La quasi guerra e la sindrome del redattore stanco

Ho lavorato troppi anni in un giornale per non sapere come vengono fatti i titoli: la maggior parte delle volte, a caso. Il caporedattore è stanco: il caporedattore è sempre stanco, obbligato com’è, specie d’estate e durante un turno solitario, a sorbirsi ore di telefonate inutili da collaboratori e inviati, che non hanno quasi mai da riferire nulla di più e di diverso di quello che lui già trova in rete o sulla CNN; per di più si sente in dovere di essere bogartianamente cinico e voglioso di andarsene a fumare una sigaretta: non esistono capiredattori se non cinici e fumatori; o meglio, ce ne sono, ma nessuno li prende sul serio, seppur bravissimi: non si sfata un cliché.

I titoli, poi, non piace farli a nessuno: ci vuole grazia unita a sottigliezza, capacità di sintesi, occhio clinico, tagliente ironia e impeccabile senso della grammatica, tutte qualità che già ai tempi d’oro si trovavano raramente concentrate in un solo giornalista, ed oggi non si rintracciano nemmeno in una intera redazione. I titoli buoni sono come gli sms ispirati: più rari di un cammello in mezzo all’Oceano; quelli pessimi, invece, germogliano spontaneamente, come le erbacce ai lati della strada, e non c’è verso di estirparli. Ci si casca tutti, prima o dopo, a fare un titolo stupido, o brutto, o peggio ancora involontariamente comico. Non voglio pertanto crocifiggere il caporedattore del Corriere che ha partorito questa meraviglia: Georgia-Russia, quasi guerra per l’Ossezia. Leggendo l’articolo sotto l’occhiello, in cui si dice che gli Americani sono in fibrillazione, la diplomazia internazionale si agita, Putin stesso parla apertamente di guerra, i bombardamenti sono cominciati giovedì, l’esercito russo ha fatto partire raid aerei ed è entrato in forze nel territorio della Georgia, ci si chiede in base a cosa si sia scelto di mettere nel titolo un “quasi”. Per definirla “guerra” cosa si aspetterà? Che sgancino una bomba atomica? Che i cadaveri dei soldati, portati in braccio dalla corrente, si arenino sulle nostre spiagge rimpiazzando i banchi di meduse?

No, non voglio davvero impallinarlo, questo povero redattore. Sono convinta che quando non fa caldo, e non è stanco, e non ha voglia di fumare, sia un genio del giornalismo nostrano, e anche persona di fine umorismo. Per esempio, sono certa che quando in redazione gli raccontano la barzelletta del siciliano che ha la sorella “quasi incinta”, ride.

4 Comments

  1. Cara signora, algiornale dove ha lavorato lei forse non ci sono ma al Corriere i titolisti lavorano ancora, no? Poveri redattori, su. -)

    Mirco

    Mi piace

  2. A quanto pare, 1600 morti e 30000 profughi – si dice – non fanno ancora “guerra”, soglie variabili a seconda dei contendenti, un po’ come il livello delle polveri sottili che, se ad un certo punto superano il limite e diventano pericolose, non si fa altro che alzare tale soglia e, oplà, fine della pericolosità. Ma mi sa che ho divagato. O no?

    Mi piace

  3. E’ guerra a tutti gli effetti, c’è bisogno di dirlo?

    Di più: è la nuova guerra fredda. Quella che si combtatte in Caucaso, attraverso il Risiko dei paesi zeppi di gas e petrolio. La Nato che si espande (la Georgia doveva essere annessa ad aprile, ma l’europa – una volta vista la reazione di Putin – si è opposta) serve proprio a questo, e la Russia, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di farsi mettere gli americani in casa (visto che già con lo scudo spaziale stanno penando).

    Ho scritto un post sull’argomento… comunque complimenti per il tuo: di redattori stanchi è iena l’Italia.

    Mi piace

  4. Il tipo era rintronato. Che titolo! Invece Galatea è sempre all’erta. Non parti per le vacanze? Scusa se mi faccio gli affari tuoi…

    Mi piace

I commenti sono chiusi.