Il sinistro alternativo

comunista-griffit

Pierfrancesco Damas ha passato tutta la vita a fare il rivoluzionario. Un impegno notevole, contando che non gli è mai riuscito di incrociare nemmeno l’ombra di una rivoluzione. Il fatto, però, non lo ha mai scoraggiato o è riuscito minimamente ad intaccare le sue granitiche certezze: essere rivoluzionari, è risaputo, non è lavoro da femminucce: tutto ti congiura contro, compresa la realtà.

Militare a sinistra, e sempre nella sinistra più estrema e irragionevole che gli riesce di trovare, è stato per lui anche un modo di saldare qualche vecchio conto aperto in famiglia. Bisogna capirlo: se nasci da una schiatta di notabili, e in culla, con regolare battezzo, t’appioppano il nome Pierfrancesco Saverio Carlo, la strada è segnata e ti ritrovi con il cravattino ed il doppiopetto grigio fin dalle elementari. Logico quindi che, superate le elementari medesime, e la fase delle medie in cui ha fatto con religiosa precisione il chierichetto, alle prime avvisaglie delle superiori si sia fatto crescere barba, baffi e si sia riempito l’armadio di eschimi e kefie assortiti, bazzicato ogni centro sociale okkupato possibile, mentre gli scaffali della libreria si rimpinguavano di volumi di Lenin e mamma piangeva, piangeva, piangeva, peggio di una madonna pellegrina, nera e di Fatima, domandandosi perché il Signore volesse infliggere proprio a lei la disgrazia di un figlio sinistrorso.

Perennemente armato di megafono, come oggi i più sono accessoriati di telefonino, non s’è mai perso una assemblea, una occupazione, uno sciopero; dato che noi siam venuti su negli anni del riflusso, in cui, per dire, i motivi per scendere in piazza da studenti si riducevano sì e no al fatto che alla mensa avessero finito lo yogurt al mirtillo*, beccare cause per cui protestare richiedeva impegno, costanza e una certa organizzazione. Ma in questo, Pierfrancesco ha un vero genio; anzi, direi un orecchio assoluto, come quello dei musicisti. Difatti le cause da patrocinare le sceglie così, a orecchio, sentendone vagamente parlare da qualche parte (cineforum, convegno di qualche movimento alternativo, conferenza in centro sociale, etc.). Esiziale è per lui che siano marginali, impraticabili e “contro”. Contro cosa, di preciso, non fa testo, come non fa testo che le sue cause siano in contraddizione fra di loro e con le più elementari regole di logica spicciola. Pierfrancesco, per dire, è quello che si batte per l’ambiente e vorrebbe Marghera trasformata in un campo di panoce, pomodori e marijuana**; ma poi, quando si propone la riconversione di aree industriali a Marghera stessa, occupa e volantineggia fuori dalle fabbriche, perché la riconversione causa la perdita dei posti di lavoro per gli operai che producono composti chimici e pretende che le fabbriche non siano quindi smantellate; è quello che vuole favorire il consumo di prodotti locali perché il carburante inquina, ma poi pretende anche di sviluppare il commercio via internet, per ordinare cose dall’altro capo del mondo, e farsele portare a casa, meglio se per via aerea, combattendo così lo strapotere delle multinazionali che governano la distribuzione. Il tutto condito, beninteso, con energiche tirate sul “capitalismo”, che è in crisi, ma che purtroppo – il capitalismo è dispettoso di natura – non si convince mai a schiattare in modo definitivo: lo fa per tigna, è chiaro, per non dare una soddisfazione a Pierfrancesco, che però non lo lascia quieto, il maledetto capitalismo e tutti quei fascisti o imbelli riformisti utili idioti che lo spalleggiano. Fra i quali, è ovvio, ci sono da sempre io.

