
L’altro giorno, su un altro blog, si parlava di me a seguito di quel benedetto post sulla scuola che ha causato commenti e scazzi a non finire. Fra i vari commenti (al post ho risposto già, e ringrazio la redazione di Topogonzo per lo spazio concessomi) mi ha colpito, più che quello in cui tal Primo Capo si limitava a definirmi una “stupida gallina ignorante”, quello di Marcello, che così recitava:
Galatea non è né stupida né ignorante; appartiene alla sinistra chic, alla sinistra al caviale ed ha una eccessiva puzza al naso cha personalmente mi disturba quando tratta argomenti “seri”.
E’ anche troppo logorroica e si vede chiaramente che si compiace di ciò che scrive
I suoi pezzi leggeri sono però piacevoli e gli aforismi anche.
E scrive in un buon italiano, cosa difficile da trovare sui blog.
Insomma, par di capire; finché scrivo qualche pezzullo sulle mie vacanze fantozziane,va bene, ma quando decido di parlare di scuola, o di sanità o di vita reale ci scampi Iddio, non so di che parlo.
Questa della “Sinistra al caviale” è una vecchia storia che periodicamente viene riciclata in Italia. Personalmente l’ho sempre trovata un po’ strana, soprattutto perché, a mio avviso, nasce da un cortocircuito logico.
Che caspita sarebbe, nell’immaginario collettivo, la “Sinistra al caviale”? Una specie di club ristretto, formato da dame bene e damerini benissimo, dagli studi vaghi e dai patrimoni consistenti ereditati da papà, che permettono loro di non sporcarsi la mani nel mondo reale e cazzeggiare invece nei salotti di letteratura, filosofia e politica, mentre maggiordomi inglesi servono, appunto, il caviale o l’aragosta in bellavista. Una accolita di personaggi che parlano di lavoro senza aver mai lavorato un giorno e cianciano di massimi sistemi non avendo mai provato a far funzionare da soli neppure quelli minimi. Detta brutalmente, non avendo un cazzo da fare dalla mattina alla sera, possono stare lì a spaccare il capello e crogiolarsi in questioni inutili, mentre la vita reale passa altrove.
Ora, non escludo che al mondo possano esistere circoli del genere, ma pensare che io ne sia in qualche modo parte integrante o integrata mi fa sbellicare dalle risate. Sono un’insegnante, guadagno 1300 euro al mese, vivo in una paesino della campagna veneta dove quando passa un intellettuale di grido è già tanto se non lo mettono nel pentolone del brodo come nelle vignette della Settimana Enigmistica, e se entro in un salotto è per sedermi sul divano comprato con lo sconto ai grandi magazzini. Non ho patrimoni di famiglia da ereditare, né azioni, né case, e l’unico maggiordomo di cui ho sentito parlare è quello che è sempre il colpevole nei gialli; lavoro perché se non lavorassi non sarei in grado di mangiare non il caviale, ma neanche una michetta con la mortadella.
Nel mondo reale sono immersa tutto il santo giorno: quando scatarro con la mia macchinetta sulle curve delle stradine di campagna, arrivando al distributore mi accorgo che la benzina costa sempre di più e incrocio le dita che non si rompa niente nel motore, perché ripararlo sarebbe un salasso; quando salgo sugli autobus e sui treni alle cinque di mattina e mi conquisto a gomitate l’ultimo sedile sporco; quando passo le nottate nei Pronto Soccorsi degli ospedali, non in lussuose cliniche private per vip.
Francamente mi sfugge, quindi, perché io non sarei abilitata a trattare “argomenti seri”: forse Marcello pensa che io sia una specie di Paris Hilton miliardaria, in grado di avere esperienza diretta solo dei negozi in Via Montenapoleone; invece sono una che compra vestitini da venti euro, fa la messa in piega ed il colore una volta ogni due mesi e qualche volta, in libreria, quando un libro le piace, lo prende dallo scaffale e poi ce lo rimette subito, pensando: “Meglio aspettare che esca l’edizione economica!”.
Sono di sinistra? Sì, probabilmente, e dico probabilmente perché non ho nemmeno più ben chiaro che cosa si intenda, in Italia, per “essere di sinistra”, oggi. Leggo, mi informo, ho delle opinioni. Le scrivo sul blog, gratuitamente e come posso, non ci ricavo lo stipendio di un opinionista del Corriere, né frequentazioni con i potenti.
Credo che al mondo ci debba essere una forma di giustizia sociale, che comporta per tutti il diritto di poter partire alla pari, e poi chi ha talento e buona volontà potrà farsi la sua strada; credo che lo Stato debba essere laico, che la libertà individuale vada sempre rispettata, che tutti abbiano il sacrosanto ed intangibile diritto di poter decidere per se stessi. Non mi piacciono le Fedi, non mi piacciono le ideologie, non mi piacciono i fanatici di nessun credo e detesto ogni tipo di mafia. Credo che si possa essere onesti e corretti, cerco di esserlo il più possibile e sono convinta che, ci sforzassimo tutti, questo diventerebbe un posto migliore.
Sono opinioni da snob? Può essere. Ma, in fine dei conti, è l’unico lusso che, da poveraccia, posso concedermi.
F.Guccini, L’Avvelenata.
L’altro giorno, su un altro blog, si parlava di me a seguito di quel benedetto post sulla scuola che ha causato commenti e scazzi a non finire. Fra i vari commenti (cui ho risposto già, e ringrazio la redazione di Topogonzo per lo spazio concessomi) mi ha colpito, più che quello in cui tal Primo Capo si limitava a definirmi una “stupida gallina ignorante”, quello di Marcello, che così recitava:
Galatea non è né stupida né ignorante; appartiene alla sinistra chic, alla sinistra al caviale ed ha una eccessiva puzza al naso cha personalmente mi disturba quando tratta argomenti “seri”.
