Piccoli particolari che sfuggono

servizio da tè in argento

Non è una cattiva persona. Ci terrei a chiarirlo, perché a me Marilena Salvelli sta simpatica. Certo, bisogna prenderla per come è. E cioè una bionda quarantacinquenne e chilometrica molto chic, che arriva alla mattina a scuola con la Mercedes, cammina svettando su tacchi di Prada, porta i libri in una cartella di Gucci, fa tintinnare mezzo chilo di bracciali ed anelli quando apre l’armadietto, e, nel suo liceo, insegna storia dell’arte per hobby, giusto quelle sei ore a settimana, part time, per avere il tempo di seguire nello week end il marito avvocato e velista alle regate ed ai party, godersi la sua casa di campagna, quella al mare, quella in montagna e qualche fine settimana a Parigi e Londra nel mezzo, per combattere lo stress.

Non è una cattiva persona, anzi. Se le chiedi un favore si precipita, nelle ore buche mi adotta, il pomeriggio mi invita a prendere il tè a casa sua, un villone che per uscire dal parco ci vuole il navigatore satellitare -sennò ti perdi nella landa che divide la piscina dal cottage per gli ospiti – e dove non sai mai esattamente dove sederti, perché ogni mobile è di design così moderno che non capisci di preciso se la poltrona è una poltrona o una scultura, quindi, porca miseria, io finisco per sentirmi come la moglie grassona nel famoso film di Sordi.

Mi vuole bene, Marilena, e sente gratitudine nei miei confronti da quando, l’anno scorso, le ho dato una mano a venire fuori dal caos del suo anno di prova, in cui le chiedevano di collegarsi ad un sito internet per fare gli esercizi on line, e lei non sapeva neanche da parte si accendesse un computer. Sono stata il suo Virgilio, nel senso di motore di ricerca, e da allora ha per me una ammirazione sconfinata.

«Non capisco proprio cosa ci fai relegata alle medie! – dice infatti mentre versa con una teiera d’argento il tè nelle tazze di porcellana. – Dovresti insegnare latino e greco al liceo, non italiano a quattro pupetti.»

«Eh, lo so, ma per passare al liceo dovrei prendere l’abilitazione per latino e greco alla SISS, la scuola di specializzazione. Solo che mi sono informata: la frequenza è obbligatoria, tutti i pomeriggi, a Padova, e io, lavorando qui, non ce la faccio proprio, non riesco a trovare il tempo. Lavorando è praticamente impossibile, mi conosco.»

Lei mi guarda, sinceramente colpita.

«Uh già, capisco. Però è proprio un peccato. Ma scusa, in fondo sono solo due anni: tu sei di ruolo, non ti conviene prendere un’aspettativa? Fai la Siss con calma e poi chiedi il passaggio di cattedra al Liceo direttamente… anche io, che ero supplente, ho rifiutato incarichi per due anni per frequentare.»

«Sì, lo so che si può fare, ma vedi, Marilena, se chiedo l’aspettativa rimango senza stipendio, per due anni. E come mi mantengo nel frattempo?»

Marilena sgrana gli occhi, e la teiera d’argento le rimane fra le mani ferma, a mezz’aria, mentre le cicale friniscono, gli uccelletti gorgheggiano in quel parco ombroso, grande come il giardino dell’Eden.

«Ah, già, non ci avevo pensato…ti serve lo stipendio.» ammette.

Non è una cattiva persona, Marilena. Le sfuggono solo questi piccoli particolari.

17 Comments

  1. uhm… ultimamente è un dettaglio che sfugge a molti. capita sempre più spesso di dover telefonare a qualcuno dicendo:

    – scusa, ehm… ti ricordi quel lavoro? l’anno scorso…
    – sìsì ricordo! è andato tutto ok! bellissimo il risultato!
    – ehm… si, a parte il mio bonifico, s’è smarrito nell’etere?
    – ohmadonna! non dirmi che non te l’ho fatto!
    – no.

    e mi dico: è il nordest, bellezza

    LdS

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  2. [style GENUFLESSO on]
    Profe Galatea, ogni volta che descrivete queste vostre conoscenze ho un bel ripetere che senz’altro avranno un lato buono, visto che le degnate della Vs. presenza e magari pure della Vs. amicizia; e senza dubbio molto risiede nel merito del Vs. superiore stile sarcastico nel trattaggiarne le connotazioni più macchiettistiche…
    [style GENUFLESSO off]

    (un attimo, mi alzo, che col caldo non gliela fo ppiù… ma erano proprio necessari i ceci sotto le ginocchia?)

