I problemi della democrazia diretta: tutti la vogliono, tutti la cercano, ma ci siamo mai chiesti se funzionerebbe davvero?

Fa caldo, è pure sabato, e lo so, siamo tutti con un piede in partenza per il mare (o i monti, o il lago, o l’ipermercato dove c’è l’aria condizionata e la vendita sottocosto dei tubi da giardino). Insomma, il momento meno adatto, posto che ormai ve ne sia uno, per parlare di politica, o provare a ragionarci. Ma purtroppo le idee sono come la scarlattina: quando vengono, vengono. E stamattina, capitata per caso (per caso, lo giuro, ho seguito un link e poi un altro e pàffate, eccomi ) sono finita sul blog di Mario Adinolfi, dove il post del giorno recitava:

Democrazia diretta, subito. E nessuna privacy per chi governa. L’onore di dirigere un paese si paga con l’onere di dover vivere in una casa di vetro. Altro che proteggersi dietro a un muro. Che di fango e merda resta comunque fatto.

Ora, credetemi, io non ce l’ho pregiudizialmente contro Adinolfi, che sono convinta sia un ragazzone simpatico e certamente sveglio, come dimostra il fatto che si piazza bene sia ai tornei di poker americano sia ai congressi PD. Ma sono, ahimè, una donna precisa, diciamo pignolina, per deformazione professionale, sulle parole e sui concetti. E allora quando, come ora, ne sento tanti ripetuti di continuo senza che chi li cita in continuazione dia l’idea di dire esattamente a che diavolo si riferisce, ecco a me viene, se non l’orticaria, per lo meno un fastidioso pruritino, e, siccome mi conosco, so che se non lo gratto in tempo poi mi rovino la giornata. Quindi, non me ne voglia il buon Adinolfi, ma parto con la grattatina, così mi tolgo il pensiero e poi possiamo tutti dedicarci al mare, ai monti o ai tubi da giardino in offerta nell’ipermercato sotto casa.

Democrazia diretta, subito. Dice dunque il Marione; e non è il solo, ché simili grida provengono ormai da tanti, seppur con vari distinguo: Grillanti, Dipietristi, Girotondini (se me ne sono scordata qualcuno, chiedo venia). Ecco, io vorrei che mi spiegassero, una volta per tutte, cosa intendono con questo concetto e come, in pratica, vogliono realizzarlo. Perché io sono probabilmente una schifosa reazionaria decadente, borghese snob e passatista, anzi tanto ancien régime da passeggiare ormai in crinolina, non dubito, ma un mondo moderno governato da una forma coerente di democrazia diretta mi perplime, mi perplime assai, almeno quanto questo schifo di democrazia che abbiamo oggi in uso.

Una democrazia diretta prevede che il corpo elettorale sia chiamato direttamente e senza mediazioni ad esplicitare il suo volere su qualsivoglia decisione riguardi la politica e la gestione della comunità. Nella antica Atene, esempio canonico di democrazia diretta, i cittadini a pieno titolo (maschi adulti liberi e, in età Periclea, figli di genitori entrambi cittadini) potevano intervenire senza alcun limite nell’assemblea, dove vigeva l’assoluta parresia (libertà di parola) a proporre leggi, decreti, emendamenti, e votavano tutte le proposte fatte. Oggi tale impostazione potrebbe essere riproposta, dicono i suoi ammirati sostenitori, grazie al voto elettronico tramite internet, con lo schermo del pc a sostituire l’antica agorà. Un sistema meraviglioso, direte voi, e ne convengo io pure. Ma già nella Atene del V secolo la democrazia diretta comportava, come tutti i sistemi, una serie di costi e implicava un insieme di conseguenze che, alla fine, portarono Atene al collasso, e che, riproponendo la democrazia diretta senza alcun correttivo nel mondo moderno, a mio avviso rischiano di causare danni peggiori di quelli che sanano. Vogliamo parlarne?