E’ anche troppo logorroica e si vede chiaramente che si compiace di ciò che scrive
I suoi pezzi leggeri sono però piacevoli e gli aforismi anche.
E scrive in un buon italiano, cosa difficile da trovare sui blog.
Insomma, par di capire; finché scrivo qualche pezzullo sulle mie vacanze fantozziane,va bene, ma quando decido di parlare di scuola, o di sanità o di vita reale ci scampi Iddio, non so di che parlo.
Questa della “Sinistra al caviale” è una vecchia storia che periodicamente viene riciclata in Italia. Personalmente l’ho sempre trovata un po’ strana, soprattutto perché, a mio avviso, nasce da un cortocircuito logico.
Che caspita sarebbe, nell’immaginario collettivo, la “Sinistra al caviale”? Una specie di club ristretto, formato da dame bene e damerini benissimo, dagli studi vaghi e dai patrimoni consistenti ereditati da papà, che permettono loro di non sporcarsi la mani nel mondo reale e cazzeggiare invece nei salotti di letteratura, filosofia e politica, mentre maggiordomi inglesi servono, appunto, il caviale o l’aragosta in bellavista. Una accolita di personaggi che parlano di lavoro senza aver mai lavorato un giorno e cianciano di massimi sistemi non avendo mai provato a far funzionare da soli neppure quelli minimi. Detta brutalmente, non avendo un cazzo da fare dalla mattina alla sera, possono stare lì a spaccare il capello e crogiolarsi in questioni inutili, mentre la vita reale passa altrove.
Ora, non escludo che al mondo possano esistere circoli del genere, ma pensare che io ne sia in qualche modo parte integrante o integrata mi fa sbellicare dalle risate. Sono un’insegnante, guadagno 1300 euro al mese, vivo in una paesino della campagna veneta dove quando passa un intellettuale di grido è già tanto se non lo mettono nel pentolone del brodo come nelle vignette della Settimana Enigmistica, e se entro in un salotto è per sedermi sul divano comprato con lo sconto ai grandi magazzini. Non ho patrimoni di famiglia da ereditare, né azioni, né case, e l’unico maggiordomo di cui ho sentito parlare è quello che è sempre il colpevole nei gialli; lavoro perché se non lavorassi non sarei in grado di mangiare non il caviale, ma neanche una michetta con la mortadella.
Nel mondo reale sono immersa tutto il santo giorno: quando scatarro con la mia macchinetta sulle curve delle stradine di campagna, arrivando al distributore mi accorgo che la benzina costa sempre di più e incrocio le dita che non si rompa niente nel motore, perché ripararlo sarebbe un salasso; quando salgo sugli autobus e sui treni alle cinque di mattina e mi conquisto a gomitate l’ultimo sedile sporco; quando passo le nottate nei Pronto Soccorsi degli ospedali, non in lussuose cliniche private per vip.
Francamente mi sfugge, quindi, perché io non sarei abilitata a trattare “argomenti seri”: forse Marcello pensa che io sia una specie di Paris Hilton miliardaria, in grado di avere esperienza diretta solo dei negozi in Via Montenapoleone; invece sono una che compra vestitini da venti euro, fa la messa in piega ed il colore una volta ogni due mesi e qualche volta, in libreria, quando un libro le piace, lo prende dallo scaffale e poi ce lo rimette subito, pensando: “Meglio aspettare che esca l’edizione economica!”.
Sono di sinistra? Sì, probabilmente, e dico probabilmente perché non ho nemmeno più ben chiaro che cosa si intenda, in Italia, per “essere di sinistra”, oggi. Leggo, mi informo, ho delle opinioni. Le scrivo sul blog, gratuitamente e come posso, non ci ricavo lo stipendio di un opinionista del Corriere, né frequentazioni con i potenti.
Credo che al mondo ci debba essere una forma di giustizia sociale, che comporta per tutti il diritto di poter partire alla pari, e poi chi ha talento e buona volontà potrà farsi la sua strada; credo che lo Stato debba essere laico, che la libertà individuale vada sempre rispettata, che tutti abbiano il sacrosanto ed intangibile diritto di poter decidere per se stessi. Non mi piacciono le Fedi, non mi piacciono le ideologie, non mi piacciono i fanatici di nessun credo e detesto ogni tipo di mafia. Credo che si possa essere onesti e corretti, cerco di esserlo il più possibile e sono convinta che, ci sforzassimo tutti, questo diventerebbe un posto migliore.
Sono opinioni da snob? Può essere. Ma, in fine dei conti, è l’unico lusso che, da poveraccia, posso concedermi.
Personalmente non ti ho mai considerata un’esponente della “sinistra al caviale”. Non avrei altrimenti perso neanche un secondo a leggere il tuo blog.
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Sarai mica una della “sinistra della sferificazione“, per caso eh?
(che questo è un lusso che potresti permetterti) 😉
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Sarò brutale. Questi commenti nascono dal fatto che certi uomini non sopportano che le donne scrivano ed emettano pensieri. Insomma, i talebani sono tra noi e il burka vorrebbero mettercelo per coprire il cervello.
Fateci caso.”La sinistra al caviale”, il tono da critico letterario dell’Eco del Chisone, il “potrebbe impegnarsi di meno ed essere frivola come si conviene alle donzelle”, fino alla matita rossa e blu da maestrino, sono tutte caratteristiche di certi commentatori abituali dei blog femminili.
Non so se a te finora, Galatea, è andata bene ma a me di solito lasciano detto che “solo una donna cretina scriverebbe cose simili”.
Fidati di una vecchia psicologa: è tutta invidia.
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🙂 in effetti l’espressione di “sinistra al caviale” non l’avevo ancora sentita.
