Cronache lidensi 2: il vaporetto

Il vaporetto per il Lido rigurgita di gente. Potrebbe essere usato per illustrare il concetto di lotta per la sopravvivenza, o preso ad ispirazione per le tavole di un nuovo inferno da Bosch.

Saltellando e sgomitando riesco a montarci su, nonostante la calca, prima che il pontoniere chiuda l’imbarco. Salire, però, è solo il primo passo: trovare un posto dove rimanere per il resto del viaggio senza essere schiacciata è la vera sfida.

Strisciando e strusciando mi ritaglio un quadratino di centimetri sulla plancia. Accanto a me un tipo che potrà avere trentacinque anni ma è convintissimo di dimostrarne ancora trenta, barbetta incolta, baffetto simil Clark Gable, occhialino tondeggiante che vorrebbe essere alla Gramsci ma somiglia più ad Harry Potter, giacchina blu stazzonata il giusto per essere figa, capello medio con frangetta da sbattere qua e là con ampi gesti della mano per sottolineare il nervosismo di una vita piena di impegni. Appeso all’orecchio un telefonino a cui urla con tale intensità che ti domandi a che caspita gli serva, visto che l’interlocutore, dovunque si trovi, aprendo la finestra sentirebbe lo stesso il discorso.

“Sì, cccerto…no, stasera c’è la Passione con Guzzanti….no, cccerto….i biglietti so’ organizzzato, ma al limite si ripiglia poi la notizzzzia…ce vorrebbe una dichiarazzzzione, qualcosa da condire…cioè, al limite, dai, qualcosa di politico…ecchepalle, lo sso, ma con il politico passa tutto, passa….non serve che sia proprio collegato al film…allora, capito? Qualcosa di politico, al limite, ce la fai?”

Per evitare che, fra le sbracciate per chiarire la necessità del “qualcosa di politico” e quelle dovute al bisogno di spostare la frangetta ribelle, il Piccolo Gramsci mi cavi un occhio, cerco di girarmi a babordo, incuneandomi fra due fanciulle alte, belle, ventenni e imbronciate, che discutono fra loro.

“Sì, però che palle…”

“Già, due palle stratosferiche…”

“Lo sai che quel coglione di Marco, quest’anno, non mi trova neanche gli inviti gratis?”

“Ma per le proiezioni?”

“Uff, ma no, chi cazzo se ne frega delle proiezioni…per le feste, no?”

“Oh, che sfiga…”

“Già. Dicono che sono blindate per quella roba del terrorismo…”

“Che palle ‘sto terrorismo, però, eh?”

“Già, proprio. Che palle.”

Una brusca virata del vaporetto mi fa scivolare via dal duo di aspiranti veline e quasi scontrarmi con una famigliola chic, formata da padre e madre visibilmente distratti e firmatissimi, e bimbo forse decenne, che, appoggiato alla paratia, parla con un altro ragazzino, un amico o forse un cugino, della stessa età.

“No, no – sta dicendo – siamo arrivati ora dalle nostra casa alle Eolie…un’odissea per tornare, il volo da Catania era in ritardo, e poi, al solito, mia madre a Roma ha voluto fare il giro dei negozi in aeroporto…sono distrutto!”

“Ah, bello l’aeroporto!” fa l’altro bambino, con la faccia di chi forse un aereo lo ha visto solo in volo, quando passa sopra la laguna.

“Uff, cosa vuoi, sono tutti uguali…poi io detesto questi voli che fanno scalo a Fiumicino, non so perché mia madre si intestardisce a non prenotare il diretto…io preferisco i diretti, come quando siamo andati in Tunisia, l’anno scorso, o in Grecia a maggio. Certo, lì il problema è che ti danno da mangiare a bordo, e a bordo ti danno sempre da mangiare merda secca… pensa mi hanno dato un piatto di verdure scotte ed una pasta che pareva colla!”

“Ma non c’erano dolcetti?”

“Rachitici…ecco, sugli aerei tedeschi ci sono dei dolci decorosi.. quando andiamo in America, per esempio, prendiamo sempre la compagnia tedesca, così si fa scalo a Francoforte…hanno dei buonissimi muffin.”

“Ah, buoni! E te ne danno quanti ne vuoi?”

“Mmm, dipende in che classe sei. Io, per esempio, ho chiarito con i miei: quando andiamo in America si prenota in First, o al massimo in Business. In Economy non se ne parla neppure.”

Guardo il pupo, poi vengo travolta da una fiumana di cinefili palliduncoli e albionici, che sciamano dall’imbarcadero della Biennale dentro al vaporetto, con sottobraccio cataloghi di architettura appena comprati e usano gli spigoli dei volumi come armi per farsi largo nella calca, mentre riconosco sul pontile noto fratello di altrettanto noto ex ministro che storce la bocca con disgusto e cerca di riuscire a montare assieme a due suoi ospiti in giacca e cravatta.

Sì, per andare in spiaggia tranquilla meglio cambiare orario di partenza, mi sa.

5 Comments

  1. Il tizio che parlava al telefono sul film di Guzzanti avrei potuto incontrarlo facilmente sulle navette per l’Auditorium durante la Festa del Cinema…
    Ma i bambini, erano bambini veri o nani di quarant’anni?

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