Ad Anskij. Baciotto.
L’ Intellettuale già da come arriva capisci che non sono tempi per lui. La sala della sua conferenza è piena, perché, via, è pur sempre uno di quegli intellettuali che un nome ce l’hanno; non più per calamitare le folle nelle grandi metropoli, magari, ma ancora abbastanza di richiamo per riempire una sala di provincia. Però ecco, a lui quell’essere stato retrocesso alla provincia, opulenta ma sonnacchiosa, si vede che non lo vive bene: è un po’ gualcito ed in ritardo, ma non di quel gualcito e in ritardo che fa figo: di quel gualcito ed in ritardo che sa più da “non sono riuscito ad arrivare giusto perché nessuno è venuto a prendermi con l’auto in tempo alla stazione”. Che poi, in realtà, non è che non siano venuti a prenderlo, ma ci hanno messo un botto per riconoscerlo, fra i tanti ciancicati che smontavano dal vagone; e anche questo lo ha depresso vieppiù, perché se non ti riconoscono manco quelli che t’hanno invitato, è un brutto segno, e l’ego lo registra come sintomo di inarrestabile declino.
L’Intellettuale è intellettuale di sinistra, o almeno di quello che ne resta in questo marasma incerto che è l’inizio millennio da noi. Loredana e il suo gruppo femminista-alternativo-differente e/o differenziato lo hanno invitato in quanto autore di un imprescindibile best seller (nel senso che ha venduto persino qualche centinaio di copie, dieci delle quali acquistate dalle sodali di Loredana stessa), dal titolo Amore e/o. E si sa che il gruppo di Loredana quando vede un e/o nel titolo subito classifica il libro come epocale.
L’Intellettuale entra quasi di soppiatto, ma non è spaurito, come crede Loredana; no, in realtà si defila per avere il tempo di studiare il terreno, e soprattutto il pubblico. Ormai avvezzo al caravanserraglio delle presentazioni, sa che l’unico scopo reale del meeting, dell’incontro, del reading, per l’Autore, è intercettare fra la marea di donne sorridenti quella scopabile per la serata; però, essendo lui un intellettuale di sinistra, o almeno di ciò che ne resta, la fanciulla deve avere precise caratteristiche, per evitare che, in quanto Intellettuale di Sinistra, si giochi davanti al suo pubblico quel poco di charme che ora gli è necessario a sopravvivere, se vuole continuare a scrivere libri di incerta fortuna, fondamentali però per pagare il mutuo della villetta a Sabaudia.
Così, mentre finge di porgere orecchio a Loredana che gli decanta le magnifiche intelligenze femminili fondatrici del suo gruppo, l’Intellettuale fa vagolare uno sguardo ramingo dattorno. Ciò che vede gli piace poco, o punto. Nella sala la presenza femminile tocca il 99%, ma la percentuale di donne scopabili è prossima allo zero: l’età media è sui cinquanta, per quanto portati con il piglio determinato di chi ne vuol dimostrare almeno quarantotto. Sono quasi tutte sue coetanee, insomma, e con loro potrebbe condividere, oltre alle memorie di estati infantili piene di sole e mottarelli, anche l’attuale abitudine a spalmarsi ogni sera la crema antirughe contorno occhi extrastrong; però lui è un uomo, e per un uomo i cinquanta rappresentano il culmine della pensosa maturità, mentre loro sono donne, e ai cinquanta sono solo carampane che non accettano di essere ormai entrate nella fase della decadenza senile.
Loredana gli parla, e lui mormora dei “Sì…certo…ovviamente…” poco convinti ed assolutamente casuali; finché l’occhio gli cade sul settore della sala dove ci siamo io e un’altra ragazza, le sole, per difetto o per eccesso, vicine al confine dei trenta. A questo punto lo sguardo gli si rianima, la voce s’infervora nel biascicare l’ennesimo sì a Loredana, ma il cervello è tutto preso in una veloce valutazione di fattibilità: soppesa età, peso, vivacità dello sguardo, presumibile background culturale. E’ chiaro che, nonostante la figura e il décolleté decisamente migliori, io sono catalogata subito come una seconda scelta, l’eventuale ripiego. La ragazza ha dieci anni abbondanti in meno, capelli lunghi irregimentati in treccioline da Lolita, un baschetto calato sulla fronte che nasconde due occhioni da bambolotta persi a rimirare indefinite azzurità. E’ la figlia, scopre con una rapida indagine, di una delle sodali del circolo, che non appena intuisce nel Grande Autore un qualche interesse per la prole – naturalmente interesse intellettuale, ché il Grande Autore ed Intellettuale non può certo essere un volgare broccolatore di fanciulle – la chiama a gran voce:
“Verdiana, vieni, che il dottor ******** ti vuole conoscere!”