Comunque per me continua ad essere strano che fra gli uomini (che in linea di massima stimo e comunque, sempre in linea di massima, amo) molti di loro anziché misurare la propria intelligenza sul leale terreno delle idee, debbano fare ogni volta la figura dei decerebrati attraverso battute spesso neanche originali. Mah…
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La cosiddetta “sinistra al caviale” è formata da quelli che: vestono sempre “tutto firmato”, con scarpe da almeno 500 Euro; frequentano ristoranti “esclusivi” (di quelli che danno “sòle” pazzesche); bevono vini da 150 Euro a bottiglia; dicono un sacco di str…anezze, molto intellettuali; perdono le elezioni…
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🙂 l’ultima descrizione, soprattutto (“perdono le elezioni”) mi fa pensare a tante persone…
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Prova a cannare un congiuntivo ogni tanto o ad emettere qualche bel pensiero di pancia tipo “certo poveri cristi, ma a lavar vetri ai semafori guadagnano piu’ di me”. Vedrai che passerai subito a “sinistra alla pancetta coppata”.
Attenta a non esagerare pero’ che rischi di scivolare nella “destra al carpaccio di pescespada”
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Per come la vedo io, che ti leggo spesso e che apprezzo l’uso che fai della lingua di Dante, anche se non sono sempre in sintonia con te , dicevo per come la vedo io, la ‘gauche caviar’ non e’ riconducibile a una categoria sociale precisa, bensi’ a un atteggiamento di superiorita’ intellettuale diffuso in gran parte della sinistra ‘mainstream’, secondo il quale, bisogna educare et pedagogizzare il popolo bue che altrimenti finirebbe a pascersi esclusivamente di tette e veline.
E allora giu’ di ‘Kultur’ e di proposte di sandrobolchizzare la rai, o di trasmettere cose tipo l’Orlando Furioso di Ronconi (oggettivamente orrendo), come negli anni 70.
Francamente non e’ il tuo caso, altrimenti non sarei qui a pigiare sui tasti.
Il problema a mio avviso, e’ che questo tipo di atteggiamento considera la cultura piu’ per quello che rappresenta che per quello che e’.
E’ un concetto che ho mutuato dal Goethe di Kundera ne ‘l’immortalita’ ‘, quando il sommo poeta teutonico, capisce che Bettina gli sta accanto per carpire un frammento della sua immortalita’ e non per penetrare i segreti della sua arte.
L’arte, e la cultura per quello che rappresentano, in termini di prestigio et elevazione sociale, e non per quello che sono in termini di arricchimento personale.
E’ un’idea estremamente piccolo-borghese, che tuttavia non appartiene a tutta la sinistra, ma che, dovrai ammettere, esiste, eccome se esiste a sinistra.
Guarda, ora dico una parolaccia e me ne scuso: io amo Proust e le tette: se fossi stato una gentile signorina avrei detto Proust e il pene, e francamente concilio e ho sempre conciliato benissimo le due cose. Non ho bisogno di essere sandrobolchizzato o pedagogizzato.
Se mi va guardo e mi godo Fassbinder: se non mi va, guardo e mi godo ‘Miss maglietta bagnata’.
Non ho bisogno di ‘Tutor’ di sinistra che mi indichino la via al palazzo della saggezza e della cultura.
Spero che si sia capito che si tratta di un’iperbole, o perlomeno, tu l’hai capito.
Ho aggiunto la spiegazione perche’ c’e’ gente a cui devi spiegare le barzellette.
Ciao e continua cosi’
🙂
Yossarian
PS et cattiveria: Certo definirvi ‘gauche caviar’ quando c’e’ gente come Di Pietro che strazia congiuntivi e consecutio, mi pare eccessivo…
😉
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@ Yossarian: E’ strano, si continua a pensare che Di Pietro sia “di sinistra”, mentre è più riconducibile al pensiero liberale del XIX secolo, che era una destra moderata, con in più una coloritura di autoritarismo statalista. Sempre di destra però.
Non sono sicura, d’altro canto, che lui amerebbe definirsi all’interno di una definizione riduttiva legata ad una lateralizzazione dell’anfiteatro parlamentare.
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come mai – allora ero adolescente e non mi piaceva il caviale come non mi piace oggi, ho un ricordo meraviglioso dell’Orlando ronconiano!?
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E’ il famosissimo “non la nazione, ma il popolo è nemico…” dei giacobini napoletani.
Alcuni intellettuali sono ancora convinti che possa esistere una trascendentale “nazione” che non comprenda anche il popolo.
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L’Orlando di Ronconi fu un capolavoro. Di questo momento di televisione rivoluzionaria (gli altri furono la “Lulu” di Wedekind interpretata dalla Sandrelli e il duo Moana-Scrondo) ricordo un Massimo Foschi nudo. Oppure era “Ultimo mondo cannibale”? Alla tv, allora, andava in onda di tutto.
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…Credo che a tutti i l avoratori dipendenti che guadagnano meno di 1500 euro e con meno di 45 anni, converrebbe lavorare in nero per ricevere un paio di mila euro , visto che col metodo contributivo prenderanno di pensione come le attuali pensioni sociali : ovviamente ciò significa che essere di sinistra oggi dovrebbe portare al supporto non di una lotta di classe, bensì fra generazioni : questo però è una argomento tabù per la sinistra che conta…..Il light crude, ( petrolio economico, ad alto EROI), non è più disponibile per tutti, e con esso sta finendo anche la possibilità di acquistare della morale facile e a buon mercato.
( Scusate per il doppio commento al post precedente, mi ero sbagliato riga !)
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tanto per cambiare son d’accordo con lameduck: anche sull’Orlando di Ronconi oltre che sul non ti curar di loro ma guarda e passa.
Ma soprattutto, visto che ormai sono un assiduo frequentatore del blog di galatea, non è che qualcuno si imbosca il caviale? Mi sembrava più un blog in saor (vuol essere un apprezzamento, a scanso di equivoci 😉 )
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Mah, a me l’ espressione più che Galatea ricorda Bertinotti e Napolitano.
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Se Galatea non scrivera’ un libro di antropologia culturale, sara’ solo talento sprecato.
