Quando il destino colpisce a tradimento non si può che solidarizzare.

Secondo una prima ricostruzione, la macchina su cui viaggiava Joerg Haider si è schiantata addosso ad un pilone a causa dell’altra velocità, dopo aver travolto la siepe che che si trovava davanti ad esso.

Quando il destino colpisce così all’improvviso, stroncando la vita di un essere vivente, qualsiasi tipo di esistenza questo essere vivente abbia avuto, non si può che meditare sulla caducità del tutto, osservando commossi un minuto di silenzio.

Non meritava comunque di finire così, povera siepe.

59 Comments

  1. Questa è una caduta di stile micidiale…di fronte al mistero della morte, anche della persona più abbietta del mondo, dovremmo starcene tutti zitti…non mi è piaciuto per niente questo post, anche se la mia opinione conta zero…

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  2. “politicamente” – ahimè – la morte di Haider fortifica l’altro partito di estrema destra. Quanto al ridere per la morte di Heider, certamente è una violazione di un tabù importante: dai miei pizzi confesso che non si è mai praticato un gran lutto per la morte dei fascisti : a volte violare i tabù è necessario e salutare, è l’eccezione che conferma la regola.

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  3. Scusa se ogni tanto ti invito alla mia piccola casa, ma stavolta casca a fagiolo
    http://pensatoio.ilcannocchiale.it/2008/10/11/se_ne_vanno_sempre_i_migliori.html

    x smirki
    Tu pensa a che avrebbe potuto fare se fosse stato vivo…
    Comunque è inutile gioire della morte di un pazzo. Quando monta la marea di merda dietro uno stronzo ve ne stanno mille altri…
    Se si studia nazismo e fascismo si trova che vi erano tanti aspiranti fuhrer e ducetti…
    E prima di berlusconi ? Andreotti, Craxi, Cossiga…

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  4. A parte il personaggio la morte e la siepe,non è strano sentire che un leader politico si è schiantato con la sua auto e che la guidava lui? Quà in Italia non potrebbe mai succedere,hanno tutti auto blù con autista,elicottero con pilota,linee aeree personalizzate…

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  5. @->smirki ed elena: in Veneto esiste un vecchio proverbio: co’ i nasse i xè tuti beli, co i se sposa i xé tuti signori, co i mor i xé tuti boni” (quando nascono sono tutti belli, quando si sposano sono tutti ricchi, quando muoiono sono tutti buoni). Personalmente l’ho sempre trovato una summa di ipocrisia. Da vivo a me il signor Haider faceva passabilmente schifo, e il fatto che sia morto non cambia un virgola il giudizio che m’ero fatta di lui. Quindi il disprezzo, sincero, che provavo per le sue idee in vita non lo nasconderò solo per il trascurabile particolare che ora non è più tra noi: tra l’altro, penso che sia una forma di rispetto verso il morto continuare a trattarlo come se fosse vivo. Nello specifico, poi, le circostanze della morte meritano una riflessione al di là del personaggio coinvolto: ogni volta che un incosciente si schianta contro un platano perchè corre, nella notte, a velocità folle c’è sempre qualcuno che parla di “platano killer”, e io, immancabilmente, confesso che solidarizzo con il platano. Qui la povera siepe mi sembra l’unica vittima veramente innocente dell’incidente: quindi, se c’è qualcuno che merita un minuto di commosso silenzio, è lei.

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  6. @->Chiara Geminello: Cara signora, io non ho alcun problema a farmi riconoscere, e lo dimostra il fatto che le mie opinioni le esprimo liberamente e senza paura su questo blog. Vengo da una cultura in cui un nazista xenofobo e razzista è un nazista xenofobo razzista, e le sue idee sono giudicate vergognose, illiberali ed antidemocratiche. Personalmente sono molto fiera di provenire da un ambiente simile. Evidentemente lei viene da ambienti diversi. Mi dispiace per lei.

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  7. Cara Galatea, chiarisco meglio il mio commento…sono più che d’accordo con te sul fatto che l’ipocrisia in questi casi è insopportabile. Haider è stato e rimane un personaggio malvagio, portatore di un’ideologia di odio e di divisione fra gli uomini. Questo giudizio non deve assolutamente cambiare per il fatto che è morto. Era disprezzabile da vivo, lo rimane da morto e lo sarà sempre. Il mio appunto era piuttosto rivolto all’opportunità di fare dell’ironia sulla morte. Tutto qui, niente di più. Questo è un blog bellissimo, scritto con grande intelligenza, con ironia finissima, con sensibilità e attenzioni incredibili, e infatti lo leggo sempre con affetto e ammirazione, e merita tutto il successo che ha, lo stramerita. Il mio commento dunque voleva avere più il tono di quando a un tuo carissimo amico capita di fare una cosa che non ti trova molto d’accordo, ma continui a volerlgi bene lo stesso. Riguardo al “platano killer”, figurati se non sono d’accordo io…leggi cosa ho scritto sul mio umile angolo di scribacchiamenti: Eccellenti “gregari dell’espressione alla moda” sono i giornalisti. Naturalmente ci vuole chi scatti in testa al gruppo, chi per primo sappia creare la perla. Subito si ritrova appresso un nugolo di gregari pronti a tirargli la fuga verso il traguardo glorioso dell’insulsaggine linguistica.

