La famiglia. Ovvero, se in Italia non abbiamo uno Stato moderno, la colpa è dei parenti?

Cinzia Bonfrisco (FI) da Repubblica 10/07/08, p.5:

«Io suggerisco il ricovero ospedaliero per Sabina Guzzanti, perché è evidente che si tratta di persona piena di problemi. Quel padre ha grandi responsabilità: come ha fatto a rendere una figlia così infelice?»

Si sa, in Italia lo stemma nazionale non dovrebbe essere la scanchenica stellina della Repubblica, ma, come suggeriva non ricordo più se Flaiano o Longanesi, un bel tricolore con il motto: “Tengo Famiglia”.

Gli altri Stati moderni hanno dovuto creare un welfare efficiente, erogare servizi e controllare seriamente il mercato e l’economia (dalle aziende alle banche) perché erano fatti di singoli che usavano come tali il sistema ed avevano quindi bisogno che gli ammortizzatori sociali funzionassero davvero, i prezzi fossero controllati e calmierati, la concorrenza fosse trasparente; da noi questo non si è fatto perché c’è la famiglia, ci sono i parenti, e semmai la rete più allargata degli amici: se la mamma single non sa dove piazzare il pupo durante il turno di lavoro, non cerca un asilo pubblico, chiama la suocera; il mutuo in banca si contratta con il cugino o l’ex compagno di banco, la fila per la tac si salta grazie all’aiuto del cognato infermiere, il posto si trova perché lo zio ti prende in azienda, e ci mancherebbe che non la facesse, visto che papà tuo da sempre, la sera, gli tiene i conti gratis e gli fa la dichiarazione dei redditi.

La famiglia è l’orizzonte entro cui nasci, vivi e sei valutato, il porto da cui si parte e a cui si torna, perché nei momenti bui non ci si rivolge agli estranei, ma ai tuoi, che sono tenuti a fare blocco con te, che tu abbia ragione o meno, perché in Italia il diritto del singolo è opinabile, ma la forza del gruppo è certa. La famiglia è come il mercato: si sviluppa da sola e segue le sue regole, creando un suo universo in cui lo Stato non deve intrigarsi; al massimo dare appoggio quando la famiglia deve essere salvaguardata nelle sua prerogative, naturali o acquisite che siano, e nel farlo, lo Stato, ottempera ai desiderata della Chiesa, come è giusto, perché Dio, in fondo, è Padre prima do ogni altra cosa.

Non abbiamo mai creato uno Stato efficiente, ma le mafie ci sono riuscite benissimo: e ci sarà un perché. Perché da noi le colpe dei padri ricadono immancabilmente sui figli, ma quelle dei figli possono arrampicarsi per i rami dell’albero genealogico e andare a insozzare i genitori: la famiglia è una osmosi generalizzata, e se il principio primo della scienza moderna è catalogare e distinguere, la famiglia è invece un blocco arcaico e tetragono alla differenziazione fra il mio, il tuo, il nostro e l’altrui.

L’Italia la puoi modernizzare quanto vuoi, o tentare di farlo, ma poi, gira gira, sempre lì si torna: nelle nostre lande uno non è mai solo, non è mai individuo e non è mai un cittadino: è sempre il fratello, figlio, cognato, marito di: non è una nazione per orfani.

PS: Qualcuno nei commenti ha ironizzato che, per una volta, io abbia espresso nel precedente post dedicato all’argomento argomentazioni affini a quelle poi usate da Paolo Guzzanti per difendere la figlia. Be’ io in genere non concordo su un beneamato accidenti con Guzzanti padre (e da un po’ di tempo concordo poco anche con Sabina Guzzanti). Ma stavolta, secondo me, ha ragione, e solidarizzo.

 

7 Comments

  1. “Non abbiamo mai creato uno Stato efficiente, ma le mafie ci sono riuscite benissimo”.
    Questo, secondo me, è il concetto chiave, ma – chissà perchè – solo pochi sembra se ne rendano conto davvero. Approvo in toto quello che hai scritto.
    “Famiglie, vi odio!” (A. Gide)

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  2. Concordo in pieno. Mi chiedo però quale sia la causa e quale l’effetto: non abbiamo uno stato sociale perchè ci tutela la famiglia o viceversa la famiglia rimane un’àncora perchè non c’è uno stato sociale?