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“vivo in una paesino della campagna veneta dove quando passa un intellettuale di grido è già tanto se non lo mettono nel pentolone del brodo come nelle vignette della Settimana Enigmistica”
Sulla base delle nostre affinità elettive, di cui ben sai, posso dirti che l’immagine che hai creato, per descrivere l’ecosistema dove gli antropologi ci possono scovare, è meglio d’un documentario di Piero Angela. 🙂 🙂 🙂
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La *sinistra al caviale* è una traduzione della *gauche caviar*, definizione inventata una quindicina d´anni fa da Le Canard Enchainè. Il primo ad adoperarla in Italia fu Gian Antonio Stella nel suo libro “Chic”,piú precisamente nel capitolo “Chef a penser per la sinistra chiffon”, dove parlava delle scarpe da 1500 Euro e della barca a vela di D´Alema. Chiaramente, il tipo da te citato l´ha ripresa in maniera grossolana e, come fa notare giustamente l´amica Lame,palesemente misogina.
Saluti da un ex insegnante trevigiano che ha tagliato la corda in tempo ed ora vive felicemente a Stoccarda.
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Galatea, ho letto il blog che hai citato (quello sì che era logorroico!). Volevo anche lasciarci un commento. Poi ho pensato che era tempo sprecato.
“Non metterti a discutere con un cretino, perchè la gente potrebbe non notare la differenza”
🙂
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@–>Juni
Guarda che il detto confuciano originale, diceva all’incirca così: “Non metterti a discutere con un cretino, altrimenti i cretini diventano due”; ma è carina anche la variante che citi tu. 🙂
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@Lameduck
Sull’Orlando Furioso di Ronconi mi rifaccio a un famigerato ordine emesso da Stalin nel 1941 che recita: ‘non un passo indietro’ LOL…non lo digerisco, mi ricorda i terrificanti ‘spettacoli d’avanguardia’ messi in scena negli anni 70 da compagnie teatrali improbabili con adattamenti improponibili di Pirandello o Shakespeare. Purtroppo, ho bazzicato parecchio l’ambiente.
Me ne ricordo uno, dove al mio gruppo, un tizio che sembrava uscito da ‘Un sacco bello’ chiese di suonare (sono batterista da 30 anni), una ‘versione di Foxy Lady, con percussioni indiane’. Gli risposi che doveva passare sul mio cadavere, e io sono moooolto aperto quando si tratta di musica.
Comunque hai ragione: la tv della fine degli anni 70 passava di tutto, ma non credo che fosse necessariamente migliore di quella odierna.
Tra l’altro, temo proprio che la tv del dolore l’abbia inventata il buon Guglielmi…
Poi, ovviamente De Gustibus, io per esempio di Rai tre salvo solo Ghezzi, che adoro, e che qui in UK purtroppo non posso vedere (non so nemmeno se faccia ancora Blob e Fuori Orario, li fa ancora?)
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Sono dei poveracci…….
E ho detto tutto.
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Descrivere come un incommensurabile godimento estetico l’aver assistito alla proiezione di “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman (citare la famigerata “Corazzata Potemkim” mi sembrava troppo scontato) oppure parlare con gli amici per ore dell’incredibile piacere provato a una serata di Teatro Kabuki, costituiscono l’equivalente di sinistra del becero Porsche Kayenne Turbo del sedicente destrorso filoberlusconiano. Un atteggiamento fondamentalmente snob, per distinguersi dalla massa “bue ed ignorante” (leggi pure leghista), che rappresenta il resto dell’umanità.
Condivido pienamente l’opinione di Yossarian sul fatto che Gala sia del tutto indenne da questi atteggiamenti infantili, altrimenti neanch’io sarei qua. Credo pure che – come me che non m’identifico in alcun cliché politico, ma reclamo il mio diritto di essere intellettualmente indipendente da qualsiasi ideologia preconfezionata – neanche lei sia certa di essere veramente di sinistra in un panorama in cui la distinzione tra destra e sinistra ha perso oramai qualsiasi significato (quella a cui si assiste nell’agone politico italiano, è una battaglia tra luride lobbies, non tra nobili ideali).
(P.S. Di Pietro, per me, è più un fascista mascherato, che altro.)
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Mah, non è questione di maschi o femmine, è solo che sembra normale che un italiano scarsamente colto tenda ad accusare un altro italiano più colto di lui di essere snob. Funziona così. Non è l’ignorante che sentendosi in difetto si adegua, ma paradossalmente esige che gli altri si adeguino a lui, esattamente come sostenevi nel post sulla scuola.
E lo status di “scarsamente colto” è tradito dalla necessità di appicciare etichette: “sinistra al caviale” per l’appunto.
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@Losco Figuro
Guarda, senza vis polemica, ma mi pare che l’uso che fai dell’aggettivo ‘colto’ sia la riprova della mia ‘teoria kunderiana’ della cultura per quello che rappresenta e non per quello che e’.
Cosa significa colto?
La cultura e’ un mezzo o un fine?
Per il sottoscritto e’ un mezzo, mentre mi par d’intendere dalla tua interpretazione, che per te sia un fine per distinguere chi ‘colto e’ , da chi ‘colto’ non e’.
Un concetto un po’ statico e ‘legnoso’, che in fondo serve a mettere dei ‘paletti’ sociali. A stabilire delle distanze.
Mi fa venire in mente la ‘Kultur’ di bismarckiana memoria.
Conosco e ho conosciuto italiani mediamente o scarsamente colti, con una stupefacente capacita’ di analisi e di giudizio, mentre quando lavoravo al giornale, mi e’ capitato di imbattermi in colleghi ‘colti,’ che oltre a non saper scrivere, possedevano la capacita’ d’analisi e di giudizio di una piastrella.
La cultura non garantisce l’intelligenza, semmai la aiuta.
