
L’ho un po’ trascurata, Spinola, in questi ultimi tempi. Forse mi ha un po’ trascurato anche lei. È un settembre pigro e molle, quello che sta vivendo, come se non sapesse arrendersi all’evidenza che l’estate è passata, e si aggrappasse agli ultimi sbuffi di caldo afoso per fingere che non sia così. Dalle ferie, pure, sono tornati tutti, ma non si fanno vedere in giro: il bar di Clara, riaperto la settimana scorsa, è ancora quasi deserto. Clara guarda i tavolini semivuoti, con aria distratta: anche lei deve ancora rassegnarsi al ritorno, e di tanto in tanto si perde a rimirare nel riflesso dello specchio la sua abbronzatura caraibica, che stinge poco a poco.
“Che tedio, che aria morta!” sbuffa, vedendomi entrare.
“Ma come mai non c’è nessuno?”chiedo, stupita io pure. Il bar, di solito, è un crocevia di gente che va lì non tanto per prendere un caffè o uno spritz, ma per farsi vedere e studiare cosa fanno gli altri: è il centro politico-economico del paese, l’equivalente del Transatlantico di Montecitorio: non sei nessuno, a Spinola, se non sei qualcuno da Clara.
“Tesoro, a primavera ci sono le elezioni…”
Le elezioni, cazzo! Me ne ero dimenticata. Nel turbinio di questo rinnovo istituzionale continuo, m’era passato di mente che Spinola è in finire di legislatura. Che poi, nel caso specifico, più che di legislatura si dovrebbe parlare di era: il Sempresindaco, dopo due mandati consecutivi, non può fare il Dinuovocandidato;ma scovare un Degnoerede, è faccenda spinosa, ed intricata, dato che il Sempresindaco, anche se non più in grado di esser Sempresindaco, si vocifera sia intenzionato a rimanere ad ogni costo Sempresindaco in pectore.
Nel vuoto ombroso del bar, Clara si sporge verso di me, in vena di confidenze.
“Pare che Carlo e il Trio siano ai ferri corti…”sussurra e scuote la testa perplessa, come se avesse confidato che la Terra ha intenzione di smettere di girare intorno al sole. Se lo dice Clara, la notizia è roba certa: in tanti anni nessuna sua confidenza si è mai rivelata men che veritiera. Mi sono sempre chiesta come facesse ad avere ogni volta dritte così precise. Me lo sono chiesta, sì, ed ora improvvisamente lo capisco, da quel “Carlo” che le scappa così, senza accorgersene, invece del solito distaccato “Taragnin”, con cui si riferisce a lui quando ne parla con i clienti. Clara? Clara e …Carlo?
La guardo, mentre è pensosamente assorta a rimirare il nulla della vetrina ingombrata di fiocchi dorati e confetti iridescenti, in un tripudio di estetica provinciale che vuole a tutti i costi certificare la raggiunta opulenza spargendo ovunque sbuffi di tulle e grappoli di nastri. Mi accorgo ora che non l’ho mai considerata una donna: una donna vera in carne ed ossa, intendo dire, con una vita propria al di fuori di quel bancone. È tanta, Clara: una veneta prosperosa con un seno che avrebbe ammaliato Fellini, due occhi azzurri sornioni, sempre a fare gli equilibristi sul filo dello sfottò, un viso paffuto dai tratti placidi che però non riescono a velare un fondo di irrequietezza insoddisfatta, da ghepardo che s’è accoccolato per pigrizia, ma non aspetta altro che di dare una nuova zampata. Spinola è il suo mondo, che lascia raramente, giusto le due settimane di ferie obbligatorie, quando parte per mete lontane, esotiche, a quanto se ne sa sempre sola. Quando torna accenna, in modo vago, di aver visto la giungla amazzonica, il deserto, le città di sabbia dello Yemen, le barriere coralline degli atolli più distanti. O a qualche visita in America Latina, dove finanzia una missione di preti e, di tanto in tanto, adotta piccoli meninos de rua, cui paga poi studi in Italia o aiuta ad aprire piccole attività laggiù.
È ricca, Clara: il bar tira più di una piccola azienda e lei, a quello, può aggiungere il patrimonio di famiglia, fatto di case, appartamenti e negozi sparsi per tutta Spinola, ed affittati con pignola attenzione al soldo. Potrebbe vivere di rendita, s’è sempre saputo, ma Clara di rendita non vuole vivere. Il bar è la sua vita, non solo perché ama occuparsi dei suoi dolci e dei suoi gelati, prodotti con ricette esclusive e segrete, ma perché è il centro del suo mondo. Da lì lei controlla, guarda, sa tutto di tutti, mentre nessuno, mi accorgo ora, sa molto o anche qualcosa di lei. Com’è Clara quando non è Clara, quando chiude il bar, la sera, e torna a casa, nel suo bell’appartamento in centro, di fronte al Municipio, proprio accanto, mi vien da pensare con malizia, al nuovo attico di Taragnin? Chi vede, chi incontra, chi riceve? Vorrei chiederglielo, adesso. Non per una pettegola curiosità, ma per conoscerla meglio, forse per conoscerla e basta, dopo che per tanti anni ci siamo sfiorate ogni giorno e guardate come si guardano quelle che vorrebbero diventare amiche, ma non trovano l’occasione giusta. Sarebbe questo il momento adatto, magari: ora che il bar è vuoto, il tempo come sospeso da questa afa innaturale d’inizio settembre, e lei presa da una sorta di dolce abbandono malinconico, che la porta a guardare i nastri della vetrina e sciogliere qualche riserva sul suo privato.
Vorrei. Potrei. Forse dovrei. Ma quando sto per aprire bocca, il campanello della porta dindina, e una zaffata di caldo entra assieme ad un cliente mai visto. Clara si riscuote, richiama sul viso la sua espressione impenetrabile da tenutaria di pasticceria, e chiede all’uomo cosa desideri, con il suo sorriso sornione e distante, che equivale ad un segnale di accesso negato.
Diventeremo amiche, forse, un’altra volta.
Dimenticavo: al solito, è un racconto di pura fantasia, ogni riferimento a fatti, persone ,avvenimenti , sindaci o bar reali è frutto di una mera coincidenza. Come se voi entraste nel bar di Clara, appunto.
Bisogna proprio che venga a Spinola, dalla Clara, ad assaggiare quelle pastine dall’aspetto così invitante. Gnam, gnam ….
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Sono entrato nel bar. Mi piace il nulla, le cose che si ripetono sempre uguali e mi attraggono quelle che non accadono.
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@->Lector: quando vuoi, così ci si conosce dal vivo. 🙂
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OT – Ciao Galatea, ti segnalo questo articolo “Natura dei sessi (Dizionario erotico)” di Massimo Fini. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi! Grazie ciao
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@>Lolle: l’unica cosa che mi viene da dire è che trovo noiosissimi gli uomini che cercano di spiegare le donne.
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gentile galatea, la descrizione è bella, ma trovo sbagliato voler sapere, è più giusto, più onesto, sopportare il silenzio altrui
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