La Notte dello Shopping: saldi, opere e politica alla periferia dell’impero

La Gran Notte dei Saldi, a Spinola, non è né rosa né bianca: è lilla. Ciocche di questo violetto sbiadito pendono da ogni lampione, si snodano in striscioni lungo la via principale, invadono ogni cuspide di vetrina, fanno da segnacolo agli incroci, vaporose epperò imponenti, addirittura perentorie, ed enormi, perché la provincia è così, pensa che una cosa non sia costata abbastanza se non è un po’ fuori misura.

La Gran Maestra della Notte dello Shopping a Spinola è la Carmen Taragnin, sorella del Sempresindaco, e da sempre sua incaricata per le questioni di immagine e di propaganda. Con una Giunta che, in vista di elezioni, si sta sbrindellando sotto i colpi di defezioni e tradimenti, la Carmen nella vita del Sempresindaco è l’unica certezza rimasta: immobile e mastodontica, presidia il Municipio e s’è fatta dare dal fratello una delega per gli “Eventi speciali”, il primo dei quali è proprio la Notte dello Shopping.

Sull’organizzazione la Carmen è stata inflessibile: il Comitato aperto degli anni passati è stato falcidiato con crudeltà degna di una purga staliniana. Via tutti i Sinistri e i pacifisti alternativi infiltrati negli anni precedenti per buona pace e occhio di riguardo verso qualche frangia francescana delle parrocchie. Non appena han proposto, come ogni anno, di fare in contemporanea la festa del Sud del Mondo al parco, con canti, balli tribali, banchettini di artigianato senegalese e cacao e vaniglia del commercio equo in offerta, la Carmen li ha cacciati fuori dalla commissione a calci in culo, perché: “La Note dei Saldi g’ha da servir ai comercianti nostri, ghe manca altro che femo i banchetti dei vu cumprà, che i fa anca miseria!”.

Poi, con al seguito il compagno geometra scodinzolante come un cagnolino, ha percorso in lungo e in largo la via principale, indicando lampione per lampione dove appendere le ciocche-segnacolo, di cui lei stessa aveva scelto colore, grandezza e modello, ispirandosi a quelle dei vovi de Pasqua. Indi, soddisfatta di una Spinola impacchettata come una bomboniera, s’è data da fare per definire il “Programma”. La piazza davanti al Municipio è stata in fretta e furia rassettata da gran spolvero: da un alto una pedana rialzata, tutta foderata di lilla e ciocchettone sparse, con sopra tavoli rotondi e sedie bordate di lilla anch’esse, in cui Giunta e Consiglieri di maggioranza al gran completo si sarebbero dovuti sedere per consumare una cena molto chic, con selezione di prodotti tipici locali scelti e cucinati dal catering del ristorante di Carmen; dall’altro, per il popolo che non avrebbe potuto avere accesso all’area vip (e per i Consiglieri di minoranza, esclusi banchetto, per sottolineare anche visivamente il loro intrinseco essere sfigati), uno spazio con palco, in cui la compagnia di cantanti locali specializzata in riedizioni di opere e musical avrebbe offerto al volgo un condensato della Tosca in puro Bocelli-style. A conclusione, brindisi finale con discorso del Sempresindaco Taragnin e spettacolo pirotecnico.

Se non che. Se non che la messa in atto di un tale programma ha posto la Carmen fin da subito davanti ad un mare di problemi di diplomazia spicciola, legati al suo aver ricevuto per tale organizzazione un mandato pubblico, che richiede pur sempre qualche cautela nel far quel cazzo che si vuole. Per esempio: come far sì che i Consiglieri d’opposizione fossero esclusi dal tavolo vip? Per accertarsi di non averli fra i piedi, la Carmen ha dato precise istruzioni al messo comunale: per risparmiare soldi, Tommaso, il messo, ha consegnato di persona a casa gli inviti solo al Sindaco, alla Giunta ed agli invitati di riguardo (cioè i Consiglieri di Maggioranza, che però sono stati convocati sempre in quanto qualcos’altro, tipo presidente della locale Associazione della Pesca con Mosca Fasulla o del Circolo Culturale Erminio Nonsocosa); a tutti gli altri gli inviti sono stati spediti la mattina del sabato stesso con posta ordinaria, con la scusa di non voler gravare il Comune della spesa di un francobollo prioritario o peggio ancora di una raccomandata: i tempi sono duri e le finanze del paese non possono sopportare aggiunte di stress.

Certa quindi che nessuno degli oppositori si sarebbe presentato (Carmen aveva dato precise istruzioni a Tommaso di NON ammettere per nessun motivo al tavolo vip chi non fosse giunto munito di invito regolare, fosse pure stato Ratzinger in persona!), la Sempresorella ha dovuto risolvere un’altra spinosa questione, cioè la dislocazione del vicesindaco Erberto Guidi. Che in quanto vicesindaco invitato doveva essere, ma in quanto concorrente di Taragnin alla cadrega di Sindaco, non poteva certo ottenere dalla di lui sorella un posto con una certa visibilità.