Verdiana alza il culo dal pavimento dove si era assettata per assumere una posa alternativa – le sedie sono cose terribilmente borghesi, le ha insegnato la madre nel salotto zeppo di poltrone seicentesche d’antiquariato – si scuote dalla sua indolenza un po’ pachidermica e s’appropinqua al Grande Autore, che decide di dar fondo a tutto il repertorio da abbordaggio quasi pedofilo. Sorride, vago, lascia cadere come per caso una carezza sui capelli, assume un tono di inchiesta paterna: “Verdiana, ah, sì, che bel nome… inconsueto…denota personalità… e cosa fai nella vita? Ah, studi? Teatro? Ah, be’, il palcoscenico è per le anime piene di passione…eh già, ho scritto diverse cosette per il teatro…alternativo, ovvio, non queste robacce commerciali…ah, interessa anche te l’off? Lo avevo intuito… eh, è così consolante una ragazza che di questi anni non vuole fare la velina …ma perché non ne parliamo, dopo la conferenza?”
Verdiana annuisce, anche se lo stolido azzurro dei suoi occhi di bambola fa dubitare che abbia capito una sola parola, a parte l’imprescindibile “off”, mentre la madre pare aver toccato il culmine della felicità, non solo perché la figlia è stata notata dal Grande Autore, ma soprattutto perché con questa presentazione le sue quotazioni all’interno del collettivo femminista salgono alle stelle, e Loredana, la da sempre presidentessa-animatrice e riferimento, perde di botto gran parte del suo prestigio.
Per chiarire che ancora è però padrona della situazione, La presidentessa,-fondatrice-animatrice dà l’annuncio che la conferenza ha da iniziare. Oddio, l’annuncio…la tira talmente in lungo che dopo i primi venti minuti uno si domanda se la conferenza la faccia il Grande Autore, o la sua unica funzione sia quella di assistere, con posa compiaciuta, alle analisi della sua opera che Loredana fa grandinare giù, e se dovesse chiosare Dante Alighieri se la caverebbe prima. In effetti l’opera omnia di Dante pare un pelino meno importante, e certo assai meno approfondita, di quella del Grande Autore. Il quale è l’unico in tutto il Novecento, e si presume anche per il futuro millennio, ad aver squarciato il velo di ipocrisia che ricopre i rapporti uomo/donna, maschio/femmina, di sinistra/destra e in tema d’amore/odio. Non c’è niente da fare, Loredana non lo riesce proprio a concepire un qualsiasi discorso se non affastellando barrette su barrette, in una vertigine di possibili alternative, tutte epocali.
Quando finalmente il Grande Autore prende la parola, c’è quasi da rimpiangere che Loredana non abbia proseguito. Si schiarisce la voce, beve un sorso d’acqua, fissa un punto incerto fra il muro di fronte e il soffitto, alla ricerca di una ispirazione certo sfuggente, ma sempre a Lui amica. E comincia a sciorinare il peggior repertorio paraculo da uomo colto che vuol fare colpo su donne presumibilmente femministe, ovvero quel mix ipocrita di accenni alla pretesa superiorità femminile, contornati da banalità sulla maggior sensibilità delle donne, sulla loro forza istintiva e coraggio animalesco, sul loro essere “Terra” e “Natura” laddove il povero maschio non si capirebbe bene cos’è, forse un prototipo di androide mal riuscito, certo difettato all’origine, tranne quei pochi esemplari, di cui lui fa parte, che, capendo la “forza” del femminile se ne sono fatti cantori e paladini.
