Il battesimo dell’erede

 

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In altri tempi ed in altri momenti, sarebbe stato l’evento dell’anno, tale da mobilitare, in paese, la cittadinanza tutta e anche qualcuno venuto da fuori. Perché quando si nasce Crespano, a Spinola, la fama ti viene a cercare fin nella culla, e il popolo vuol sapere subito tutto, compreso il colore del biberon. Il piccolo Carlino Crespano – Carlo all’anagrafe, ma Carlino per distinguerlo dal nonno – non ha fatto tempo ad affacciarsi al mondo con la sua innocente capoccetta rosa e paffuta, che già il suo nome è sulla bocca di tutti: un Crespano, a Spinola, ha un passato persino se non ha ancora messo le fasce. Nel suo caso, poi, la curiosità del popolino è doppia: non è solo un Crespano, infatti, ma un Crespano nato in un momento in cui la famiglia è al centro di parlottii e sussurri, tanto che in paese le vicende di casa sono seguite con più attenzione che non l’evolversi delle liti fra Veronica e Silvio.

Come per tutte le famiglie regnanti, la nascita dell’erede è stata commentata in diretta nei posti che contano, ovvero da Clara e nel salone di David Celegon.

A rendere pubblica la notizia è stata Elvira Marantola, infermiera in pensione, che gira Spinola tutto il santo giorno in bici, fermandosi ora qui ora là per far punture a domicilio, a dieci euro dieci a puncicata. Oltre che di siringa, la Elvira è da sempre armata di una lingua biforcuta e di una rete di contatti che Facebook le fa un baffo: grazie al marito, messo comunale, tiene sotto controllo il Palazzo; il figlio postino monitora il territorio palmo a palmo, la figlia, maestra d’asilo, sa tutto sulle generazioni in crescita, la zia perpetua è fonte privilegiata per i tramacci parrocchiali di Santa Romana Ecclesia; le ex colleghe, poi, presidiano il reparto ginecologia ed ostetricia in ospedale, ragion per cui a Spinola non si nasce, vive, ci si sposa o si muore senza che Elvira lo sappia prima di tutti e con ogni possibile particolare.

El xé nato! El xé nato! Un cesareo, dopo sei ore de travaglio, ché la suocera la voleva farlo nassere co quelo natural, ma co la Patrizia no ghe xé sta verso!”ha annunciato dunque la settimana scorsa, entrando nel salone Ricci&Capricci tanto rossa e trafelata da far sospettare per un attimo che il bimbo lo avesse partorito lei.

Le signore sedute a far la messa in piega si sono girate tutte di scatto, col rischio di dare di zucca nel casco per le permanenti; persino David ha sospeso a mezz’aria le forbici da taglio che stavano per giubilare i ricci di una cliente storica. Poi, all’unisono, han domandato:
E el pare, Alfonso, el ghe iéra?”

La Elvira s’è seduta in pizzo ad una sedia, facendo cenno a Davide che aveva bisogno di un bicchier d’acqua e di tutta la dovuta attenzione. Quindi, accomodatasi e vistasi circondata dal capannello di clienti in silenziosa attesa, dopo essere uscite da sotto il casco o essersi sottratte al lavello con i capelli mezzi bagnati, ha dichiarato: “El xé rivà a l’ultimo momento, de corsa, perché no i iéra boni de trovarlo al celulare…” e ha lasciato la frase così, sospesa a metà, con tutto il suo carico di pesanti sottintesi.

Al bar di Clara la notizia è arrivata, quasi in contemporanea, ma per altre vie: Clara e l’Elvira non si possono sopportare, ma in compenso passa ogni mattina Anselmo Pedron, che di casa Crespano è l’ex factotum, e, nonostante si sia in parte affrancato dagli antichi signori, è rimasto ancora, per tutti, il loro tirapiedi di fiducia.

Anselmo non è tipo da dare spontaneamente informazioni, ma Clara, quando vuole, ha tecniche da interrogatorio Cia.

Oh, Selmo! – lo ha brincato, vedendolo entrare – Come xé che la Crespano e Patrizia ancuo no le se vede qua in bar? Xé miga nato el putelo?”

Anselmo è diventato rosso, come chi si trova costretto a svelare un segreto di stato: “– ha bofonchiato – stanote, me par…”

La Clara, perfida, ha sorriso, e aggiunto: “Chisà che contento, Alfonso! Faghe le congratulasion..”

Anselmo, ormai di porpora, ha trangugiato il caffè in fretta ed è sparito.

Non appena la cosa s’è risaputa, la magione di Crespano è diventata territorio blindato, neanche fosse un resort con ospite Brad Pitt. In altri tempi sarebbe stato tutto un andirivieni di macchinoni venuti a congratularsi con la signora Crespano senior per il lieto evento occorso alla signora Crespano junion, perché se anche la partoriente è la moglie del figlio, la protagonista a casa Crespano vita natural durante sarà sempre lei, la suocera. Ma Lei, la signora Crespano Senior, ha fatto capire bruscamente ad amici, parenti e clientelume vario che non è aria di salamelecchi. La situazione delicata richiede infatti una pianificazione attenta e precisa, per un evento che già di per sé, data la posizione della famiglia, vuole tutta una sua preparazione acconcia.

