Il mare

Io, per esempio, amo il mare. Ci sono nata davanti, ma non credo sia per quello, eh. Penso che gli essere umani si dividano in due gruppi, quelli che amano il mare e quelli no, e che sia una cosa innata, come quando ti piace un certo cibo, che ti piace da sempre, anche prima di averlo mai assaggiato, e quando finalmente lo assaggi, ti dici: “Ecco, è quello che cercavo!” e non ne sai fare a meno più.

Quelli che amano il mare il mare lo amano così, come se ti fosse sempre dentro, perché non ti serve per andarci in spiaggia, o per farci il bagno: hai proprio bisogno che sia lì, di fronte. Di sentirlo, di toccarlo, di averlo intorno. Chi ama il mare lo ama e basta, in qualsiasi stagione. Forse ancora di più quando non è stagione, ed è brutto ed incazzato, grigio, freddo e malmotoso, che pare star lì a dirti: “Provatici, provatici, su, a venirmi vicino!”, perché il mare è uguale uguale a chi abita sulle sue sponde, e quando è di pessimo umore cerca la rissa come un marinaio ubriaco.

Dal mare accetto tutto: gli scoppi di ira improvvisi ed irragionevoli, i suoi vizi ed i suoi difetti, ed ogni sua possibile variante, ogni declinazione. Amo le spiagge sabbiose ed eterne dell’Adriatico, con le acque sempre un po’ torbide, gli arenili di barena in cui galleggiano le alghe limacciose, gli scogli scivolosi ed impervi, le calette di ghiaino, le acque cristalline delle baie nascoste al mondo, ma pure quelle mere e maleodoranti che si trovano negli anfratti dei porti a lambire le sentine. Il fascino del mare sta proprio là, in quel suo essere proteiforme, contenere in sé tutto ed il suo contrario: la bellezza più sfolgorante, l’abiezione più estrema, la natura e l’artificio, la miseria e la ricchezza. Non possono mai essere rigide, le città di mare: non solo perché abituate a secoli e millenni ad avere gente che arriva e gente che se ne va, ma perché anche chi rimane fermo lì vive mischiato: il pescatore tira le reti davanti ai tavolini del bar chic, il professionista nella pausa pranzo scende al porto per un piatto di frittura, e chi può permettersi la barca o l’ombrellone fighetto poi si tuffa nella stessa acqua di chi ha solo ciabatte ed asciugamano, e la distanza si misura in bracciate, tutt’al più.

La montagna mi schiaccia, perché mi fa sentire sopra il peso del cielo: il mare è democratico, perché il cielo è alla mia altezza, che è quella dell’orizzonte. Si mischia con l’acqua, sparisce nell’infinito, ma lasciandomi capire che anche dove non vedo oltre, c’è sempre qualcosa più un là: un’altra terra, un altro mare, una possibilità aperta come un parentesi che nessuno chiude mai. Il mare è quella cosa che ti lascia sempre in sospeso perché il suo unico confine è il chissà.

14 Comments

  1. Restare fermi per ore a guardarlo, perchè hai biosgno di guardarlo nei suoi particolari, hai bisogno di ascoltarlo in religioso silenzio. chi ti sta attorno non capisce perchè resti bloccato a guardarlo, e ti chiede cosa stai facendo. Lo sto amando.

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  2. –>Il fascino del mare sta proprio là, in quel suo essere proteiforme, contenere in sé tutto ed il suo contrario: la bellezza più sfolgorante, l’abiezione più estrema, la natura e l’artificio, la miseria e la ricchezza.

    Che altro aggiungere? Io sono una irriducibile dell’Adriatico ormai, il mare della mia ancora vicina infanzia.

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  3. Beh, in fondo poseidone ed atlante non erano fratelli? Mare e montagna sono opposti come terra ed acqua. Il mare è bello, ma io preferisco la montagna, è meno “bagnata” e più fredda. Ma alla fin fine i gusti son gusti, l’importante è che si stia in pace dove si sceglie di andare.

