Anche. Ovvero la zia Giuditta ed il razzismo condominiale.

La prozia Giuditta ha il difetto di essere nata nel momento sbagliato. All’epoca sua le donne potevano solo sposarsi e vegetare in casa, facendo le massaie. Fosse venuta al mondo anche solo una trentina di anni dopo, con il suo decisionismo intransigente e spiccio, di quello che George W. Bush, al confronto, è una mammoletta tentennante, le si sarebbero aperte dinnanzi le porte di sfolgoranti carriere: perché la prozia Giuditta è una di quelle donne inevitabili, certe di aver sempre ragione, che, quando decidono qualcosa, non mollano mai, sono in grado di scovarti in capo al mondo, e, per quanto tu ti nasconda, loro ti trovano. Metti caso che l’avessero assunta alla Cia, col piffero che Bin Laden era ancora latitante, per dire.

A casa, viene a trovarti quando le gira, e non c’è verso di scamparla. Poco prima ti fa un trillo al telefono: «Sono qui sotto casa tua.» comunica secca.

«Ma veramente io starei uscendo… »

«Be’ non importa, tanto tua madre c’è, no?»

«No, ma veramente deve uscire anche lei…»

«Ih, e che avrà mai da fare! Poi, ormai sono qui.»

E te la ritrovi per casa in un amen.

Appena ci mette piede, inizia le procedure di check in. Lo sguardo della prozia Giuditta ha un suo rodato protocollo, simile a quello di un ispettore dei Marines. Fermamente convinta, da sempre, di essere l’unica al mondo a saper gestire una casa, una famiglia ed una vita, comincia a controllare, con un’occhiata, il livello di polvere sugli scaffali, il disordine delle mensole, lo stato dei tappeti e dei vetri alle finestre; lo sguardo di zia Giuditta è di una precisione scientifica: ho sempre avuto il sospetto che riesca a contare gli acari ad uno ad uno; è probabile che, mentalmente, prenda loro anche le impronte. Se c’è una qualsiasi cosa fuori posto, il suo massimo godimento è fartelo notare; ma anche se non c’è, non fa differenza, perché, in ogni caso, per quanto la tua casa possa essere linda ed in ordine, la sua lo è sempre di più: se le tue pentole sono pulite, le sue splendono, se le tue tende sono bianche di bucato, le sue, appena uscite di candeggio, sono così lucenti che si possono guardare solo con gli occhiali da ghiacciaio. Ma se anche l’appartamento in sé non mostrasse qualche pecca, zia Giuditta non per questo demorde, perché lei vive in una villetta isolata dal mondo, in cui è signora e padrona dell’intorno e del paesaggio circostante – anche perché, negli anni, è riuscita a far fuggire tutti i vicini – mentre noi abitiamo in un condominio. Nel tempo, Zia Giuditta ha doverosamente monitorato tutti gli avvicendamenti sulle nostre scale: se un pianerottolo cambia inquilini, lo sa prima lei di noi. Conosce benissimo di chi era il cane che due anni fa lasciava pisciatine davanti ai garage, che la famiglia del quarto piano ha un neonato lagnoso perché i genitori moderni non hanno polso con i bambini, che il nonno del quinto è stato messo dai nipoti (ingrati) in casa di riposo e la casa è sfitta, che il ragazzino del terzo va male a scuola, i prof pensano diverrà un piccolo delinquente e del resto non poteva essere che così visto che i genitori si sono divorziati quando era in culla ed ora il padre convive con una moldava, figurarsi. Quando si siede in salotto – o meglio, quando si asside sulla poltrona con l’aria di una regina che prende possesso del suo trono, zia Giuditta è così – inizia quindi ad erudirmi sulle ultime novità del mio vicinato, lasciando intendere che solo noi possiamo intestardirci ad abitare in un contesto tanto degradato ed ignobile.

«Ma hai visto – dice incredula- che al piano terra sono venuti ad abitare degli indiani?»

«Sì – faccio io – Sono carinissimi, hanno tre bambini piccoli che sono un amore!»

«Immagino che caos che faranno»

«No, veramente non li si sente neppure.»

«Chissà in quanti staranno, in un appartamento! Ci sarà un via vai di immigrati!»

«No, sono solo loro cinque. Quest’estate è venuta la nonna, dall’India, ma è già andata via.»

«Ho visto girare la donna, vestita con quei camiciotti…»

«Sono bellissimi, vero? Devo chiedere dove li compra…»

«Sì, sì, per carità. Comunque si sente che sono venuti ad abitare degli stranieri, eh?Io chiamerei l’amministratore. Entrando, sulle scale, c’è un insopportabile puzzo di soffritto, non so come fai a resistere! »

«Come facciamo da anni: il puzzo di soffritto viene dall’appartamento della signora Bognato, che è veneta. Non ha mai saputo cucinare. Ma l’amministratore dice che non è un reato…»

«Ah, be’ certo, ci sono anche vicini italiani insopportabili.»

E anche prozie italiane a che bisognerebbe sbattere fuori di casa a calci.

7 Comments

  1. qualche giorno fa con alcune persone, di fronte ad un progetto di lottizzazione, ho fatto notare che sprecare territorio per 5-6 famiglie era da irresponsabili…. almeno un intervento che prevedesse ‘na ventina di appartamenti sarebbe stato senz’altro meglio. sono stato mangiato vivo: ma come? e la privacy? e il bel paesaggio? e il rispetto dell’altezza nel contesto? ho fatto notare che di fronte c’era un condominio che svettava a 20 piani… poi ho fatto anche notare che a forza di casette unifamiliari non abbiamo più spazio per fare una strada: la pedemontana è orami 30 anni che aspetta.

    fino a qualche anno si tessevano lodi sperticate per la “città diffusa” e per insediamenti dove ognuno è padrone “dell’intorno e del paesaggio circostante”. ora, finalmente, iniziamo ad accorgerci dello spreco. vivere in condominio non è facile (soprattutto se progettato male), ma se avessimo imparato a farlo ci saremmo risparmiati un bel po’ di guai odierni e di stress da traffico, sarebbe ora che la piccola casa singola con bel giardinetto attorno venisse vista per quello che è: un SUV inquinante e fuori scala per il nostro territorio. sembra paradossale la cosa?

    rm

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  2. La prossima volta fatti trovare con un’amica in casa e fagli capire che sei lesbica. Vedrai che non torna più e il caffè va a prenderlo dalla signora indiana.

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  3. però in effetti potrebbe proporlo a qualche editore, in alternativa c’è l’autoproduzione. io lo comprerei subito!

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  4. C’è gente che ha proprio gusto nel vedere in malo modo tutto e tutti, pur di non notare se stessi e i propri difetti. Nel mio condominio, la famiglia magrebina del pian terreno ha legato con quella napoletana dell’ultimo, hanno entrambe dei bambini, perciò non c’è stato problema; l’anziana vedova – che sta anche lei all’ultimo piano – ogni tanto dà un’occhiata ai più piccoli; la giovane coppietta del pian terreno si fa i suoi e non disturba nessuno; noi siamo al piano di mezzo, insieme a una coppia senza figli, loro hanno le cocorite che fanno un po’ di chiasso, ma almeno rallegrano un po’ (tantopiù che da qualche tempo abbiamo i corvi nel vicinato); quindi, tutto sommato, ce la caviamo. E anche se un’ipotetica prozia Giuditta volesse brontolare con l’amministratore, attualmente è in carica il napoletano.

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