Il piccolo Carlino, in quanto erede legittimo dei cattolicissimi Crespano, da sempre colonne della Comunità, della Parrocchia e della Diocesi (tutte e tre pronunciate con le dovute maiuscole), è bimbo che va battezzato in fretta, perché, non si può dimenticare che, a Spinola, quest’anno, è pure tempo di elezioni, e i Crespano dovranno poter spendere la loro cattolica influenza sul candidato sindaco più adatto ai loro scopi. Il battesimo però, deve essere veloce, ma non frettoloso: scapicollarsi davanti all’acquasantiera con il pupo appena partorito può far nascere voci di una sua imperfezione fisica: se lo si battezza di gran carriera, vuol dire che il piccolo qualche magagnetta di salute ce l’ha, mentre gli eredi Crespano, è noto, nascono belli e perfetti e belli e perfetti rimangono, ci mancherebbe che il Padreterno s’azzardasse a far loro lo sgarbo di un bimbo malaticcio e bruttarello.

Ma se normalmente la cerimonia sarebbe avvenuta nella pieve parrocchiale in pompa magna, con tanto d’organo e soprano in vena d’acuti, stavolta la cosa non è praticabile. Battezzarlo durante la messa grande della domenica, o anche il sabato sera in tono un po’ minore, vorrebbe dire veder arrivare tutta la cittadinanza in frotta, non per omaggiare il bimbo come è d’uopo, ma per spiare i musi dei genitori, e tentare di oracolare dalle espressioni se resteranno sposati, o per quanto. Così la signora Crespano, per prima cosa, ha convocato il parroco, don Elisio, per dargli direttive e pianificare le future mosse. Cerimonia sì, ma in giorno di lavoro, al pomeriggio, quasi verso sera; e blindata, con presenti solo persone invitate dalla famiglia e tutti gli altri fuori. Vietato segnalarla nel bollettino parrocchiale, o far girare la voce, persino nel ricovero delle suore, ché anche le suore hanno nipoti e parenti, e non si sa mai. Pare che la signora abbia preteso ed ottenuto che la perpetua, la zia dell’Elvira, sia esclusa da ogni incarico in parrocchia una settimana prima e una dopo la cerimonia, ben sapendo che averla intorno equivarrebbe ad un lancio all’Ansa, e che abbia stabilito che la porta della Chiesa, nel corso della messa, sia presidiata da Antonio, il fido autista e galoppino di casa, un armadio di un metro e novanta capace di scoraggiare con una sola occhiata le velleità di qualunque curioso.

La signora Crespano si è poi preoccupata di avvertire in via riservata i quattro o cinque amici invitati alla cerimonia, facendo presente che si tratta di evento strettamente privato, perché un battesimo è un momento di fede, non una passerella, frase composta dalla signora e approvata incondizionatamente con un convinto cenno di capo da don Elisio, quello stesso che alla Messa di Natale, per dire, cita e ringrazia i partecipanti di prestigio con saluto personalizzato e applauso, manco stessero a registrare una puntata del Maurizio Costanzo Show. Ha poi scelto le bomboniere, sobrie, i bigliettini, minimalisti, i regali per il padrino e la madrina, che, è ovvio, sono stati vagliati personalmente da lei dopo attenta selezione e valutazione dei curricoli dei candidati. Il tutto, dicono, mentre con una mano snanarava la culla dell’erede, il Carlino, che da quando è arrivato a casa, la madre la vede solo per le poppate, perché potrebbe avere qualche accenno di depressione post partum, e nonna non vuole correre rischi con il nipotino, e il padre non lo vede proprio, perché ormai ha fatto le valigie e s’è trasferito con discrezione in un residence. E io me lo immagino, bimbo caro, a sentirsi cullare su e giù dalla mano grifagna di nonna, che nel contempo telefona, prende accordi, dà ordini, gestisce come al solito le vite di tutti coloro che le stanno attorno, spesso ricevendone in cambio muta gratitudine, giacché si è sempre circondata di gente che non vede l’ora di farsi gestire la vita da qualcuno.

Povero piccolo, mentre si succhia il ditino perplesso, probabilmente si starà domandando dove sia capitato.

 

Al solito, è un racconto di fantasia. Famiglie del genere non esistono, è chiaro.

 

5 Comments

  1. Al solito, Galatea, rendiamo omaggio alle tue doti di scrittura e di inventiva.

    In una tradizione tutta italiana dove il Piccolo Mondo Manieroso (Gozzano) si mischia alla violenza, politica e classista, dello sguardo pasoliniano.

    Ma con in più un tocco da Amélie (molto diverso dal Catcher in the rye del buon Salinger).

    Pensi che dalla lettura della Società dello spettacolo (Guy Debord) potresti ricavare strumenti in più da mettere al servizio del tuo talento?

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  2. @->Albigin: non lo so, proverò a leggerlo. Grazie per i complimenti, in ogni caso. Ma non è Gozzano, nè Amelie. Il paese è proprio così. 🙂

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