A me girano le balle. Che anatomicamente non ho, ma è meglio, perché altrimenti starebbero roteando a velocità pericolosa per i vicini. Non ne posso più di sentire conferenze di uomini/donne che blaterano alla rinfusa del “femminile”, riciclando paccottiglia antropologica orecchiata al Readers’ Digest, fra accenni ad improbabili fasi matriarcali e donne frementi di estasi boschive che ballano con i lupi. Ho sempre trovato incredibilmente offensivo chi, per magnificarmi come donna, mi dice che la mia vera essenza dovrebbe essere quella di una menade intronata che, senza un minimo di mediazione razionale, “sa” e “sente”. Chissà che c’è di complimentoso nel dipingermi come un essere che in pratica del cervello non ha bisogno, perché le basta farsi guidare dall’ “istinto”, come una qualsiasi capra montana: donna, a che ti serve imparare il maschile teorema di Pitagora quando puoi fare un sabba nella radura con le tue amiche aspiranti streghette, attorno al totem di una dea della Primavera?
E invece Loredana e l’ameno circolo di fanciulle invecchiate sono là che pendono dalla labbra del Grande Autore. Se lo guardano rapite come si guarda uno che apre la via, ma poi manda avanti altri a percorrerla. Quando finisce la fumosa tirata, l’applauso scatta preciso come una molla: è uno spellarsi di mani femministe doverosamente inanellate da brillanti di fidanzamento e fedi nuziali, perché le conferenze sulla “vera natura” delle donne le brave signore le vanno a sentire nei momenti in cui il marito è in ufficio e loro sono libere dal corso di yoga anticellulite.
Il Grande Autore, con una punta di malcelata sofferenza verso i riti del successo, si offre al suo pubblico adorante, firma qualche copia del libro, stringe mani, sorride. Con gli occhi però controlla la posizione della bambolotta, che la madre è andata a recuperare sul fondo della sala, e ora spinge innanzi, per far sì che la promessa di un colloquio prima proferita diventi realtà.
“Oh cara! -dice quando la bambolotta gli viene messa innanzi – Allora, ti è piaciuto il mio intervento? Certo, una cosa così, io non rendo mai al meglio nei discorsi in pubblico… preferisco i dialoghi a due…sai, ho un copione su questo argomento già quasi scritto, ma trovare una protagonista, eh, quello è un problema, perché non voglio i soliti grandi nomi, cercherei qualcuno di più fresco…perché non ne parliamo a cena?”
La bambolotta si apre in un sorriso angelico: “Oh sì, certo! – trilla. Poi aggiunge, con fare adorante – Può venire anche il mio ragazzo, che è autore teatrale anche lui e ha un sacco di materiale che vorrebbe farle leggere?” E tira la mano di un giovanotto pampalugo e brufoloso, coperto da un maglione informe come l’espressione del suo viso.
La madre ha un improvviso tracollo. Fulmina l’incauta prole con uno di quegli sguardi materni e poco femministi che significano: “Cazzo, ma come hai fatto a venirmi fuori così scema! Per forza non riesci a far carriera, idiota!”. Ma è troppo tardi: il volto del Grande Autore si è già pietrificato in un rictus di orrore, dopo aver rapidamente valutato che la coppia è talmente ottusa e poco intrigante da non meritare nemmeno la proposta di una cosa a tre.
Loredana, che nell’ombra ha seguito passo a passo l’evolversi della situazione, capisce, con l’istinto da leader che le è proprio, che è il momento di riguadagnare il terreno perso.
Mi afferra per il polso, e, richiamando il Grande Autore, dice: “Ah, le posso presentare la mia cara amica, la dotteressa*****?”
Il Grande Autore mi riconosce immediatamente come la sua seconda scelta di poc’anzi. Soppesa il fatto che certo, son più vecchia, ma non si può aver tutto dalla vita, e poi è solo per una sera, veh. Così sfoggia una pensosa espressione da Scrittore Compiaciuto ma Consapevole della Vanità del tutto, e dice:
“E lei, si interessa di teatro?”
Rispondo, con un sorriso perfido: “No.”
Al solito, i personaggi e le situazioni ritratte non sono reali. E come potrebbero? Avete mai visto intellettuali o femministe del genere, nella realtà?

Tutto pre-ci-so.
