Una provinciale a Milano (appunti sparsi di Galatea in gita)

Parto da Venezia imbacuccata di giubbotti perché pare stia per venire giù il finimondo di temporale e quando arrivo a Milano c’è un sole che sembra di stare ai tropici. Ed è subito Totò.

Durante il tragitto in treno, faccio check in a tutte le stazioni da Brescia in poi. Non che te me freghi niente di Foursquare, è solo per leggere le esilaranti indicazioni che ha lasciato ad ogni passo Personalità Confusa.

Non appena arrivo a Milano, la mia amica del cuore mi insegna i segreti delle metropolitane milanesi, che in sostanza consistono nel saper distinguere la linea rossa da quella verde. Mi segnalo subito per l’abilità nello scegliere ad istinto quella sbagliata, e l’amica del cuore, che pure mi conosce dal Ginnasio, comincia a sospettare che io sia affetta da daltonia e lei non se ne sia mai accorta.

In piazza Duomo, siamo fermate da un bellissimo ragazzo senegalese che vende braccialettini. Guarda l’amica del cuore e le dice: «Tu devi venire a fare vacanza in Africa, così prendi sole!» Poi guarda me, che sono già color permesso di soggiorno, e dice, convinto: «Tu già fatto vacanza in Africa, vero?». Spero che nessun leghista lo senta.

(Capitasse mai una volta che mi scambino per una Svedese! Ma mai mai mai, eh!)

Ah, in piazza del Duomo, a Milano, c’è il Duomo. Imprevedibile, questa città.

Guardando la piazza, mi scappa di dire: «Però pensavo fosse ancora più grande!». L’amico blogger milanese che ci ha raggiunto per il pranzo si indigna:«Eh, ma è grandissima.» Son contenta che non ci siano gli amici carpigiani della gita a Torino, sennò sulla grandezza delle piazze d’Italia si sarebbe aperta una infinita querelle.

Intanto ci arriva il messaggio di un amico della mia amica del cuore, che io ancora non conosco, e a cui lei dice: «Siamo in piazza Duomo.» «Lo so – risponde lui – ho visto su Forsquare il check di Galatea.» E io mi rendo conto che ormai, fra social network, blog e robe varie, in pratica anche gli sconosciuti ormai ne sanno della mia vita più di me.

L’amica del cuore mi fa fare il tour culturale Duomo-San Satiro-Quadrilatero della Moda, in attesa della seconda amica, milanese doc, che ci recupera a S.Babila e ci porta in via Della Spiga e Montenapoleone. Vaghiamo fra nugoli di bancari in giacca e cravatta e nugoli di donne in tacco dodici che escono dall’ufficio e tacchettano come se si trovassero su una passerella perpetua. E forse hanno ragione.

(Ora mi spiego perché nei programmi di moda in tv  gli esperti di moda suggeriscono alle loro vittime look con tacco dodici anche per andare a fare la spesa. Fanno la spesa a Milano.)

Ad un certo punto incrocio mentre esce da un portone un tizio vestito in giacca blu, camicia bianca, cravatta a pallini di seta, pochette al taschino e sotto un paio di bermuda al ginocchio rigorosamente in nuance. Io guardo l’amica milanese un po’ perplessa, da brava provinciale, lei fa segno con la testa di lasciar perdere: «E’ uno stilista.» dice. E questo spiega tutto, è chiaro.

L’amica milanese decide che dobbiamo fare la foto davanti alla vetrina di Tiffany, sennò non si capisce che siamo in via della Spiga. Quindi poso per la foto, davanti alla vetrina di Tiffany, dove sono esposti collier da brivido, con addosso una collanina presa da H&M per cinque euri, e poi giriamo l’angolo perché in Corso Vittorio Emanuele ci sono i saldi di Calzedonia dei vestitini a venti euro; gli stessi di Venezia, lo so, ma dire che li hai comprati a Milano vuoi mettere? Per una nuova frontiera dell’orgoglio poveraccista, insomma.

Intanto con l’amica milanese spettegoliamo di blogger, milanesi e non. Perché internet più che il villaggio globale è un paesotto on line, in fondo.

Congedata l’amica milanese, ci ributtiamo nella metropolitana, e poi l’amico dell’amica, che è un tesoro ed è pure un lettore assiduo del mio blog oltre che di Forsquare, ci viene a recuperare alla stazione con un’Audi modello così lunga che non finisce più. Quindi andiamo tutti a cena a Como in ristorante scicchissimo, che però si chiama L’angolo del silenzio. Il che, contando che le commensali siamo io e l’amica del cuore – che dai tempi della culla non stiamo mai zitte per più di venti secondi consecutivi – è una vera e propria provocazione.

Como è bellissima, probabilmente è come sarebbe rimasta Milano se non le fosse capitata fra capo e collo la Rivoluzione industriale. Girelliamo fra le vie del centro medioevale, e di tanto in tanto intercettiamo gli indigeni che parlano nell’idioma locale. E sono quei momenti in cui benedici di aver ascoltato i dischi di Van del Sfroos.

Partono i paragoni fra laghi. L’amico dell’amica, di ritorno dalla Scozia, è un po’ deluso perché è stato su un lago che veniva indicato da un sondaggio internet come uno dei più belli del mondo. Invece era triste, noioso e non c’era nemmeno un mostro.

Poi, la mattina dopo, riaffronto da sola la Metropolitana Verde. E stavolta vinco.

Un saluto e un baciotto a Danietta, Federico, Davide, Mario, Maurizio, Maria Paola che mi han sopportato nella trasferta milanese. E al milanese Ruzino che non c’era, ma s’è preoccupato perché eran due giorni che non scrivevo sul blog. 😀

10 Comments

  1. che meraviglia Milano! Una delle gite più belle che abbia mai fatto. Tutt el mond a l’è paes, a semm d’accòrd, ma Milan, l’è on gran Milan…

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  2. Pare che tu abbia visto poco di Milano. Niente Navigli? Le colonne? Il castello? Zona Brera? Va bene, la prossima volta! E certo che Como è bella, ma vuoi mettere Monza ? Ancora più fighetta, borghese, respingente di zona San babila. E senza metropolitana. Solo un parco fantastico, ed una Villa reale prossima alla vendita!

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  3. Spero abbiate approfittato del Museo del Novecento! Dovreste averlo notato nella contemplazione di Piazza Duomo.
    Merita per l’esposizione del Quarto Stato e per la merda d’artista del nonno della compianta Pippa Bacca.
    Rossa, verde, gialla X-D
    A Parigi sono arrivati a quelle a pois, a Londra hanno finito i mariti di Liz Taylor.

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  4. L’amico dell’amica ci tiene a precisare che:
    1) La scelta del ristorante (o meglio del nome) non ha assolutamente intimidito le commensali.
    2) La sua auto è lunga, ma non così lunga… (sai com’è, passasse di qui qualche ispettore delle imposte)

    Infine, l’amico dell’amica ringrazia l’amica e la sua amica (del cuore) per la piacevolissima serata!
    E siccome, come è stato già detto da altri, a Milano ci sono ancora tante cose da vedere (compresa la linea GIALLA del metrò), l’amico dell’amica confida in una replica a breve!

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