Quando passa dalla Clara – ci passa ogni giorno, a meno che non sia impegnato in qualche crociata volta a salvare il mondo – non si siede al tavolino, perché consumare il caffè seduto è troppo borghese, a meno che il caffè non glielo offra un altro (nel qual caso lo accetta, come fosse una forma di esproprio proletario); ma non perde l’occasione di scambiare quattro chiacchiere. O meglio, non perde l’occasione di fermarsi a spiegarmi quanto stia sbagliando, soprattutto se gli giunge notizia che sto cercando di muovermi per fare qualche iniziativa pratica, magari coinvolgendo qualcuno al di fuori della sparuta cerchia di quattro gatti di ultrasinistra che sono il suo circolo di riferimento.

Tu vuoi mediare!” s’infervora.

Cazzo, se non si media in politica non si fa nulla di pratico…”

No, perché bisogna dire no al fascismo in tutte le sue forme!”

Appunto, al fascismo, France’. Lascia stare quello che fascismo non è e che invece è in grado di darci una mano a fare quello che vogliamo.”

Questi sono sempre nemici a priori del proletariato e della classe operaia! Borghesi, fascisti e squadristi! Io voglio rivoluzionare il sistema! Piuttosto che mediare, preferisco allora che vada tutto a catafascio.”

Ecco, io no, invece, perché nel catafascio chi si prende le legnate sono poi i più deboli, cioè quelli che tu sostieni di voler difendere…”

Io li difendo senza mediazioni, tu li vendi! Noi siamo gli unici coerenti che diamo risposte certe ai bisogni del proletariato!”

Già, e i tuoi proletari ti hanno già mandato affanculo, visto che votano Lega…”

Si alza, rosso in volto e incazzato, convinto, come sempre, che le sue risposte siano quelle giuste perché non cambiamo mai di un’anticchia. Il tempo passa, infatti, e Pierfrancesco rimane coerente come una roccia sulla lotta di classe, che consiste nel gridare sempre e comunque il suo no a prescindere contro il sistema. Il no è la sua risposta. Ascoltasse però, ogni tanto, anche le domande che il proletariato gli fa, forse eviterebbe figuracce. Perché l’estremismo non è sempre solo una malattia infantile del comunismo. Molto spesso è cretineria e basta.

*Citazione, di un memorabile spot il cui protagonista era Beppe Grillo, non ancora barricadero con venature no-global.

** Citazione, stavolta dei Pitura Freska.

23 Comments

  1. Ma no… lui si sta ancora ribellando contro l’autorità di mamma e papà. E’ una questione psicologica, non politica. Comunque digli da parte nostra che non si azzardi più a darti dell’imbelle riformista, che veniamo a legnarlo in venticinquemila. 🙂

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  2. Dei vecchi komunisti un po’ ideologizzati e un po’ illusi dal mondo ce n’è bisogno. Non tanti, ma qualcuno che sappia ancora sognare per quello che crede, sono comunque fondamentali.

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  3. @->ilMale: Vecchio comunista? Ma che cacchio, ha un anno più di me, l’idiota! E non si tratta di sogni, si tratta del fatto che crede che per rivoluzionare le cose l’unica via sia blaterare a vanvera, senza mai fare un progetto concreto, ma in cambio affossando qualsiasi altra proposta. No, scusa, i tipi del genere i rivoluzionari (e anche i “deboli” che pensano così di raprpesentare) veri li prendono a calci nel sedere. Non sono solo sinistri, ma anche inutili e dannosi.

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  4. Il nuovo tipo di sinistra secondo Chiamparino, dal blog di Beppe Caravita (totalmente d’accordo)

    ” Oggi è molto più chiaro di ieri che né la destra né la sinistra attuali sono in grado di entrare in sintonia con il sentimento centrale delle regioni settentrionali, uno stato d’animo che è ampiamente diffuso nel Nord ma, sia pure in diversa misura, è presente in tutte le aree del Paese e in tutti gli strati sociali.

