Il coraggio di Enza

Delle due, Enza è sempre stata la più coraggiosa. Quella che non aveva paura a prendere e partire all’avventura, mai. Neanche quando l’avventura avventura era veramente, una roba che il Phileas Fogg era un dilettante con la mania dell’Alpitour: viaggio su mezzi pubblici in Macedonia, vacanze in tenda in Albania, camping sperduti nei più lontani buchi del mondo.

Io, che sono quella che si fa prendere dall’angoscia persino per montare sull’autobus che la mattina mi porta a scuola, ho sempre invidiato questo suo coraggio immenso di affrontare l’ignoto: non solo i paesaggi mozzafiato che ti ripagano di tutto, ma il quotidiano che non conosci e ti mette in difficoltà: il treno in ritardo, la stazione sporca in cui arrivi alla sera, l’albergo che ha perso la prenotazione e non ha posto, il ristorante in cui ti servono una brodaglia che non sai cos’è, l’essere sola in un posto in cui non conosci nessuno, non hai legami né affetti, e ti tocca sbocconcellare un panino seduta in un caffè, leggendo un giornale vecchio per darti un tono.Per queste cose io ci perdo la testa, e lei ci vive. Ride delle mie manie, alla volte mi sgrida, con quella sfumatura paterna che hanno gli amici quando ormai conoscono i tuoi limiti e han capito che non li superai mai.

Al ritorno di ogni viaggio mi chiama e ci troviamo, davanti ad un piatto di pasta o a un dolce mi racconta tutto quello che è successo. E quando le racconta lei, anche gli intoppi, i guai, i disguidi diventano così affascinanti che quasi ti dispiace non siano capitati a te, perché conoscere il mondo è forse questo: avere dei guai superati da raccontare.

Stavolta però, che non è di ritorno da nessun viaggio ma mi ha detto che mi deve vedere, è lei che è in ansia, e spaurita.

«Sai – mi dice – è che è un po’ di tempo che ho conosciuto un tipo, sul mio blog…no, ma è simpaticissimo, eh! Anzi, le chiacchierate…in chat, al telefono… è una bravissima persona…abbiamo un sacco di cose in comune… no, ma non è che mi fila, eh. E’ sposato e poi lo sa che io ho un compagno…»

«Bene! – dico io – E allora?»

«Be’ è che mi ha detto che passa a Venezia la prossima settimana. Con la moglie. Dicono che gli piacerebbe conoscermi…ma non so…»

«Be’, mi sembra ottimo, no? Di che hai paura? In fondo basta che gli dai appuntamento in un posto pubblico, al massimo ti porti dietro anche tuo moroso e poi girate per la città… non mi sembra una cosa pericolosa, anzi. Alcuni dei miei migliori amici li ho conosciuti proprio così. Ti butti: alla peggio avrai perso una giornata.»

«Be’ ma insomma… e se poi metti che mi annoio? E se poi dal vivo sono insopportabili? Io di conoscere tutta questa gente nuova non è che abbia poi tutta ‘sta voglia… tu sei diversa… sei più coraggiosa.»

Ho sorriso. Mi è venute in mente lei, quando parte senza meta sapendo solo che si va in Cappadocia in tenda, o in Messico a visitare piramidi Maya nella giungla.

Ma forse è così: c’è gente che è coraggiosa con i posti, e altra che è coraggiosa con le persone.

9 Comments

  1. Infatti! E’ proprio così. Capita, a volte, di stupirsi di persone che fanno cose che tu non faresti mai e poi ti accorgi che si perdono in un bicchier d’acqua quando si trovano a fare cose che tu affronti quotidianamente senza problemi. Capita. La natura umana è imperscrutabile!

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  2. ognuno ha la sua gabbia, è vero

    i viaggi sono fughe, anche se molto eleganti da narrare

    del resto, uno scorpione ti affascina in un sentiero di montagna, ti fa orrore nel bagno di casa

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  3. “Io di conoscere tutta questa gente nuova non è che abbia poi tutta ‘sta voglia”

    Dico all’amica Enza (se è personaggio di fantasia o meno, è irrilevante): non ti va? non farlo. Credi forse che dire di avere paura, sentimento che tende a giustificarci (poverina, ha paura di non essere all’altezza!), sia meno grave di ammettere che di quelli con cui amabilmente chiacchieri sul web non te ne frega poi così tanto? Davvero vuoi sottrarti al giudizio morale invocando l’infermità mentale?
    Che il tuo parlare sia sì sì no no, allora, che il di più viene dal maligno.

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  4. Credo (oggi più che mai) di avere più coraggio con le persone, ma (oggi come non mai) nemmeno i posti mi sparentano né quel viaggiare. Mi lascia un po’ d’amaro ancora il ritorno forse poiché non lo possiamo decidere noi. Ma credo di avere più cvhe mai il coraggio delle cose. Spesso un cuore è un paesaggio stupendo.

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  5. Tra due giorni parto e faccio dieci ore di aereo per passare una settimana a casa di un’amica che conosco solo tramite livejournal.
    Grazie per avermi fatto sentire coraggiosa.

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  6. Post lieve e profondo al tempo stesso.
    Mi ritrovo in Enza, con l’aggravante che non sono neppure una grande viaggiatrice.
    Ognuno ha le sue gabbie (dice bene Diego) soltanto che a volte ce le costruiamo da soli, perlomeno questo è il mio caso.

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