    “…Eccellenti “gregari dell’espressione alla moda” sono i giornalisti. Naturalmente ci vuole chi scatti in testa al gruppo, chi per primo sappia creare la perla. Subito si ritrova appresso un nugolo di gregari pronti a tirargli la fuga verso il traguardo glorioso dell’insulsaggine linguistica.
    Succede un grave incidente stradale causato dall’imprudenza di qualcuno che non ha saputo commisurare la sua guida alle condizioni del tempo? Subito loro, giù a far clamore: “Nebbia assassina”. Come se un giorno, mi girasse di mollare una testata contro il primo palazzo lungo la via, e poi chiamassi il 113 sbraitando nel cellulare: «…Presto! Aiuto! Correte subito! Sono stato aggredito da un muro!…»….”

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  8. Scusate se rompo ancora, poi giuro che mi zitto 🙂 Aggiungo un’altra riflessione: la cosa bella di tutto ciò è che tu Galatea, se ti va, hai il sacrosanto diritto di ironizzare anche sulla morte di Haider, io quello di dirti che mi sembra inopportuno, e le due posizioni rimangono comunque degne di rispetto reciproco…un concetto che Haider non ha mai potuto o voluto capire e che dal basso della sua meschinità idelogica non ha mai potuto o voluto apprezzare…

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  9. @->smirki: personalmente penso che l’ironia si debba esercitare soprattutto su quelle cose che sono oggetto di reverenza e di tabù: vita, morte, nascita, soldi e potere. La satira questo fa, e questo deve fare. Altrimenti si ironizza sul fatto che Berlusconi è un tappo, Tremonti ha la voce racchia e Andreotti è gobbo. Quella non è satira o ironia, è il Bagaglino. 🙂

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  10. Bleach…il Bagaglinooooo….noooooooooooooo…noooooooooooooo….non mi ci far pensare che mi viene da piangere insieme a conati di vomito irrefrenabili 🙂
    Concordo Galatea, la satira è proprio quella roba lì che dici te…però non so, in questo caso mi sembrava eccessiva…ma ribadisco: sono contento che tu abbia potuto e voluto ironizzare anche su questo tema…
    La satira, paradossalmente, è una cosa molto seria, riesce a stanare quelle contraddizioni della vita che a volte non sono in grado di cogliere nemmeno la filosofia o le scienze sociologiche, o la psicologia…ecco, forse è questo il punto: in questo caso io ci ho visto solo uno che si è schiantato contro un palo, fare sopra dell’ironia su questo fatto non mi sembra che dica niente di più su tutta la malvagità e la negatività di un personaggio, aspetti che vanno invece ricercati nella sua biografia anzichè nella sua morte…
    La mia impressione è che si manchi un po’ il bersaglio…faccio un esempio per assurdo: è come se, per mettere alla berlina la perversità di un criminale sanguinario che casualmente ha anche problemi motori, lo si attaccasse dandogli del “brutto zoppo”, dicendogli, che ne so, “maledetto storpio”…non so, come nel caso della morte di Haider, mi sembra più un attacco sferrato ad una debolezza del personaggio, la morte è il momento di suprema debolezza per ogni uomo, anche per quello che è stato il più cattivo, il più esecrabile, il più abbietto. Debolezza che non ha niente a che fare con la sua vera essenza malvagia, che risiede invece in tutte quelle cose ed idee cattive che purtroppo ha sostenuto quando era vivo…
    Con questo, ripeto, tu ti sentivi di ironizzare ed hai fatto benissimo a farlo, sono contento che l’hai fatto e soprattutto, quello che ho aggiunto qui era solo per cercare di chiarire meglio il mio pensiero, di ragionarci su con te, senza volontà alcuna di voler convincere chicchessia…perchè se c’è una cosa di cui sono assolutamente certo nella vita, sono tutti i mie dubbi 🙂

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  11. Io credo che il fatto fondamentale sia che non abbiamo avuto parte nella morte del malcapitato.
    Per il resto si può dire quel che si vuole. Tanto i morti non possono essere offesi. Con la morte si subisce l’infinita e per fortuna ultima offesa
    Il resto è roba da vivi e parafrasando Totò è roba da gente poco seria.