  • La democrazia diretta costa. Non tanto e non solo in termini monetari strictu sensu. Convocare al computer ogni giorno, o una o due volte alla settimana, una assemblea per il voto sulle più disparate questioni forse non costerebbe tanto di più che mantenere il carrozzone dell’odierno Palazzo Madama. Ma il tempo che la democrazia diretta richiede per funzionare è infinitamente più lungo di quello della democrazia rappresentativa. Non esistendo delegati a decidere per noi, l’intero corpo elettorale è, in pratica, convocato sempre. Ogni cittadino deve poter dedicare alla politica un tot di ore giornaliere, che non sono solo quelle deputate al voto, ma anche quelle destinate al formarsi delle opinioni. Non basta che voti, deve avere il tempo di seguire il dibattito, si svolga esso in una piazza reale o virtuale; deve poter accedere ai documenti da votare, leggerli comma per comma, poterli visionare e avere il tempo di redigere controproposte e controrelazioni. Tutto questo tempo, o per lo meno quello passato in assemblea, va contabilizzato e indennizzato. Non può infatti essere considerato alla stregua del tempo libero che dedico ad una attività di beneficienza. Persino nella antica Atene il tempo speso dai cittadini in assemblea veniva indennizzato con un apposito contributo: altrimenti in assemblea (o davanti al pc) ci potrà stare solo chi ha tempo e soldi sufficienti da potersi permettere una prolungata assenza dal luogo di lavoro senza averne detrimento economico. Si possono considerare democratiche decisioni che verrebbero prese da una élite svicolata da problemi economici? No. Quindi, cari paladini del televoto, io sono dispostissima ad avere una democrazia diretta, ma prima spiegatemi: i soldi per permettercela da dove li caviamo fuori?
  • La democrazia diretta sottopone al voto popolare ogni tipo di decisione politica. Ma noi viviamo oramai in un mondo estremamente complesso e specializzato, in cui i saperi sono sminuzzati in competenze sofisticate. Nella antica Atene il cittadino medio, anche se poco istruito, aveva pur sempre una esperienza diretta della cose su cui andava ad intervenire (il bilancio dello stato non era molto più complesso di quello che serviva a mandare avanti una famiglia; se si votava per una guerra, tutti i maschi adulti avevano avuto esperienza diretta di campagne militari, etc.). Oggi no. Oggi persino chi ha un alto livello culturale si troverebbe a dover esprimere un voto su materie talmente specifiche che sono inintellegibili a tutti, tranne che agli esperti; persino questi ultimi, talvolta, non sono in grado di prevedere quali conseguenze un intervento in un settore possa avere negli altri limitrofi. La democrazia rappresentativa, se correttamente applicata, dovrebbe favorire la selezione di una classe dirigente con competenze specifiche in vari settori, che si affianca ai leader con funzioni di consulenza nella formulazione delle leggi e vota quelle proposte con coscienza di causa. Nella democrazia diretta, invece, il comune cittadino, anche il più ligio, potrebbe sì formarsi una opinione, ma essa sarebbe una opinione forzatamente superficiale e aspecifica; finirebbe, molto più probabilmente, a votare in base alla simpatia per un partito politico o per un leader (o a caso). Partiti e leader carismatici finirebbero per avere, in pratica, dall’elettorato una delega molto più ampia di quella odierna, perché nella democrazia rappresentativa che ben funziona il singolo parlamentare è delegato ad occuparsi della gestione della cosa pubblica e fa quello solo, mentre il singolo cittadino, che si dedica alla politica in modo frammentario, pur sempre nei ritagli di tempo, ha meno forza di coesione, e meno capacità di opporsi ai leader carismatici e di fare rete con altri. Se la democrazia rappresentativa può degenerare – in Italia è abbondantemente degenerata da un pezzo – in conclamata oligarchia, la democrazia diretta rischia costantemente la deriva verso un populismo pericoloso. Chi propone soluzioni semplici ha sempre buona presa su assemblee che hanno poco tempo e poca competenza per decidere. Ma, in un mondo complesso, le soluzioni semplici sono molto spesso sbagliate, o per lo meno parziali.
  • La democrazia diretta implica una assoluta libertà nell’accesso alle informazioni da parte del pubblico. Ciò presuppone non solo un sistema informativo quanto più possibile variegato ed imparziale (e qui lasciamo stare: come siamo messi in Italia lo sappiamo tutti), ma anche un formazione specifica dei cittadini per quanto riguarda gli strumenti da usare. Si dice: internet dà tutto. Certo, a chi lo sa cercare. Una democrazia diretta impostata attraverso la rete, in qualche modo, oggi come oggi in Italia, è di per sé selettiva: esclude una larga fetta di popolazione che non ha accesso (per censo e ancor più per mancanza di cultura) agli strumenti informatici. Si vuole creare una democrazia diretta, o si sta semplicemente cercando di sostituire una oligarchia ad un’altra?