    Ci sono molti modi di mettere a fuoco tale sentimento, ma quello più chiaro a me pare efficacemente racchiuso in un’espressione di Lucia Annunziata ai tempi del governo Prodi, quando ebbe a parlare di un «generale senso di ingiustizia» serpeggiante nel Paese.

    Tale sentimento è particolarmente diffuso nel Lombardo-Veneto perché, qualsiasi campo si consideri, la scuola, l’università, la sanità, l’assistenza, la burocrazia, quei territori sono al tempo stesso i più virtuosi del Paese e i meno rappresentati dalla politica (a dispetto dei lombardi presenti nel governo nazionale).

    Ma è diffuso anche altrove, ovunque ci si rende conto che il merito è calpestato, gli sprechi e i privilegi sono inestirpabili, gli umili soccombono ai prepotenti, gli onesti sono calpestati dai furbi. Il Paese non chiede semplicemente meno tasse e migliori servizi, ma più equità e più responsabilità individuale.

    Di fronte a questa domanda, che spira impetuosa dal Nord ma esiste ovunque, un cittadino si aspetta dagli altri quel che pretende da sé stesso, le forze politiche si mostrano incapaci di fornire risposte convincenti. Nessuna di esse ha interesse a ripulire le istituzioni dall’invadenza dei partiti, come mostrano le non-riforme in campi vitali quali la sanità, la Rai, ma soprattutto i servizi pubblici locali, che solo Linda Lanzillotta provò (invano) a sottrarre alla voracità dei politici locali.

    L’azione della destra è paralizzata dal peso degli interessi egoistici e clientelari del Mezzogiorno, che hanno già indotto la Lega stessa ad annacquare enormemente il suo modello di federalismo fiscale.

    La sinistra, anziché combattere questa deriva conservatrice della destra, la asseconda in nome di un malinteso principio di solidarietà, che la porta a tutelare i territori inefficienti e a ignorare la domanda di equità che proviene da quelli virtuosi. La sinistra, in altre parole, confonde l’equità con la solidarietà, e sembra non capire che il Nord non è nemico della solidarietà, ma della sua versione incondizionata: se le risorse sono scarse, non puoi donare senza condizioni, ma hai il dovere civile di pretendere che non vadano dissipate.

    Queste, a mio parere, sarebbero le sole ragioni per far nascere un partito del Nord. Un partito del Nord ha senso se riesce a essere, al tempo stesso, più aperto e più rigoroso della Lega. Più aperto con l’altro, a partire dagli immigrati e dai «non padani». Più rigoroso sui temi del merito e della giustizia territoriale, ossia più e non meno federalista della Lega.

    Ma il conservatorismo mentale della sinistra e dei suoi uomini è così grande, che dubito che una rivoluzione simile possa essere compiuta nel breve volgere di una stagione politica. ”

    http://blogs.it/0100206/

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  5. Però, pensandoci, il ragazzo non ha tutti i torti.
    Lui starà anche a guardia del bidone vuoto, ma se si sposta nella tua direzione, ci sarà chi riempirà quel bidone di merda + dinamite.
    Inoltre dipende anche dalla mediazione che si fa (non tutte le mediazioni sono meglio del nulla)
    Inoltre dai commenti entusiasti che stai avendo ho paura che rischi di farti coinvolgere in quella melma conformista che ha portato all’avvento di Water Veltroni. E non mi sembra la strada giusta neanche questa.
    Inoltre c’è qualcosa che stai omettendo in tutto questo. In che senso ti stai impegnando sul territorio ?
    :-)))

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  6. Di persone come il Damas ce ne sono.
    Non tante da comporre una maggioranza, tuttavia: anzi, sono una sparuta minoranza, oggi come tanti anni fa.
    Il mediare fa parte della politica: sicchè io non lo sento come un problema.
    Il Damas,invece,sì.
    Ecco perchè lui e compari si incazzano: tuttavia i suoi omologhi, nella mia zona, non superano il numero di diciotto, e per occupare un edificio devon farsi mandar rinforzi da chissàdove.
    E sì che di tempo per riflettere sulla necessità di mediare ne hanno avuto, visto che l’età “media” dei convenuti si attesta sui 50 anni.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  7. “Il mediare fa parte della politica”
    Il mediare è sempre una cosa ben determinata tra due cose determinate. Dipende da quali sono le alternative e a quale punto cade la mediazione.
    Non si media COMUNQUE. Ci si separa anche. Ci si divide anche.

