Lezione spicciola di pregiudizi razziali

Il pregiudizio razziale, in sostanza, è quella cosa per cui oggi se vedi due giovani arabi che consultano freneticamente una mappa di Venezia in treno ti domandi se non stiano preparando un attentato a S.Marco, mentre se incroci due giovani norvegesi, su un treno, che consultano la stessa mappa e sono ugualmente agitati, dài per scontato che cerchino la strada per la Piazza.

24 Comments

  1. Sentite le dichiarazioni di Borghezio?
    Il buon Anders Behring Breivik fino a ieri sarà stato considerato da chi lo conosceva semplicemente come un tipo stravagante o un simpatico fuori di testa, il genere del comico razzista da invitare in trasmissione per fare ascolto perchè in fondo “non parla seriamente”.
    Siamo sicuri che i burghezidi o i mangiatori di orso siano davvero simpatiche canaglie da non prendere troppo sul serio?

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  2. Constatazione nè terribile nè vera. Cerchiamo un’attenuante al diavolo: questo mi sembra il primo norvegese a fare una strage del genere, mentre i fondamentalisti islamici incazzati con l’occidente (a volte con qualche ragione) sono tanti (ovvio che la lettura di una mappa non sia criminogena!). Il pre-giudizio è un inciampo naturale e costante del nostro modo di conoscere le cose. Gadamer dice: “Pregiudizio significa solo un giudizio che viene pronunciato prima di un esame completo e definitivo di tutti gli elementi obiettivamente rilevanti”. Bisogna essere in grado di sottoporre a continua revisione i propri pregiudizi.

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  3. Se escludiamo chi ritiene che un arabo buono sia solo un arabo morto (o quello che se ne sta “a casa sua”), il pensiero è inevitabile, considerando le esperienze della storia recente, perché si tratta fondamentalmente di un istintivo calcolo delle probabilità: quante probabilità ci sono che un attentato sia opera di un arabo e quante che sia di uno scandinavo?
    Per esempio, io so che, quando vado in metropolitana, c’è la probabilità che mi rubino il portafoglio e che queste aumentano se in carrozza c’è un gruppo di zingari.
    Ciò non significa che io ritenga impossibile che uno zingaro sia onesto, né più né meno del sottoscritto.
    Insomma, il pregiudizo razziale è escludere che un appartenente a una determinata categoria possa comportarsi diversamente dalla media (vera o presunta) del gruppo a cui appartiene.

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  4. “considerando le esperienze della storia recente […] quante probabilità ci sono che un attentato sia opera di un arabo e quante che sia di uno scandinavo?”

    E se anziché scandinavo ti dicessi “irlandese”?
    Mamma mia, quanto abbiamo tutti la memoria comodamente corta….

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  5. Se, gentile Hacksaw, questa la ritiene una obiezione veramente valida (cioè che tiene conto della interpretabilità dei dati a noi immediatamente disponibili, quando si tratta di attivazione dei nostri processi di attenzione, nonché della diversità di “minaccia” storica tra Irlanda e Islam), be’, io, piuttosto che avere certi limiti, preferisco avere la memoria corta.
    Immagino che lei sia quello che, in metropolitana, non controlla se ha ancora il portafoglio, se le passa vicino uno zingaro.

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  6. Io mi chiedo soprattutto una cosa diversa: quanti “arabi”, nelle loro terre, vedendo due americani consultare freneticamente una mappa, pensano, “giustamente”, stiano cercando un punto da bombardare?

    Serve una visione d’insieme, altrimenti NON capiremo.

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  7. No, mi hai completamente frainteso.
    Il fatto è che nella storia anche abbastanza recente, di terroristi e assassini di massa ce n’è stati cristiani mussulmani e shintoisti, bianchi, neri e gialli, occidentali, orientali e meridionali…

    La nostra selettivissima e brevissima memoria ci fa ricordare sono quelli “alla moda” oggi (mediorientale, islamico, fanatico religioso) dimenticandoci che fino all’altro ieri ci avrebbe fatto paura il giapponese con la tunica bianca, o il simpatico irlandese…

    Faremmo bene a tenerlo presente e NON avere di questi limiti.

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  8. Quanto al portafoglio, l’unica volta che mi hanno rapinato era uno che faceva finta di essere uno zingaro (un furbone di Latina che sceglieva come luoghi per le sue rapine le case vicino a dove si erano fermati i nomadi).

    Da allora non mi preoccupo più degli zingari, ma non mi stanno molto simpatici quelli di Latina… 😉

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  9. @ Hacksaw

    Il bias, nella valutazione del rischio, come per tutte le stime, è sempre da considerare, ma questo fattore è irrilevante quando sto etichettando la reazione “x”, perché il soggetto che si attiva è in buona fede.
    Quindi non credo che si debba andare per forza a scomodare il razzismo (che vale solo per la sua valenza più immediata: un nordafricano o un mediorientale si distingue facilmente da un europeo, mentre è meno facile fare lo stesso tra diversi soggetti delle popolazioni nordiche). Il razzismo vero e proprio affonda le proprie radici nella nostra psicologia in maniera differente da quella del giudizio probabilistico, giustificato o meno che sia.
    Perciò, se il mio sistema limbico si attiva alla vista di un arabo con un pacco o una cartina, non sono un razzista, ho solo istintivamente fatto dei calcoli.
    E, comunque, qualche motivo per essere diffidenti c’è.
    Tanto per tornare all’elemento statistico che avrei dimenticato, a suo tempo, il timore in Europa per un’azione “irlandese” sarebbe stata poco giustificata (se escludiamo gli inglesi in patria), a differenza di quella islamica oggi: nel periodo di maggior attività dell’IRA, quale era la probabilità di attentati di questa organizzazione, in giro per il mondo? Mi sa che era prossima allo zero. Invece, il pericolo jhidaista è totalmente diverso, e il rischio che si materializzino le minacce indirizzate all’Occidente e al suo operato in varie occasioni, è evidentemente realistico.

