La scuola ai tempi della LIM

Diletta è una di quelle colleghe entusiaste di tutto ciò che è nuovo. Per dire, c’è una nuova grammatica? Lei la adotta. Così, subito. Mica perché l’abbia letta con attenzione e deciso che è meglio di quella in uso. No, perché è nuova, e nella sua visione della vita ciò che è nuovo è nuovo ed è bello di per sé. Diletta ha sempre vestiti all’ultima moda, unghie del colore trendy per quell’anno, l’ultimo best seller in borsetta e sa qual è l’autore di culto che sarà il mito di riferimento per i prossimi sei mesi. Dopo sei mesi lo cambia, come cambia lo smalto per unghie e i golfini in guardaroba, e ne sceglie un altro. Che magari sostiene l’esatto contrario di quanto diceva quello prima. Ma è nuovo, quindi vabbe’.

Non appena il Ministero ha cominciato a sfracassare le scatole con le LIM, Diletta se ne è ovviamente innamorata. Si è fatta inviare dalla sua Preside a tutti i corsi di formazione previsti per imparare ad usarla, ed a tutti i convegni che, per motivi a me ignoti, non si svolgono mai in posti accessibili o in giorni in cui noi insegnanti stiamo a casa, ma sempre in luoghi remoti e in periodi in cui l’insegnante dovrebbe stare in classe. Mi rimane oscuro anche per quale motivo questi corsi durino più giorni, quando usare la LIM, di per sé, non è più complicato che usare lo schermo dell’iPhone, cosa che tutti impariamo in meno di venti nanosecondi, cioè il tempo richiesto per tirarlo fuori dalla scatola ed accenderlo.

In ogni caso Diletta i convegni li ha frequentati tutti, e fatto ore ed ore ed ore di corsi di formazione, per cui sull’uso della LIM dovrebbe essere una autorità vivente, appena appena un gradino sotto, quando ad aggiornamento, ad un neolaureato del MIT.

Siccome io, nella mia scuola, la LIM in classe non ce l’ho e per usare quella comune devo prenotarmi in concorrenza con i colleghi, mentre lei ne ha una di nuova e sfavillante nella sua aula, e inoltre io per usarla sono andata un po’ a naso, confidando nel fatto che bastava cliccare e scrivere con il dito, ma non ho fatto particolari corsi di formazione ed aggiornamento per la didattica, l’altro giorno, quando l’ho incrociata ad una riunione, mi sono informata per sapere quanto cambiasse la didattica nella pratica quotidiana avendo questo meraviglioso strumento multimediale disponibile.

Diletta, naturalmente, era entusiasta.

“Ahhh, io la uso tantiiiisssimmo, mi ha cambiato la vita e i ragazzi sono così feliiiici!”

“Va bene, ma in pratica cosa ci fai?”

“Be’ sai, ieri, per esempio, gli ho fatto vedere un film sul Medioevo!”

“Ma in streaming dalla rete?”

Diletta mi guarda, basita: “Ma no, un film che ho portato in classe!”

“Cioè un Dvd di quelli normalissimi? Quelli che gli potevi far vedere anche con il normale televisore?”

“Be’, sì, quello che faccio vedere ogni anno….però è più comodo, vuoi mettere? Ce l’ho in classe…”

“E poi?”

“E poi, cosa?”

“E poi cosa fai?”

“Ah, be’ gli faccio fare gli esercizi dal cd rom della grammatica…”

“Cioè quelli che facevamo anche l’anno scorso con i pc della sala informatica, solo che con la LIM tocca farli uno per uno, chiamando un alunno fuori alla volta, mentre con i pc li potevano fare tutti assieme, separatamente?”

“Sì, be’…però faccio anche vedere loro i powert point delle presentazioni”

“Ah, quelli che usiamo da diversi anni, e che in genere proiettavamo con il proiettore del portatile, quelli lì, giusto?”

“Sì…”

“Ok. E dopo?”

“Be’, sai, alle interrogazioni loro vengono alla lavagna e scrivono le frasi di grammatica con il dito sullo schermo…”

“Cioè come farebbero con una lavagna normale, solo che invece del gesso usano il dito?”

