Le Chic et le Charme: donne internazionali e quelle nelle sale d’aspetto.

mannequin

Nella sala d’aspetto, il giornale è l’unica cosa leggibile, e io ho dimenticato a casa il mio libro. Così lo sfoglio. È una rivista di moda. Non La Rivista, quella del Diavolo che preferisce Prada, ma insomma, qualcosa di molto simile, diciamo che se una è l’Empireo questa è un cielo sotto la Rosa Mistica, se su quella ci scriverebbe S.Bernardo, ecco, questa sarebbe abbastanza chic da potersi permettere fra le collaboratrici Beatrice.

Odio le riviste di moda perché non ho mai capito perché dovrei spendere degli euro per prendere un giornale che fino a pagina 40 è una sequela di foto di pubblicità di stilisti, e dalla 40 in poi è una sequela di pagine che fanno comunque pubblicità a degli stilisti, con foto di modelle imbronciate e scocciate che indossano abiti importabili da chiunque viva in un universo rispondente alle leggi della Fisica.

Siccome fra un pagina e l’altra, però, ci sono anche degli articoli, provo a leggerli. Sono in fondo curiosa di capire di che parlano e credono si debba parlare donne che trovano normale girare in ufficio con tacchi da dodici centimetri e palpebre tanto truccate da far pensare che alla mattina si sparino l’ombretto con l’aerografo.

Il primo articolo è di una tizia, rubrichista fissa: il box di presentazione la dice venticinquenne “scrittrice”. Di cosa non si sa, perché non è riportato un titolo dei suoi libri, però, in compenso, sogna molto, la notte, e ha imparato, al risveglio, a fidarsi dei suoi sogni. Ah be’, allora!

La tizia, informa premuroso sempre il quadratino biografico, è nata a Matera, epperò ha vissuto a New York e ora abita in Medioriente. Dice proprio così, abita in Medioriente, che sarà anche Medio, ma è comunque molto vasto, quindi non capisco bene dove abiti di preciso, la tizia, forse sul dorso di un cammello che ciondolando per le dune se ne sosta ora a Damasco ora a Islamabad. Roba da far schiattare dall’invidia me, che, confesso, considero già esotico un giro in bus fino a Trebaseleghe.

La tizia spiega qual è il problema esiziale della sua vita. E cioè che si innamora sempre di uomini che stanno ad un giorno di aereo da dove abita lei, e già trovare dove abita lei, secondo me, è una impresa. Si è innamorata, spiega, di un tale che viveva un po’ più a sud della Micronesia, ed era bello incontrarsi in Sri Lanka; l’ha mollato per un Americano che però era inviato in Afganistan, e lei, cinguetta, era contenta perché sarebbe stato tanto romantico darsi appuntamento nell’atrio di un albergo di Kabul. Ecco, ci sono momenti in cui cominci a provare simpatia per i Talebani: sono questi. Comunque ora, chiarisce, va meglio perché il suo psicanalista ha capito che questa tendenza era dovuta ad un trauma giovanile, perché un moroso le era morto mentre era con lei al mare. Al che, spiega la tizia, lei ha deciso di scegliersi uomini che stiano ben distanti, così, par di capire, se schiattano all’improvviso, almeno non lo fanno fra le sue braccia, ma in qualche buco di mondo lontano migliaia di chilometri. Vuoi mettere la soddisfazione?

Volto una quindicina di pagine, occupate dalle solite modelle incazzose, ed ecco l’intervista alla diva del momento, cioè la protagonista di Angeli e Demoni. Fatta da un’altra rubrichista, anche questa meravigliosa. Racconta infatti di aver conosciuto l’attrice quattordici anni prima, quando tutte e due vivevano in un villaggio israeliano e lei, la giornalista, stava per partorire – in casa, par di indovinare – il suo primo figlio, tanto che aveva messo su la musica con i richiami dei delfini mentre faceva gli esercizi di respirazione. L’attrice passa, la vede impegnata a sbuffare con le acque già rotte, si presume, e, invece di mollare un urlo e chiamare un’ambulanza come verrebbe da fare spontaneamente a me, che sono una donna poco internazionale, si ferma un attimo e dice: “Sembra che tu stia a fare surf” e la informa che ha fuori un taxi che la aspetta per volare a New York. Se mentre sto per partorire una mi fa una cosa del genere, col piffero che le rivolgo più la parola in vita mia, penso io. La giornalista invece spiega che no: per anni si sono continuate a sentire in Skype, perché la giornalista stava in India, per inseguire il suo sogno di spiritualità in una fatiscente casa nella giungla di fronte al Mar Arabico e l’attrice a Los Angeles, con bimbo e marito istruttore di surf e di sci, che, a Los Angeles, deve essere una disciplina particolarmente complicata da praticare. Dopodiché, la giornalista e l’attrice, per giustificare il marchettone in cui si parla di Angeli e Demoni, cioè l’ennesimo giocattolone hollywoodiano che sta alla spiritualità come il Tamagoci all’allevamento dei cani, cominciano a sdottorare per una pagina e mezza sui libri che legge l’attrice nelle pause del set, e cioè saggi di fisica teorica, alternati a libri di storia delle religioni, il tutto per concludere ispirate che però sì, dai, Tom Hanks è un gran figo (No, ovviamente non lo dicono così, lo dicono in una maniera molto più spirituale, ma si capisce che il sunto è quello).