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  8. “Il mediare fa parte della politica”
    Il mediare è sempre una cosa ben determinata tra due cose determinate. Dipende da quali sono le alternative e a quale punto cade la mediazione.
    Non si media COMUNQUE. Ci si separa anche. Ci si divide anche.

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  9. “Il mediare fa parte della politica”
    Il mediare cade in un punto determinato tra due alternative determinate.
    Decidere di accettare la mediazione dipende dalle due alternative e dal punto dove la mediazione cade.
    Perchè si può anche decidere di non mediare, di dividersi, di confliggere.
    Ed anche questa è politica.

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  10. @->pensatoio: Il mediare fa parte della politica in quanto, quando si entra in politica, si deve comunque accettare che non si riuscirà mai a portare a casa tutto quello che si vuole e nel modo esatto in cui lo si voleva. Poi ci sono cose su cui si può trovare una mediazione, soprattutto sulle cose pratiche: se ho tot soldi e due cose da comprare, medio cercando di comprare i soldi sulla cosa più urgente o su quella che può essere utile ad entrambi e non ad uno solo. Preferisco portare a casa qualcosa, che nulla, a meno che il portare a casa qualcosa non implichi cedere su tutto il fronte; nel qual caso, non medio: mi alzo e me vado, ma dopo averci provato con tutti i mezzi possiibli a raggiungere un accordo. Quello che mi dà fastidio della gente come “Damas” è che, invece, loro sentono ogni tentativo di accordo come un tradimento degli Alti Valori di cui si ritengono gli unici depositari: la loro filosofia è “o tutto o niente”, ma siccome il “tutto” che loro vorrebbero realizzato è irrealizzabile, finiscono sempre con lo scegliere il niente, mandando però all’aria magari ore o giorni di trattative che stavano dando dei buoni frutti e finendo poi con il non fare ottenere neppure quel poco che si poteva alle persone che sostengono di rappresentare. Ho visto fare ai “Damas” cazzate allucinanti: tipo riuscire a far chiudere strutture che funzionavano bene, perché non erano però conformi alla loro idea di come avrebbero dovuto essere; mandare all’aria esperienze che potevano dare buoni frutti, solo perché si rifiutavano a priori di sedersi ad un tavolo con persone che provenivano da una certa area, votare con la destra pur di fare un dispetto sciocco (parlo di fatti locali, non nazionali). E dopo aver mandato tutto a puttane, gloriarsi anche di essere gli unici coerenti e venire a far la lezione agli altri. Ecco, a me tipi del genere fanno girare le balle, mi spiace.

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  11. per Pensatoio:
    certo, che scoperta: si “rompe” perfino.
    Solo che,dopo la “rottura”,chi si trova sulla parte più corta dell’assicella constata che pochi l’han seguito,e molto spesso non lo accetta :sicchè s’incazza comunque, diventando violento e massimalista dacchè non accetta l’esser minoranza.
    Qualche esempio?
    Dopo la conferenza di Bad Godesberg la SPD tedesca “ruppe” con la sua parte sinistra, e nacquero: a) i Verdi ; b) la R.a.f. .
    Tra i primi si faceva notare Joschka Fischer, che per non far scordare d’aver concorso ad assassinare un poliziotto mai indossò la cravatta,neppur quando divenne vicecancelliere di Shroeder.
    Tra i secondi si fecero notare Andreas Baader ,Ulriche Mehinof,Gudrun Enssling,Brigitte Monhaupt: tutti noti pacifisti dialettici, specie quando avevano mitragliatore e granate in mano.