"Mi piace""Mi piace"
Che dirti? Fantastico: uno dei tuoi più bei pezzi in assoluto. Estatico!
"Mi piace""Mi piace"
@Giogiojannis e Lector: Grazie! 🙂
"Mi piace""Mi piace"
Centinaia di parole che fanno semplicemente emergere in maniera prepotente il livore per la ragazza più giovane e per questo preferita e quello per lo scrittore che l’ha catalogata come seconda scelta. Signorina, si ripigli: sta diventando una zitella acidella (e in questo filone s’inserisce il suo scrivere di “gnocca” in maniera che lei vorrebbe ironica, cosa che qualche altro lettore ha notato, definendola monotematica)
"Mi piace""Mi piace"
@Grimilde: Meno male che i miei troll non mi abbandonano mai. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
@–>Grimilde, Topgonzo, ecc.
Si può dire che uno scrittore abbia pienamente raggiunto il suo scopo, quando è in grado di far immedesimare il suo lettore nel racconto, tanto da fargli credere d’essere lì, presente alla scena, immerso nei luoghi e confuso tra i personaggi.
A Galatea ciò riesce perfettamente.
Il suo è solo livore, per non essere capace di scrivere altrettanto bene, nonostante lo spreco di citazioni e la pletora d’artifizi retorici che, pur denotando un indubbio substrato culturale, non giovano certo all’armonia del contesto.
(Quando ci vuole, ci vuole!)
"Mi piace""Mi piace"
Ma, Galatea, non hai mai scritto un libro?
"Mi piace""Mi piace"
Il mutuo della villetta a Sabaudia, le poltrone seicentesche d’antiquariato (ma io ho visto anche dei bei tappeti fatti a mano in Algeria da parecchi-mila euro)… Il tuo post è un capolavoro!
"Mi piace""Mi piace"
beh in effetti qua un po’ acidella ti ho traovato anche io, e non sono un troll…..
essere la seconda scelta, soprattutto per uno sfigato come quello da te descritto, pesa, dai…..
"Mi piace""Mi piace"
Non sono red. cac. e nulla ho a che fare con la redazione di topgonzo. Reazione pavloviana della signorina Galatea: critica = red. cac.
Capita spesso che la tenutaria del blog si inacidisca nei confronti di uomini (che evidentemente non la calcolano o comunque non abbastanza da potergli dare picche) e, soprattutto, nei confronti di ragazze giovani e belle (basta andare a rileggersi il “capolavoro” qua sopra e verificare la terminologia riservata alla fanciulla: lo stolido azzurro degli occhi da bambola, l’indolenza un po’ pachidermica, la frase “alza il culo dal pavimento dove si era assettata per assumere una posa alternativa”). Lo trovo un po’ patetico.
"Mi piace""Mi piace"
ingessata in un cliché anni ottanta
scartata la prima, quando si è in due, la seconda non è una scelta
a quando il rendez-vous con l’autore di destra?
"Mi piace""Mi piace"
@Alice: C’è un gran revival anni ’80, non lo sai?
E poi non è corretto dire che se si è in due non si è la seconda scelta: l’intellettuale, ad esempio, non sarebbe stato neanche la mia decima scelta. Ed era solo. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
@tutti: Oh, ma ci cascate sempre! Quando dico che i personaggi, Galatea compresa, dei racconti sono immaginari, è vero. Che dopo alcuni nella realtà assomiglino ai personaggi da me descritti, è un problema loro, ma è un puro accidente. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
@Grimilde: Sì, certo, Grimilde, Ok.
"Mi piace""Mi piace"
Triplo inchino stile corte di Federico il Grande, Madame.
🙂
“Verdiana alza il culo dal pavimento dove si era assettata per assumere una posa alternativa – le sedie sono cose terribilmente borghesi, le ha insegnato la madre nel salotto zeppo di poltrone seicentesche d’antiquariato”
Questo mi e’ piaciuto molto.
“E comincia a sciorinare il peggior repertorio paraculo da uomo colto che vuol fare colpo su donne presumibilmente femministe, ovvero quel mix ipocrita di accenni alla pretesa superiorità femminile, contornati da banalità sulla maggior sensibilità delle donne, sulla loro forza istintiva e coraggio animalesco, sul loro essere “Terra””
E anche questo.