    (uno che ruba travestito da zingaro? Un genio. È come se io mi truccassi da nero per entrare di soppiatto in una sede del Ku Klux Klan)

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  10. Penserei che stanno cercando un luogo dove trivellare e fregar petrolio in laguna. Senza alcuna distinzione tra arabi e norvegesi: gli interessa solo quello, sotto la maschera fintamente religiosa dei primi e fintamente sociale dei secondi.
    Inchino e baciamano alla padrona di casa; state bene.
    Ghino La Ganga

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  11. avere dei pre-giudizi è naturale; se il topo non avesse il pre-giudizio che il gatto lo considera un’ottima colazione, non scapperebbe

    però noi umani abbiamo anche una serie di istituzioni, una «seconda natura» (per esempio ben focalizzata dal gehlen) che appunto debbono funzionare prima ed oltre il pre-giudizio

    il grave non è il pre-giudizio personale, ma il pre-giudizio che innerva di sè una legge, un’istituzione, un luogo dove dovrebbe incarnarsi la razionalità, l’equilibrio, la misura

    a quel punto, il pre-giudizio diviene un grave giudizio sbagliato le cui conseguenze sono drammatiche

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  12. Esempio pregiudizio razziale tratto dal film di Spike Lee Inside Man. Un ostaggio sikh è stato liberato, la polizia lo scambia per il rapinatore e lo picchiano.
    durante l’interrogatorio, Vikram, che sarebbe il nome dell’ostaggio, vuole tornato indietro il suo turbante.

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  13. @marcoz: Quindi, visto che noi Italiani ci siamo distinti in qualsiasi tipo di terrorismo – di destra, di sinistra, separatista nel Sud Tirolo, mafioso e perfino quello del pazzo solitario (vedi l’Unabomber nostrano) – direi che la cosa più saggia e statisticamente corretta, a questo punto, sarebbe preoccuparsi quando ti si siede vicino un Italiano.

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  14. Che abbiamo un curriculum nostrano degno di nota è un fatto, ma è una questione di tempi e di contesti.
    Io sono cresciuto a Milano e, in determinati periodi, certe zone centrali erano off limits (se temevi che qualcuno, sulla base di come vestivi, ti tirasse una coltellata); oppure camminavi per Corso Vittorio Emanuele col pensiero che magari potevi pure avere un incontro ravvicinato con una bombetta.
    A quel tempo, qualsiasi persona con una borsa era un potenziale terrorista. Questo timore di fondo cos’era? Non certo razzismo. Oggi, invece, che a livello probabilistico ci si può aspettare un attentato più da un integralista islamico che da un italianissimo estremista che va all’università (mi si dimostri il contrario, se non è così), è razzismo.
    Che ci sia gente razzista mica lo nego, ma la cartina tornasole della paura attentati non è uno strumento affidabile per individuarla.

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  15. quello che dici è incontestabile: un razzista ragiona così. ma… a prescindere dalla situazione. a lui basterebbe la diversità, una qualsiasi, per pensar male, e il resto son scuse per giustificarsi.
    ma io per esempio, che non sono razzista, se vedo due che guardano una cartina… non mi preoccupo. se invece vedo uno con in mano un pacco con dei fili che escono, se è arabo mi preoccupo molto più che non se è svedese. statisticamente… e i numeri, loro pure, sono incontestabili.
    se vedo una signora vestita con i vestiti tradizionali zingari che gira intorno a casa mia che è isolata e quindi non ci passa nessuno per caso, mi preoccupo più che non se vedo una signora con i classici vestiti da sciura benestante. statisticamente…
    se negli anni settanta vedevo – ipoteticamente… mica c’ero – una rivoltella in camera di un coetaneo, mi preoccupavo molto; adesso penserei che pratica il tiro di precisione al poligono.
    al giorno d’oggi, se uno mi vede che vado a caccia vestito con comuni vestiti sportivi come faccio di solito, può darsi che mi prende per un nuovo brievik, visto che della mia età con la licenza si contano sulle dita di una mano. mentre se vede un vecchietto con cacciatora di fustagno…
    c’è il razzismo, c’è l’altra faccia della medaglia, certo meno odiosa ma che usa analoghi processi mentali, ossia il politically correct a tutti i costi, e c’è il buon senso…

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  16. Razzismo e` anche dire che se quattro Palestinesi ammazzano un israeliano sono terroristi, mentre se gli USA bombardano e uccidono qualche migliaio di Pakistani, stanno facendo anti-terrorismo
    Tanto per buttarla in politica

    Gigi

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