    Dicevo, ma francamente, come hai fatto a non rovesciarle il tè sulla bionda capigliatura? (che suppongo perfettamente acconciata da un costoso coiffeur)
    Sarà che qui nel basso nordovest siamo ancora un po’ troppo metalmeccanici ma certi discorsi mi fanno lievemente ribollire il sangue (che d’estate non è certo salutare)

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  3. Non credo le sfuggano i dettagli se possiede una casa così bella dove ogni pezzo “sembra una scultura”. Il fatto credo sia che vive in una realtà parallela. Del resto mi sembra una persona riconoscente e grata, virtù queste delle quali si sta perdendo la memoria. I rapporti sono fondati su l’interesse reciproco e non più su la buona educazione e il “buon gusto”; teiera d’argento a parte che oltretutto è anche scomoda e fa a pugni con i suoi pezzi di design 😀

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  4. >Non è una cattiva persona, anzi. Se le chiedi un favore si precipita…

    Occorre giudicare i comportamenti nell’ambiente in cui si svolgono, per questo i precedenti commenti sono a netto sfavore della tua collega.
    Il comportamento di alcuni naufraghi, che si rubano fra loro frutti acerbi, lottando per la sopravvivenza, non è paragonabile al picnic di turisti sovrappeso, sprofondati sul prato della Piazza dei Miracoli, persi nel trovare un valido motivo alla pendenza della Torre di Pisa.

    Ecco come l’apparente banalità di “cattiva persona”, ripetuto ben tre volte, da significato a tutto il post. Non perché implica la ricerca della differenza fra “buono” e “cattivo”, ma spiega come la nostra cultura conserva valori universali nel suo “piccolo”, e non riesce ad osservare un evento nella sua globalità.

    Avendo riletto queste dieci righe mi rendo conto di quali ovvietà ho scritto, ma mi avvalgo della facolta di non cancellare. 😮
    Cerco di rimediare allo spazio a me concesso con una “pillola” sull’estetica del blog:

    – Uso del carattere “punti di sospensione”

    I simboli che abbiamo a disposizione per battere un testo sul PC sono tantissimi, possiamo usare di tutto… ma con prudenza.
    I più frettolosi hanno scoperto che i tre puntini di sospensione possono essere rappresentati da un singolo carattere, purtroppo è graficamente molto stretto e sembra un “underline” (trattino lungo e basso):
    … = Singolo carattere. (Alt+0133 sul tastierino numerico)
    _ = Underline
    … = Tre punti classici
    Consiglio l’uso dei tre punti e un ripasso della vecchia macchina da scrivere. Date un calcio a Word da parte mia. 🙂

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  5. …E tu l’hai anche aiutata, un essere del genere, ad andare ad insegnare?? In-se-gna-re, insegnare ai ragazzi, dico.

    scusa, ripenso ad Hannah Arendt e non ti capisco. Scusami, davvero.

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  6. Scusate se punto il dito su un fattore apparentemente esterno, ma necessito di sottolineare una cosa, forse solo – appunto – tangenziale.
    Non è tanto la teiera d’argento, o i pezzi di design, o la borsa Gucci e le scarpe Prada (che poi, diciamocela tutta, non è che le ha comprate – tutte queste belle cose – da qualche marocchino in Corso? No, in Corso forse no, ma da qualche marocchino in una via laterale, dove nessuno passa e quindi possa vedere il misfatto, sì… [ribadisco: …]) ma il fatto che lei insegni per passare il tempo, per avere una buona scusa per andare a Londra o New York il finesettimana perché, con quel che costa il dollaro, si fanno buoni “affari”. I soldi, in quel mastodontico museo del design che ci ostiniamo a chiamare casa, arrivano dalla professione del marito. E allora la questione diventa: perché una professione nobile come quella di insegnare – e specialmente insegnare ai “quattro pupetti” che sono ancora così sensibili e malleabili, ancora (forse) salvabili da una cultura dell’apparenza – è trattata come un lavoro di second’ordine? Perché, se si vuole approfondire la propria conoscenza e acquisire una (seppur discutibile) competenza alla SISS, uno deve o esser ricco di famiglia, o farsi mantenere (ancora!) dai genitori, o trovarsi un secondo lavoro (eppoi, si può?)? Perché l’avvocato guadagna così tanto da potersi permettere i week-end fuori porta ogni mese (per fuori porta intendo fuori portello, quello dell’aereo), mentre per chi insegna il week-end è solo finesettimana, dato che non va mai oltre i confini della propria regione (e ringraziamo il cielo che siamo in Italia e quindi, pur in regione, di cose da vedere ce ne sono parecchie)? È questo che mi fa star male, in fondo. Non tanto che qualcuno viva in un universo parallelo, dove i soldi crescono sui cespugli e quindi non ci si fa più di tanto caso, ma che in questo universo parallelo siano ammessi solo certi personaggi con certe professioni. Che, diciamocelo tranquillamente, non brillano certo per limpidezza, utilità sociale, elevazione spirituale.
    E dire che ho anche studiato giurisprudenza, dannato me!