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  12. Il fatto che sia morto a 230 all´ora la dice lunga sui valori di quella parte politica.Nessuno gode della morte di una persona,ma si deve riflettere su questo.Quando muore un alpinista “se lo meritava”.Muore un fascista a 230 all´ora “disgrazia”.Non si tratta di esultare per la morte di una persona,ma di riflettere sulla differenza di percezioni e sulla mitizzazione di certi personaggi.

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  13. il post di Galatea mi ha fatto appena sorridere: in fondo è un classico dell’umorismo nero e splatter. Personalmente ricordo di aver letto una vignetta sulle stragi del sabato sera (poteva essere su Cuore o su Linus) molti anni addietro in cui si compiangevano i poveri platani..
    Eppoi gioca sullo spiazzamento del retorico compianto stile coccodrillo giornalistico o orazione funebre, cambiando alla fine l’oggetto del lutto.
    Mi ha stupito invece il tenore di alcuni commenti: sottoscrivo la definizione di satira e del suo oggetto che ha dato Galatea.
    paolo.

    P.S. tutti prima o poi dobbiamo morire; per favore qualcuno lo ricordi al divo Giulio.

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  14. come dice sempre luttazzi, la satira si fa su potere, sesso, religione e morte, per cui smirki1975 non capisco come puoi pensare che sulla morte non si possa ironizzare…

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  15. Ma non è più semplice, e più moralmente neutrale per tutti, dire che si è trattato di un normale caso di selezione naturale previsto dalla biologia, che non è che guardi tanto in faccia alle distinzioni tra buoni, cattivi, pacifisti, nazisti, xenofobi, di destra o di sinistra?

    Esiste un fenomeno ben noto alle scienze naturali, che è quello dell’eccessivo sviluppo di caratteristiche che a piccole dosi sono utili per sopravvivere o per riprodursi, ma che quando vengono esasperate diventano un fardello controproducente.

    Tipo il rigoglio smodato della coda del pavone o delle corna dei cervi maschi…

    ….che sono sì orpelli utili per attirare la femmina, ma che oltre una certa soglia diventano un peso insostenibile, una scomodità energeticamente costosissima, un ottimo modo per essere notati, oltre che dalle femmine, anche dai predatori, e un intralcio scomodissimo che ostacola la fuga in caso di pericolo.

    Nella specie umana, il macchinone rombante e impressionante è uno di questi.

    A breve termine, può essere vantaggioso per fare bella figura con le femmine o per mettere in soggezione altri maschi.

    Ma poi se uno non lo sa gestire, o pretende di usarlo al di sopra delle proprie possibilità (per esempio, illudendosi di avere ancora a 60 anni gli stessi riflessi di 30 anni prima), viene impietosamente falciato dalle circostanze esterne…

    Lisa

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  16. Un po’ di umorismo maleducato e politicamente scorretto alle volte non guasta.

    Per quanto riguarda Haider, per me è sempre stato al centro di un piccolo mistero. Mi sono innamorato della Carinzia qualche anno fa, dopo esserci stato in vacanza; è accaduto anche a molte altre persone che amano la natura e la montagna. Ora, posso anche ammettere che un sedicente neo-fascista (o neo-nazista?) abbia idee simili alle mie in fatto di ecologia (Hitler, se non ricordo male, aveva varato leggi molto “moderne” sulla tutela del paesaggio). Qualunque siano le nostre idee, dobbiamo accettare il fatto che le condividiamo anche con con persone sgradevoli (o indecenti). Il vero mistero sta nelle persone che là ho incontrato, in modo particolare nei ragazzi: in Carinzia, se le impressioni iniziali hanno un valore, ho incontrato i giovani più gentili, educati e rispettosi che io
    ricordi. E non sto parlando di consumati uomini di mondo, ma di “montanari” timidi, pieni però di rispetto non formale (mi veniva da paragonarli al giovane elettore medio della lega, qui da noi).

    Sono stato fortunato? Ho incontrato quelli che non votavano Haider? Oppure chi vuole (legittimamente) difendere il suo piccolo paradiso, vota senza troppi scrupoli chi lo aiuta in questa lotta, sorvolando sugli aspetti infami? O possono convivere, nella stessa persona, la gentilezza autentica e l’odio di razza ? (non ricordo quale scrittore parla del suo aguzzino nel lager, che la sera, a casa, ascoltava o suonava Schubert).

