La vita è arte. Letteratura, amore e politica alla periferia dell’impero

Parsifal-kitsch

A Spinola non esiste una stagione teatrale, e, se è per questo, nemmeno un teatro, o un’arena all’aperto, o, insomma, qualsivoglia struttura possa ospitare una rappresentazione e/o cerimonia decente, eccezion fatta per il vecchio cinema parrocchiale, che però Don Elisio, convinto che ormai si producano solo film immorali, tiene chiuso a doppia mandata, e l’altrettanto decrepito cinema Odeon, chiuso, ma a mandata tripla, a causa di internet, che ha rovinato le sale dove si proiettavano i porno. La vita culturale del paese si limita dunque al locale “Sagron del Biso”, che in idioma italico si nomerebbe “Festival del Pisello”, ma il fiorire di possibili doppisensi, nonché l’attaccamento della Giunta alla lingua e tradizione veneta, ha sempre impedito la traduzione.

Il Sagron viene tradizionalmente celebrato all’inizio dell’estate, in un fine settimana ad elevata concentrazione di eventi, ed è il fulcro di tutta l’attività di Ernesto Serato, il vulcanico assessore alla cultura della Giunta Taragnin. Serato nella sua vita passata era geometra, ma, andato in pensione, si è dedicato alle sue passioni segrete, ovvero l’Arte e la Politica, e le ha coniugate nel tentativo di creare un’arte che fosse assieme sinceramente spinolense e altrettanto sinceramente destrorsa. Fondato dunque il gruppo di pittura Il pennello di Parsifal – anche qui vi lascio immaginare le valanghe di doppisensi inventati dai più pepati rappresentanti della opposizione bolscevica – delirando su croci celtiche e mistica druidica si è accaparrato la carega di assessore; oltre ad aver promesso il rilancio dei festeggiamenti per il Sagron, ne ha anche ridisegnato il logo, che ora consta di Parsifal medesimo, con tanto di spadone sguainato e croce rossa sullo scudo, che dona ad una principessa, tratteggiata in vaga lontananza, al posto di una rosa una piantina di pisello.

Negli anni, il Sagron è stata l’unica ragione di vita di Ernesto, che partiva ad organizzarlo a Settembre per arrivare giusto giusto pronto per la fine del Giugno dopo. Come riuscisse a perdere tanti mesi è un mistero, visto che il programma comprendeva sempre, con immutabile precisione: giorno uno, venerdì, inizio pesca beneficenza ed esposizione di tutte le varietà locali di piselli; giorno due, sabato, apertura stand gastronomico Risi&Bisi, la cui gestione era in appalto al cugino di Serato medesimo, nella vita normale imbianchino, che ci metteva pignatte e il lavoro della figlia Samantha, pagata in nero; giorno tre, domenica, premio alla miglior pianta di piselli, magnada final de polenta e oseti e, infine, prima dei fuochi d’artificio, concerto del duo revival “Mirko e Wanda”, anche loro imparentati con il Serato medesimo, ma più alla lontana.

Per cinque anni della prima legislatura Taragnin e quattro della seconda, il dominio culturale di Serato è stato completo e senza ombre, perché la Destra sosteneva compatta le sue iniziative – soprattutto la magnada de oseti, a cui non mancava un solo esponente politico locale, presenza favorita dal fatto che gli oseti, per i rappresentanti politici anche di paesi confinanti, venivano distribuiti gratis – ma al quinto anno il Serato ha dovuto prendere atto che la sua supremazia traballava pericolosamente, per via delle manovre congiunte di una specie che, è noto, è la peggior nemica degli uomini, senza distinzione fra destra e sinistra: le donne.

La prima ad aprire le ostilità è stata la Carmen Taragnin, sorella del sempre Sindaco e nuova proprietaria del Frutto Proibito, unico ristorante destrorso di Spinola. La First Sorella ha deciso che l’unico avvenimento mondano della cittadina non poteva dare la ristorazione in appalto ad tizio che rimesta pignatte nel tempo libero in cui non rimesta intonaci, e, soprattutto, che il cugino di un assessore, va da sé, conta meno della sorella di un Sindaco. Si è aperta quindi una estenuante serie di trattative, che per due mesi ha impallato ogni lavoro di Giunta: da una parte la Carmen che strepitava come un’ossessa, minacciando di non fornire più al fratello il catering per la sua futura prossima campagna elettorale; dall’altra il Serato, che sbandierava tutto il peso della tradizione, per cui lo stand gastronomico non poteva essere affidato ad altri se non a quelli che l’avevano sempre tenuto.