Detto ciò, io non sono contraria per principio a una maggiore trasparenza nella gestione della cosa pubblica, né mi fodero gli occhi di prosciutto, cantando le lodi del sistema oggi in vigore. Ma se lo devo sostituire con un altro, vorrei capire esattamente con cosa, quali possano essere le controindicazioni e se queste sono state correttamente prese in esame e valutate dagli alfieri del cambio ad ogni costo. Sennò è meglio cercare di far funzionare al meglio il nostro sistema rappresentativo, e i televoti lasciarli a Sanremo, che al massimo, quando sbagliano lì, fanno vincere Lola Ponce, e buona notte.

15 Comments

  1. Magari avevo già scritto questa cosa nel commento ad un altro tuo post, non mi ricordo. Nel caso, scusa la ripetizione. Quando cadde il governo Prodi, parlando con amici anglosassoni della situazione politica italiana, questi mi fulminarono con una frase terribile: “Il problema degli italiani è che vogliono governarsi da soli”. Sul momento stava per partirmi un patriottico vaffa. Poi, riflettendoci…
    Anche io sono per la democrazia delegata. Ma delegata ad un altro paese se possibile. La Spagna ad esempio, non mi dispiacerebbe affatto.
    E comunque, messa da parte la delega a terzi, Adinolfi dovrebbe soprattutto spiegare in che modo, all’interno di una democrazia diretta (ammettendo per assurdo he fosse possibile economicamente nel nostro paese), si potrebbe esercitare un controllo di autenticità sul voto elettronico dei cittadini, dal momento che pesantissimi dubbi sussistono ancora sul voto cartaceo. Nella cabina elettorale ti vede solo Dio, ma davanti al piccì ti vedono Dio, Stalin, Don Vito Corleone, i Casalesi, il datore di lavoro, ecc. ecc.

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  2. Premessa , non sono un Grillante, Dipietrista o Girotondino, o sostenitore del marione in questione, ma penso che con l’espressione democrazia diretta, si intenda che il voto valga qualcosa, che si possa scegliere i candidati da votare ( e non li decidano le segreterie dei partiti), che il cittadino venga trattato da adulto e se vince il si ad un referendum, venga rispettato ( fiananziamento ai partiti/nucleare/etc), va benissimo la delega, ma che possa almeno scegliere a chi darla. Meno mediazioni insomma, niente di piu’,quindi anche meno intermediari da pagare. Sfoltiamo un po’ la mediocre classe politica, applichiamo un po’ di meritocrazia.
    Visto che purtroppo per voi ( vivo all’estero da alcuni anni e non ci penso proprio a tornare) il televoto c’e’ gia’, e non pensiamo che cambio sia necessariamente un sinonimo di peggioramento, che vista la situazione attuale, sarebbe estremamente difficile.

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  3. @->Pietro: ma quello che indichi tu succede in una normale democrazia rappresentativa che funzioni. La nostra non funziona, ma non è un problema di sistema, è dovuto al fatto che ne siamo stati espropriati. Ho paura che democrazia diretta, in Italia, si trasformerebbe in una sorta di investitura divina tramite plebiscito. Le avvisaglie ci sono già tutte. Sarò pessimista, ma io le vedo e non mi piacciono.