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  17. @watchdogs: va beh, te lo concedo, in linea di massima quelli sono proprio gli argomenti ideali della satira, ma Luttazzi non è mica il depositario delle verità assolute 🙂 si può ironizzare sulla morte, ma certe volte può essere fuori luogo…solo questo…sono interista anche iooooo 🙂 … purtroppo 🙂

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  18. E se un tifoso di calcio entrasse armato di un fucile in uno stadio e festeggiasse la propria squadra sparando? Diremmo che è un pazzo, diremmo che è potenzialmente un assassino e, se si facesse del male da solo, sicuramente un coglione patentato. E se uno guida a forte velocità per le strade di una città?

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  19. mi piace questo bel dibattito partito da una siepe arrotata e da uno di cui non sappiamo cosa dire di buono (come al funerale di mia nonna, nemmeno il prete sapeva cosa dirne di buono), ora io una cosuccia l’avrei trovata: aveva dei begli occhi (sempre piaciuti gli occhi chiari).

    poi a me la morte sembra solo una parte della vita e quindi non vedo perchè sia così difficile accettare l’ironia su di essa.

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  20. ara Galatea, arrivo ultima a risponderti. Fatto salvo che sottoscrivo le riflessioni di smirki nei vari commenti qui sopra, mi sono chiesta poi qual è il vero motivo che mi aveva fatto scrivere d’impulso “no, questo non mi piace” leggendo il tuo post. Non credo si tratti del tabù della morte, perché non ho personalmente problemi a trattare l’argomento. Credo invece che la mia reazione di fastidio e dissenso sia da riportare alle parole di smirki poco sopra: “la morte è il momento di suprema debolezza per ogni uomo”, sputare su un morto, è come parlare male degli assenti, perché davanti alla morte, noi piccoli uomini non ci siamo più, non ci sono più le nostre piccolezze, le nostre cattiverie, non c’è più neanche tutto il male che abbiamo fatto.
    Aggiungo un’altra considerazione. Allora, te la metto così:
    se tu fossi arrivata per prima sul luogo dell’incidente, fossi scesa dalla tua macchina, fossi corsa verso quella grossa berlina nera ancora fumante per l’impatto, ti fossi avvicinata lentamente, mentre ancora le lamiere si assestavano cigolando, una portiera dondolava e qualche liquindo, acqua, olio o benzina, gocciolava dal motore, e, tenendoti ad una certa distanza, allungando la testa verso il finestrino, abbassandoti un poco, ti fossi accorta che quell’uomo, con il viso rigato di sangue e gli occhi socchiusi, era Joerg Haider, il capo del partito xenofobo e filonazista austriaco, ti saresti girata e saresti andata via pensando: ben gli sta? E se qualcuno tra le macchine che si fermavano poco dopo di te sul luogo dell’incidente, si fosse avvicinato e riconosciuto il cadavere dell’ex governatore della Carinzia, gli avesse sputato addosso, cosa avresti pensato?
    Secondo me, Galatea, come senz’altro sai visto che le usi così bene, e come noi italiani sappiamo tutti, visto che ci ritroviamo governati da un espertissimo piazzista, le parole possono avere lo stesso potere dei fatti, anzi, a volte anche di più, e bisogna usarle con lo stesso discernimento che applichiamo alle azioni. Tutto questo per dire che il tuo post secondo me non è stato satira, ma è stato come sputare su un cadavere. Tutto il resto son parole, ma non di quelle belle, sane, divertenti e profonde che sai scrivere, ma di quelle buttate al vento.

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  21. @ elena: per me hai detto cose molto sagge…leggendo il tuo commento, mi si sono chiariti meglio anche altri aspetti del mio pensiero riguardo a tutta la questione…e ho capito un po’ meglio anche la mia reazione d’istinto di ieri sera…alla fine ciascuno rimane con le sue opinioni e le sue emozioni, ma mi è piaciuto esser parte di questa discussione.
    E poi…accidenti se hai ragione: le parole possono essere anche l’arma più tremenda, nonchè, per fortuna, la cosa più magica del mondo 🙂

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  22. La satira parla delle cose che da sempre nessuno nomina. La morte è una di queste. La frase “questa satira è eccessiva” non ha senso.
    No vi piace? Non leggete.
    Sono con te, Galatea.

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  23. se posso aggiungere un’altra riflessione…credo che la satira sia quella dimensione comunicativa umana nella quale tutto, ma proprio tutto, può essere messo in discussione…in primo luogo dunque la satira deve essere disposta a mettere in discussione se stessa e il suo ruolo…se invece la satira è intesa come uno schiacciassassi che non tollera critiche o osservazioni, diventa un dogma di fede, e a me i dogmi di fede mi fanno venire un certo senso di claustrofobia, nonchè accenni di orticaria 🙂 altro conto è la censura, quella è violenza contro la libertà di espressione e va sempre esecrata ed evitata…

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  24. La satira “è” infrazione di tabù. Dice cose che nella vita normale non si possono dire. In questo caso il tabù infranto non è “la morte” in sé, bensì uno molto più forte: il “rispetto per un uomo appena morto”.

