Salviamo l’Italia.

Il gazebo, sul Gran Viale del Lido, c’è. É doverosamente adornato di manifesti verdastri e loghi PD. Seduti dietro una tavola bianca pieghevole ordinatamente linda, i tre volontari sono stravaccati con misura: più che attivisti, sembrano tre posati signori al bar, con tanto di cappellino da football in testa ed occhiali a specchio, in attesa dell’aperitivo serale.

Guardano il passaggio, si sventolano, di tanto in tanto muovono la mano per salutare un conoscente: quello saluta di rimando, si ferma, oppure sorride con gesto educato, come a dire: “Non mi interessa, grazie.” E loro, altrettanto educati, restituiscono una occhiata che replica: “Ma figurati, non c’è di che.” Non c’è alcuna ansia, insomma, alcun patema, soltanto il caldo un po’ appiccicoso ma sfumato di una sera d’estate, in una spiaggia un tempo chic, ora in smagata decadenza, sicché quello slogan perentorio gridato sull’unico manifesto Salviamo l’Italia!, stona. Sono così tranquilli, e sereni, i tre del gazebo, così magnificamente inseriti nel paesaggio e nel paese che li contiene che sembrano essere loro i primi a chiedersi, davanti a quel perentorio Salviamo l’Italia!: «Già, ma da chi?»

2 Comments

  1. Grazie per il commento! Direi che è la disamina perfetta!! Sui nani vince er Brunetta!!! Da chi la salviamo? Bella domanda, ma non ci sono risposte…

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