della storia patria.
    Signorina, da Lei mi aspetto sì esibizionismo linguistico, ma non una simile tolleranza per tanto pericolose scempiaggini.
    Per questa volta, transeat: alla prossima, lo dico a Marco.

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  45. Cribbio, mi era sfuggito il nessun’accenno. Perché un’altro è roba di tutti i giorni, ma nessun’accenno merita una menzione.

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  46. Galatea, hai visto come è difficile liberarsi dal puzzo della cacca rossa?
    Ora puoi solo intervenire con un’operazione di derattizzazione violenta, e ripetuta nel tempo per quanto serve.
    A meno che tu non sia in fin dei conti contenta della contaminazione puzzolente, perchè in quel caso avresti meno fastidi, ma avresti anche perso un vecchio lettore del tuo blog…
    😉

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  47. @->mikecas: Vedi, caro mike, la differenza fra me e red cac sta nel fatto che lui pensa di avere la missione divina di attaccare i “fessi” sul suo blog e su quelli altrui, e dilaga ovunque, scrivendo noiosissimi commenti; io sono più pigra e aspetto che i “fessi”, come rec cac, vengano qui sul mio blog e lascino qualche commento, in maniera che dimostrino agli altri lettori del blog medesimo quanto sono fessi.
    Non dargli della cacca, via; sennò si monta la testa.

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  48. “Ecco, magari qualcuno degli strenui difensori dei crocifissi in classe sarebbe ora che si uniformassero alle parole del loro Gesù da vivo, invece che pretendere di tenere in ogni luogo il simbolo del loro Cristo da morto.”

    Amen!

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  49. Anche qui? Ultimamente, sig.na Galatea, forse per ringraziarmi di essere riapparso dopo qualche mese di lontananza, Lei si sta occupando troppo di me: mi cita, mi fa le diagnosi, a volte mi risponde persino. Pensare che basterebbe raschiare. Guardi che parlo sul serio: noi di là raschiamo spesso sia Topo Gonzo sia, addirittura anche se raramente, il sig. Train.
    Ora, per quanto Lei abbia abbassato la mia autostima al di sotto della rotula, nessuno potrà mai convincermi di essere più fesso del sig. Train. Se ammette lui, può, anzi talora dovrebbe, raschiare me.
    Giuro che se archivio la avviso.

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  50. Chiedo scusa a lei si.ra Galatea, ma ho provveduto di persona a replicare a quel tizio che ha il dente avvelenato verso di lei propabilmente avrà i suoi motivi, per quanto mi riguarda sò ancora sorridere alla vita per cui ho detto:
    ” La chiara dimostrazione che qui in taja solo uno con i soldi dell’avvo. possa permettersi del sottile umorismo ed essere sicuro di non essere frainteso dalla corte degli incensatori che purtroppo hanno la necessità di agitare l’incensiere per campà”
    Cosa ci vuol fare, l’è dura alzarsi la mattina ed andare in giro per ricavare qualcosa per il sostentamento corporale.
    Pace e bene

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  51. eh, sì mia cara…la risposta te la sei data da te: il problema è solo tuo e tutto tuo. Perchè vedi, quel simbolo, come lo chiami tu, non simboleggia più un bel guaio di nulla, sta lì a farsi usare a seconda dei casi e delle necessità, ma per lo più non vale che il materiale di cui è fatto, non vale il segno cattolico del potere e non vale il segno cristiano della sofferenza. Mettici una croce sopra e guarda da un’altra parte. ciao

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  52. @agatarobles
    se quel “simbolo” non vale proprio niente e non significa niente come dici tu, mi sembrerebbe molto più opportuno usarlo per sturare i cessi, che nelle nostre scuole non li stura nessuno, piuttosto che sprecarlo appeso ad un muro, non credi?
    😉

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  53. Grazie per la risposta galatea, anche se da quello che scrivi deduco che non e’ possibile studiare la storia pensando di non ripetere gli stessi errori o di trarre ispirazione per il futuro.
    Non sono d’accordo, ma io non sono uno storico, sono solo uno di passaggio.