    E’ un tabù regolarmente infranto in tempo di guerra, quando per il nemico morto non c’è rispetto né compassione (neanche da parte di chi sta dalla parte giusta, se pensiamo a piazzale Loreto).
    Ma in un paese “civile”, in tempo di pace, è rispettato da tutti. Credo che nessuno di noi (noi chi?) imbattendosi in un funerale di una persona detestata in vita, manifesterebbe platealmente questo disprezzo, chessò, sputando sulla bara.
    Resteremmo in silenzio, rispettosi nelle manifestazioni esteriori, anche se in cuor nostro potremmo ripensare alle malefatte del defunto.

    Tu, Galatea, hai deciso di infrangere questo tabù con la tua satira. Sbeffeggi il cadavere di un uomo (e le foglie morte di una siepe, ammettiamolo). Perlomeno lo fai con un uomo che è stato potente. Ricordo invece che in un’occasione il Male, la mitica rivista satirica degli anni settanta-ottanta, pubblicò una vignetta che infieriva addirittura su un pugile italiano (non rammento il nome) morto in seguito a un drammatico KO ripreso in diretta Tv. Ne ero rimasto molto colpito. Mi era sembrata una vignetta “disumana”. Ero un ragazzo.

    Ci possiamo chiedere se davvero la satira possa superare qualsiasi confine.
    La nostra organizzazione sociale è fondata sul rispetto di una serie di tabù e convenzioni (tra le quali c’è pure il rispetto delle gerarchie, la sottomissione ai potenti), nonché sulla repressione degli istinti. La satira (ma anche il semplice umorismo) ci provoca il riso proprio perché non rispetta quei tabù, quelle convenzioni e non reprime gli istinti. Ridiamo perché per un momento usciamo dalla gabbia, consapevoli che ne rientreremo poco dopo.

    Forse in questo caso in qualcuno non è scattato il meccanismo della risata liberatoria, ma ha prevalso un sensazione di sgradevolezza, perché l’abbattimento di questo tabù (il rispetto per un uomo appena morto) può dare la sensazione di essere un’uscita senza rientro.

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  25. Il pugile era Angelo Jacopucci. Ucciso da un k.o. alla dodicesima ripresa dall’inglese Alan Minter per il campionato europeo dei pesi medi. Ricordo che Jacopucci (pugile un po’ buffoncello) si rialzò, parlò anche alla televisione, e sorrise un po’ mesto al pubblico che aveva tifato per lui. Morì nella notte per un’emorragia cerebrale.
    Alan Minter battè poi Vito Antuofermo ai punti e divenne campione del mondo. Non durò nemmeno un incontro. Venne Marvin Hagler e lo distrusse in tre riprese.
    Ho ricordato questo episodio, perchè Jacopucci mi ricorda tanto la Roma dei cantautori, dei Venditti, dei Rosso. Una Roma un po’ sbruffona, ma simpatica.

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  26. Interessanti e condivisibili i discorsi sulla satira e i tabù. Eppure… questa volta il meccanismo della risata liberatoria non è scattato nemmeno per me.

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  27. Se una mia condotta sconsiderata mette a rischio la mia vita, sono cazzi miei, ma se una mia condotta sconsiderata mette a rischio la vita di altri? Chi viaggiava a 140 all’ora su una strada con il limite di 70, all’una e mezzo di notte, era Haider e non Galatea. Solo la fortuna, tanta, ha voluto che un comportamento suicida non sia diventato anche un comportamento omicida. Se uno stronzo, che è anche fascista, si comporta da stronzo e muore , non posso sottolineare, magari con una battuta, che non me ne frega niente? Quando un anonimo pazzo si schianta a 200 all’ora sull’autostrada, è solo uno stronzo in meno; quando è un uomo famoso che muore nelle stesse circostanze, sentiamo il dovere di avvolgerci in un lutto collettivo e costruiamo inevitabilmente, intorno alla sua morte, un mito.