“Sì be’…’”

“E gli esercizi sono le stesse frasi che facciamo tutti, vero? Cioè ti inventi la frase e dici loro di fare l’analisi logica e grammaticale, come al solito, no?”

“Sì, be’ però loro si divertono così tanto ad usare una lavagna elettronica…è una esperienza così meravigliosa per loro, così coinvolgente…”

La guardo. Mi astengo dal commentare. Dico solo: “Eh già, immagino quanto siano stupiti, visto che la fanno ogni due minuti sul loro smartphone…”

“Uffa, ma quanto sei disfattista…”

“Ma no, ma no, cosa dici. Sono sicura che è per loro una cosa divertentissima. E poi pensa quanto risparmia la scuola in gessetti, eh.”

E’ un racconto di fantasia. Non esiste nessuna Diletta. Ah sì, esistono le LIM. (Ispirato da questo post, con cui con concordo totalmente)

9 Comments

  1. @ladylindy: io no, ne ho intravista una l’anno scorso. Come fosse la madonna.
    @paolo:visto che la Gelmini sostiene che ormai ce ne siano a bizzeffe in tutte le scuole, l’unica spiegazione è che tu non abbia figli in età scolare…

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  2. Io sono stata risparmiata dal corso da noi quasi obbligatorio perchè ho avuto un problema temporaneo all’occhio destro: non tutto il male vien per nuocere!!!!
    COL FATTO CHE LA NS SCUOLA è DI FIANCO AL POLO UNIVERSITARIO, CI HAN RIEMPITO DI LIM, poi siamo stati invasi dai colleghi degli istituti vicini che dovevano fare il corso da noi e infine… udite udite!
    Sono arrivati 4 mentecatti pagati profumatamente, che non sapevano usarle nemmeno loro! Han detto hai miei colleghi che erano lì per la “supervisione” e quindi i poveri prof hanno dovuto farsi il corso autogestito e in più produrre il materiale che i 4 supervisori si sono accaparrati per i corsi successivi, ovviamente senza pagare nè riconoscere nulla a chi li aveva fatti. io non avevo parole quando me l’han detto.

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  3. E’ la prima volta che sento parlare di LIM, ma non dubito che ad oggi siano sostanzialmente inutili.Se l’ idea del ministero è di metterne una in ogni classe ora mi pare più che altro una marchetta a chi le vende.
    Se invece si tratta di sperimentare mettendole nel 1-10% delle classi, magari scegliendo le migliori, mi sembra una buona idea.Purchè gli insegnanti siano incentivati ad usarle in modo creativo e qualcuno poi ne raccolga le esperienze.
    E’ perfettamente normale che l’ insegnante medio su due piedi non sappia che farci, ma le potenzialità per fare cose nuove ci sono, e per svilupparle è necessario che qualcuno le possa provare dal vivo.

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  4. Io le odio queste lavagne. Dal punto di vista didattico sono perfettamente efficienti le vecchie lavagne con gesso e cancellino! Se proprio vogliono fare qualcosa di nuovo che mi facciano una lavagna che consenta il disegno in tre dimensioni che in facoltà come la mia ce ne sarebbe davvero bisogno ognitanto XD (io faccio informatica)

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  5. Ma non finisce mica qui la LIM.
    C’è internet! Conta questo! Tutte le volte che il mio insegnante di filo e storia spiega fa mille riferimenti, cita libri film e quadri. E li cita mostrandoceli. Non si perde tempo perchè c’è l’addetto che cerca in rete quello che lui sta dicendo e ci fermiamo insieme a guardare e commentare ciò che abbiamo trovato.

    In certi casi il prof critica la debolezza scientifica dei contributi presenti su internet, ma riconosce la fortuna di avere la possibilità di tradurre nel modello ipertestuale della rete i suoi discorsi pieni di associazioni interdisciplinari. L’altro giorno parlandoci del fanatismo ha citato Amos Oz, la questione israelo-palestinese, un’opera di un artista contemporaneo presente al Guggenheim di Bilbao, Erasmo da Rotterdam, la Chiesa del medioevo … Tutto partendo dai nazionalisti del primo Novecento. All’inizio ci perdevamo un po’, adesso sembra di stare sempre in viaggio con la sua immaginazione e la sua apertura mentale. E la rete è lì ad accompagnarci.

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