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  54. @->wuz: Mah, trarne ispirazioni per il futuro può darsi, nel senso che almeno ci sono una serie di esempi già accaduti a cui, pur mutando le circostanze specifiche, si può sempre attingere per elaborare strategie nel presente. Non ripetere gli stessi errori la vedo difficile: gli errori, se vedi bene, sono poi sempre parzialmente diversi. Per produrre “errori” noi esseri umani abbiamo un sbrigliata fantasia. 🙂

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  55. credo che per ripetere gli errori ci voglia molta fantasia e tanta, parecchia malafede.
    Ho avuto la fortuna di conoscere ex-deportati del campo di concentramento di Dachau e ho avuto sottomano esempi di come la storia, la loro storia permetta di valutare il presente.
    Per esempio tutti, ma proprio tutti, inclusi gli ebrei avevano parole di fuoco contro israele, identificando nella situazione medioorientale i germi dello sterminio, pur essendo assenti svastiche o forni crematori.
    Allo stesso modo i deportati tedeschi facevano un parallelo fra il regime mediatico italiano e la macchina propagandistica di Goebbels dove la “Verita” veniva dispensata da apposite radio con solo due canali.
    Se si guarda allo stesso modo la storia recente e la si confronta con la situazione italiana vengono i brividi.

    Oggi i media hanno dato parecchio risalto alla questione del crocifisso, facendolo diventare una cosa fondamentale per gli italiani, quando a me sembra del tutto marginale, un interessante esercizio dialettico per chi se lo puo’ permettere. Sara’ un caso oppure viene ritenuta da tutti una questione importante?
    Non si da’ l’impressione che tutto sia importante e quindi alla fine che nulla lo sia?

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  56. wuz, se fosse veramente una questione marginale, perchè mai verrebbe invece difeso con tanta violenza, verbale ma non solo?
    Invece è una questione di principio. Apparentemente poco importante in se, ma non in quanto principio, e le autorità ecclesiastiche se ne rendono ben conto, avendo sguinzagliato tutti i loro lacchè, compresi i più biechi, nel tentativo di bloccare ogni cosa e anzi stabilire il principio contrario, che cioè il nostro è, magari solo di fatto e non ancora di principio, uno stato confessionale…

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  57. mikecas, l’italia vista da fuori e tramite i media italiani, tratta tutto con parecchia violenza verbale, quindi non giudico l’importanza degli argomenti dal tono della discussione. Sembra un po’ tutto come quei talk show dove si urla e ci si picchia, ma lo si fa per il gusto dello spettacolo, non per giungere a delle conclusioni.
    Che la chiesa cattolica difenda a spada tratta i suoi simboli e’ normale: e’ il suo scopo da 2000 anni e ha fatto sempre un ottimo lavoro. Che questa difesa la facciano normali cittadini che si ricordano di essere cattolici di fronte al panettone a natale o alla colomba a pasqua e’ gia’ piu’ strano. Senza contare quei cittadini per cui se ci fosse un crocifisso o un ferro di cavallo sarebbe la stessa cosa, basta mettersi d’accordo sul prezzo dei manufatti.
    Io ne faccio una questione di risorse: stiamo investendo energia in un qualcosa che e’ il picciolo della ciliegia sulla torta, in un qualcosa che non tocca mai i nervi scoperti, anche se sembra che lo faccia.
    Per esempio io mi sono accorto che gli italiani non parlano mai di mafia, nemmeno nei talk show. Se lo fanno la mafia e’ sempre altrove, sempre altro. Nessuno parla della mafia di ogni giorno, che poi fa da terreno fertile per quella grossa, quella assassina.
    Come mai?

    Il crocifisso questione di principio dici?
    Certo, sono sicuro che lo sia, come mettere delle decorazioni natalizie ad una letamaia. O vogliamo eliminare persino il Natale?!

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  58. Wuz, per i non cristiani il Natale rimane la festa pagana della rinascita del sole, come era stata per millenni prima che fosse “cristianizzata” a forza.
    Ti ricordo che storicamente rimane piu’ di qualche dubbio sulla realta’ di Gesu’… immaginati che certezza ci puo’ essere sulla sua data di nascita…

    Poi i principi sono importanti anche perche’ se non li difendi non e’ vero che lasci le cose come stanno, ma fai un concreto passo indietro. E per la laicita’ di questo nostro povero stato siamo gia’ con i talloni sull’orlo del dirupo…

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  59. non scherziamo mikecas, per cristiani e non cristiani il natale e’ la festa pagana della mucosa gastrica.
    ormai siamo circondati da simboli vuoti (se va bene) o simboli di potere (se va male). Ci si accapiglia sui simboli perche’ ormai si sa che sulla sostanza si conta meno del due di picche.

