Utilità del razzismo

vecchio

Il vecchietto, quando sale sull’autobus, già lo capisci subito che vuole attaccar bottone.

È uno di quel vecchietti secchi secchi, col naso e punta e lo sguardo cattivo, che vanno in giro sugli autobus per trovare qualcuno con cui brontolare, perché quando girano a piedi, ormai, tutti li conoscono e stanno alla larga.

Dà un’occhiata circolare e, nonostante il bus sia vuoto, si infila subito nel sedile accanto a me, ammorbando l’aria con un alito che sa di aglio e di fritto.

Io ho le cuffie dell’mp3 nell’orecchie e un libro ostentatamente aperto sulle ginocchia, ma quando i vecchietti così vogliono chiacchierare, non li tiene distanti neanche il filo spinato.

Alla prima curva, infatti, il bus caracolla e lui attacca. Guarda con disprezzo due ragazzi di colore, stravaccati su una panchina nel caldo afoso di un piazzale.

«Ecco, vardali come che i sta, cussì, tuta ‘sta gente! I vien qua come se li fuse a casa sua! Xè na vargogna!»

Io faccio finta di non sentire, barricandomi dietro la scusa delle cuffie, ma lui niente, mi tocca il braccio per richiamare l’attenzione:

«Tutti precisi, i xè, i vien qua e i sporca e basta! Ah, tuti bisogna butarli fora, signorina, tuti tuti, ghe digo!»

Non ha nessuna intenzione di smettere, mancano ancora più di dieci fermate e il tanfo di aglio, ogni volta che si rivolge verso di me, è insopportabile. Così, affidandomi alla mia pelle ormai abbronzata ed ai capelli neri, richiamo alla mente tutte le interviste di Penelope Cruz, lo guardo dritto negli occhi con l’espressione più spaesata che mi riesce di simulare e dico:

«¿Como

Lui è tramortito. Si ritrae di botto, manco lo avesse mozzicato un aspide. Tace e, appena il bus si ferma al semaforo, cambia posto.

Alle volte si può sfruttare il razzismo per liberarsi di uno scocciatore.

12 Comments

  1. Oddio, è meraviglioso! AHAHAHA!
    Io non ce l’avrei mai fatta a reagire così bene con un uomo tanto antipatico!

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  2. ciao,
    nelle tue istruzioni per l’uso dici “scrivetemi, ne parlaimo da perosne civili”

    ma come si fa, io non ho trovato nè il tuo nome, nè il tuo cognome nè un tuo recapito

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  3. bella.

    ogni tanto capita ancora anche a me.
    ho la faccia da crucco e quindi mi capita ogni tanto di stare con la mia faccia, fermo al semaforo pedonale e aspettare il verde, cosa per cui in italia chiamano subito l’assistente sociale.
    capita anche che qualche pedone con la faccia meno crucca della mia e forse anche con piu’ buon senso attraversi col rosso la strada deserta e capita che la vecchietta di turno inizi a bofonchiare qualcosa a proposito degli Ausländer (stranieri) che non rispettano le regole.
    Capita che io sia d’accordo con la vecchietta e lo faccia sapere con forte accento italiano (del nord pero’).
    La vecchietta di solito ride. Qualcuna precisa “ah, ma non dicevo gli italiani, gli italiani non sono Ausländer”
    “ah, e chi sono gli Ausländer?!”
    “I turchi!”

    Stasera c’e’ molto piu’ del calcio in gioco.

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  4. @->melpunk: Effettivamente io ho sempre paura che, d’estate, qui in Veneto qualcuno mi chieda il permesso di soggiorno…
    @->Un cugino di Adamastor: ma no, tesoro, non ti preoccupare, basta che ti genufletti e baci l’anello, io non amo le formalità!

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  5. A me i nordafricani che lavano i vetri al semaforo mi chiedono sempre che ora è. In arabo, però. Per fortuna abito a Roma.
    Per fortuna?
    Per ora sì. Alemanno sta ancora facendo il corso di Excel per scoprire se il buco di bilancio c’è sul serio. E per capire come fare a riempire tutte le celle disponibili.

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  6. Fa sorridere il post, ma fa anche riflettere. Mia nonna che ha 83 anni e soffre di solitudine dice sempre: “Quasi quasi pure io me piglio nà romanella (rumena ndr) che me aiuta a fa le faccenne de casa e me fa compagnia…”. Probabilmente perchè causa antenna non prende Italia1 alla tv e non può essere “disturbata” da Studio Aperto…

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