Dopo un lungo confronto che ha fatto impallidire gli sforzi diplomatici per sanare il problema palestinese, si è firmato l’armistizio: la Carmen ha ottenuto la gestione dello stand Risi&Bisi, ma si è dovuta assumere come cassiera, con regolari contributi, la Samantha, mentre la magnada de oseti restava in mano a Serato, con la motivazione che quello non è servizio ristorazione, è una iniziativa culturale. Chiusa la partita cibarie, il povero Serato pensava di essere in salvo, ma, ahimè, non aveva fatto i conti con l’irrompere sulla scena di Brenda Dolfato, di mestiere poetessa.

La Brenda è una moracciona dichiarantisi trentenne da almeno un decennio buono, famosa a Spinola non tanto per le sue opere letterarie, sconosciute a chiunque, ma per due caratteristiche: il turbante turchese che tiene perennemente in testa, come una Doris Duranti fuori tempo massimo, e il ticchettio ritmico che i suoi tacchi da dieci centimetri producono sui marmi del Municipio, quando si reca a trovare il suo beneamato Carletto in ufficio. Il beneamato, come tutti i beneamati da che mondo è mondo, per la sua Brenda farebbe di tutto, compreso quello di trovarle una fonte di reddito quasi stabile grazie alle casse comunali, perché, come è noto, carmina non dant panem. Ma la fonte di reddito, oltre che continuativa, la Brenda ha preteso che fosse anche in qualche modo legata alla vita culturale della cittadina, e qui sono cominciati i dolori, dato che la vita culturale di Spinola, oltre che inesistente, nel suo coma profondo ha come unico tutore il buon Serato.

Taragnin, all’inizio, ha provato a impostare una collaborazione, affiancando al Sagron del Biso il Premio Letterario Manoscritto Inedito Città di Spinola, con cerimonia in pompa magna da tenersi al sabato pomeriggio, nella Sala Consigliare del Municipio, pubblicazione dell’opera vincente a spese del Comune e conservazione della medesima, in perpetuo, nella locale Biblioteca. La sezione “Prosa e Tradizione Locale” è stata affidata alla solerte cura del Serato, e la sezione “Poesia” a quella della Brenda: le due giurie, rigorosamente monocratiche, potevano operare in assoluta autonomia.

Per un anno la cosa ha funzionato, finché Rico Mantovan, poeta amico del Serato, socio fondatore del Pennello di Parsifal e, aggiungono i maligni, modello ispirante del pensoso Parsifal efebico ritratto nel logo seratiano, non ha presentato al concorso, ma nella sezione di competenza di Brenda, il suo poemetto La torre del Druido, millequattrocento versi illustranti le tribolazioni di un sacerdote celtico persosi nella selva per sfuggire ad armate di Romani cattivi cattivi cattivi. La Brenda, per tutta risposta, ha fatto pervenire al Serato il ponderoso romanzo introspettivo Il giardino delle margherite malinconiche, settecentonovanta pagine in prosa partorite da Ilenya Boscolo, che di Brenda non solo è cugina, ma anche compagna di acquagym.

A questo punto, il sempre Sindaco Taragnin ha intuito che si andava nuovamente ad uno scontro istituzionale, in cui però, stavolta, rischiava di uscire con le ossa rotte. I due presidenti di giuria si erano arroccati infatti nelle rispettive posizioni, pretendendo entrambi di non premiare l’opera sponsorizzata dal collega, ma, al tempo stesso, strepitando che il proprio protetto cogliesse gli allori del vincitore. A ciò si aggiungeva un altro problema non da poco: Sia Brenda che Serato avevano fatto una smodata campagna pubblicitaria al loro premio (ognuno dei due, è ovvio, presentando la creatura come esclusivamente sua) e, a forza di invitare parenti, amici, amici degli amici, lontani zii e cugini fino al decimo grado, avevano mobilitato un plateau così nutrito di ospiti da rendere la Sala Consigliare assolutamente insufficiente alla bisogna. Come uscirne? Il dilemma stava per mandare in crisi persino una vecchia volpe della politica come Taragnin.