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  7. A questo post è stato dato un valore “moralistico” che in realtà non aveva. “Marilena” è una brava insegnante della sua materia: competente, preparata. Non è che perchè una è ricca necessariamente è anche stupida. Io non le invidio i soldi, nè il marito avvocato, nè il villone e il servizio d’argento. Quello che volevo far notare, e che qualcuno infatti ha notato, è che molto spesso alcuni vivono in una realtà parallela, in cui non si rendono conto (in perfetta buona fede peraltro) che sono dei privilegiati e che molti altri al mondo non possono semplicemente permettersi quelle cose che per loro sono del tutto normali. E non sto parlando del fine settimana a Parigi, ma, ad esempio, il poter acquisire competenze, aggiornamenti etc.
    Quando si parla di “merito” che va premiato, si dimentica sempre questo piccolo particolare: che se non si parte tutti uguali, anche i risultati sono sfalsati. A me piacerebbe potermi permettere di stare due anni in aspettativa, fare con calma la Siss e poi andare a insegnare latino e greco al Liceo classico, perchè adoro quelle materie e sono convinta che potrei insegnarle bene. Ma, attualmente, non me lo posso permettere, nè posso permettermi di chiedere il part time, perchè con 600 euro al mese non vivo. Non ho un marito avvocato, nè ministro, nè genericamente miliardario (neppure uno figlio di miliardario, dato che Persilvio non pare intenzionato a sposarmi). Molto probabilmente non ce lo avrò mai,e di fronte a questo piccolo particolare, tutti i miei “meriti” non contano un beneamato. E allora la selezione non si fa in base al merito, ma in base al censo, e la meritocrazia, in tutto questo, non conta un picchio.

    PS: Beninteso, se qualche miliardario è interessato alla sottoscritta, lasci il link. Astenersi perditempo e falsi ricchi, però. 🙂

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  8. Non c’è niente da fare, noi viviamo in un mondo molto più prosaico; certe amenità sfuggono inevitabilmente a chi vive su un piano più alto.

    PS: Galatea, la tua collega è risultata simpatica anche a me, per come l’hai descritta.

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  9. @galatea-> “Marilena” è una brava insegnante della sua materia: competente, preparata. Non è che perchè una è ricca necessariamente è anche stupida.

    Galatea, scusa, ma come può essere “una brava insegnante della sua materia” una che vive in un universo parallelo? Se non capisce te, sua collega e quindi più “vicina” almeno ad un pezzetto della sua vita, come potrà mai capire il ragazzo o la ragazza, i suoi alunni, il loro ambiente di provenienza, le difficoltà di alcuni e le facilitazioni di altri e quindi cercare di intervenire nel modo più appropriato con ciascuno?

