Valutazioni e giudizi

Denis è uno di quei ragazzi che la scuola butta via. Non importa quale sia la riforma in atto o in corso, se sia o meno obbligatorio il grembiule, chi sia il ministro, a che filone pedagogico ci si rifaccia: i ragazzi come Denis son predestinata carne da macello, dal primo giorno delle elementari all’ultimo che passano dentro un’aula. Che lasciano, quasi sempre, per raggiunta anzianità, non per aver finalmente ottenuto una promozione.

Ha quindici anni abbondanti, i capelli neri, la pelle olivastra, gli occhi tagliati diritti, come da un coltello a serramanico, le iridi di un colore incerto fra l’ambra e il verde. Lui dice: “Color fogna.” con una risata amara, che già la dice lunga sulla sua autostima e su cosa s’aspetti dalla vita e dal mondo.

Non è mai stato mio alunno, abita solo vicino a casa mia. Quando torno lo vedo appoggiato vicino al portone, piede sul muro, muso sfottente, bomber nero e sigaretta appicciata che pende dal labbro, come la versione mora di James Dean, solo che lui conosce al massimo Van Damme, e non è la stessa cosa. Le ragazzine muoiono per lui e lo assediano: si muove sempre con un crocchio attorno di bimbe nella fase di passaggio fra le Winxs e le Veline:anche con dieci gradi jeans a vita bassa e canotte poco più lunghe del bordo del reggiseno. Lui le amministra come un sultano: oggi una, domani l’altra, posdomani un’altra ancora: pare l’abbia nel sangue l’abilità di gestire un harem, lascito di chissà quale antenato saraceno, assieme ai ricci intricati color ebano.

L’anno scorso, quand’era in seconda media per la seconda o terza volta, la sua professoressa di italiano, mia amica, ultima di una lunga serie di insegnanti che l’avevano ereditato in classe e lo sopportavano come una disgrazia, provò a mandarlo da me per fare qualche ripetizione. Arrivò con un quaderno ciancicato che pareva uscito dalla centrifuga della lavatrice, e negli occhi una espressione che diceva: “Provatici, provatici a dirmi qualcosa.”

Presi quel cencio di carta e lessi. Lessi in silenzio i temi ad uno ad uno, per almeno dieci minuti. Lui prima rimase torvo, fingendo di guardare in giro per la stanza, come se fosse abituato a gente che dava occhiate ai suoi quaderni e se ne ritraeva schifata dopo le prime tre righe. Visto che continuavo a leggere, però, alla fine si incuriosì.

E’ inutile, non so scrivere, io.” disse.

No – replicai io – sai scrivere. Non sai l’ortografia, che è una cosa diversa.”

Già, mancavano le virgole, i punti, tutte le doppie, per non far torto a nessuna: una parola su tre era sbagliata, le maiuscole disperse: ma in mezzo a quel macello, cazzo, c’era uno scrittore: descriveva piccoli flash di un mondo, il suo, di cui tanti adulti facevano una banale parodia in pietosi best seller per adolescenti e lui invece ritraeva dal vero: non tre metri sopra al cielo, insomma, ma con le scarpe sporche di fango.

Lavorammo per un po’. Imparò a mettere qualche accento giusto e ad imbroccare, talvolta, le acca. Abbastanza per giustificare, a fine anno, un sufficiente dato con calcio in culo. Quest’estate, incrociatolo, lo avevo visto contento di poter finalmente andare in terza e prendere almeno la licenza: vorrebbe aprire un bar, da grande. Bene, mi dissi. Male, quando seppi che, giubilata la mia amica (precaria), era capitato nella sua sezione Cristofori, uno schifoso ragnetto mediocre, che coniuga l’assoluta mancanza di qualsiasi talento con la tenace convinzione di non riuscire ad emergere in nulla perché il mondo congiura contro di lui. Frustrato perché non lo fanno passare al Classico, Cristofori si sentiva già un giustiziere gli anni scorsi: quest’anno, con la Gelmini alle spalle, crede di essere un inviato per conto di Dio. Ha già annunciato urbi et orbi che lui farà medie matematiche secche, e, per non rischiare di dover promuovere qualcuno di indegno, ha cominciato l’anno distribuendo voti che vanno dall’uno al tre a chi considera già destinato alla bocciatura, così non si corrono rischi che possa recuperare in corso d’opera un malo inizio.

L’altra sera Denis era, al solito, fuori dal mio portone: giubbino, sigaretta, motorino acceso, però solo, senza il consueto corteggio di fanciulline o scorta di amici: nell’ombra in cui si nascondeva indovinavi un muso lungo fino alle ginocchia.

Mi ha dato 2, lo stronzo!” dice, porgendomi un foglio protocollo che sarebbe stato meno spiegazzato se lo avessero frullato in una betoniera.

Un diluvio di segni rossi, d’accordo: al solito mancavano doppie, accenti, punteggiatura. Ma descriveva una litigata con la madre, e il periodo finale era questo: Le dico: e smettila di controllare la mia vita! Lei dice: ecco sei sempre così sei sempre così non mi vuoi bene nessuno mi ha mai capito nessuno nessuno siete tutti uguali! sei come tuo padre, siete uomini, siete tutti uguali!! Va via, sbatte la porta e non so dove va perché con lei non si sa mai , dove va non lo sa neanche lei. E io resto solo in mezzo alla stanza. Solo come uno di notte davanti alla porta di un frigo vuoto.

