Tranquilli: i fascisti da stadio, in questo paese, sono una minoranza.

Sono una minoranza. Sì, chiariamolo una volta per tutte: i quattro ultrà fascisti che a Sofia hanno inneggiato al Duce con contorno di croci celtiche e saluto a mano tesa sono una minoranza. Quattro scalmanati che non rappresentano affatto il Popolo Italiano, e neppure, sia ben sottolineato, il Centro Destra attualmente al Governo in questo nostro Bel Paese. Sono solo una minoranza, ridicola, esuberante, ignorante, esagitata, che non ha cultura, non ha un programma politico, non ha altro che rabbia dentro di sé, risentimento verso un mondo pieno di incertezze, un mondo da cui si sente tradita, rifiutata, in cui non riesce ad inserirsi. Una piccola, risibile minoranza di ragazzotti senza arte né parte, che di tanto in tanto, non sapendo che fare, si sfoga con gratuiti atti di violenza, obbedendo magari a qualche estemporaneo caporione altrettanto confuso.

Ma sono, appunto, una minoranza. Come quella che fece la Marcia su Roma, insomma.

13 Comments

  1. Cara amica
    per essere storicamente precisi: come quei manipoli che si spostavano da un posto all’altro per massacrare i lavoratori che si organizzavano o protestavano o i bracciati, venduti per due soldi al padronato e ai potenti; ma anche gratis. Quei manipoli a cui un uomo piccolo e ridicolo e infingardo permise di fare la marcia su Roma restando a guardarli. Per quella minoranza lo stadio è la loro palestra. Essere picchiato da una minoranza fa meno male?
    Spero che avendo il culto della persona seguano l’esempio recente di quel loro leader. Regagliamogli una macchina. E sempre diritti. Infondo la siepe ne ha viste tante che ha perso anche la voglia di spostarsi.

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  2. Più che altro mi colpisce la tenacia: non è da tutti andare fino in Bulgaria, per far casino.
    La curiosità è sapere come han pagato la trasferta (aerea?): che se salta fuori il pagobancomat o la carta di credito ricaricata da zia,e magari anche l’acquisto a bordo d’un biglietto della lotteria della linea aerea low-cost,son già seppelliti di risate.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  3. Secondo me, sono solo 4 deficienti. E non starei neanche più di tanto al riflettere del perchè di questo gesto. D’altra parte ci sarebbe da riflettere sul come e perchè la società italiana ha tirato fuori questi 4 rincoglioniti.

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  4. La Russa e Maroni contro Storace e Borghezio, il razzismo di Stato contro il razzismo “fai da te”, le SS contro le SA ( scherzo!). Visti i precedenti storici consiglierei ai ducetti di strada di non dormire, nei prossimi giorni, a casa propria. Ma li vorrei anche rassicurare perché al massimo, i nostri simpatici squadristi, si possono aspettare una “Notte delle lunghe manette”, che è sempre preferibile, ne converrete, ad una ” Notte dei lunghi coltelli”.
    Hasta la Siepe, siempre!

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  5. Sarà solo Evaristo, Galatea. Il solito, banale Evaristo.
    A sentir loro (illustri politici, giornalisti e opinionisti), pare che un razzista debba essere storicamente e culturalmente consapevole dell’odio e della violenza che amministra, meglio ancora se ha una tessera di partito che lo qualifichi. Perché l’ignoranza non è razzismo, nossignori, non gli è neppure parente. Uno che ti spacca la testa per ignoranza non sa quello che sta facendo, anche se tu – che magari sei senegalese – qualche sospetto ce l’hai.

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  6. E’ inevitabile che in ogni popolo vi sia un certo numero di violenti. Questi operano con una scusa o con l’altra, sotto una bandiera o anche orgogliosamente senza.

    La differenza tra una società civile ed una arretrata è come li gestisce, e come impedisce che facciano male ad altri, a noi, al senegalese di turno o a se stessi.

    Io proporrei di mandarli -sotto la minaccia del carcere- ad aiutare i poveri, gli immigrati, gli anziani soli e i tanti invisibili che ci sono per le nostre strade.

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  7. in ogni popolo… tranquilli, quelli che usano lo stadio come palestra sono una minoranza, quella stessa minoranza che ha scortato il nuovo sindaco al Campidoglio. Quegli stessi che avevano affermato che, in caso di mancato accordo col PDL, avrebbero messo a ferro e fuoco le vie di Roma.

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