Sospesa

Non so, forse sarà il Natale. Il freddo che odio, e la malinconia che a me scatena l’ilarità obbligata dell’incombente fine d’anno. Il tempo che passa mentre la vita sembra da troppo tempo ferma lì, in una specie di limbo. In cui non stai male, anzi, sei tranquilla. Ma è proprio quello il problema, che la tranquillità annoia. E’ quando la tua vita si è assestata su ben oliati binari che brami qualcosa che la faccia deragliare, almeno un pochino. Non c’è peggiore inquietudine di quella che non ha nulla su cui focalizzarsi. E’ solo quella inspiegabile voglia di cambiare qualcosa che non sai neanche tu cos’è, di inventarti una nuova avventura per rendere meno uguali i giorni che si susseguono. Il bisogno di sentire che la vita scorre, perché la vita non può stagnare.

Ecco, sto così: sospesa. In cerca di un’idea che non so dove andare a scovare, di qualcosa di cui innamorarmi.

Magari mi viene. Magari no. Semmai vi faccio sapere.

 

10 Comments

  1. ciao carissima!
    hai visto l’ultimo film di Soldini?
    è la (normale) storia di una (normale) relazione extraconiugale, ma superando -è possibile- la vicenda dell’adulterio rimane forte il senso proprio del film, che già è intrinseco nel titolo, a doppia valenza: “Cosa voglio di più”
    …”cosa voglio di più” pronunciato con fare sarcastico dimostra la certezza di possedere tanto, di essere abbondantemente ricchi di tutto quel che si è desiderato: amore, soldi, posizione sociale, lavorativa e professionale, valori.. ma “cosa voglio di più” pronunciato in maniera interrogativa ci espone ad enormi e profondi dubbi, su che siamo (diventati) e sulla misura della propria soddisfazione, se ve ne è, ed inevitabilmente apre enormi scenari relativi a quello che ancora ci manca, e che merita -oppure no- di essere cercato, anche al costo delle inevitabili rinunce, o al prezzo di naturali sacrifici
    l’alternativa come tu dici bene è la noia e l’appiattimento, ed il rimpianto del tempo che scorre senza far godere il nostro animo del cibo delle emozioni
    buone Feste! 😉

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  2. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. .. (H.M.)

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  3. @ davide: questo che dici tu è alla base di quel bellissimo (almeno a me è piaciuto da morire) film “La finestra di fronte”: non era la storia sentimentale che interessava alla Mezzogiorno, ma un contatto umano vero e un lavoro che la appassionasse.

    Mi associo alla voglia di cambiare, ma nel mio caso non è inspiegabile.

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  4. in realtà quel senso di sospensione che descriv, galatea, non è che il rumore di fondo della vita; la vita non corrisponde alla descrizione che ne fai, al racconto che scrivi, per quanto ben scritto sia; il vivere è un processo in cui mente e corpo son tutt’uno, e la ruota del tempo biologico si incardina con quella del tempo sociale e culturale; secondo me una mente di qualità come la tua, galatea, dovrebbe apprendere anche l’arte del silenzio, stare per un pò lontano dalla danza esausta delle parole; lì, allora, rigermoglia il senso del vivere; come un campo si lascia a riposo perchè possa di nuovo fiorire; chiudi la porta per un pò, dammi retta.

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  5. Ecco, casomai ti venisse un’idea, faccelo sapere; navigo più o meno nella stessa tranquillità che prelude quasi sempre a colpi di testa del tutto imprevedibili e altamente pericolosi.
    Io la chiamo noia, più che tranquillità … o incapacità di godere di ciò che si ha.

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  6. Credo sia normale alla nostra età, eccetto forse se ti trovi con un paio di marmocchi che riducono a zero il tempo per riflettere su certe cose.
    Io ho cambiato lavoro e sono emigrato sostanzialmente per quello: sapevo che non era tanto quello di cui avevo bisogno ma comunque era un cambiamento alla mia portata. Ed un po’ ha funzionato.
    Ovviamente non risolve il problema: finchè non raggiungi la pace dei sensi vuoi sempre qualcosa di più.Prendilo come un segno di vitalità.

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  7. Sicuro che come commenta Marcello la prole aiuta a non trovare lo spazio temporale per sentirsi sui “binari ben oliati”, ma ci sono infinite possibilità per ricercare quello scossone che ti risveglia dal torpore che ti assale.
    Pensa solo a quanti si trovano nella condizione di essere su dei binari arrugginiti al punto di non riuscire più ad andare avanti. Se trovi l’occasione d’intrapprendere la via per aiutare in qualche modo delle persone bisognose non avrai più periodi di “bonaccia” ma navigherai sempre a vele spiegate.

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  8. Che dire… proprio oggi stavo dicendo a un’amica: “Lo so che dovrei baciarmi i gomiti per quello che ho, ma non è colpa mia se desidero altro”.
    E del resto nella radice di “desiderio” c’è proprio il de – sideris, il perdere la rotta ed essere trascinati da correnti profonde che, maledizione e fortuna, non si sa dove vogliono approdare…

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