Che poi è bello

Che poi è bello perché vai a cena con gli amici che sanno dove c’è un posto in cui fanno la carne argentina che non è in Argentina, e questo, lo ammetterete, è già una gran comodità. Che poi è bello perché per tutta la sera ridi ridi ridi perché gli amici sono quella roba là, che quando siete insieme si ride anche se non si sa il perché, e anche questa è una comodità, ammettiamolo; perché se ridi e devi perdere tempo a sapere il perché ti passa la voglia di ridere. Che poi è bello perché quando hai finito di ridere al ristorante, poi ti fermi con loro per strada davanti alla macchina, e ridi ancora, perché la voglia di ridere è quella roba che quando viene viene e resta finché non ti è passata, ma finché dura pare che non passa mai.Che poi è bello perché quando sei in macchina, e stai tornando a casa, non ti domandi perché ridevi, e neanche perché siete stati un quarto d’ora fuori dalla macchina, ma solo come hai fatto tu, che mica sei così divertente, a trovare degli amici che ridono tanto con te.

E non lo sai, il perché. Ma te li tieni stretti.

13 Comments

  1. @Gigi,
    però se poi alle 03.37 resti connesso a predicare il vegetarismo in giro per blog, qualcosa che non va anche in quest’ultimo dev’esserci, che sia la difficoltà a digerire il tofu, o i crampi di fame per aver cenato con carote e lattuga…

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  2. che poi mi pare che il ragionamento di galatea vale lo stesso con bistecca oppure no.
    mentre quello di gigi contraddice tutto, a partire dal fatto che se ti chiedi il perché di ogni cosa anche in queste occasioni allora è meglio starsene da soli a casa.
    te lo dice uno che se proprio non è vegetariano poco ci manca, ma questa cosa qui se la tiene per sé e non va in giro a predicarla come i testimoni di geova.
    che guarda caso non hanno amici.

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  3. “Che poi è bello perché quando sei in macchina, e stai tornando a casa ….” ancora ridendo, un tizio con in mano una cosa colorata ti fa cenno di fermarti, s’avvicina e ti dice: “Patente e libretto, per favore” e tu non capisci, perché continui a ridere, anche quando quello strano individuo col buffo cappello che ogni tanto s’illumina, ti porge un oggetto e ti chiede di soffiarci dentro, mentre tu ridi, ridi, ridi …..

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  4. @lector: io sono astemia perché intollerante all’alcol (nel senso di allergica), quindi sono costretta ad essere sobria, purtroppo. Le risate con gli amici sono l’unica cosa che mi ubriaca. 🙂
    @gigi: No, io mangio di tutto. E una bella bisteccona al sangue, di tanto in tanto, ci sta. 🙂

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  5. Secondo me Galatea ha sperimentato delle sigarette simpatiche.Anche in questo caso l’individuo col buffo cappello potrebbe non apprezzare.

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  6. perché se ridi e devi perdere tempo a sapere il perché ti passa la voglia di ridere

    questo è il passaggio chiave;

    comunque, il ridere è atto contagioso, evidentemente il percorso dello stimolo, dal vedere e sentire la risata altrui, corre veloce dal lobo temporale destro al talamo, anticipando di almeno 1/3 di secondo la consapevolezza, il percorso lungo che passa dalla corteccia

    il piacere così con efficace penna dipinto da galatea, nasce anche da questa doppia esperienza, quella inconsapevole ma potente del percorso breve dell’amigdala, frammista all’esperienza cosciente che si rende conto, cioè narra a sè stessa, il suo momento dionisiaco

    c’è uno stupore verso se stessi, tipico di chi è narratore, che è il vero motivo di fondo di questo breve e intenso racconto

    leggere galatea, è sempre piacevole, anche oltre le sue stesse intenzioni, in specie quando riesce ad esser breve e non ridondante

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  7. Mi secca, ma per una volta devo dare ragione a gigi: mangiar carne è ecologicamente insostenibile, anche lasciando da parte gli argomenti etici. anche se poi ci sono dei momenti in cui farlo notare è più opportuno e altri in cui farlo notare è meno opportuno…ma ognuno giudica per sè.

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