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  28. @->Elena: Scusa, Elena, ma la tua obiezione è molto simile, nella sostanza, a quelle di coloro che, se ti sentono fare dell’ironia su Bush e la guerra in Iraq, sostengono che allora sei favorevole a Bin Laden e non hai rispetto per i militari morti. Tra l’altro, la trovo anche abbastanza offensiva, perchè nel post non ho detto: “sono contenta che sia crepato”, oppure: “ben gli sta, anzi, se lo trovavo per strada gli sarei passata sopra con la macchina per accertarmi che morisse davvero”. Se leggete il post per come è scritto, vi accorgerete che molte delle presunte “offese” che vi avete voluto leggere sono frutto della vostra lettura, non di ciò che ho realmente scritto io; e anche su questo tipo di proiezione, a ben vedere, forse ci si dovrebbe ragionare. Era un post impostato sull’effetto straniamento: nel momento in cui tutti si spendono in parole (onestamente molto impocrite, certamente troppo retoriche) per commemorare l’uomo morto, la satira e lo sberleffo stanno nel ricordare l’unica “vittima” di cui non parla nessuno, benché sicuramente incolpevole, cioè la siepe. Che poi, in questi tempi di politicamente corretto ed ecologicamente sensibile, era pure una presa in giro al cubo di un certo pietismo “verde” che pretende di equiparare i cespugli agli esseri umani.
    Non ho sputato su nessun cadavere, di Haider o meno: ho fatto un battuta che si ascrive nel filone dell’umorismo nero, prendendo in giro, fra l’altro, più che Haider in sè, l’orrenda abitudine collettiva di dover per forza, ogni volta che un uomo politico muore, spenderci su una commossa riflessione. Poi, nel caso specifico, mi spiace, ma sono pure d’accordo con Rogra: correndo a 200 all’ora, di notte, su una strada di montagna, il signor Haider, politico o nazista che fosse in vita, si comportava in modo incosciente: è un caso che abbia travolto solo una siepe, visto che ci è andato addosso mentre tentava, pare, il sorpasso di un’altra autovettura, la quale, con tutta evidenza, rispettava i limiti di velocità e magari per questo dava fastidio. Insomma, poco ci mancava che, invece della siepe, schiantasse qualche altra incolpevole persona, invece che solo sè stesso. Non dico che gli sia stata bene e non augurerei a nessuno di fare una fine simile, ovviamente, ma, in tutta sincerità, non è che proprio mi venga da provare questa grande, immensa, pietosa commozione sulla sua sorte.

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  29. Si! la satira non dovrebbe farsi beffe della morte. Vorrei poter dire: “Provaci ancora Joerg. Insisti”. E poi non ci hai nemmeno fatto sentire: “Forse è meglio morire da piccoli”.

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  30. quanti begli spiriti sensibili… Haider era un fascista, razzista, xenofobo e, nonostante le frequentazioni di minorenni slovacchi 😉 era pure omofobo.
    io credo che dopo la sua morte il mondo sia lievemente migliore, e chi si indigna per la “profanazione” di una morte rispondo citando malvino:
    “Ecco perché mi sentirei di dire che la morte non ha reso migliore Joerg Haider: anche da morto penso che rimanga quel gran pezzo di merda che era. Fascista, razzista e xenofobo, un conservatore della peggior specie, quella puzzolente.
    La terra ti sia lieve, Jeorg, ma sia tanta.”
    http://malvino.ilcannocchiale.it/

    mi unisco al cordoglio per la siepe.

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  31. @elena che chiede:
    “se tu fossi arrivata per prima sul luogo dell’incidente […cut espedienti retorici…] ti fossi accorta che quell’uomo […again…] era Joerg Haider ti saresti girata e saresti andata via pensando: ben gli sta?

    Io, no. Mi sarei comportato come con qualunque altro essere umano. Avrei chiamato un’ambulanza e cercato di soccorrerlo per quanto potevo.

    Ma questo non mi impedisce di pensare che forse per l’umanita’ non sia poi stata una grande perdita. Come non mi impedisce di ridere alla battuta di Galatea. Fra azioni e parole c’e’ una differenza. E anche fra parole di odio pronunciate in un contesto politico “serio” e parole ironiche scritte con palese intento satirico.

    E no, senz’altro non avrei sputato su un morto.
    Ma se per caso l’avessi soccorso, al nazista, e se per ipotesi poi l’avesse sfangata, magari proprio grazie al mio intervento… Ecco, in questo caso, una volta tornato a casa, di fronte allo specchio, un bello sputo in faccia a me stesso non me l’avrebbe tolto nessuno.

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  32. Osta….la pietà per la siepe.
    Abbiamo quell’arrabbiatura che inizia per “i”, mi par di capire?
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  33. Le doveva stare sulle scatole forte questo tipo per seppellirlo sotto questo macigno 😐

    In Carinzia molti qui ci si sentono a casa. Da un certo tempo aveva preso piede il vezzo di farcisci fotografare assieme, “come allo zoo coll’orango” punzecchiavo io.

