A scuola di egoismo.

Si stupisce la Ministra, ma s’erano già stupiti nei giorni scorsi Il Giornale e il Foglio, del fatto che a scendere in piazza contro il decreto Gelmini siano stati anche gli studenti delle superiori. La riforma, argomenta la Ministra e prima di lei foglianti e giornalai (chiamarli giornalisti in quanto facenti parte delle redazione del Giornale, ne converrete, mi sembra una leggera esagerazione), non tocca le superiori se non marginalmente, dunque, se gli studenti dei Licei e delle Università decidono di scendere in piazza per gridare il loro scontento, che non tentino di ingannare nessuno: non si tratta di una questione di principio, ma solo del pretesto per perdere lezioni e, già che ci siamo, insultare a vanvera il povero Berlusconi. Perché, si sa, gli studenti che non amano Maria Stella sono lavativi e comunisti: non si sa quale delle due cose sia la causa dell’altra, ma entrambe, va da sé, son brutte brutte brutte.

Se la Ministra si stupisce, a me la sua sortita, fra le tante in questi giorni che erano una peggio dell’altra, fa semplicemente cadere le braccia. È sintomo infatti di una interessante mentalità, tra l’altro altamente pedagogica, presupporre che la gente possa decidere di protestare e abbia il diritto di farlo solo ed esclusivamente se la cosa proposta la tocca direttamente. Cioè, in soldoni, se un domani venisse promulgata una legge che rende illecito il possesso di flipper, solo i gestori di flipper o i clienti sono autorizzati ad incazzarsi: se per caso scende in piazza al loro fianco anche qualcuno che non ha giocato a flipper mai in vita sua, o che non ci gioca da anni, non può unirsi al gruppo semplicemente perché, da cittadino comune anche se scarsamente interessato al flipper, ritiene tale legge una cazzata. No, se la cosa non la tocca, ma decide di aggregarsi, lo fa solo perché è in malafede, e, se non lo fosse, sarebbe comunque un pericoloso rompicoglioni, che è pure peggio.

Secondo la teoria della Ministra, quindi, a protestare per il taglio dei maestri nelle elementari potrebbero essere autorizzati esclusivamente i bimbi delle elementari stessi, eventualmente un genitore (due no, ché se entrambi prendono l’occasione di assentarsi dal lavoro per protestare sono – vedi sopra – dei lavativi comunisti, per giunta senza alcuna idea precisa su come si mantiene una famiglia!) e i precari che effettivamente perderanno il posto (gli altri no, che diamine, tanto mica sono a rischio!). Tutti gli altri, se s’azzardano a presentarsi in un corteo, lo fanno abusivamente. Al limite, si potrebbe scusare qualche ragazzo delle superiori che abbia un fratellino alle elementari e si dimostri sinceramente interessato alla sorte del piccolo congiunto. Ma che si presenti in piazza con lo stato di famiglia alla mano, altrimenti, raus! Ci manca anche, adesso, che gli studenti pretendano di interessarsi al mondo in generale, invece di stare fermi e buoni nel loro orticello. Forza ragazzi, a studiare esclusivamente gli aoristi greci e guai a chi guarda un pochino più in là del suo naso! Così, credetemi, uscirete dalla scuola con una sana coscienza civica e pronti ad essere perfettamente integrati in questa nostra società.

11 Comments

  1. @->paolo: in effetti, mi scuso, ma non sono riuscita a trovare un termine adatto a chi scrive su Il Giornale. Cioè, un termine che non fosse praticamente un insulto. Mi scuso con i giornalai, come categoria: loro sono ovviamente molto meglio e scriverebbero giornali immancabilmente migliori.

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  2. Se il discorso è puramente teorico, sono daccordo con te. Sul piano pratico, anche i muri sanno che manifestazioni ed okkupazioni alle superiori e all’università si tengono solo per perdere tempo. Negarlo mi pare proprio essere sulla luna. Ai miei tempi appoggiammo per solidarietà (sic.) l’istituto geometri che scioperava per il giustissimo motivo che l’anno era bisestile e si faceva un giorno in più di scuola……

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  3. Ma perché? In Italia c’è ancora qualcuno che va a scuola? Inutili idealisti perditempo…
    Io direi che in Italia, ormai, siamo tutti costretti a frequentare la squola.

    (Lo so, forse è troppo sottile…)

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  4. Beh, con le sue considerazioni non ha certo fatto una grande figura. Certo, la riforma in quanto tale è in atto solo nella scuola primaria, ma i tagli si sentono anche da noi all’università, e tanto, così come li sentono gli studendi medi. Senza considerare i dati OCSE, che evidenziano già prima di questa “genialata” la scarsità di fondi investiti dall’Italia in istruzione pubblica. Non concordo pienamente con chi sostiene che scioperi e manifestazioni siano unicamente perdita di tempo, a mio avviso servono a creare una coscenza politica nei ragazzi, li aiuta a confrontarsi, insieme a persone con esperienza diverse, con quelli che sono i propri diritti e con quello che è il loro peso nella società (il “fancazzismo” è pratica comune che non richiede necessariamente mobilitazione, è molto più comodo da praticare in altre situazioni). Bel post!

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  5. Ma come si fa a negare che nei sondaggi……blablabla.
    Questi non sono politici, ma succubi del padreterno adorato a prescindere. E’ evidente che si aspettino solo assenso e nessun contrasto. D’altronde con media e televisioni sono anni che stanno lavorando a questo preciso scopo. Con la benedizione dei television-dipendenti.
    luigi nonallineato

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