    Da noi bastò una riunioncina di pseudointellettuali chiamata pomposamente “congresso”: le BR si formarono in una alberghetto a Pecorile (RE),e se trovi qualche ricordo della situazione puoi leggere il dibattito che precedette la banda armata : uno di quelli che ti fan venir voglia di emigrare, subito.

    Concordo dunque con Galatea : il sinistro alternativo è colui che,scontento a prescindere, non vuole realmente cambiare le cose, ma solo sfogare una sua rabbia risultando solo dannoso, per sè e per gli altri.
    E che,anche quando si dà una ripulita e si trova a governare, si porta dietro un passato non molto edificante dovuto a quella rabbia : se servono esempi,si posson leggere le fedine penali di alcuni noti pacifisti,anche ex ministri come Edo Ronchi.

    Inchino e baciamano alla padrona di casa.
    Ghino La Ganga

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  12. x Ghino
    Mi pare tu faccia ricostruzioni un po’ sommarie e caratterizzazioni troppo caricaturali (sin quando le fa Galatea almeno scrive bene…)
    Ci deve essere un partito che rappresenti al meglio le istanze di chi rimane escluso anche da un compromesso. Se un riformista ottiene che, di 1000, 500 non vengano privati di qualcosa (un diritto, un lavoro etc), ci deve essere chi si occupa degli altri 500, criticando magari l’intero accordo (perchè gli altri 500 trovano difficoltà ad essere sportivi e pragmatici nel momento in cui girano i coglioni)
    Accostare i Verdi tedeschi ad un assassinio (tramite la figura di Fischer) mi sembra una cattiva argomentazione
    Quanto al terrorismo penso che più che condannato vada studiato, affinchè si possa fare una politica radicale che non passi per la morte di qualcuno. Ma negare che il contesto (sui luoghi di lavoro, per le strade) abbia la sua importanza non mi sembra lucidità.
    Ad es. noi dovremmo pretendere che su Bolzaneto non venga scritta la parola fine sino a che le connivenze non vengano evidenziate a livello giudiziale. E dovrebbe essere un impegno della sinistra in generale, continuo, quotidiano. Perchè da questi episodi che certe piante crescono in direzioni impreviste e pericolose e sta a noi dare l’esempio di una critica corretta, ma determinata e mai doma, altrimenti le alternative diventano poche e con poche alternative le fuoriuscite violente sono più facili
    Quindi la possibilità della mediazione può esistere, ma deve essere chiaro che la mediazione non è il bipartisan nè è il sindacalismo alla vaccinara per cui quando ci si siede al tavolo (con tutte le metafore culinarie che si possono immaginare) si deve firmare. Queste tendenze sono finte mediazioni. Sono fatte proprio per generare arrabbiati. E uno di sinistra non deve essere complice di certe operazioni politiche

