Fascisti su 8 e 1/2

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E i Mimimmi, te li ricordi?”

I Mimimmi non si possono scordare!”

E Santodio? E Fecchia?”

Mitico! Come diavolo sia riuscito ad essere così esilarante, Andrea Purgatori, non me lo spiegherò mai!”

Al telefono con gli amici capita così: ti chiami per tutt’altro, e poi svarigoli per strade che non ti aspetti, rievocando comuni passioni, come quella, che unisce me e lui, per Fascisti su Marte, il geniale serial-cortometraggio di Corrado Guzzanti. Sono un bel po’ d’annetti che è andato in onda, ma per me resta un caposaldo: potrebbero passare i secoli, e io continuerò imperterrita, ogni volta che sento citare Marte, ad aggiungerci, come un riflesso condizionato:“rosso pianeta, bolscevico e traditor!” e cappottarmi dalle risate rimembrando i sassi marziani, i Mimimmi, appunto, che il manipolo di eroi dell’etere individua come antagonisti e nemici.

Chiusa la telefonata, apro la televisione, e zàcchete: su La7, ad Ottoemezzo, c’ è proprio lui, Andrea Purgatori, appena evocato da noi nella sua comica divisa da balilla attempato.

La Gruber, ammantata di una nuance di capelli primaverile, perciò tendente al carota grattugiata di fresco, lo ha convocato per discutere dell’assetto televisivo italiano, comprensivo dell’eterno scontro sulla Commissione di Vigilanza Rai e di digitale terrestre. Purgatori ha la sua consueta faccia seria ed un po’ tristanzuola, quella, cioè, di chi il giornalista lo vorrebbe fare davvero, e pertanto in Italia si trova perennemente a disagio. Difficile non esserlo, poi, quando si affrontano argomenti come le televisioni e gli spazi dell’etere nel nostro paese, dove, per anni, un gigantesco conflitto i interessi da una parte e un gigantesco non so che dall’altra hanno impedito una regolamentazione civile del settore radiotelevisivo. Dice dunque quello che direbbe qualsiasi persona di buon senso: e cioè che la situazione è, nel suo complesso, un gran pasticcio, da qualsiasi parte la si voglia guardare; che la televisione è un momento di crisi e di vera e propria rivoluzione, non solo per l’arrivo delle tv a pagamento, del digitale e del satellite, ma perché le nuove generazioni usano la tv in maniera diversa da come facciamo noi adulti: sono ragazzi che vivono connessi alla rete e non sentono la differenza fra schermo e schermo, pertanto quello che non trovano sui canali in chiaro o meno lo vanno a pescare per conto loro su Youtube, Emule, Torrent, se lo scaricano sulle chiavi usb o sul telefonino, lo spediscono in allegato per mail e lo commentano in chat.

Dall’altra parte del tavolo, di fianco a quell’arnese che dovrebbe affiancare la Gruber e la cui funzione principale nel programma è occupare una sedia, a far da contraltare c’era Carlo Rossella.

Ora, devo confessare una cosa: ci sono personaggi di cui ho una buona opinione e personaggi di cui ne ho una pessima. Poi ci sono personaggi di cui non riesco a pensare nulla: mi limito a guardarli trasecolata ogni volta che appaiono in video, domandandomi perché. Ecco, Carlo Rossella è fra questi. Anche ieri sera mi ha fatto quest’effetto, preciso preciso. Stava lì, con l’aria d’ostentata superiorità di uno che è appena uscito da un hotel di lusso, dopo essere passato a farsi fare un vestito su misura da una sarto di lusso, e aver preso appuntamento in una beauty farm di lusso per una lampada, ovviamente di lusso, al viso, perché per gente come Rossella il banale sole, persino se preso su uno yacht al largo della Costa Smeralda, è troppo cheap.

Mi sfugge sempre perché, dalle nostre parti, confondiamo con pervicace testardaggine l’essere eleganti con l’immotivata convinzione che alcuni hanno di esserlo, l’innata signorilità con la gratuita ostentazione di uno stile di vita che dipende esclusivamente dai soldi che si hanno, lo chic con l’abitudine a frequentare alberghi a cinque stelle, dimenticando che chi è chic davvero di tali resort non ha bisogno, dato che si trova perfettamente a sua agio sia all’Hilton sia nella più infima delle pensioni.

Dalla Gruber Carlo Rossella ha carlorosselleggiato, ovvero non ha detto granché, tranne che lasciar cadere di tanto in tanto, come per caso, dall’alto della sua incomparabile superiorità di arbiter elegantiarum, qualche frecciatina caustica a dimostrare che la Sky di Murdoch – per inciso, in frizione con quella Mediaset che oggi lo paga – è una tv molto volgare, Murdoch stesso un tizio australiano che ha copiato a man bassa da Berlusconi e soprattutto, guardare Sky non è per niente fine. Il tutto condito con una pieguzza della bocca leggermente schifatina, in stile diomiocosamitoccafaresignoramia, che ha raggiunto il suo culmine quando ha speso una parolicchia su Mentana: ha chiarito, il Carlo Rossella, che lui no, in una situazione analoga a quella del Chicco furioso, non si sarebbe certo dimesso, perché dare le dimissioni quando ti girano -anche se molto tardivamente – le balle, è parso di capire dal tono, è cosa poco chic.

Andrea Purgatori, seduto in fronte a questo bell’esemplare, se lo guardava con delle occhiate perplesse che, di primo acchito, neppure io avrei saputo descrivere efficacemente. Poi m’è venuto in mente di nuovo Fascisti su Marte, e ho capito: lo stava guardando come se fosse un Mimimmo.

Anzi, forse no: i Mimimmi, in fondo, erano simpatici.

7 Comments

  1. Ora Carlo Rossella è anche il principale candidato a diventare il direttore del “Corriere della Sera”; questo per dire il livello di giornalismo a cui siamo precipitati negli ultimi dieci anni (pur con le dovute eccezioni). Perché, diciamolo, oltre a stare parecchio antipatico (ed è un campione del mondo, nella specialità), questo è sempre stato lo yesman del potente più in voga, da vent’anni a questa parte, non ha mai detto nulla di nulla, se non ovvietà, e ha spacciato per signirolità una sostanziale attitudine al nulla.

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  2. Di là da noi, sig.ra Galatea, la nostra ammirazione per Lei. E’ giusto che lo sappia, visto che siamo – a torto – accusati di iattanza e narcisismo.

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  3. Come nei libri di G. M. Marquez qui incombe cio che non viene raccontato. I condomini o più in generale i vicini.

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