Bilancio di fine anno. Post strettamente personale

La nebbia ottusa che ricopre tutto, qui, stamattina, è l’immagine precisa dell’anno che se ne va. Qualcosa di impalpabile e ghiacciato, che non si è riusciti a combattere perché non si poteva afferrare, e tuttavia c’era, era presente, e ti bloccava là.

Se alla fine si devono tirare i bilanci, di quest’anno io non so fare nemmeno una somma o trarre una conclusione. È passato come passano i treni che perdi anche se sei arrivata in tempo alla stazione. Non ha dato niente e niente lascia, se non un senso di vuoto e di spreco, di inutile abbandono: non ho concluso nulla, non sono arrivata in nessun luogo, forse non sono nemmeno mai riuscita davvero a partire. Le occasioni mi sono scivolate addosso, le persone pure. Le ho lasciate scivolare io, forse, per quella mia incapacità di trattenerle, per il mio perenne sentirmi inadeguata, inadatta, incapace, immeritevole di attenzioni e di amore. Per il mio volermi poco bene, in fondo, e stimarmi quasi per nulla.

È stato un anno brutto, orribile. Pieno di contrattempi, di contraccolpi e di colpi incassati e basta, dati dal destino a secco, senza preavviso. Quelli che cerchi di parare con il sorriso stampato sulla bocca, finché non ti rendi conto che il sorriso è ormai una smorfia vuota, perché dentro non è che sopporti o soffri: dentro non senti nemmeno più.

E allora ti aggrappi alla superstizione del calendario, sperando che il giro di svolta coincida con la convenzione della data che cambia: che ci sia un nuovo inizio al rintocco di una mezzanotte uguale a tutte le altre, per quanto salutata dallo schiocco dei tappi di champagne.

Il tempo che passa di solito è il mio nemico, perché temo, di secondo in secondo, di scoprire che sono ormai troppo vecchia per essere giovane. Ma oggi lo invoco, quel tempo che scappa via, perché andandosene segni una cesura. Nel tempo e al tempo, un addio.

14 Comments

  1. So che per ciascuno di noi nessuno altro può esprimere pareri e opinioni se non noi stessi.. ma so che da fuori le cose si vedono in modo diverso… questo per dirti che qualcosa sono certa tu l’abbia fatta e che in ogni caso non sei passata come l’acqua sulle persone che ti hanno conosciuta: parlo per esperienza!
    Ti abbraccio forte e ti mando un bacino per ciascuno dei mostriciattoli che ancora ti ricordano.. so che è poco ma forse è un piccolo regalo che il 2009 ha lasciato anche a te ^_^
    Spero che tu riesca a trovare quello che cerchi… davvero!

    Lisa

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  2. Questo 2009 è stato un annus horribilis in decade malefica per tutti, ti sento più vicina che mai, come se me ne avessi parlato dal vivo.
    Ti abbraccio Galatea

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  3. @Lisa: Mi baciotti i mostriciattoli tu, ad uno ad uno, e dici loro che prima o poi la zia li viene a baciottare di persona come si conviene? Grazie, Lisa. Ciao.
    @Effesessantasei: Vabbe’, ci proveremo.
    @Dania: Eh, lo so. Buon 2010 anche a voi.
    @Vincenzo: Sta cosa dell’annus horribilis in decade malefica la sottoscrivo. 😉

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  4. dato che quest’anno ha, onestamente, fatto parecchio schifo anche a me, vorrei spendere una parola da vecchia zia al riguardo: gli anni di merda (e ne ho visti assai data la venerabile età) sono fondamentali, sono cesure vere con il passato stanco e inutile, fanno accumulare quel senso di disgusto verso quel che è che spesso è il motore (turbo) verso ciò che, di molto meglio, riusceremo a mettere insieme.

    aggiungo: ho vissuto tutta la vita sentendomi inadeguata e così ho capito che non si può essere adeguati… ma solo perché abbiamo standard troppo alti. ergo come si dice qui: famo quello che potemo fa’ e pace 🙂

    buon 2010 galatea (pieno di sorrisi, coccole e adeguatissime emozioni)

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  5. Le faccio i miei sinceri auguri, signorina Galatea. Tra questi, anche quello per cui trovi una buona ragione per spendersi un po’ di meno qua sopra: alla sua età può essere fatale. Alla Nostra, siamo ormai fuori pericolo per ragioni, come ovvio, anagrafiche.
    MJa dia retta, che non sempre dico cazzate.

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  6. Dell’anno che è passato penso esattamente quello che pensi tu. Come i treni che perdi anche se sei sempre stato alla stazione. Nulla di concluso, non sono arrivato in nessun luogo – non so neppure come partire.
    Ma non ho neanche saputo scrivere come te, raccontare bene, esprimere neppure un millesimo di quello che hai saputo fare tu, per tutto l’anno…
    E allora, direi, qualcosa hai concluso: mi hai dato da leggere cose che mi sono piaciute, mi hanno fatto pensare e sorridere, perfino sentire meno solo.
    Il minimo che potessi fare, in cambio, è fartelo notare.
    Buon anno che verrà.

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  7. il 2009 è stato lo stesso per me, sottoscrivo l’annus horribilis in decade malefica. Era anche un brutto numero, 2009. 2010 si presenta meglio, simmetrico… speriamo sia migliore (si farebbe poca fatica…). Ma le tue parole, sappilo, non scorrono mai invano.
    Auguri

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  8. “che ci sia un nuovo inizio al rintocco di una mezzanotte uguale a tutte le altre”.

    beh, a prescindere dai casini personali, un capodanno con la revoca dell’isolamento diurno a giuseppe graviano lascia ben sperare, no?
    : (

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  9. brava, scrivi davvero bene.
    Sul contenuto poi finalmente mi ci ritrovo in pieno: anzi tutto quello che hai detto è esattamente quello che sentivo dentro anche io la notte di capodanno ma senza trovare le parole giuste.

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  10. Sig. Mirage, non fossimo a casa della signorina Galatea ma in mezzo al vulgo sciocco, “quello che sentivo dentro” darebbe la stura a lazzi turpi e matti.

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