Segue una trentina di pagina con modelle imbronciate con vestiti in pose sbilenche, alternate a case imbronciate con mobili in pose sbilenche, e ricette di cucina con verdure, sempre e solo verdure, imbronciate pure loro e in pose sbilenchissime, per giustificare il fatto che sono servite in dosi omeopatiche che sazierebbero a stento un canarino con problemi di anoressia. Finché non si arriva all’ultima pagina, che è un facsimile di una pagina di facebook, in cui dovrebbe stare il ritratto di una architetta creativa di presunta origine araba (si chiama Zaha) la quale, per far la simpatica, su status, scrive genio e trascuratezza, su orientamento politico: utopia e, per non farsi mancare nulla, su orientamento religioso dice: alieni e divinità curvilinee.

Alzo gli occhi dal giornale. Giuro che la prossima volta il libro non me lo scordo a casa, no.

17 Comments

  1. Quei pezzi ricordano per certi versi la nobile arte del ‘lamenvanto’.
    Esempio: “Che giornata! La Cayenne mi si è ingolfata mentre andavo a ritirare il diamante dal gioielliere, poi andando a prendere il figlio dai Salesiani mi squilla l’iPhone ed è ancora quel cliente rompiscatole col contratto da sei milioni. Poi vado in palestra e l’istruttrice farøese oggi era di pessimo umore e mi fa passare quindici minuti d’inferno. Infine torno a casa e scopro che un cretino in vespa mi si è schiantato sul cancello in ferro battuto, il giardiniere non ha coperto la piscina lasciandoci cagare dentro i piccioni (ed è olimpica, quindi ce n’era tanta!), e la donna delle pulizie tentando di pulire la TV a cristalli liquidi organici ha fatto cadere la veduta di Venezia del 16o secolo appesa in soggiorno. E il golden retriever mi ha pure fatto la pipì sul persiano che ho comprato la settimana scorsa in Iran! Giuro, non ce la faccio più!”

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  2. Ogni genere ha i suoi bei problemi da risolvere. Insopportabili le riviste di moda per donne, ma mica male neanche quelle maschili di sport.
    Non saprei proprio cosa scegliere: una dormitina? Ecco forse sì.

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  3. “Finché non si arriva all’ultima pagina, che è un facsimile di una pagina di facebook, in cui dovrebbe stare il ritratto di una architetta creativa di presunta origine araba (si chiama Zaha) la quale, per far la simpatica, su status, scrive genio e trascuratezza, su orientamento politico: utopia e, per non farsi mancare nulla, su orientamento religioso dice: alieni e divinità curvilinee.”

    se dovessi rimandere l’ultimo uomo sulla terra e lei l’ultima donna il genere umano sparirà definitivamente

    zero

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  4. Questo post è grandioso,senza piaggeria.
    Sua Signoria è una grande, e quando tiene questo tono qua,tra l’estatico e l’inorridito,raggiunge grandi vette.
    Quanto alla scrittrice materana,osservo che a volte le escorts internazionali,per giustificare le tariffe frequent flyer e la tessera business lounge, ricorrono a storie bizzarre e coperture poco verosimili.
    Almeno finchè l’editore non s’incazza una volta per tutte con il direttore della rivista.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  5. Uh Ghino, pensa che te lo volevo dedicare, il post. So che tu per donne del genere perdi letteralmente la testa…
    😉 Inchino e reverenza, as usual.

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  6. durante la guerra viveva a Venezia una damazza che chiamavano “la contraerea”: ogni volta che si metteva con un aviatore gli inglesi lo abbattevano…

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  7. Io le riviste di moda non le leggo, ma all’edicola ti rifilano sempre qualche magazine trash con il giornale. Sono vecchio. So che nei giornali non ci sono notizie, ma sono abituato a comprarli, e sfoglio i magazine (il più trash è quello del Corriere, Style ) perchè ci sono dei gran bei pezzi di figliole (sono vecchio, devo rinfrescarmi la memoria). Hai ragione, sono sempre incazzate, ma questo è il meno: la tipologia si riduce a tre filoni principali:
    1) Adolescente tossica;
    2) Regina della Salaria;
    3) Lesbica sadomaso;
    Donne, zero. Se i modelli sono maschi, anche per loro gli archetipi sono tre:
    1) Magnaccia di successo;
    2) Adolescente perverso;
    3) Esponente del Cartello di Medellin;
    Se ti ricapita, dal dentista, provaci. Tutti i modelli rientrano in qualcuna di queste categorie. Io non me lo spiego, ma forse è perchè, appunto, sono vecchio.

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  8. per Enzo:
    siamo vecchi in due,infatti concordo con la Tua suddivisione in categorie.
    Restano quelle che ci scrivono,sui magazine,e che risultano invero spettacolari.
    Specie perchè a volte si tradiscono,e fanno intendere che i loro testi intercontinentali non sono altro che una risibile copertura per altra attività (vedi mio commento sopra).
    Attività, beninteso, che solo la loro ipocrisia rende meno accettabile di quanto non sarebbe, specie se dichiarata espressamente, anche in sede fiscale.
    Un caro saluto; inchino e baciamano alla padrona di casa.
    Ghino La Ganga

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