    A mio parere, tutta l’esaltazione della “famiglia” di questi ultimi anni parte proprio dalla volontà di snellire il nostro già debolissimo stato sociale, scaricando proprio sulle famiglie (leggi: le donne, che del lavoro di cura e accudimento in Italia sono ancora pressochè esclusive attuatrici) il peso della manovra. Qualche euro in più alle famiglie numerose, qualcuno per le famiglie che accudiscono i disabili, qualcun altro per chi organizza in casa sua l’asilo condominiale, e paf! una bella accettata alle erogazioni per i relativi servizi nella prossima finanziaria.

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  3. Riguardo una famiglia ultimamente molto famosa come quella Guzzanti, trovo anch’io non edificante la reazione della Carfagna e del suo Ministero che hanno attaccato papà Guzzanti. Cosa c’entrava? Mi pare la reazione di qualcuno (la Carfagna) che cerca la protezione della famiglia (quella allargata da cui fa capolino pure il premier). Forza Italia? Povera Italia…

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  4. Sua signorìa la Ninfa permetterà ch’io mi citi e m’imbrodi: parlai più volte, nei miei miseri scritti a casa d’Anskij, del concetto di “Familismo Amorale” che il sociologo americano C. Banfield, fin dagli anni sessanta, identificò come base d’ogni agire degli esseri umani del paesello nostro.
    Inchino e baciamano
    Ghino La Ganga

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  5. Sara’ un caso ma nelle famiglie normali c’e’ sempre un piu’ alto numero di divorzi e di figli che per scelta o necessita’ restano single o a limite convivono.
    Nelle famiglie mafiose addirittura ci si sposa spesso tra consaguinei.
    Ma vuoi vedere che la crisi del paese veramente dipende dalla crisi della famiglia?
    Questo avrebbe valore solo in Italia.
    Si pensi alla Spagna. Si sposanio i gay, ma il paese iberico sta attraversando un momento di crescita senza precedenti.
    Allora, qual’e’ il problema?

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  6. A mio avviso le frasi piu’ irrispettose dette in Italia negli ultimi mesi sono quelle pronunciate da Mara Carfagna.

    L’attuale Ministro delle Pari Opportunita’ il 15 febbraio 2007 al seminario Donna, vita e famiglia, da lei stessa organizzato (dunque immagino che le idee fossero frutto di riflessioni, che le parole fossero state preparate, seppur minimamente, e che non si sia trattato di un momentaneo attimo di stanchezza che ha limitato l’afflusso di sangue al cervello), e’ riuscita ad esternare frasi del tipo che «non c’è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare» ». Ora, io non ho nessun pregiudizio contro la Carfagna, mi sta anche simpatica e mi fa pure un po’ pena, catapultata cosi’, da un giorno all’altro e senza nessuna esperienza, in un mestiere cosi’ difficile e di responsabilita’ come quello di Ministro della Repubblica Italiana.
    Non so se abbia leccato il pene di Berlusconi, e nemmeno mi interessa piu’ di tanto.
    Tra l’altro Carfagna non dovrebbe nemmeno essere completamente cretina, in quanto laureata in Giurisprudenza (con una votazione di 110/110 con lode) con una tesi in Diritto dell’informazione e sistema radiotelevisivo. (Forse era meglio farla sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni).
    Ma allora, come si fa a dire che per volersi bene il requisito e’ poter procreare???
    Che forse non si vogliono bene madre e figlio?
    Devono per forza essere incestuosi per amarsi?
    Oppure nel caso io fossi sterile, incapace di procreare, non potrei voler bene a una donna?
    Non potrei sposarmi?
    Non potrei formare una famiglia??
    E che dire delle coppie che volessero adottare un bambino, invece che crearlo dal loro sperma e ovulo?
    Anche la ministra Carfagna e’ figlia della cultura italiota, fomentata dalla falsa tolleranza vaticana, irrispettosa delle differenze, incapace di concedere diritti a chi si bolla come altro, diverso.

    Carfagna, si vergogni, lei non e’ un ministro.

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