    Certo che i principi sono importanti, ma guardiamoci negli occhi: tutti sono egualmente importanti? E quanto importanti?
    Ogni tanto chiedo ai miei conoscenti di provenienze e culture diverse per quali valori darebbero la vita. Ho delle risposte interessanti.
    Gli italiani per quali sacrosanti principi darebbero la vita?
    Per tutti indistintamente? non credo proprio, infatti la tipica risposta che mi danno gli italiani e’ “i miei figli (o la famiglia) tutto il resto vada a culo”. C’e’ bisogno di dire altro?

    Riguardo la laicita’…io sono quello che sostiene che l’italia non sia un paese ne’ laico ne’ clericale, solo un paese in mano a poteri forti, ognuno dei quali ha i propri simboli.

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  60. Io sono non credente ed ho per zia la migliore cristiana che si possa immaginare, cristiana e non cattolica, ed entrambe sia arrivate alla conclusione che la lotta estrenuante e logorante del crocifisso da parte di chi lo vorrebbe appeso ovunque è probabilmente dovuta alla loro incapacità di vivere il cristianesimo nella loro vita e di sacrificarsi come cristiani, pertanto cercano di viverlo cone puro accessorio pubblico.
    Condivido con te il disagio innanzi ai crocifissi nei luoghi pubblici, negli edifici pubblici. Sono arrivata alla conclusione che i perseguitati della società di oggi sono gli omosessuali e gli atei/agnostici. Infatti paradossalmente c’è più rispetto per un musulmano che per un ateo/agnostico.

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  61. D’accordo con Cecilia e la zia.
    Solo una cosa: non mi risulta che atei/agnostici siano mai stati oggetto di repressioni, violenze o pogrom. gli omosessuali si’.

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  62. Benissimo. Con la rimozione del Crocefisso, pretendo la rimozione di ogni altra forma di pubblicità ad ogni altra forma di religione.
    No ai poster inneggianti allo pneumatico, alle mutande nuove, alle auto, alle scarpe, ai gadget di ogni tipo, alle grandi sorelle, ai film, ai profumi, e quant’altro ogni giorno ruba la mia attenzione e soprattutto la mia libertà di ignorare. No alle interruzioni pubblicitarie di qualunque forma e tipo. La legge è uguale per tutte le ‘religioni’.
    Era ora. Rosello Biondi.

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  63. Be’, la pubblicità paga gli spazi che occupa, e non c’è pubblicità sui muri delle scuole o dentro le aule. Se i cristiani vogliono comprare, a prezzo di mercato, spazi in luoghi di passaggio (quindi non sui muri delle scuole, dove non si può), sono liberi di farlo e appenderci gigantografie dei crocifissi. Ovviamente, però, poi non dovrebbero incazzarsi quando gli atei comprano gli spazi pubblicitari sui bus.

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  64. “Se i cristiani…” e non “se i credenti”; “se gli atei…”.
    Scusa, ma se un ateo compra spazi pubblicitari, più che ateo è abbelinato. D’accordo, è un paradosso. Diciamo allora che bisogna essere abbelinati per farselo venire in mente.

    p.s.
    Non sapevo che sui muri delle scuole e delle aule non ci fosse pubblicità. Io ne vedo tanta, e neppure tanto occulta. Ma forse sono un malpensante, e certi progetti, certi convegni, sono tutti nell’interesse della comunità. E poi magari quelle cose le fa appendere direttamente la Gelmini nella speranza di rientrare.
    Signorina, Noi (Noi e noi, ma non Lei) possiamo ringraziare il berluscone per essere bravo a mettersi nei guai da solo: altrimenti con esemplari come Lei in circolazione, potrebbe governare fino al 2017.

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  65. Cara Galatea, non commento il post che peraltro condivido totalmente, mi limito a darti un consiglio non richiesto su un’altra questione: guarda che non è obbligatorio rispondere a certi troll…
    Mi sembra fatica sprecata. 🙂

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