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  13. Per Pensatoio:
    mai avuto l’ambizione di scriver bene come la Ninfa Padrona di casa, ci mancherebbe : nè sapevo che Tu fossi il critico ufficiale di questo blog; nel qual caso mi permetto di segnalare che il Tuo esempio di 500 che vengono accontentati, e di 500 che restano esclusi, non ha niente a che fare con la creazione di una maggioranza nè di una mediazione, dacchè rappresenta un pareggio che impedisce una decisione; mentre se su mille persone 800 esprimono un’opinione, e 200 non la condividono, queste ultime dovranno prenderne atto se vogliono raggiungere una mediazione, non mettersi a fare i vandali in giro per mostrare che esistono.
    Non ho ben compreso, peraltro,perchè si debba fare riferimento a un “riformista” come l’unico in grado di condurre trattative; nè perchè Tu citi Bolzaneto, che è un caso di cattiva giustizia che ha ben poco di politico: se tra i poliziotti e i dirigenti di polizia si annidano criminali,essi van condannati,punto e basta; nè mi importa che i dirigenti furono in gran parte sistemati lì nella legislatura 1996-2001, ossia quella dell’oliva saclà.
    Aggiungo che il terrorismo – a mano a mano che passan gli anni – si legge come un fatto di criminalità, punto e basta,e basta vedere i comportamenti di figuri opportunisti come Fenzi, Senzani,Battisti per averne conferma: se poi ti ostini a voler compiere letture diverse, e a chieder riflessioni e distinguo per i terroristi mentre pretendi condanna incondizionata per i poliziotti della Bolzaneto, allora mi pare Tu attui una politica dei due pesi e due misure: che non so quanto abbia a che fare con i compromessi o le mediazioni, ma di sicuro non mi piace, dacchè in galera ci deve finire chi non rispetta la legge, non chi sostiene d’avere motivi migliori o peggiori di un altro.
    Perciò non mi piacque la sinistra, quando,arrivata al governo, anzichè rovesciar i cassetti su Ustica e incazzarsi per il Cermis si mise a contrattare per far rientrare la preziosa Baraldini in Italia.
    Visto dunque che ragioniamo in modo assai diverso, credo sia difficile che andiam d’accordo: io resto con la mia opinione a far caricature, Tu resta con le Tue idee a tutelare chi Ti pare.
    Non c’è mediazione, stai tranquillo e stai bene.
    Ghino La ganga

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  14. x Ghino
    Dicendo che galatea scrive bene non ho voluto dire che tu scrivessi male. Semplicemente che le tue caricature non stimolano a pensare, ma semplificano eccessivamente il quadro (cosa che faccio anch’io spesso)
    Anche nel caso dei 200, non è semplicemente l’essere maggioranza e minoranza che chiude la questione. Ci deve essere chi rappresenta i 200 e rifiutare che a governare siano comunque solo gli 800, perchè i bisogni di 200 non sono pareggiabili con i bisogni di altri 200, nè sovrastabili dai bisogni di 800. Perciò si fanno le manifestazioni, i sit-in, i picchetti, gli sfondamenti dei cordoni, perchè quei 200 devono trovare altre forme, tra un’elezione ed un’altra per tutelare i loro diritti. Non avranno la forza delle istituzioni. Costituiranno una forza con la loro capacità di organizzarsi, di incidere, di combattere. Ecco allora i No dal Molin, ecco i No-Tav, ecco quelli che lottano contro la discarica di Marano. E ci deve essere un partito che faccia propria la battaglia di quei gruppi. Magari il Damas non è nemmeno tra loro, ma se esis ritengono al loro battaglia giusta la debbono fare.
    E la mediazione là come si raggiunge ? nel caso del No dal Molin i veri estremisti sono quelli che vogliono l’allargamento della base, perchè per loro l’alternativa non c’è.
    Cito Bolzaneto perchè se non c’è uno Stato che condanni i responsabili, a qualcuno verrà in mente la giustizia proletaria. Cosa sbagliata, ma sbagliata in un mondo in cui nessuno ha fatto la cosa giusta.
    Criminali ? Certo. ma criminali che sono stati gli unici fessi che hanno detto “Rivendichiamo…etc etc”. Mentre vari garantisti si affannano a considerare come prove a sostegno delle loro tesi Calogero Mannino, dell’Utri, Berlusconi, Andreotti.
    Cero Fenzi, Senzani..ma Curcio ? Già qui le figure diventano non opposte, ma più sfumate, problematiche. Hanno sbagliato, andavano messi in galera, ma rimane il vuoto che nessuno ha saputo riempire, forse perchè si aveva (anche negli anni Settanta) fretta di venire legittimati
    Ed è questa goffa e ridicola fretta (lasciata a svolte, interviste, ammiccamenti) che scatena spesso la rabbia dell’estremista
    Forse abbiamo nobilitato troppo Damas, che è semplicemente scemo. Ma non può essere UN TIPO della Commedia dell’arte