Ciao
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Hai di là la solita risposta non priva, come al solito, di parrhesia. Vi si dice, sia pure di sfuggita, anche qualcosa su questo argomento… ma confesso di non avere ancora letto questo tuo post. Ho dovuto lottare troppo a lungo con la piattaforma del cannocchio, che fa davvero schifo.
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@ -> Yossarian, ti spiacerebbe chiarire ai lettori (buoi e non) cosa intendi per “sandrobolchizzare la Rai”?
Quanto alla sinistra al caviale, storicamente in Italia non è mai esistita. In Francia, dove nasce l’espressione, si riferiva agli anni Mitterrand, il quale viveva un po’ come il Re Sole attorniato da cortigiani. Sono gli Anni Ottanta, quando in Italia impazza invece il craxismo, che per il clima in cui si sviluppa (ricordiamo i nani e ballerine di Formica) sembrerebbe indicare una sinistra pecoreccia ma sappiamo che si dovrebbe invece parlare di una gauche du fric (sinistra della grana).
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Ho letto adesso. Non si tratta di questo, Galatea. Si tratta di quello che scrivi, e di come lo scrivi, sul mondo “fantozziano”. Fermo restando che si può essere provinciali e anelare alla sinistra che qui vien detta al caviale.
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Losco figuro, fossi in te cambierei nick. Ma neanche sotto tortura mi strapperai un suggerimento. Ho sempre meritato il primo banco, a scuola.
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al primo banco abbiamo sempre piazzato ‘e suggett, mi sa che anche a genova…
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Arrivo tardi e non posso che sorridere.
Cito una frase riportata nel blog Topgonzo che mi sembra estremamente pertinente:
All morons hate it when you call them a moron. J.D. Salinger
Mi spiace, non mi vengono altri termini per giustificare la puzza al naso che almeno a me è estremamente evidente anche in questo post. E’ un mio personale giudizio sull’atteggiamento non sulla persona in sé, che non conosco.
E tale atteggiamento giustifica poi commenti tipo il Losco Figuro (nick quanto mai significativo…) che parla di mia scarsa cultura.
Se per cultura si vuole indicare solo quella classico/umanistica confermo, i miei studi (e i miei interessi) mi hanno portato altrove.
Ma i successi professionali (anche come insegnante) ottenuti nel settore IT e nella organizzazione aziendale sia in Italia che in UK mi confortano sul fatto che non potendo essere omniscienti si può essere colti in aree diverse. E scrivere comunque in buon italiano o in un inglese decente.
Se vogliamo discutere di sistemi ERP e delle loro logiche (sempre che sappiate cosa siano), dei quali sono stato uno specialista dal 1987 al marzo del 2009 sono a disposizione anche se finalmente pensionato.
E con questo chiudo l’argomento da parte mia.
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La gara a chi c’è l’ha più lungo sui “sistemi ERP e loro logiche” mi pare sublime quanto la teoria generale miniarchica e sue applicazioni al mondo della scuola.
Per citare K. Kraus: ma dove troverò mai il tempo per non leggere tutto questo.
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La discussione sta diventando “sinistra”.
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@Marcello42
quando vuoi: sappista da una decade 😉
Non c’entra nulla, ma era troppo curiosa come coincidenza.
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E’ bello vedere come alcuni qui si esprimono su loro non-interlocutori. Noi, di là in redazione, a prescindere dai punti di vista dei diversi redattori, apprezziamo Galatea autenticamente Galatea, fino al punto di poterla criticare e usando, fino a che ci sarà consentito, la franchezza che è concessa a chi ne apprezza alcune virtù perché le ha capite, e non per darsi un tono di fronte alla sua cultura, perché fa figo.
Tralasciando il noto somaro, che non dice un pene ma lo postilla con ho detto tutto (va’ a studiare cos’è l’empeiria kolakiké, fesso o, già che sei qui, chiedilo a Galatea), è bello vedere come alcuni personaggi dichiarano di non voler discutere con noi (come fosse sicuro che li accetteremmo come interlocutori) perché hanno pietà della nostra pochezza (del che rendiamo grazia, e ne renderemmo di più se si risparmiassero i commentini) e la elogiano in maniera tale che, fossimo in Galatea, raschieremmo i loro elogi.
Per non essere vaghi: in questa sequela di commenti, oltre a Sagredo che è “titolare di aforismi” a volte splendidi, sono all’altezza soltanto Yossarian Granzetti, Guido di Germania e WUZ; decisamente inabili sono invece i sigg. Lector, Juni (che ha del micidiale), loscofiguro, ma soprattutto l’ineffabile uyaala o ullala o come diavolo si chiama, la quale, scoperto che dipietro non è di sinistra, ha sicuramente voluto farci ridere scrivendo che “è più riconducibile al pensiero liberale del XIX secolo, che era una destra moderata, con in più una coloritura di autoritarismo statalista”. Bellissimo anche, della stessa, l’emettere pensieri, che come erlebte Rede è davvero magistrale.
Saluti a tutti meno che a uno; uno a caso, va’.
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Azzo!
Non mi ha nominato!
Non mi ha nominato!
Però mi sento messo a posto anch’io da red. cac., come un loscofiguro qualsiasi.
red.cac. va a caccia di allochi e quando ne pizzica uno lo schiaccia con i suoi discorsi sublimi, gli erlebte Rede, e le kolakiké buttati lì dopo averne cercato il significato su wikipedia. Altri parlano di Kultur bismarckiana dimenticando il kampf ma sempre picchiando duro pure loro… insomma, direbbero costoro, un bonfire of the vanities che, dico io, puzza, puzza di elitismo.
