Musicoterapia per Alberoni

Chopin fu colpito negli ultimi suoi anni di vita da una forma di depressione così forte che lo portò alla morte in breve tempo. Mozart morì forse di sifilide a neanche quarant’anni, dopo una vita di eccessi. Rossini, pur tanto godereccio, si ritirò dalle scene, probabilmente perché anche lui depresso ed ansioso. Puccini negli ultimi anni non riuscì più a completare le sue opere perché sconvolto dal suicidio della sua domestica, e forse amante, perseguitata dalla moglie. E Mameli, l’autore del testo del nostro inno, morì a ventidue anni per una ferita da baionetta, dopo essere riuscito ad infilarsi con romantica sete di autodistruzione in ogni battaglia del Risorgimento.

Eh, ha proprio ragione Alberoni. Non ci fossero stati il rock e le droghe a rovinare tutto, di casi come la Winehouse fra i musicisti non ce ne sarebbero.

14 Comments

  1. E per restare in topic … lasciami rispolverare il sempre verde Proust … (ne ho letto poche pagine, non posso vantare una conoscenza estesa della Ricerca … http://popolosodeserto.blogspot.com/2009/10/2329-pagine.html)

    … Accettate di essere chiamata nervosa: voi appartenete a una famiglia splendida e miserevole che è il sale della terra. Tutto ciò che abbiamo di grande, ci viene dai nervosi: sono stati loro, e non gli altri, a fondare le religioni e a creare capolavori. Ma il mondo non saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo. Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie …

    Insomma, concordo con voi Galatea.

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  2. Il problema e` che ci vorrebbe un forum per i lettori del Corriere dove la gente puo` andare e commentare le castronerie scritte in certi articoli.
    Purtroppo la sezione commenti, che a volte neppure c` e`, non basta.

    Gigi

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  3. per la verità puccini è morto per il tumore alla gola, nella casa di torre del lago ci sono i foglietti che scriveva non potendo più parlare, direi che puccini non era un depresso nel complesso

    ma a parte questo dettaglio, comunque la confutazione di quel che scrive alberoni è condivisibile, anche se non capisco dove si trovi il fegato per andarselo a leggere, costui

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  4. A me, questo post ricorda la scena di “Ricomincio da tre” nella quale Troisi corregge la madre di Robertino, segnalando che tra le cause della rovina dei giovani non ha inserito il grammofono.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  5. Musorgskij muore a 42 anni per le conseguenze dell’alcool, Edgar Allan Poe a 40 pare addirittura di delirium tremens, Rimbaud in Africa a 26 anni mentre praticava traffico di armi (e forse schiavi) , scrivendo ai suoi che “si annoiava”.

    Poi ci sarebbero anche da considerare le eccezioni come il cancro di Bob Marley (36 anni) o l’AIDS di Freddie Mercury (45 anni) …In compenso Burroghs arriva a 83 anni stilando tabelle di uso e consumi di droghe (tutte testate di persona) e Mick Jagger è ancora vivo…

    Ma poi a quali cavolo di valori fa riferimento il nostro bravo sociologo?
    Ma la gente avrà pure il diritto di farsi del male come gli pare nel cosiddetto mondo libero (ammesso che non lo faccia per sentirsi meglio): “chi tutela il male quando il bene si prepara ad ammazzare”, Alberoni?
    Che dovremmo dire allora di quando le famiglie italiane cedevano la vita dei loro “figli” nelle mani di quel pazzo sanguinario di Luigi Cadorna? Quelli che valori erano? Come li ricordiamo?
    Insomma Alberoni pontifica risposte insensate a domande senza senso (perchè si muore?) da un quotidiano che sosteneva (anche economicamente, per poi venir censurato il giorno dopo la marcia su Roma) “giovani” quadristi che mostrando appunto “un’esagerata sicurezza” picchiando a morte contadini, operai e politici in nome dei sani “valori tradizionali”.

    Manderemo dei piccoli pompieri a liberarti, Alberoni – avrebbe detto la buonanima di Bill Hicks (33 anni cancro) =>> http://t.co/4ix2ygi … gliela dedico proprio di cuore…

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  6. Debbo lamentare una lacuna del post: non hai rilevato che Beethoven si faceva le pere e gli acidi ai fini del superamento delle “emozioni normali” e dei “sentimenti abituali”, così ben descritti da Alberoni in un articolo che avrebbe fatto degna figura su un “Oggi” o un “Gente” del 1969.
    Besos,
    Ruzino

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  7. Io so che Beethoven era un disastro nel radersi e si procurava, sovente, tagli sulla faccia. Ma ho anche sentito dire che (cito), “Bethooven era talmente sordo che per tutta la vita credette di essere un pittore”.

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