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  15. per Pensatoio:
    come ho già detto,abbiamo idee diverse ed è difficile che andiamo d’accordo, specie dopo aver letto il tuo scritto qua sopra, del quale non condivido pressochè nulla: a cominciare dalla tutela delle minoranze anche quando assumono connotati violenti da “rivoluzione proletaria”(che tu sembri auspicare), proseguendo con le battaglie che sono giuste ” perchè se loro le sentono giuste le debbono fare”, e terminando con la riabilitazione di Curcio; ossia di uno che ha fatto di tutto per non uscire dal ruolo di utile idiota,un ruolo che perfino l’ex BR Franceschini – tanto per dire – ha riconoscuto con onestà d’aver ricoperto ( rectius: disse ” siam stati dei coglioni”, associando nella parte anche il neofascista Mario Tuti che gli stava seduto davanti e che assentì) .
    Stai tranquillo, non c’è bisogno di mediare nè di replicare: siam troppo diversi, per me la conversazione finisce qui.
    Stai bene.
    Ghino La Ganga

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  16. @Pensatorio. Va benissimo che qualcuno si occupi dei 500 rimasti senza (lavoro, diritti etc etc).
    Ma è a dir poco discutibile che “criticando magari l’intero accordo ” ci si “occupi” dei 500 esclusi.
    Sopratutto perché con la critica (per parafrasare De Gasperi) non ci si condisce la pastasciutta. (il fatto che abbia parafrasato De Gasperi non implica che io sia un democristiano o qualcosa el genere).
    Torniamo all’esempio di Galatea: è meglio per i 500 esclusi trovare una soluzione magari con una alleanza temporanea con un politico di destra o è meglio ribadire la critica all’accordo?
    Insomma: se criticare l’accordo è una questione tattica volta a cercare di migliorare un accordo (ad esempio, ridurre ulteriormente gli esclusi), può andar bene, ma si deve sempre ricordare che la tattica va adeguata ogni santissima volta alle circostanze concrete e che non esiste una tattica buona per ogni occasione (sicché una volta criticare l’accordo può andar bene, ma non è detto che sia la tattica più pagante in altre circostanze… mi viene in mente il CCNL Terziario, chissà perché); se invece la critica dell’accordo è una impostazione strategica è solo un atto di pigrizia mentale e di egocentrismo incontenibile.

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  17. x Ghino la Ganga
    Io questa differenza irriducibile non la vedo. Perciò mi ostino a risponderti (perchè tu di sfuggita lo fai)
    1) E’ comprensibile che le minoranze assumano connotati violenti se non si troova un compromesso che tenga conto delle loro ragioni
    2) A me Franceschini non è mai piaciuto. Un tipo ambiguo, che dopo aver sbagliato, si è troppo intrattenuto a dare lezioni sul perchè si sia sbagliato. Curcio più che utile idiota è uno che ha voluto coerentemente spiegare le ragioni di chi ha sbagliato, affinchè non si pongano più in essere le condizioni per far sbagliare ancora.

    x Etienne
    La critica all’accordo non è una strategia, ma può essere un atteggiamento che va di volta in volta modulato per fare delle proposte specifiche che non rendano l’esclusione dei 500 troppo prolungata e che non lascino passare l’idea che sia stata consumata un’ingiustizia. Ma che ci sia qualcuno che immediatamente vada alla ricerca dei 500 smarriti è un must (anche a costo di errori e di pagare pegno)
    Però: il fatto che 400 assistenti di volo di Alitalia su 600 che non avrebbero avuto la Cig verranno assunti lo possiamo attribuire al fatto che gli assistenti di volo hanno tenuto duro ?
    http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-12-12_112309633.html

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