Cosa c’azzecca Galatea con l’elitismo? Con i distillati di Zivilisation (nel senso deleterio del termine, ovviamente) che vengono propinati in dosi concentrate? Andate a lavurà, piuttosto. Viva la Barbarei …
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@->Albigin: Eh, mi sa che hai ragione. La discussione, in effetti, si sta facendo troppo colta e snob per me, che non ho mai visto l’Orlando Furioso di Ronconi, mi addormento con Bergman e non so un cacchio di sistemi ERP (conosco al massimo l’Edilizia Residenziale Pubblica, le vecchie case popolari, insomma..). Però trovo irresistibile chi ti attacca perché sei troppo snob e poi se la remena per i commenti dando agli altri i voti e ricordando che a scuola è sempre stato il primo della classe (al classico, ovviamente!).
La prossima volta che la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare mi invita alla sua cena settimanale – dove sono una delle intellettuali di riferimento – le dico di chiamarli tutti, così, finalmente, io riesco a scappare a mangiarmi un panino con la mortadella mentre loro sdottorano in santa pace! 🙂
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Postquam discordia taetra belli ferratos postes portasque refregit… Pellitur e medio sapientia, vi geritur res, spernitur orator bonus, horridus miles amatur. Haut doctis dictis certantes, sed maledictis miscent inter sese inimicitias agitantes, non ex iure manum consertum, sed magis ferro rem repetunt regnumque petunt, vadunt stolida vi.
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@Albigin
Certi distillati di Zivilisation in dose concentrata, più che di elitismo puzzano un po’ di etilismo.
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tutto sommato non credo sia stata una buona idea quella di andare a rispondere… certi posti è meglio ignorarli….
D’altra parte quando cammini per strada se incontri una cacca cerchi di evitarla, anche se devi girarci intorno, perchè così vivi meglio….
Ma è ovviamente il senno di poi….
In ogni caso a me certi discorsi sulla “cultura” sembrano più discorsi di coltura:
braccia rubate all’agricoltura…..
😉
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@red cac
“cos’è l’empeiria kolakiké”
Appunto cos’e’? Non ne ho la piu’ pallida idea.
Kolakike’: cos’e’? Un bibita gasata in gran voga durante la Guerra del Peloponneso?
“Bevete kolakike’, dice Alcibiade, e rutta con noi alla faccia degli spartani”
Albigin, con pacatezza: non fare il maestrino dalla penna rossa sotto mentite, umoristiche et leggiadre spoglie; non ho dimenticato nulla e non ho bisogno di lezioni di storia, te lo garantisco.
So quello che dico e la tua osservazione sagace, e il tuo umorismo sottile come la scarnebbia, ma con gli stessi devastanti e deprimenti effetti della scarnebbia sui miei attributi, casca nel vuoto.
Non e’ un problema, capita a tutti quando si affronta l’umorismo per la prima volta.
Col tempo migliorerai.
Infine: non scantoniamo.
Il mio primo commento non aveva nessuna intenzione polemica nei confronti di Galatea.
Il sottoscritto e’ generalmente ‘straightforward’ quando vuole criticare. Non ricorre a minuetti.
In soldoni, si trattava di un ‘vado da un punto A ad un punto B’ discorsivo, che ha semplicemente manifestato et argomentato un punto di vista: discutibile quanto si vuole, ma che non era inteso a creare polemiche gratuite.
Non mi ‘appiccicare’, per cortesia, etichette o intenzioni che non erano contenute nel commento.
Quello che volevo dire e’ scritto li’. Non c’erano sottintesi, ammiccamenti o mezzi sorrisi, ne’ volevo fare dello sterile citazionismo per far vedere che sono ‘studiato’.
La questione dello ‘studiato’ come si evince dal mio commento, francamente non mi tange.
Puoi apprezzare o no: questo e’ un altro paio di maniche.
Ma per cortesia non fare dietrologia.
Ho espresso la mia idea sul tema del post, li’ volevo rimanere e li’ gradirei rimanere.
Di pippe ‘culturali’ e di citazioni a sproposito, se permetti, mi frega meno di zero. Ho espresso un’idea. Punto.
Ciao
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Il tuo ultimo commento, Galatea, è la risposta migliore. Come vedi in Italia chiunque abbia idee contrarie a quelle comuni è indicato come “sinistra al caviale”, se invece sei di destra e te la tiri allora sei coerente.
E poi oltre a essere donna la tua colpa maggiore, Galatea, è quella di avere una cultura umanistica. Santo cielo ma non ti vergogni?
Se fossi laureata in informatica potresti tenere un blog in cui parli un linguaggio oscuro e pretendi che tutti sappiano fare tutto rilasciando dei consigli al popolo ignorante per pura bontà. Invece stai qui a fare politica e peggio che peggio a sbadilare cultura in termini comprensibili a tutti, una cosa inaccettabile. Come fai a non vedere quanto sei elitaria?
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@ lector: io non citavo confucio, ma marx. nel senso di groucho… 😀
comunque ho preso nota, thnx (in effetti non mi ricordavo di chi era)
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@Vegetarian
Se puoi ‘postare’ un commento sul blog di Galatea, e’ perche’ qualcuno possiede una laurea in informatica.
Io questo disprezzo manicheo per le discipline scientifiche, francamente non lo capisco e la trovo puerile e sterile.
Fra l’altro vale anche per chi possiede lauree scientifiche e si fa beffe delle discipline umanistiche.
E ho un background ‘umanistico’.
Sara’ perche’ la mia idea di ‘sapere’ e’ universale e comprende tutto lo
scibile umano, da Platone a Crick & Watson ( DNA) che faccio veramente fatica a capire certe distinzioni.
Ma potrei sbagliarmi, per carita’.
Ti ricordo’ pero’, che la storia della letteratura e’ piena di dottori in medicina, come ad esempio il dottor Bulgakov o il dottor Cechov…
Buon weekend
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Degli insegnamenti degli albori oggi non vi è più niente nemmeno del Revisionismo
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Oh madonna, vi prego, non cominciamo a scannarci fra laureati “umanistici”e “scientifici”! 🙂
Che poi, faccio presente, anche fra noi “umanisti” ci scanniamo, perché ricordo che a lettere antiche, ad esempio, i filologi sfottevano gli storici, sostenendo che non sapevano bene latino e greco, gli storici sfottevano gli archeologi, dicendo che non sapevano leggere le fonti… e così via.
quanto alla Kolakikè.. secondo me ha ragione Yossarian: è la bibita di Alcibiade. Non si esclude che red.cac. se ne sia preso una sbronza, però… 😀
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@ Yossarian -> Si, vabbè.