Per fortuna che, quando l’impasse era giunto al culmine, ha implorato pietosa udienza sindachesca Evelino Sammarchi, il quale, oltre che lagnatore professionista, per legami familiari è cugino alla lontana di don Elisio, parroco di Spinola, e per hobby è geniale poeta e prosatore, purtroppo incompreso. Evelino si è presentato dal sempre Sindaco per donargli copia delle sue ultime fatiche letterarie, che ha fatto rilegare a sue spese in tiratura limitatissima, onde omaggiarne solo qualche amico in grado di apprezzarne il valore e, ovviamente, le Autorità, vale a dire il Sindaco Taragnin medesimo e il cugino parroco. Tali opere imprescindibili sono Versi tremuli, raccolta di delicate poesie di ispirazione veneta (fra cui spicca Gondoleta abandonada, tenera ode ad una barca lagunare dismessa), e il romanzo autobiografico Ricordi dell’acqua che passa. Nel vedere i due volumetti, al sempre Sindaco si è aperto il cuore, ed ha gratificato Evelino di un sorriso che il poveretto non aveva mai neppure sognato sperare come premio per la sua annosa dedizione alla Letteratura.

Ma non era che l’inizio: Taragnin, intuita che quella possibilità caduta dal cielo doveva essere sfruttata per risolvere i suo problemi politici e sentimentali una volta per tutte, ha convocato a spron battuto nel suo ufficio sia la Brenda che il Serato. I due, entrati guardandosi in cagnesco, sono stati messi brutalmente di fronte alle loro responsabilità: avendo invitato mezzo mondo di conoscenti alla premiazione, ora lui, il povero Taragnin, doveva trovar un luogo adatto ad ospitarla, e quel luogo, ahimè, non poteva essere che l’ex cinema parrocchiale. Ma, per convincere don Elisio a smollare le chiavi, c’era una sola via: ovvero che il primo premio fosse assegnato ad un autore ben gradito alla parrocchia. In tal senso, la Ilenya, divorziata e presentante romanzo con alcune pagine di non preclara moralità, dato che la protagonista finisce a letto con un facchino e il di lui fratello senza aver precedentemente impalmato nemmeno uno dei due, era esclusa, ma parimenti escluso era il Rico Mantovan, il cui eroe, un po’ troppo efebico e platealmente sprovvisto di interesse per il bel sesso, sbarellava inoltre per centinaia di versi sugli dei celtici e la mistica druidica, cose paganissime e inaccettabili ai più. Dunque il vincitore congiunto delle sezioni prosa e poesia non poteva che essere Evelino, autore di opere toccanti e neutre, il qual peraltro, avendo già provveduto a stamparle in proprio, risparmiava anche al Comune il contributo per la pubblicazione; gli altri concorrenti, dunque, che se ne facessero una ragione, e si contentassero di un secondo posto ex aequo.

Alla premiazione, tenutasi il sabato sera, nell’ex cinema parrocchiale tirato a lucido, Don Elisio era in prima fila accanto ad un esultante Taragnin, mentre il Serato e la Brenda, per quanto rivestiti con una luminosa cravatta verde celtico lui e con un turbante diamantato lei, s’erano imboscati con grandi musi lunghi dietro le quinte, a confortare i loro protetti delusi. Sul palco, invece, c’era uno sfolgorante Evelino, con stampato in faccia un sorriso non tanto da autore, ma da miracolato.

L’unico incidente degno di nota della serata è avvenuto alla fine, quando la poetessa Dolfato, sciolta l’assemblea, ha platealmente girato le spalle al Sempre Sindaco, e ha tacchettato via offesissima, assieme alla sua amica e compagna di acquagym, annunciando le sue dimissioni dalla Giuria del Premio e il suo prossimo trasferimento in un paese limitrofo, meno provinciale, più in grado di capire la vera Arte e la vera Letteratura.

Il sempre Sindaco per un attimo c’è rimasto male. Poi ha alzato gli occhi e guardato verso il parco, dove, sorridente dietro al bancone dello stand gastronomico diventato il suo regno, la First Sorella, che non ha mai potuto sopportare la Brenda nemmanco di striscio, lo attendeva materna per offrirgli un piatto di consolante risotto. E ha deciso seduta stante che le poetesse e la cultura son cose anche divertenti, ma il vero Valore a cui fare riferimento al mondo è la Famiglia, soprattutto quando le Sorelle sanno cucinare.

È un racconto di fantasia, i personaggi non esistono. Almeno, spero.

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