La signora Pina e la microcriminalità

Scena: il tinello di casa Pattaro

Protagonisti: la signora Pina Pattaro, casalinga, e suo nipote Enrico, giovane politico rampante.

«Enrico, io non ce la faccio più.»

«E che è successo, zia Pina?»

«Mah, sta diventando sempre più difficile andare avanti in questa situazione…»

«Zia, insomma, dimmi, lo sai che su di me puoi sempre contare…»

«Insomma, anche oggi, la stessa storia di sempre… ho aperto il borsellino, e mi sono accorta che mi erano spariti dei soldi…»

«Cosa? Ma quanti?»

«Ma, la solita miseria, saranno due euro al massimo, il resto della spesa…»

«Bisogna prendere subito provvedimenti serissimi! Non si può restare così, inermi! Hai avertito la polizia? Hai chiamato i vigili urbani? E il poliziotto di quartiere, dovv’è sto benedetto poliziotto di quartiere, eh?»

«Ma Chicco, non mi pare il caso di fare tutto ‘sto schiamazzo…»

«No, non lo accetto come scusa. Eccheccazzo! Non è mica scusabile perché sono pochi spiccioli, no! Ma lo sai che sono proprio questi piccoli crimini che ormai hanno reso invivibili le città? Lo sai che uno non ha più il coraggio di uscire di casa perché non si sente sicuro, lo sai che sono aggredite le vecchiette che vanno a prendere la pensione, lo sai che non si può più prendere una metropolitana ed un bus, lo sai che ormai viviamo nel terrore?»

«Sì, ma Enrico, saranno davvero due euro…»

«Macchè due euro e due euro, è una questione di principio! Ci deve essere la certezza della pena, lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini, in casa, fuori casa, ovunque! E se lo stato non lo fa, dobbiamo organizzarci da soli, cribbio! Via, su, chiamiamo il Giangi, il Milo e il Tonio, che vedrai se non te la organizzano subito una bella ronda come si deve! Altro che fregare gli spiccioli dalla borsetta ad una signora rispettabile! Li voglio vedere, se si azzardano a farlo ancora, ‘sti quattro rumeni-beduini con le pezze al culo, a sprangate li faccio filare, a calci, li inforco, gli faccio passare io la voglia di costruirsi le moschee, a ‘sti quattro terroristi del cazzo che rubano gli euri dalle tasche…»

«Enrico, ma che caspita dici, ti vuoi calmare? Guarda che chi si frega i miei euro dalla borsetta è tuo fratello Luca, che vuole andare alla sala videogiochi ogni pomeriggio anche se tuo padre non gli dà i soldi…»

«Luca»

«Luca!»

«…Ah… beh, sì, vedo… però, dai zia, allora cerchiamo di capirlo, anche: non ha un caspita da fare tutto il giorno, la morosa lo ha lasciato, i suoi amici lo sai come sono fatti…in fondo, sono solo ragazzi.»

10 Comments

  1. Da che è diventato ambasciatore del made in Italy, per conto del cav., Luca, si comporta proprio male.
    Ha ! dici che non è quel…Luca.
    E’ un altro.
    Scusa….scu…sa….
    Per fortuna che Galatea c’è.
    Ciao, bruno.

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  2. credo che sara’ un atteggiamento che, fatte le debite proporzioni ad aumentare, verra’ molto utilizzato per la politica italiana nel prossimo futuro…..
    purtroppo……
    😦

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