    Un Calderoli coll’elmo col chiodo, molto gradito anche negli ambienti illyani usualmente schizzinosi verso le origini troppo “straccione” del leghismo locale.

    La natura accolga l’uomo che la fatalita’ le ha ricondotto.
    Per il resto, la moderna Austria ha sicuramente perso un riferimento di moderato equilibrio.
    Dico sul serio.

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  34. Le doveva stare sulle scatole forte, questo tipo, per seppellirlo sotto questo macigno 😐

    Qui da me in Carinzia ci si va e ci si sente a casa. Da un po’ di tempo aveva preso piede il vezzo di farcisci fotografare assieme, nell’occasione di comizi o raduni. “Come allo zoo coll’orango e senza gabbia” punzecchiavo io.

    Un Calderoli coll’elmo col chiodo, gradito financo negli ambienti illyani, usualmente schizzinosi col leghismo locale “straccione” o rozzo.

    La natura accolga quest’uomo che la fatalita’ le ha ricondotto.
    Per il resto l’Austria ha perso un riferimento politico di moderato equilibrio. Dico sul serio, approfondite…

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  35. mi rendo conto che commentare senza le leggere le decine di commenti possa essere non molto educato, ma sono di fretta. Però lo dico lo stesso: un post umanamente vomitevole, al di là di tutti i tentativi possibili di tirare in ballo le idee di haider, che pure anch’io ritengo , politicamente, vomitevoli.

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  36. ” il perbenismo interessato, la vanità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”
    voi critici voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossia, ma se Haider in vita era una merda, resta una merda anche da morto. Mi allibisce il politically correct buonista_di_sinistra che mi recita il mantra cattolicoforme del – in morte di.
    Il mondo senza Haider è minimamente migliore, come lo fu senza il suo mentore Hitler, senza il di lui compagno di merende Stalin, senza tutti gli schifosi tiranni della recente storia. Questi hanno lasciato alle spalle milioni di morti, Haider solo qualche minore slovacco lasciato immolare alla malattia di uno schifoso in virtù di una legislazione sciagurata (età del consenso? 15 anni…), proclami nazisti, vomiti razzisti e frotte di merda leghista a leccare il terreno ove posava i suoi lerci piedi.

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  37. Maxifasso, credo di poter ritenere in alcuni casi vomitevole – e libera: libera e vomitevole – la satira senza per questo essere accusato di non conoscere il significato della parola, non trova?
    Ciò detto, il mio non era un commento cattolicante o buonista. Alla morte di un assassino, di Hitler, potrei esultare. Galatea esulta alla morte di un uomo non in virtù del suo essere individuale ma in virtù delle sue idee politiche: ci passa la stessa differenza tra l’esultare per la morte di Stalin e per la morte di un comunista in un lager nazista.

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  38. @->Nomedelblog: per essere precisi, perchè sinceramente chi mi attribuisce cose che non ho scritto mi dà fastidio, io non ho “esultato” per la morte di Haider. Ho fatto semplicemente capire, che, sinceramente, mi rifiuto di unirmi ad un compianto che non sento: non lo stimavo da vivo, non vedo perchè dovrei sentirmi affranta per la sua scomparsa. Guarda, confesso che se lo avessero ammazzato per le sue idee politiche, probabilmente mi sarei commossa di più.
    Quanto all’aggettivo usato, “vomitevole”, ognuno è liberissimo di giudicare i miei post come meglio crede. Personalmente penso che si sarebbero potute scrivere cose ben più offensive, volendo.

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  39. nomedelblog (che credevo meno vicino)
    Credevo… pensavo… avevano ragione, è stato vittima di un attentato. L’ha ucciso la satira, anzi la satira comunista; per essere precisi.
    La satira colpisce, morde, azzanna, deve essere irriverente o non è satira; a volte sbaglia il bersaglio ma non ha mai ucciso.
    Magari hanno riso solo quelli di una parte, non si può aver tutto (e preferisco così). Magari qualcuno ha riso a denti stretti. Magari solo sorriso. Non si può pretendere che tutti siano d’accordo. Io so che il povero camerata aveva a cuore queste parole (l’ho anche scritto): chi mi ama mi segua.
    Mario

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  40. a parte le idee politiche, quanti di voi hanno detto di un pedofilo che muore, “Era ora?”
    Quanti alla sola idea si sentono meglio?
    Haider in Austria come in Italia sarebbe stato colpevole di stupro, in Slovacchia era impunito.
    Possibile che, se osannava il nazismo, il razzismo etc, voi alla sua fottuta morte ossservate un minuto di silenzio, e invece per i vari pedofili stupratori invocate la pena di morte?
    Haider era ANCHE uno di quelli, compagni del cinz!