Ma che vuol dire, richiedo, “sandrobolchizzare la Rai”?
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Gli ERP di cui parlava il mio omonimo sono questi: http://it.wikipedia.org/wiki/Enterprise_Resource_Planning
Sono enormi programmi gestionali, versione ingigantita di quelli con cui le piccole aziende stampano le fatture.
E non penso vi possano destare il minimo interesse, meno che facciate consulenze informatiche o lavoriate in un’azienda con centinaia o migliaia di dipendenti.
Ho commentato sopra solo perchè mi è sembrata curiosa la coincidenza di trovare un’ omonimo che fa il mio stesso lavoro.
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@Yossarian
veramente io studio matematica….
E non so neanche il latino perché (orrore orrore) ho fatto il liceo scientifico tecnologico che al posto del latino mette l’informatica (oltre a tanta scienza e matematica).
Il mio non era un attacco alla cultura scientifica o informatica (sono anche un matematico applicato, figurati!), volevo solo far notare che esiste un disprezzo verso l’alta formazione che non è direzionato a tutte le discipline, ma particolarmente a quelle materie ritenute “inutili” e quindi, secondo il pensiero comune, studiate solo da persone con le spalle coperte da una ricca famiglia che mangia caviale.
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Premesso che mi diverto molto a leggerti, anch’io a volte noto una mancanza di lucidita’ quando tocchi certi argomenti. Tu dici che odi le ideologie, pero’ alcuni dei problemi della scuola di oggi nascono proprio dall’impostazione ideologica che ha ricevuto negli ultimi vent’anni, per cui l’applicazione del principio del merito e’ di fatto vista come una discriminazione. Nel mio caso, pur avendo scelto lo scientifico, ho fatto programmi di matematica e fisica ridicoli, perche’ gia’ cosi’ eravamo in quattro a prendere la sufficienza. E cosi’ mi sono rotto le palle per cinque anni e ho accumulato lacune che ho dovuto colmare all’universita’. Quindi, se e’ vero che la cultura dei giovani di oggi e’ di tirare a campare, giusto per avere il pezzo di carta, e’ anche vero che non c’e’ una presa di posizione da parte dei docenti per avere il sacrosanto diritto di valutare gli studenti per quello che danno. Se in un liceo scentifico uno ha quattro in matematica e fisica, o si fa il mazzo per recuperare, o e’ meglio che cambi scuola. Il principio che tutti devono avere le stesse possibilita’ mi sembra gia’ piu’ che applicato. Sono figlio di operai e sono arrivato al dottorato senza il minimo ostacolo, e o stesso vale per molti miei compagni di corso.
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Andrea, è un discorso complesso che pochi riescono ad aver chiaro….
L’Italia sta ripiombando felicemente in una struttura corporativa pre (o post) capitalista. E’ chiaro che se dai il titolo a tutti di fatto è come se mettessi tutti allo stesso livello di partenza, ma mi dici poi cosa ci farai tu del tuo titolo di dottorato?
Per non scadere nel volgare, dico solo che puoi al massimo emigrare…..
Il vero problema da cui nasce tutto il resto è la struttura industriale italiana, ma ne ho scritto fin troppo, e non si può riassumere il problema in un commento ad un post, specialmente se travolto da commenti di “braccia sottratte all’agricoltura”….
😦
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Vedi, Andrea, il problema è che spesso si dice “i docenti” come se fossero una categoria unica in cui tutti pensano e agiscono allo stesso modo. Purtroppo non vi è, invece, categoria più differenziata: ce n’è una parte – di sinistra o di destra, credimi, non c’entra: io ho avuto una prof di greco di sinistra e femminista al classico che non regalava un sei manco se la minacciavi di morte! – che fa quello che è il suo lavoro, cioè premia gli studenti meritevoli e non premia quelli che non se lo meritano. Ce ne sono altri che invece, spesso per un malinteso senso di pedagogia, credono che ogni brutto voto rappresenti un trauma e quindi vorrebbero dare la sufficienza anche ai banchi, dato che fanno pure loro parte della classe; ce n’è poi un certo numero, purtroppo, che non è nemmeno giustificato dalla malintesa pedagogia: danno sei perché così non hanno grane a fine anno. I programmi, inoltre, non li fanno i docenti o le singole scuole, vengono imposti dal Ministero, quindi se anche erano ridicoli i tuoi dello scinetifico, la colpa non è dei singoli docenti; che da anni sui programmi si giochi al ribasso è un dato di fatto; purtroppo spesso gli approfondimenti vengono lasciati alla buona volontà del docente.
Se tu figlio di operai non hai avuto problemi ad arrivare al dottorato vuole dire che il sistema per ora tiene: quello che mi preoccupa è che, con l’aria che tira, sarai uno degli ultimi ad aver avuto questa possibilità. Pensa se i tuoi non avessero avuto la possibilità di mandarti in scuole pubbliche per lo meno discrete, anche se con programmi “ridicoli”, e poi in una università pubblica con costi molto contenuti quanto ad iscrizione.
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Marcello, è veramente buffo trovare un collega e per giunta omonimo in un blog che non c’entra nulla con il nostro lavoro. Il tuo, veramente, ormai sono in pensione dopo aver lavorato altri due anni oltre il limite d’età in UK .
Le mie esperienze spaziano per oltre 20 anni passando dalla analisi funzionale alla consulenza direzionale nelle aree di Pianificazione e Produzione, il cuore dell’ERP, utilizzando nel corso del tempo tre diversi softwares specialistici in ambienti multinazionali.