Ciao
🙂
"Mi piace""Mi piace"
cara Galatea, per il post precedente a questo ti ho detto: molto bello. A me pare un po’ datata questa descrizione dell’intellettuale di sinistra. Ma io non sono la verità, esprimo ovviamente un parere. Tu dici che c’è revival? magari, c’è di peggio addirittura. c’è il terzismo, p.e.. E modi molto più subdoli per accalappiare questa o quello.anche in provincia, anche a Bari o a Mogliano. ma in ogni caso si tratta di sottobosco, trasversale.
a mio avviso, parti benissimo e poi man man “ricicci” il cliché, tanto che il finale è scontato. per esempio, le motivazioni x l’arrivo in ritardo è molto OK, la descrizione della ragazza e delle dame, pure un po’ stereotipata, ma tuttavia sempre attuale; quindi anche la presentazione del fidanzato (la cosa più bella e che tratti con la giusta sintesi), ma sono proprio i modi d’approccio dell’intellettuale ke non funzionano, né nella finzione e nemmeno nella realtà. non solo xché desueti ma proprio perché si sono fatti più furbi, più subdoli, come dicevo. anche x una sola toccata e fuga. e poi oggi sono soprattutto le fanciulle ke ….
x il finale serviva un colpo d’ala, di quelli ke fanno la DIFFERENZA. non puoi chiudere con un : NO, tante grazie. lascia intrigare il lettore con l’immaginazione? Non credi?
vuole essere, ma credo che tu l’abbia capito, una critica affettuosa. altrimenti lascerei perdere. ora ho alcune faccede di casa. CIAO GIOIA
"Mi piace""Mi piace"
Pezzo acuto e ben scritto, come sempre. Mi sembra che ai commentatori sopra sia sfuggito un bel passaggio, più interessante della dicotomia prima/seconda scelta (per citare Loredana eh eh…):
“Ho sempre trovato incredibilmente offensivo chi, per magnificarmi come donna, mi dice che la mia vera essenza dovrebbe essere quella di una menade intronata che, senza un minimo di mediazione razionale, ‘sa’ e ‘sente’.”
Meditate!
"Mi piace""Mi piace"
Bellissimo post. Peccato non potertelo dire a voce stasera!
"Mi piace""Mi piace"
gli autori son quasi sempre peggiori dei libri che scrivono
"Mi piace""Mi piace"
@diego: vale anche per i blogger? 🙂
@alice: prendo nota del suggerimento per il finale “aperto”: ma sì, magari veniva meglio così. Però tu in cambio potresti evitare di scrivere “ke” e “x”: li stronco presino ai miei dodicenni in classe.
@maschile individuale: Oh mamma, ora diventerò un autore di riferimento pure per gli Uomini Beta? Paolo Barnard trema!
@Yossarian: L’inchino federiciano lo vorrei proprio vedere dal vivo, sono curiosa: bisogna che chieda a Ghino la Ganga il suo a che monarca è ispirato.
@Elisa: Grazie.
"Mi piace""Mi piace"
galatea, il mio blog è meglio di me
per te, non saprei, forse sei proprio ciò che scrivi
"Mi piace""Mi piace"
beta a chi? :-p
"Mi piace""Mi piace"
hai ragione a rikiamare l’attenzione degli alunni sul “ke” e “x”. già scrivono in maiuscoletto, ma di questo passo rischiamo di vederli scrivere senza spazi tra le parole e senza punteggiatura. quindi come nell’antikità.
e poi magari più in là ti diventano “Grandi Autori”. ke stizza!
ma veniamo ai blog in generale: nessuna idiosincrasia x le rotture con la memoria, il processo ininterrotto di trasformazione e di transiti logici, fino al punto ke si può scrivere qualunque cosa convinti del nostro talento (parlo x me), ma attenzione all’ortografia (non potendo intervenire sulla calligrafia ke è stata soppiantata dalla tastiera e dal demotico recente).
essendo recidiva, “in cambio”, mi farò accompagnare dai genitori. CIAO
"Mi piace""Mi piace"
bello
autentico
è un punto di vista, perciò bello, perchè non nega altre visuali
"Mi piace""Mi piace"