Matti al bar

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Ogni bar ha il suo matto, e il nostro è Beniamino. Che quando te lo vedi davanti, poi, tanto matto non sembra neppure: è un signore quasi ottantenne, distinto, slanciato, sempre vestito bene, con i capelli in ordine. E quando ti si siede vicino, poi, non è che ti accorgi subito che è matto. Certo, magari ti fa un po’ strano quando comincia a parlarti di astronavi che ha parcheggiato dietro l’angolo, perché lui parte ogni mattina alle sette dal piazzale dietro al bar di Clara, per andare su Andromeda, e torna tutte le sere alle sei, visto che, par di capire dai suoi racconti, l’Universo può essere immenso e lo spazio-tempo relativo, ma gli orari d’ufficio non sono elastici un granché.

L’altra sera Beniamino entra, saluta e si siede al mio tavolo – inteso non come tavolo dove ero momentaneamente seduta io, ma proprio il mio tavolo, nel senso che è una sorta di proprietà privata; dalla Clara ci vivo, praticamente: quando mi assicureranno anche una connessione wi-fi non salirò più nemmeno a casa – si siede al mio tavolo, dicevamo, e inizia a raccontarmi il viaggio del giorno.

Pensa, sono tremila anni che giro per l’universo…” dice.

Azz! – faccio io – certo che da quando hanno tagliato i treni, se perdi una coincidenza sei fregato.”

Lui non prende botta, comincia a illustrarmi il suo percorso da Cassiopea in giù, e da come ne parla, appare chiaro che la cintura di Orione deve essere più incasinata, all’ora di punta, della tangenziale di Mestre. Parla, parla, parla, divagando sulle stelle e sulle costellazioni, sugli alieni che gli hanno insegnato come leggere le menti altrui, e gli hanno rivelato come miniaturizzare i pensieri, renderli solidi e portarli via con sé, come tante piccole perle, in tasca. Mentre lui parla, al tavolo accanto si siede, senza salutare, il Professor Albio Trovati, cioè il Professore per antonomasia. Accanto a lui si mette Giangi Basti, che da qualche tempo è il suo compagno fisso di tavolino. I due, una volta andati in pensione dopo una vita spesa a fare qualcosa che non ho mai capito bene che fosse, ma era imprescindibile per lo sviluppo della cultura occidentale nel suo complesso, hanno deciso di mettersi a ragionare su come si possa dare nuova speranza alla nostra civiltà  partendo dall’immediato e fondamentale loro contributo alla morale e alla politica odierne: han fatto base da Clara – dove però non hanno un tavolo “di proprietà”, perché il mio è intoccabile, e loro vivono ciò come un sintomo della innegabile necessità di rifondarla, questa maledetta civiltà, in cui gli intellettuali seri non riescono nemmeno ad ottenere un posto fisso al caffè e una blogger invece sì! – e lì si siedono ogni sera, dialogando, esclusivamente fra loro, sui massimi sistemi. Del loro confabulare mi arrivano solo lacerti di conversazione: “…Certo, la visione marxista e poi gramsciana vanno implementate, ma non di tanto, mio caro…” “…già, è la crisi della democrazia rappresentativa…” “Eh, sì, è poco ma sicuro: l’emergenza di nuove classi sociali non inficia la visione globale di fondo…” “…e bisogna tener conto della globalizzazione…” “Sì, ma la politica deve essere restituita alla sua dignità…” “Ah, ma siamo d’accordo, altrimenti è solo vuoto populismo….” “non si può rinunciare alla centralità dei partiti…” “..nell’ottica di un rinnovamento strutturale però sistemico…” “il nostro compito, mio caro, è grande ma necessario, l’unico modo per rinnovare il contesto e uscire da questa crisi…”

Io guardo Beniamino, che sta raccontando di nuovo di Andromeda. E non so, ma d’improvviso mi rendo conto che nell’Universo chi crede di andare su e giù per la galassia di Cassiopea non è poi il più fuori di testa.

8 Comments

  1. Certo le mie letture sono state frammentarie e lacunose, ma non temo di essere smentito se il tuo post mi rimembra i racconti delle “mirabolanti” Cosmicomiche di Calvino o il racconto: ‘Piume e catrame’ di E. A. Poe.

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  2. Dunque,non so quanto c’entri, ma nel paesello mio c’è un tizio un po’ fuori di testa che la sera gira per le piazze, si ferma davanti ai bar, e se qualcuno lo guarda urla fortissimo frasi sulla politica del momento .
    Tempo fa,innanzi ad un locale affollato di giovani, se ne uscì con :
    “Teste di cazzo, siete tutti finocchi,andate a incularvi in chiesa con i preti e a fare i pacs con loro”.
    Una sintesi non male,bisogna riconoscerlo.
    Inchino e baciamano, chiedo scusa per la scurrilità delle frasi riportate, ma è cronaca.
    Ghino La Ganga

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  3. ma poveretti…..
    (e mi riferisco ovviamente al Professore e al Giangi)
    dopo tutto è un po’ quello che facciamo tutti quanti scrivendo sui nostri blog, con in più che pretendiamo anche di essere letti da altri…..
    😉
    ciò non toglie che un giro giornaliero per Andromeda sia molto più razionale della politica italiana….
    🙂

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  4. Ah, sì. Beniamino. Prendiamo sempre il caffè insieme all’area di servizio, giù nella Cintura di Orione. Tipo simpatico. Sarrano, boh, un migliaio di anni che gli dico di cambiare astronave. E’ troppo vecchia la sua, non può circolare nelle CTL (costellazioni a traffico limitato). Si è già beccato due multe. Diglielo anche tu quando lo vedi.

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