Chiedo scusa alla padrona di casa per l’OT ma la cosa è veramente singolare.
Per ciò che riguarda il post, come già dichiarato non aggiungerò una sola parola a quanto già scritto, nonostante che alcuni signorili commenti lo meriterebbero.
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In realta’ parlando di programmi intendevo soprattutto il livello con cui vengono svolti. I programmi di ministero sono effettivamente limitati, ma il vero problema e’ che o si danno esercizi banali, o la maggior parte non li sa risolvere. E da quello che ho sentito, la situazione attuale sta degenerando. In Germania chi non ha determinati risultati non puo’ accedere alle scuole di fascia piu’ alta. E lo stesso vale in Francia per l’ecole normale. Per me questa e’ l’unica soluzione per cercare di cambiare le cose. Ma mentre certi ambienti di destra sembrano in parte sostenerla, a sinistra non lo si fara’ mai. E cosi’ si arriva perfino ad apprezzare gli interventi della Gelmini, il che apre laceranti conflitti interiori..
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“Se tu figlio di operai non hai avuto problemi ad arrivare al dottorato vuole dire che il sistema per ora tiene”
Non necessariamente: man mano che il sistema evolve nella direzione attuale (tutti promossi a prescindere) accedere al dottorato diventa più facile e meno utile.
Credo anch’io che per ora il sistema dia risultati tutto sommato decorosi, ma mi sembra in rapio declino, soprattutto da che hanno introdotto il 3+2 (che per ingegneria, la facoltà di cui ho più esperienza, è una sonora cazzata).
@Marcello42
volo più basso:programmatore freelance, momentaneamente a spasso.
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@Andrea:
su questi argomenti la sinistra è bloccata dal rapporto coi sindacati (grandi sponsor del livellamento in basso), dalla loro storia e mentalità, visto che in buona parte si è battuta per il sei politico, che ha senso solo per titoli con “valore legale” e privi di “valore intrinseco”.Non dico che siano tutti d’accordo, ma il partito del calcio in culo è troppo forte perchè qualcuno sostenga qualcosa di diverso.
La destra su queste cose ha principi più sani, ma poi anzichè basarsi su analisi serie di diletta in proclami roboanti e riforme pasticciate.
Bottom line: studia inglese e prepara le valigie.
@galatea:
Non credo che lo scarso prestigio degli insegnanti riguardi solo la paga, dipende anche dal modo in cui vengono tutelati ignoranti, fancazzisti e cialtroni vari, un gruppo minoritario ma di consistenza preoccupante.
E poi la paga è si bassa, ma non poi tanto rispetto all’ orario ed ai livelli dei salari italiani in genere.Per inciso, non confondo l’ orario di lavoro con quello di lezione, ma ho letto uno studio sui salari degli insegnanti in EU: quelli italiani sono tra i più bassi in assoluto, corretti per le ore di lezione ed il livello medio dei salari in ciascun paese mi pare fossero sostanzialmente allineati.Se ti interessa lo cerco.
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il fatto che qualcuno possa scambiare l’affermazione di marcello per un’affermazione misogina, arrivando a dire che “i talebani sono tra noi e il burka vorrebbero mettercelo per coprire il cervello” mi dà un’idea precisa dei frequentatori del presente blog. (nessuno ha nulla da dire? INCREDIBILE!)
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@Vaaal
Tra una teoria miniarchica e l’altra, ti suggerisco un veloce ripassino al concetto di paradosso e di iperbole (non nel senso geometrico).
Dopodiché mi piacerebbe capire davvero cosa faccia ritenere a te e/o ai vari red. cac. che ce ne freghi qualcosa, in quanto frequentatori di questo “bloggaccio”, della vostra fondamentale opinione nei nostri confronti (o in alternativa del sig. Train).
Ma non potreste trollare semplicemente sui vs. blog senza frantumare più o meno costantemente e virtualmente i cosiddetti agli altri?
O limitarvi a commentare (anche con ironia e sarcasmo) sul topic o rispondere al singolo commentatore, se del caso, se non ne condividete le opinioni legittimamente espresse?
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frap, CREPA
(è iperbole, ironia e sarcasmo, ripassa tua sorella)
(caspita, il commento di frap è proprio il paradigma di ciò che si intende per sinistra al caviale)
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@->Vaaal: dato che sei in casa mia, le iperboli di tal fatta te le tieni per te. Se non ti piace questo blog, vai pure altrove, non ti tratteniamo. Entrare in casa altrui e offendere in maniera così pesante (coinvolgendo anche le sorelle, che gentiluomo!) non è libertario, nè liberista, nè altro, ma solo maleducato. Liberissimo di pensare che questa sia una fisima da “sinistra al caviale”; quanto a me la ritengo semplicemente l’abc della civiltà.
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Talvolta mi scopro di un buono che mi fa paura, e senza bisogno di sbronze di empeiria kolakiké.
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Autori di blog semisconosciuti e di qualità mediocre si permettono il lusso di infestare con commenti volgari e di infima qualità gli scritti di Galatea, che oltre ad essere scaltri e raffinati sono di livello molto superiore al loro.
Per quanto la critica e il diritto di replica siano essenziali elementi del vivere civile, mi sembra stiate esagerando: la mediocrità non è una colpa, ma neanche una dote da esibire.
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Ehi, la mia bontà sta raggiungendo vette (o abissi) inesplorati (in altri termini, per la tenutaria, avia Pîeridum peragro loca nullius ante trita solo). Sarà, quella (la bontà, intendo) una dote da esibire? O c’è del marcio anche nella bontade, rimedio unico ai mali (la bontade?) per le nate a vaneggiar menti mortali?
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Delle volte tornano parecchio, ma parecchio utili.
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ai vostri occhi devo essere una specie di troll…!
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@->Frap1964: e vuoi che faccia tutta questa fatica? Per un Vaaal? Ma dai! 😀
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