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  4. Gia’ la immagino la nostra possibile democrazia diretta , tra le tricoteuses in attesa della ghigliottina e il pianto delle mamme davanti alla povera imputata di infanticidio perseguitata dalla giustizia.

    Sull’onda dei sentimenti e delle “emozioni” (io abolirei questa parola dal linguaggio televisivo), delle simpatie e delle fazioni.

    So qualcosa deglo omg, delle staminali, della clonazione, delle indicazioni e controindicazioni dei vari tipi di energia, trsporti, sistemi di welfare….?

    No. ma ho da avotare e chiederò al parroco, alla sciampista al capufficio, alla mamma, ai tarocchi, o alla rubrica di donna cettina o guardero’ in tv la faccia di chi mi propone qualcosa e il tono della sua voce . E in base a imperscrutabili empatie, decidero’…

    Meglio una oligarchia illuminata, meglio il governo degli ottimati.

    Se non fosse che se ne vedono davvero pochini in giro…

    Mi sento davvero anch’io in crinolna e vicina alla Vandea.

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  5. mi sembra ovvio che una democrazia rappresentativa funziona solo se i “rappresentanti” sostengono in modo chiaro le esigenze dei “rappresentati”, esigenze che pero’ devono essere basate su conoscenza e competenza, altrimenti il populismo e’ sempre pronto a prendersi la sua parte, anche in assenza di una separazione di classe come la “casta” sta cercando di fare qui da noi…
    In ogni caso mi sento di sostenere, provocatoriamente ma non troppo, che la democrazia non e’ mai esistita nella realta’, tranne quando era limitata ad una oligarchia. E non mi riferisco solo alla democrazia diretta su cui Galatea aveva gia’ espresso la stessa opinione nel suo post…..

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  6. Il paese che mi ospita adotta la democrazia diretta, almeno per le questioni locali (del land).
    Negli ultimi anni l’ho, nell’ordine:

    – messa in quel posto quando si trattava di decidere se distruggere lo stadio olimpico (monumento nazionale) per trasformarlo in stadio calcistico.
    – presa in quel posto quando si trattava di decidere se costruire uno stadio calcistico.
    – messa in quel posto cassando il progetto del transrapid, il treno a levitazione magnetica.

    come evidenziato nel post la democrazia diretta implica informazione, responsabilita’ e un’ottica orientata alla comunita’ piuttosto che all’interesse personale. Qui aiuta il fatto che la televisione e’ inguardabile e la birra buona, quindi si e’ invogliati ad uscire, bere e parlare con il prossimo.
    Inoltre il senso di comunita’ e’ molto forte, cosa che in italia manca.
    A livello federale invece decide la solita lobby burocratico-industriale.

    Avrei dei dubbi nell’applicare il modello su scala nazionale: forse funzionava nelle citta’-stato dell’antica grecia, non credo che funzioni negli stati nazionali.

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  7. abbiamo la democrazia ma come singoli soggetti siamo lasciati al nostro destino, senza tutele, senza una concreta possibilita’ di rappresentanza partecipativa diretta.
    Circa il sud, credo che ci sia un maggiore senso di liberta’ e democrazia nell’instaurazione di uno stato di polizia che non vivere sotto la minaccia costante di forme di devianza criminale.
    La democrazia in senso lato resta una forma di rappresentazione popolare, cosa ormai perduta nel nostro paese, diviso ormai da tempo nel contrasto sterile tra interessi di pochi privilegiati e privilegi di poche oligarchie.

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  8. Se Adinolfi fosse stato eletto deputato, col cazzzo che avrebbe continuato a parlare di democrazia diretta. Ha trovato una idea peraltro perdente ma che gli da debole vocio, e lui continua imperterrito nonostante lo stesso Veltroni l’abbia mandato pacatamente e serenamente e direttamente a fanculo.

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  9. Aspetta di maturare un pò, crescendo, e vedrai che la vorrai anche tu la benedetta “democrazia diretta”, quando ti avanzerà il tempo per vivere la tua vita, allora troverai il tempo di fare le tue scelte senza deleghe.
    Oggi siamo solo schiavi

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