Mi ha dato 2, è uno stronzo!” ripete, e sento che trattiene a stento un singulto di lacrime.

Da insegnante, non concordo con il voto, concordo con il suo giudizio.

13 Comments

  1. Credo che questa sia una delle frustrazioni che prendono gli insegnanti quando si rendono conto che non devono lottare solo con le problematiche personali dell’allievo , ma anche con tutto il mondo meschino che gli ruota attorno ; ci si chiede quindi se ne vale la pena .

    L’ho sperimentato quando ho seguito per qualche settimana mio nipote per i compiti delle vacanze estive e mi sono bastati dieci minuti per capire quanti danni possono fare certi comportamenti : i genitori che criticano aspramente davanti al figlio le capacità dell’insegnante con il risultato di lanciare il messaggio che se questa è un’incapace tanto vale darsi da fare , dichiarare l’inutilità dell’insegnamento dell’inglese , ” tanto io faccio come lo zio che va a Cuba o Santo Domingo e lì parla solo il dialetto veneto ” , continuare a sentire genitori e parenti vari a ripetere come un mantra la frase : ” ma se non hanno voglia di studiare ma che li lascino in pace , al momento opportuno andranno a lavorare ” tra i miei e altri pochi sguardi basiti in merito a questa affermazione .
    Per fortuna io sono un testone peggio di mio nipote altrimenti dopo dieci minuti la reazione sarebbe stata quella di prenderlo a scappellotti e mollarlo lì .
    Con tutti i miei limiti ho cercato di fargli capire che coltivare un ‘istruzione lo renderà soprattutto libero , libero di scegliere , di farsi delle opinioni di sviluppare al meglio le sue capacità .
    E sono riuscito anche a fargli leggere un libro , niente di eccelso per la verità , ma certi risultati necessitano di lunghi percorsi , non sempre lineari .

    Quello che fa piangere il cuore è sapere che probabilmente il tuo Denis non ha nessuno dietro a sostenerlo , a correggerlo , a indirizzarlo , tranne forse te , che ovviamente non puoi agire oltre certi limiti .
    Però sono convinto che non sarà stato tutto vano quello che hai fatto , lo dimostra il fatto che ti ha messo a conoscenza del risultato del suo compito : arrabbiandosi , non restando apatico , rivela tutta la sua partecipazione . Ci tiene, sperando che lo “stronzo” non sradichi il seme del suo interesse .
    Concordo con il tuo parere per la sua qualità di scrittore : è attento ai dettagli , ha un ritmo del racconto dinamico e una vena sarcastica interessante .

    Chiedo scusa se mi sono dilungato tanto .

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  2. ti leggo sempre, galatea, anche se non lascio commenti.
    qui, però, mi hai fatto venir voglia di farmi viva. così, tanto per dire: ci sono anche io.
    benchè non mi sia chiaro se a muovermi dentro qualcosa sia stata tu oppure sia dipeso tutto da Denis, che è “solo come uno di notte davanti a un frigorifero vuoto”.

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  3. beh, il ragazzo ha la stoffa.
    Non disperi:neppure Ligabue aveva chiaro che fare, e non s’è mai pigliato con l’ortografia.
    Se però Ligabue è appunto un idolo del Denis, allora avremo non un nuovo Culicchia, bensì di nuovo un Baricco.
    E questo è un problema.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  4. sono rimasta senza parole….per la grettezza dell’insegnante che non merita di chiamarsi tale …per l’infelicità del ragazzo che merita la delicatezza e la sensibilità di insegnanti par tuo. Così i ragazzi se anche possono essere recuperati, si perdono definitivamente per la solitudine in cui vivono …in famiglia e a…scuola.

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  5. Potresti ospitare Denis come guest star sul blog. Noi promettiamo di essere tolleranti su doppie e punteggiatura, in cambio del privilegio di dare un’occhiata sul suo mondo,visto attraverso i suoi occhi e la sua penna. E magari gioverà alla sua autostima sapere che per uno stronzo che trova sulla sua strada ci sono altre persone pronte ad ascoltare ciò che ha da dire. D’altro canto, di schifosi ragnetti mediocri (bella!) ne incontrerà tanti nella vita, quindi è meglio che ci si abitui… 😦

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  6. e se suggerissi a denis di aprire un suo blog? magari scrivendo prima i post in un word processor munito di correttore, così una pulitina all’ortografia ce l’ha e magari gli resta la voglia di scrivere. se lo fa lo vado a leggere promesso. chissà quante cose potrei imparare io da uno così 🙂

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  7. Da ex insegnante, la figura di questo ragazzo mi attrae, anche se mi spaventa un po’. “Solo come uno di notte davanti alla porta di un frigo vuoto.” è una genialata, a me non sarebbe mai venuta in mente. Pensi di andare a parlare con “lo stronzo”? Mi sembra davvero una persona meschina ma soprattutto un pessimo insegnante, se non si accorge del talento di Denis solo perché incrostato di errori di ortografia.

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  8. Di insegnanti così ne ho conosciuti, anche prima che arrivasse la Gelmini.
    Del resto, che si debba tornare a giudicare oltre che a insegnare (cosa che dalle mie parti, pochi insegnanti fanno), mi pare scontato. Ma con giudizio e tendendo sempre al recupero dei ragazzi in difficoltà, ma senza pietismi e regali. Perché la vita, non dona proprio nulla, specialmente a chi ne avrebbe più bisogno. I figli di papà possono permettersi di essere ignoranti, il figlio dell’operaio no.

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