    Non mi pare sia moralismo l’affermare che la sua “distrazione” rispetto a semplici considerazioni di natura sociale (che potremmo anche pomposamente chiamare ignoranza della sociologia elementare) ne faccia un’insegnante non solo inadatta ma potenzialmente dannosa. Proprio perchè, come giustamente dici, non si parte tutti uguali, il suo ignorare le differenze non può che produrre (o ri-produrre o, peggio, accentuare) le disuguaglianze di partenza tra i ragazzi. E questo è un danno sociale enorme, Marilena è assolutamente inadatta all’insegnamento nella scuola pubblica, per quanto preparata e competente nelle sua materia: il solo sapere “tecnico” non esaurisce i bisogni dei ragazzi e non realizza quello che don Milani chiamava l'”ambiente anticlassista” necessario per riportare in parità le condizioni di apprendimento (una cosa è tornare a casa dove ho una libreria, mamma e papà laureati, viaggi e vacanze culturali; un’altra è tornare in una casa vuota, tv e playstation, vacanze in capanna al lido). Il bravo tecnico che non si pone domande sulla società è proprio il soggetto analizzato dalla Arendt, l’ingranaggio-base del nazismo.

    Ci sono ricercatori, assistenti universitari e anche dottorandi che fanno carriera lavorando gratis, ecco come funziona la selezione classista dell’università; la siss non fa che portare lo stesso meccanismo dentro la scuola, selezionando gli insegnanti che poi, a loro volta, selezioneranno inconsapevolmente a loro misura gli studenti.
    Ingranaggi.

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  10. @->assata: tutti noi abbiamo dei limiti e delle cose che non capiamo perchè sono distanti dalla nostra realtà. Per “Marilena” il limite è non essersi resa conto che io (non i suoi alunni) vivo in maniera differente da lei. Non per questo bisogna farne un mostro. Forse, avesse avuto di fronte uno dei suoi alunni, le sarebbe venuta spontanea la considerazione che poteva non avere i soldi necessari a fare qualche cosa: è che con me non ci ha pensato, perchè parte dal presupposto che se siamo colleghe dovremmo avere anche un analogo livello di istruzione e tenore di vita. Cosa che invece non è, perchè il suo livello di vita è legato a quanto guadagna il marito, mentre io non ho un “marito” che possa garantirne uno analogo.
    Quanto alla Siss, credo che tu abbia ragione. Ho smesso con l’Università proprio perchè non c’era possibilità di trovare un posto fisso, e non volevo essere più costretta ad arrabattarmi ogni sei mesi a trovare una borsa di studio per mantenermi. Ora a scuola il posto fisso ce l’ho, ma per passare di livello dovrei fare questa benedetta Siss, che costa uno sproposito (e passi), ma soprattutto richiede un impegno che io, lavorando a tempo pieno, non riesco ad affrontare. Che fare? Boh.

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  11. @->galatea: tutti noi abbiamo dei limiti e delle cose che non capiamo perchè sono distanti dalla nostra realtà. Per “Marilena” il limite è non essersi resa conto che io (non i suoi alunni) vivo in maniera differente da lei. Non per questo bisogna farne un mostro.

    No, un mostro no. Ma nemmeno un’insegnante della scuola dell’obbligo, di questo parlavo. L'”ingranaggio” non è un mostro, è una persona normale, gentile con i vicini, premurosa con familiari e amici, generosa se vuoi, ma consapevolmente o -peggio- inconsapevolmente ricopre un ruolo sociale dannoso, avvalla situazioni intollerabili. L’oste di Dachau che impiega manodopera numerata.
    Fai bene a vedere il suo lato positivo nel tuo rapporto con lei, ma temo che questo non sia sufficiente a renderla una brava insegnante di “questo” pianeta, anche se mi auguro fortemente possa diventarlo, magari grazie alla vostra amicizia.

    Cambio discorso (ma non tantissimo): mi piacerebbe che vedessi il doc “I bambini e noi” di Comencini, un reportage formidabile sulla condizione degli alunni in Italia, è molto molto interessante; se vuoi te lo passo, sul serio – fammi un fischio, ci vediamo e te lo porto. ciao!

    p.s. rimani alle medie, lì c’è più bisogno che altrove di insegnanti scrupolose.

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  12. sono sempre di più le insegnanti donne del ricco nord-est che insegnano solo per hobby e per fare sfilate di moda durante le ore di lezione. Dal mio punto di vista sono queste le vere fannullonne, non ne ho conosciuta una e dico una che si preparasse seriamente per gli studenti o che approfondisse bene la materia ma che scassano i maroni raccontandoti l’ultimo week-end sono preparatissime. Sarei propenso a lanciare una petizione al ministro dell’istruzione per poterle mandare a casa anche prima degl iinsegnanti fannulloni che vengono dal sud come ha ricordato il nostro esimio condottiero bossi.

    zero

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