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  41. chiedo scusa a Galatea per aver usato il termine “esultare”: potevo trovare di meglio. il senso di quel che ho scritto però rimane. d’altronde, uno scrive post per farsi leggere e commentare: qualcuno apprezzerà, altri tratterrano i conati. è nelle cose

    per mario: capito tutto, eh (meno vicino? boh)?
    mai contestato la satira esgarata nel linguaggio (tanto più che in questo caso si esplica tramite una battutina su una siepe, quindi…), nè tantomeno la “satira comunista”, perchè se pensassi che per il solo essere comunisti (e galatea non la è, quindi veda un po’ lei…) si devono scrivere robe vomitavoli, farei essattamente ciò che nel post di vomitavole ho trovato: discriminare un uomo, oltretutto nel momento meno “politico” possibile, in base alle sue idee politiche. e siccome Galatea nelle gentili spiegazioni non ha detto “lo conoscevo era un pezzo di merda”, ma ribadito la sua distanza dalle posizioni neonaziste, confermo ciò che ho scritto. e potrà trovarlo strano caro mario, ma io disprezzo le idee di haider. le idee

    saluti

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  42. Cosa noi tutti temiamo? Voglio dire: qual è la nostra più grande paura?

    Non rispondete subito, sbagliereste. Rifletteteci un attimo, allontanatevi con la mente dal PC, dalla stanza, dall’edificio. Soli con voi stessi, ancora una volta chiedetevi: Cosa mi terrorizza?

    La risposta è una sola: la morte. Laici o religiosi, non fuggiamo alla cosciente e atavica convinzione che porterà il nostro corpo a spegnarsi, un giorno lontano. Per questo la morte diventa tabù. Per riuscire a vivere con questo pensiero, anzi, per allontanarlo il più possibile dalla nostra mente, la esorciziamo. I modi non sono tanti, si basano principalmente sull’immaginare la fine come un “passaggio” verso un diverso stato dell’anima (religione), poi ognuno adatta l’evento alla sua personalità (pagana), e si finisce col portarsi in tasca un cornetto di corallo rosso.

    Ma l’esorcismo definitivo, il “metodo” che meglio funziona, ovvero quello che chiude l’argomento, è accettare il trapasso nella sua completezza. Da qui il falso ossimoro che afferma l’inutilità della vita senza la morte, la migliore filosofia (a mio parare) esistente.

    Sono certo che fino a qui mi avete seguito, l’esempio è “universale”, se avete dei dubbi rileggete e rileggete, anche se mi pare l’apice della semplicità.

    Cosa è accaduto? Molti che hanno paura della morte, che la ritengono un tabù, che non l’accettano, che non “vogliono che se ne parli”, che non hanno il coraggio di guardare il triste mietitore negli occhi, hanno ritenuto il post di Galtea offensivo.

    Non commento, godetevi la libertà di espressione e lasciatemi la libertà di giudizio.

    Ma ora, con metodologia scientifica, spostiamoci verso altre paure. Ad esempio la paura del “diverso”: un omosessuale, un ragazzo down, un handicappato sulla sedia a rotelle, un negro, un arabo, un capellone…
    Se questa diversità non viene accettata diventa tabù, e si tende a negarla, a segregarla, a tenerla il più lontano possibile dei nostri occhi, dalla nostra percezione più epidermica.
    Chi non accetta la paura regina, termina con negare tutte le altre, finendo per sentirsi al sicuro, praticamente immortale. Da qui una reazione a catena che spinge a negare le paure con forza sempre maggiore. Forza che termina col diventare fisica.
    Ecco perché c’é un grande legame fra la destra e la religione cattolica.

    Oscar Wilde lo aveva capito e disse:
    Quando morirò non voglio perdermene neanche un pezzo. Si muore una volta sola!

    Una nota rivolta a Tea: raccolti cani e porci (vivi e defunti) sulla colonnina di sinistra gradirei, se non fosse di eccessivo disturbo, tanto per ricambiare il favore, di essere blogrollato anche io.
    Altrimenti, restando in tema luttuoso, ti ammazzo!

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  43. Certo fa chic e magari fa sentire anche molto intelligente davanti al popolino rosso,o a quello radical chic al quale mi pare che lei appartenga,fare della satira da quattro soldi sulla morte di un avversario politico.
    Questa caduta di stile denota come a volte il delirio di onnipotenza offusca la mente anche di chi nonostante la grande cultura,zoppica di intelligenza.
    Io non sono di destra ;ma da buon liberale,quelli con la E finale, ho una grande dignità.
    Si vergogni.

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