«La scuola deve tornare ad essere un luogo dove pulsano l’intelligenza e la curiosità, non può ridursi ad un ospizio di nonni malinconici che provano invano a tenere a bada nipotini urlanti.» M. Lodoli

Ecco, io oggi ricomincio. Ma intanto voi leggetevi questo articolo. Perché mi pare una buona base da cui ripartire. Poi semmai ne parliamo.

10 Comments

  1. Come se la scuola non sia già la culla del nozionismo puro…
    Invece manca la volontà e la capacità di lettura dei sentimenti di chi partecipa alla vita scolastica. Si vive nella censura del sentimento, come se i ragazzi fossero scatole vuote nelle quali inculcare contenuti.
    Così i sentimenti, invece di essere una ricchezza di ognuno, restano facile preda del marketing che li attrae come la merda attira le mosche…

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  2. “Gli insegnanti devono essere intellettuali del nostro tempo, non tristi pappagalli spennacchiati che ripetono la stessa lezione da trent’anni” (ultime righe dell’articolo).
    Beh, giusto per aggiungere un poca di carne al fuoco: a quel che ho capito con le nuove regole per il reclutamento non si potrà accedere all’insegnamento se non con una laurea specialistica apposita.
    Parlando del mio campo (fisica e matematica), questo significa che una persona che ha deciso non solo di studiare una materia ma che ci ha messo le mani con dei veri lavori di ricerca (tesi di laurea in primis, e a seguire tutto quello che può esserci dal dottorato al master al lavoro nell’industria) verrà automaticamente escluso dall’insegnamento mentre chi non ha mai avuto una vera esperienza di cosa sia la scienza fatta con le proprie mani e con il proprio cervello sarà deputato a passarne le conoscenze di base ai nostri figli. Conoscenze di base che diventano parte di te solo nel momento in cui ti trovi davanti ad un laboratorio o ad un computer, e i conti non battono, la teoria non concorda con quello che vedi, e devi scavare e scavare per trovare il bandolo della matassa…
    Dico tutto questo con il massimo rispetto per chi desidera per sè il ruolo di insegnante come realizzazione personale: non c’è niente di sbagliato a voler intraprendere questo percorso. L’errore grave sta nella progettazione di un percorso del genere che impedisce agli insegnanti di diventare degli “intellettuali del nostro tempo” e li trasforma in semplici macchinette addestrate a seguire pedissequamente i programmi stabiliti dagli (incompetenti) del ministero…il discorso è lungo! (Incompetenti matematici, nel mio caso: il programma dalla prima elementare alla quinta superiore è un’assurdità senza capo nè coda e per tre quarti assolutamente inutile…et de hoc satis).
    Dopodichè è chiaro che aver lavorato con la materia non fa di te necessariamente un bravo insegnante, ma voi da chi preferireste imparare la metallurgia: da un forgiatore di spade giapponesi di cui non capite la lingua o da uno che si è letto tutta l’enciclopedia metallurgica de agostini?

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  3. “Gli insegnanti devono essere intellettuali del nostro tempo, non tristi pappagalli spennacchiati che ripetono la stessa lezione da trent’anni” (ultime righe dell’articolo).
    Beh, giusto per aggiungere un poca di carne al fuoco: a quel che ho capito con le nuove regole per il reclutamento non si potrà accedere all’insegnamento se non con una laurea specialistica apposita.
    Parlando del mio campo (fisica e matematica), questo significa che una persona che ha deciso non solo di studiare una materia ma che ci ha messo le mani con dei veri lavori di ricerca (tesi di laurea in primis, e a seguire tutto quello che può esserci dal dottorato al master al lavoro nell’industria) verrà automaticamente escluso dall’insegnamento mentre chi non ha mai avuto una vera esperienza di cosa sia la scienza fatta con le proprie mani e con il proprio cervello sarà deputato a passarne le conoscenze di base ai nostri figli. Conoscenze di base che diventano parte di te solo nel momento in cui ti trovi davanti ad un laboratorio o ad un computer, e i conti non battono, la teoria non concorda con quello che vedi, e devi scavare e scavare per trovare il bandolo della matassa…
    Dico tutto questo con il massimo rispetto per chi desidera per sè il ruolo di insegnante come realizzazione personale: non c’è niente di sbagliato a voler intraprendere questo percorso. L’errore grave sta nella progettazione di un percorso del genere che impedisce agli insegnanti di diventare degli “intellettuali del nostro tempo” e li trasforma in semplici macchinette addestrate a seguire pedissequamente i programmi stabiliti dagli (incompetenti) del ministero…il discorso è lungo! (Incompetenti matematici, nel mio caso: il programma dalla prima elementare alla quinta superiore è un’assurdità senza capo nè coda e per tre quarti assolutamente inutile…et de hoc satis).
    Dopodichè è chiaro che aver lavorato con la materia non fa di te necessariamente un bravo insegnante, ma voi da chi preferireste imparare la metallurgia: da un forgiatore di spade giapponesi di cui non capite la lingua o da uno che si è letto tutta l’enciclopedia metallurgica de agostini?