La sottigliezza politica di Carmen ha qui toccato i massimi livelli: dato che al tavolo del Sempresindaco, posizionato in fronte pubblico e sotto i riflettori, non ci poteva essere posto per tutte le presunte autorità del paese, la Carmen ha ben pensato che il vicesindaco si sarebbe dovuto sedere accanto alle viceautorità. Così il Guidi e la di lui biondissima moglie, arrivati in gran tiro sventolando l’invito, si sono visti relegare da un sorridentissimo Tommaso nel tavolinetto traballante dietro il ficus, dove han preso posto assieme alla Presidentessa Onoraria del Circolo Sostenitori della Lettura (la novantenne maestra Giuditta Bojon vedova del Preside Pistolato, sorda come una campana) e Mariolino Andèr, arzillo ottantenne curatore della locale mostra micologica itinerante.

È cominciata così la Notte dello Shopping: con la Giunta e i vip locali in alto, in tribuna d’onore, a mangiare in pubblico a pubbliche spese ai quattro palmenti, mentre camerieri sedicenni in frac assoldati in virtù di antica convenzione con l’istituto alberghiero li servivano, e sotto il popolo che guardava, in piedi, suggiando gelatini comprati con i soldi propri, all’ombra di ciocche lillà.

Alle nove e trenta la Carmen ha strizzato l’occhiolino al fratello, che s’è alzato – o meglio, vista la statura, è sceso dalla sedia – ha alzato il calice e dato così inizio allo spettacolo. Ora, a Spinola la locale compagnia di dilettanti d’opera un’opera intera manco ci prova a farla, perché un po’ collasserebbero gli spettatori, e ancor prima collasserebbero i cantanti, che già al secondo acuto dello spartito emettono un gorgoglio più simile ad un gargarismo da studio dentistico. Quindi hanno inventato l‘Opera light, spettacolo che consiste in un narratore (il prof. Giannantonio Miro, ex docente di italiano della scuola media comunale, ora in pensione epperò animatore del corso di dizione e recitazione nella sezione cittadina dell’Accademia della Terza età), il quale chiama in scena, previa sintetica spiegazione di ambientazione e parti mancanti, i protagonisti, cioè la soprano-mezzosoprano-alla bisogna anche contralto Domitilla Ferabucchi ed il tenorino leggero leggero, al limite dell’inconsistente, Romeo Frasson. La Ferabucchi e il Frasson, entrambi ex allievi alle medie del Miro, han già portato in scena con successo a Spinola, negli anni precedenti, due opere light, il Barbiere di Siviglia e la Carmen, riuscendo non si sa come ad evitare denunce per procurato strazio. Quest’anno si son dedicati alla pucciniana Tosca, che per l’occasione era vestita di lilla, con ciocca regolamentare. Per mancanza di baritono e soprattutto per evitar frizioni con il parroco, l’opera è stata depurata del personaggio di Scarpia e delle processioni, al che seguirne la trama è risultato alquanto difficoltoso per il pubblico, nonostante gli interventi del Narratore, perché, fra una slinguata e l’altra di cono gelato, gli spettatori non capivano chi avesse arrestato il Cavaradossi, chi l’avesse malmenato né perché Tosca fosse così angosciata per salvare il moroso da non si sapeva quale disastro.

Terminata l’opera con grido finale e disperato (l’unico acuto, peraltro, che la Ferabucchi avesse imbroccato nell’intera serata) di protagonista lanciatasi da Castel S.Angelo, Il Sempresindaco Taragnin ha guadagnato il palco, passando a bella posta davanti al vicesindaco Guidi senza degnarlo manco di un ‘occhiata. E di fronte al pubblico, che ormai aveva finito ogni cono gelato, e sotto l’amorevole sguardo della Carmen, che invece in tutta la serata, per il nervosismo, non era riuscita a mandare giù nemmeno un sorso d’acqua, si è schiarito la voce e ha declamato il suo discorso finale alla cittadinanza tutta: “Sono così felice di essere qua davanti a voi..in questa meravigliosa cornice di una Spinola rinnovata dagli sforzi della mia Amministrazione…e con questa meravigliosa compagnia che ha già portato in scena con tanto successo due anni fa Il Barbiere di Siviglia di Rossini, l’anno scorso la Carmen di Bizet, quest’anno la Tosca di Puccini e il prossimo anno… – pausa ad effetto, come se d’improvviso si fosse rammentato il particolare, fino ad allora lontanissimo dalla sua memoria e per lui ininfluente, che ci sono le elezioni – e il prossimo anno… be’, il prossimo anno… vedremo…”

Quindi ha sorriso, lanciato una occhiata di traverso all’indirizzo del vicensindaco Guidi come a dire: “E adesso pareggialo tu, ‘sto successone!”e si è inchinato davanti al pubblico che ormai, libere le mani per esaurimento di coni gelato, ha applaudito convinto. Anche se qualcuno è restato dubbioso, cercando risposta ad una domanda rimasta sospesa, un interrogativo irrisolto fra i fumi del caldo d’estate: Il Barbiere è di Rossini, la Carmen di Bizet, la Tosca di Puccini, ok. Ma questa Vedremo che mettono in scena il prossimo anno, chi cazzo l’ha scritta?

È un racconto di fantasia che non fa riferimento a notti dei saldi, sindaci, sorelle o opere reali. A parte la Vedremo di autore ignoto, s’intende.

4 Comments

I commenti sono chiusi.