Qui una volta era tutta blogosfera

A Stefano Epifani, che io ci voglio bene *

I blog sono morti. Caspita, dopo Dio non so se ce la faccio a reggere anche questo colpo.

E il blogger, che non se n’era accorto, continuava a postare ed era morto.

I blog sono morti, la blogosfera è morta, Facebook invece è vivo. Ma è stronzo.

Nessuno legge più i blog. Finalmente raggiunta la parità con la carta stampata.

Qui, una volta, era tutta blogosfera.

Il blog è morto, ma i blogger continuano, anche zombi, ad essere dispettosi.

I blog sono morti. Ma state tranquilli, siamo in Italia: potremo rimanere in coma vegetativo in eterno.


20 Comments

  1. Eppure negli Stati Uniti le cose vanno diversamente.
    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/28/news/rivincita_blogger-14173914

    Non sarà che i blogger nostrani, diciamo i blogstar che riempiono le parti alte delle classifiche sbaciucchiandosi a vicenda (l’allusione in realtà sarebbe più hard ma me ne astengo per rispetto alla signora Galatea), non hanno più niente da dire?
    Per non parlare dei giornalisti che si fingono blogger. Il blogger, per definizione, scrive per passione, non per soldi.
    Proviamo a scendere le classifiche, a cercare le blogger donne che raccontano delle storie, i blogger che scrivono delle loro realtà locali, tanti nuovi soggetti che hanno ancora tanto da dire ma che nessuno si evacua.
    Il blog è morto? Sapete, francamente i post tipo: “Oggi è una giornata di merda, raga!” con 267 commenti, hanno un tantinello rotto le scatole. Meglio Farmville.

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  2. è il concetto di «vivo», come anche di «morto», che per un blog è privo di senso; un blog è un posto dove una persona scrive delle cose senza esser pagato, quindi, anche un solo lettore è sufficiente

    lo sbaglio sono le classifiche, l’angoscia da link; ci sono alcuni blog su cui per caso sono capitato, come questo o quello dell’anatrazoppa, dove leggo abbastanza spesso cose cose interessanti,

    nulla mi deve chi ci scrive, nulla devo a chi ci scrive

    è piacevole scrivere sul proprio blog, se qualcuno lo legge, benissimo, se non lo legge, benissimo lo stesso

    può essere anche che chi scrive lo fa per vanità, ma è un peccato veniale, rispetto alle nefandezze che ogni giorno compie il potere

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  3. Ciao, è la prima volta che commento…in verità è la prima volta che incontro questo blog.
    Ok, la verità vera è che ho trovato il link in un social, tanto per cambiare. 😀

    Io sono una di quelle persone che quando scola nella depressione, invece di impasticcarsi, o apre un blog o scrive trenta post su blog nati da precedenti depressioni. 😀

    Sono una blogger? Ah boh, però anche io ho risentito della crisi da social soprattutto nei commenti. Non so per quale arcano motivo, ma la maggior parte delle persone preferisce fare il triplo carpiato social-blog-social per commentare un post che potrebbe essere commentato direttamente nel blog. Eh no, per molti è più facile tornare al social e commentare lì, lasciando che il commento si perda in un mare di status e di aggiornamenti di farmville.

    Vogliono tutti essere immediatamente più visibili anche quando commentano, dentro di loro qualcosa dice che se lo fanno nel social avranno più possibilità di farsi leggere. Così tolgono non solo il piacere del blogger di vedersi commentati gli articoli sul blog, ma anche la vita al blog stesso.

    Certe volte mi sembra di parlare da sola.

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  4. E allora mi sa che ho sbagliato proprio momento per cominciarne un altro. 😉

    Concordo con Diegob quando scrive ” un blog è un posto dove una persona scrive delle cose senza esser pagato, quindi, anche un solo lettore è sufficiente” e aggiungo, secondo me l’andazzo non fa altro che confermare in un certo qual modo una delle basi della della “coda lunga”: pochi ma buoni. 🙂

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  5. Secondo me è morta la lettura, in generale, quella dei blog è solo morta per ultima o sta ancora agonizzando.

    In america le cose vanno diversamente ma non sono nuove le bolle o i polmoni come li chiamava Gordon Gekko anni fa. Ci sono content farm e blog pensati solamente per fare traffico, è impensabile vedere esempi come esperti di marketing di nessuna esperienza.

    Forse non è solo morta la lettura ma è morto il contenuto. Per questo vive Facebook, e per questo è pure stronzo, più stronzo di twitter che qualcosa ci mette…

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  6. Il primo che si permette di ficcarmi un sondino naso-gastrico per procrastinare all’infinito i miei post verrà bollato da un post di scomunica.

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  7. Non so bene… Io da circa un anno, complici problemi personali, scrivo meno e, di conseguenza vedo le curve dei lettori scendere (se non scrivi per una settimana…) così come magicamente, quando scrivo, tornano in su.

    Condivido invece l’analisi sui commenti, il pulsantino mi piace li ha dirottati su Facebook, perché considerati più visibili da chi li scrive. E’ solo una sclerosi o è una nuova opportunità? Non sono sicuro.

    Quello che invece mi preoccupa è invece che l’aggregazione, spesso ben fatta, sta obnubilando i cavalieri solitari del blogging. Oramai il farsi conoscere passa per scrivere altrove rispetto al proprio luogo, alla propria narrazione. Oramai c’è un consolidamento di una serie di nomi “grossi” (qualunque cosa voglia dire) di prima generazione, un’avvizzimento di molti che non hanno sfondato e la difficoltà materiale, in una crescente atomizzazione alla quale secondo me contribuiscono proprio le aggregazioni, a scoprire nuovi autori e contenuti.

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  8. Galatea, adoro questa tua deliziosa ironia! Davvero non ho parole per esprimere gratitudo (sola beatitudo) e approvazione.
    Leggerti è una delle più gradevoli esperienze in un oceano di nebbia.

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