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  4. è un articolo ben scritto, ma scopre l’acqua calda

    da tempo è passato di moda il «pensiero debole» e quindi si riscopre il pensiero che ha il coraggio di avere dei contenuti

    ma la scuola, sinceramente, ormai da tempo non ha più a che fare con la cultura, salvo lodevoli eccezioni (sia chiaro eccezioni) di insegnanti che sono anche veri insegnanti

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  5. @giorgio mancuso: A me invece pare che sia vero il contrario, come fa notare l’articolo. Nelle scuole, soprattutto in quelle dell’obbligo, sembra che tutto deva essere insegnato “divertendo”, modello villaggio vacanze, che ciò che importa sia far felici i ragazzi risparmiando loro qualsiasi delusione, che farli crescere sia solo dar loro l’occasione di sentirsi appagati nascondendo la dura realtà che per avere successo bisogna invece avere solide basi che si acquistano solo faticando molto e facendosi un sedere così anche su cose mortalmente noiose, perché non puoi sognare di diventare un grande scrittore se non sei in grado di costruire una frase che stia in piedi a livello sintattico, anche se hai “tanta fantasia”, né diventare uno scienziato se non sai contare. Sono stufa di progetti e ore spese per sviluppare nei ragazzini chissà che conoscenza di sé tramite dibattiti che non valgono una cippa e poi lasciarli uscire senza che sappiano i verbi o l’analisi logica, sono stufa delle materie letterarie intese come una seduta di psicoterapia gratuita, fatta per giunta da noi, che non abbiamo neppure le competenze specifiche per farla seriamente. La scuola è fatica, io non sono né una baby sitter né una assistente sociale, una psicologa o peggio che peggio una animatrice da villaggio vacanze. Se vuoi imparare italiano con me, te lo insegno. Punto.

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  6. luigi… parli di matematica e fisica, pensa cosa succede in campo umanistico e artistico. cinque anni di liceo artistico e tre di D.A.M.S e ho visto di tutto, tutto l’ inutile possibile.
    ringrazio solo il docente di “storia e teorie di produzione video” un certo Alessandro Amaducci e quello di “storia della danza e del mimo” Alessandro Pontremoli. è un caso che fossero allora 30enni? sicuramente non ringrazio quel vecchiaccio che insegnava estetica, entrava in aula senza neanche alzare lo sguardo, apriva il suo libraccio, leggeva, lo richiudeva e se ne usciva com’ era entrato. ridicolo. il nome ovviamente l’ ho dimenticato.

    ricordo ancora le parole della mia insegnante d’ italiano del liceo:” se pensate d’ esser qui solo per imparare a memoria date e formule vi sbagliate di grosso, voi siete qui per diventare adulti e pensare con la vostra testa”.

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  7. Trovo che Galatea e Giorgio abbiano entrambi ragione.
    Giusto insegnare le basi delle materie e giusto non eccedere nel nozionismo.
    Non mi sembra che le due opinioni siano in contrasto.

    Gigi

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  8. Brava Galatea, una fotografia perfetta:

    sono stufa delle materie letterarie intese come una seduta di psicoterapia gratuita, fatta per giunta da noi, che non abbiamo neppure le competenze specifiche per farla seriamente. La scuola è fatica, io non sono né una baby sitter né una assistente sociale, una psicologa o peggio che peggio una animatrice da villaggio vacanze. Se vuoi imparare italiano con me, te lo insegno. Punto.

    Il problema è proprio che gli studenti hanno ovviamente bisogni che vanno oltre il semplice apprendimento. Se l’insegnante non possiede gli strumenti per poter favorire un clima sereno all’interno della classe qualsiasi preparazione culturale e scientifica dell’insegnante risulterà del tutto inutile.
    Nessuno offre agli insegnanti la preparazione di cui hanno bisogno. Per insegnare c’è bisogno di riuscire a stabilire una relazione empatica con gli studenti.
    Senza questa relazione ogni conoscenza è vana.
    E’ ovvio che gli insegnanti si trovano completamente disarmati in mezzo ad una guerra dove sentimenti ed emozioni circolano all’impazzata, senza alcuna capacità di raccoglierli, utilizzarli e farne di loro un valore piuttosto che un disturbo.
    Allora, in questa situazione, si salvi chi può !!!

    Qualche idea in più sul mio blog: http://www.giosby.it/tag/scuola/

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  9. Nel frattempo non si fa niente della cancellazione del riscatto per la pensione.
    Abbiamo scherzato. C’ eravate cascati? Paura eh?

    Bah. Questa politica televisiva è facile da prevedere.
    Cala lo share, si cambia programma. Facile.
    L’ unica cosa che non si riesce a cambiare sono le facce.

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