Buon compleanno Futuristi!

 

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Umberto Boccioni La città che sale, 1910

I Futuristi, per me, sono come quei cugini più giovani che ne combinano di ogni: sono casinisti, sguaiati, sbruffoni, ogni volta che sono al pranzo di famiglia rispondono male alla nonna e fanno quasi schiattare la prozia. Arrivano in ritardo, se ne vanno senza salutare. Fanno una gran caciara finché persino tu, al limite della sopportazione, sbotti, perché ti viene il dubbio, anzi il dubbio lo hai sempre avuto, che siano anche un po’ delle teste di cazzo. Però non c’è niente da fare, alla fine perdoni loro tutto perché ci sei affezionata.

Ecco, i Futuristi sono questa roba qua. Un movimento di casinisti, caciaroni, maleducati, presuntuosi ed irritanti, persino un po’ fascisti e teste di cazzo. Ma che si ama.

Il 20 febbraio del 1909 usciva su Le Figaro il loro manifesto, che oggi come minimo verrebbe segnalato come istigazione ad almeno una ventina di reati, terrorismo compreso. A rileggerlo vengono i brividi per quell’impasto di violenza, razzismo sotteso, protervia e incoscienza pura. Credevano di scrivere un proclama per i tempi nuovi, i Futuristi, ma in fondo erano un ottimo riassunto dei vecchi: tutti i pregiudizi che si erano andati formando nel corso del vetusto Ottocento erano lì, distillati e condensati, pressati  in una miscela esplosiva pronta a fare strage.

Il Futurismo è una bomba a mano a cui è stata tolta la spoletta ed è là, pronta a deflagrare. Fece saltare in aria anche parecchi di quelli che la maneggiarono. Ma il rischio, direbbero i Futuristi, deve fare parte del gioco.

Il Futurismo ha la bellezza di uno sparo improvviso, dell’arco teso prima di mietere vittime. È il momento prima che inizi la strage, l’attimo in cui ancora, ingenuamente, si può immaginare che la guerra sia eroica e non un massacro senza senso e senza dignità.

Ciò che conquista è la sua ingenuità di fondo. I Futuristi erano bambini entusiasti ed incoscienti. Volevano rovesciare il mondo convinti che si potesse fare e soprattutto che la violenza fosse qualcosa di controllabile, che si può indirizzare e padroneggiare. Armati di asce per spaccare tutto credevano però che una volta abbattuto con colpi brutali il vecchio il nuovo sarebbe sorto bello e lindo, che il sangue si lavasse via con un risciacquo veloce, e che gli atti feroci non lasciassero tracce non solo in chi ne era vittima ma anche in chi li aveva compiuti.

Era una grande illusione. Molti di loro se ne accorsero ai primi colpi di mortaio in trincea. Altri quando videro le rivoluzioni che avevano invocato trasformarsi in qualcosa di orribile, fatto di vendette incrociate, tradimenti, ferocia. Di destra o di sinistra, i Futuristi erano impreparati alla realtà. Erano assorbiti nel loro iperuranio modernissimo, dove le auto sfrecciavano, gli aerei sorvolavano grandi metropoli e gli edifici dalle linee asciutte toccavano il cielo. Erano storditi in un universo di forme che si trasformavano in colori, e viceversa, in moti perpetui, in carambole di parole. Non erano adatti al vero, e infatti non ressero lo scontro. Si trasformarono presto in vecchi tromboni o in esangui intellettuali delusi filogovernativi o borghesi.

Erano belli, bruciarono in fretta, non sempre capirono quello che facevano, ma in questo loro slancio produssero opere magnifiche e innovative. E anche una marea di schifezze, che però avevano almeno dentro lo scintillio di una intenzione innovativa e lo slancio della gioventù.

E niente, mi sono simpatici, i Futuristi. Sono casinisti, presuntuosi, pericolosi.

E anche un po’ teste di cazzo, ok. Ma la letteratura e l’arte spesso hanno bisogno anche di quelle, eh.

 

9 Comments

  1. Tu e la tua penna (tastiera) siete meravigliose: mai letto una definizione e una descrizione più calzanti del Futurismo! Grazie

    A proposito: non è che per caso prima del 19 maggio passi per Bologna? Perché a San Lazzaro di Savena, sulla via Emilia a levante c’è una mostra bellissima: Universo Futurista, presso la Fondazione Cirulli – http://fondazionecirulli.org/exhibition/universo-futurista/
    È aperta già da aprile dell’anno scorso ma pochi la conoscono. Ed è un peccato, perché è splendida, zeppa di pezzi unici e mai visti, ed è proprio la rappresentazione visiva delle tue parole: “impasto di violenza, razzismo sotteso, protervia e incoscienza pura” ma anche “opere magnifiche e innovative. E anche una marea di schifezze, che però avevano almeno dentro lo scintillio di una intenzione innovativa e lo slancio della gioventù”.
    Busti di quel mascellone del duce, ma accidenti come è scolpito. Manifesti celebrativi di imprese aeree, ma accipicchia che grafica moderna. Proclami reboanti ma anche parole in libertà. Monumenti celebrativi di spedizioni militari però mannaggia quanto sono creativi.

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  2. Se parliamo dei futuristi del tempo che fu, si può degnarli di qualche simpatia solo se defunto il loro movimento Se lo consideriamo oggi, neanche si può lasciare il tempo di aprire bocca. Pericolosi.

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