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  4. Eeeeh, Galatea cara, che bel post!
    Hai proprio ragione quando dici che ci sono quelli che lo amano e quelli che invece no (come si può intuire io sono e invece no). In definitiva non è che io non lo ami, è che è freschetto e viscoso e pieno di cose vive, come direbbe Woody Allen. Non è il mio elemento (quello è l’aria, e infatti in montagna mi capotto dall’emozione e respiro fino a schioppare).
    Però siccome tu lo ami così tanto e io ti voglio un bene dell’anima, un po’ di bene lo voglio anche al mare (dubito che a Poseidone freghi qualcosa, comunque).
    Ad ogni modo, parafrasando Douglas Adams, uno splendido scrittore, dico: Grazie per tutto il pesce!;)))))))))

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  5. ciao, io ho iniziato ad amare il mare in bretagna ed in seguito in irlanda, là ci sono spiagge enormi o scogliere fantssmagoriche, da paura, ma anche angoli dove puoi stare a tu per tu col mare

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  6. Ooooooooh!! finalmente qualcuno che ama le spiagge sabbiose dell’Adriatico, con le acque torbide e piene di alghe limacciose!
    Io non sono nata in riva al mare ma lì è davvero casa mia! :))

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  7. Per la cronaca, le acque torbide dell’Adriatico non sono sempre state così, io ricordo acque limpide che lasciavano vedere il fondo, non perfettamente trasparenti, ma abbastanza (e non nell’Ottocento!)

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  8. Che bel post, che belle parole!

    Mi ci riconosco, per quanto mi debba considerare un uomo di montagna per meriti acquisiti. Io adoro sia il mare che le montagne: ma se dovessi scegliere, senza dubbio preferirei vivere a Ciòsa piuttosto che a Trento. In montagna però io provo l’opposto di quello che senti tu: l’altezza mi inebria, mi toglie di dosso il peso della terra. E poi gli orizzonti distanti che ti fanno intuire altre cime, altre vallate da vedere dall’alto, il cielo di quel colore unico…

    In vacanza però vado a sciogliermi nel mare. Non potrei mai rinunciarvi. E da bambino ho anche fatto in tempo a vedere l’Adriatico limpido, peccato non lo sia più.

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  9. Non posso dire di odiare il mare, anche se detesto le vacanze al mare – dopo un quarto d’ora di “vita da spiaggia” medito di sterminare l’umanità (si fa per dire, tranquilli… comunque sono quasi vent’anni che evito quel pericoloso supplizio). Ma il mare è esterno, ti rifiuta; è bello immergersi in un mare limpido (da ragazzo ne ho provati parecchi), lasciarsi cullare e fantasticare di “liquidi amniotici” e cose simili, ma poi capisci che non è il tuo elemento, appena cerchi un contatto completo… ti manca l’aria. Vai invece in un bosco di montagna, siediti e ascolta: qualche milione di anni di confidenza e simbiosi comincerà a parlarti. E il cielo, le vette? Ti risucchiano, ti invitano a perderti.
    E poi, hai mai notato? In montagna anche gli sconosciuti si salutano.

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  10. Beh, per l’ Adriatico “limpido” è una parola grossa. Già per via del fondo sabbioso è dura vederlo limpido.

    Anch’io non risalgo all’800, ma agli anni 60 sì, e c’erano i giorni buoni in cui, stando in acqua, riuscivi a vederti le ginocchia, altri in cui invece sembrava un minestrone di verdure.

    Diciamo che ci sono stati dei periodi in cui c’erano meno alghe e altri in cui invece proliferava la mucillagine. Ma cercando in rete ho visto che la mucillagine c’era già nel 1700. http://www.arpa.emr.it/pubblicazioni/daphne/notizie_417.asp

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  11. Io vivo in montagna ma il mare ce l’ho dentro,anche nel dna perchè ho sangue napoletano nelle vene.Allora,da giugno a settembre,quasi ogni domenica alle sei meno un quarto parto con figli,moroso e figlio del moroso,prendo la Cadore-mare e alle otto siamo già in spiaggia,a Cortellazzo che non c’è la calca. Nel chiosco hanno un Rabosello delizioso…

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