Brunetta, la dignità dei lavoratori, le guerre fra poveri e la stupidità degli Italiani.

Il mio post di ieri sulla mia influenza e la mail dell’esimio ministro Brunetta ha suscitato un feroce dibattito. Non qui sul blog, ma su Oknotizie, l’aggregatore su cui posto abitualmente. Leggerlo è stato istruttivo: mi ha permesso infatti di perdere anche quelle poche illusioni che ancora nutrivo sugli Italiani.

Dunque, ricapitolando: scrivo un post in cui racconto che, per puro senso del dovere, sabato mattina, nonostante fossi febbricitante, sono andata a scuola; tornata a casa, ho ricevuto una mail dallo Staff del Ministro Brunetta in cui si pubblicizzava l’ultimo libro del ministro medesimo, nel quale lui e sempre lui si vanta di aver finalmente messo in riga gli statali, di cui faccio parte anche io, che sono una pletora di fannulloni/furbacchioni, abituati a presentare falsi certificati di malattia per cuccarsi lo stipendio senza fare un tubo.

Di motivi per una legittima incazzatura, nella vicenda narrata, ce n’era, a mio avviso, più d’uno. Difficile parare giù, alla lunga, che un Ministro ti chiami fannullone, scansafatiche e ti dia gratuitamente dell’imbroglione un giorno sì e uno anche, soprattutto quando tu sai benissimo di non esserlo, perché quando non ti presenti sul luogo di lavoro è proprio perché sei al limite del collasso; ancor più difficile sopportarlo quando sai per esperienza personale di non essere affatto né una eroina, né una eccezione, né una mosca rara, perché a scuola tua, ad esempio, la maggioranza dei colleghi fa lo stesso; praticamente impossibile accettarlo, poi, quando ti vedi arrivare una mail pubblicitaria dallo staff del Ministro, quindi ti rendi conto che, assai probabilmente, questo paladino della legalità ha mobilitato il suo staff, pagato con i nostri soldi di contribuenti, per inviare spam che pubblicizzano un libro di cui intascherà come privato cittadino ed autore i proventi. Chapeau, verrebbe da dire.

Bene, per tutti questi legittimi motivi di sdegno, su Oknotizie non si è sdegnato nessuno. I commentatori, invece, hanno riversato su di me una valanga di critiche, variamente articolate: il mio era un caso di “vittimismo gratuito”, perché, lavorando nel pubblico, producevo già poco rispetto a chi lavora nel privato; inoltre non avevo diritto di lagnarmi, perché faccio parte di un “settore privilegiato”, cioè quelli assunti con contratto regolare; c’è chi mi ha accusato di vivere “fuori dalla realtà” e detto brutalmente che avrei dovuto farmi “un mese di lavoro in fabbrica” per capire come va il mondo, e così via. Spiegare, cercare di argomentare nel merito non è servito a nulla. Paradossalmente le accuse più dure venivano, par di capire, da chi subisce angherie sul lavoro: invece di solidarizzare ed essere comprensivi con un altro lavoratore la cui dignità viene calpestata a botte di offese gratuite, costoro non vedono l’ora di sputare addosso al “compagno di sventura”. Siccome sul loro posto di lavoro i diritti fondamentali vengono calpestati, e la loro dignità vilipesa trovano giusto e corretto, persino soddisfacente, sapere che ciò capita anche agli altri; quasi quasi, anzi, lo pretendono. È una curiosa e tutta italica variante della sindrome di Tafazi: invece di lottare insieme perché i miei ed i tuoi diritti vengano riconosciuti, perché tale riconoscimento è doveroso e dovuto, si lotta perché nessuno abbia più diritti. La parità si realizza non nello stare tutti meglio, ma nel venire tutti trattati da schiavi.

Dal momento che io sono una statale, insegnante e con il posto fisso, non ho diritto a priori di lamentarmi se qualcuno, un Ministro o un passante su Oknotizie, mi dà della fannullona ed imbrogliona: ma che diavolo pretendo? Tanto è scontato e palese che se lavoro nel settore pubblico non so cosa voglia dire lavorare veramente, e il posto chissà con che raccomandazioni ed intrallazzi l’ho rimediato. Lavoro poche ore, vengo pagata bene per il poco che faccio, se ora Brunetta mi toglie qualche privilegio, come quello di potermi ammalare o di chiedere un permesso per accompagnare i miei genitori anziani a fare una visita medica, ben mi sta. Se dico che quel posto pubblico me lo sono guadagnato studiando come una scema per anni, che l’ho ottenuto senza raccomandazioni di sorta e per puro merito, che sono ampiamente qualificata per tenerlo e che lavoro con coscienza e solerzia, nessuno, in fondo, mi crede; nessuno pare capire nemmeno perché mi offenda se qualcuno mi insulta, e faccia notare quanto sia stupido lanciare anatemi generalizzati contro tutti, il che, alla fine, vuol dire contro nessuno. Nessuno pare capire, fra i commentatori di Oknotizie, che la mia non è la difesa di un privilegio, ma quella della dignità. Che se loro scrivessero un post in cui denunciano le angherie cui sono sottoposti sul loro posto di lavoro, io scenderei subito in campo a difenderli, perché troverei e trovo che la cosa offenda anche me, in quanto lavoratrice, anche se non mi riguarda personalmente. Loro, invece, no: fanno il tifo perché io venga gratuitamente offesa, godendo se qualcuno mi stanga a priori, perché almeno così si è finalmente tutti sulla stessa barca, ed è quella che sta andando a fondo.

Il problema di questo paese non è Brunetta, no.

51 Comments

  1. certo, il problema non è Brunetta e nemmeno Berlusconi ma chi li vota. Però…è da quando ho letto in giro sui blog dello spam ministeriale che mi chiedo: ma qualcuno degli spammati avrà preso carta e penna oltre al pc e avrà scritto un esposto al garante e/o alla magistratura ?
    Il rispetto viene anche dal fatto che ci si fa rispettare, e tu come insegnante lo sai bene.

    Poi una considerazione: ieri sera guardavo report e la sua descrizione dello stato drammatico della scuola italiana. I più svantaggiati (culturalmente soprattutto) in una situazione come quella descritta, che è comune anche ad altri servizi pubblici, non sono mica in grado di prendersela con qualcuno di diverso da chi gli si interfaccia immediatamente, tanto più che la propaganda di questi ultimi 15 anni non ha fatto altro che battere su quello che dice Brunetta da un anno a questa parte. Altri hanno seminato, lui miete.
    Mi spiace molto Galatea, ma siamo arrivati all’otto settembre della convivenza civile italiana. E il venticinque aprile sembra lontanissimo…

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  2. Cara Gala, c’è un passaggio illuminante nel tuo post che può permetterti (e permetterci) di comprendere il perché ci siano delle reazioni così offensive da parte della gente comune nei confronti di persone che svolgono onestamente il loro lavoro e che vengono indubbiamente offese dalle affermazioni generaliste del ministro Brunetta.
    Ad un certo punto, tu dici: la maggioranza dei colleghi fa lo stesso, lasciando intendere che c’è una minoranza che non lo fa.
    Mia madre era insegnante come te. Come te si sudava il proprio stipendio e si recava al lavoro anche se aveva la febbre a 38.
    Una sua collega e amica, invece, produceva certificati di malattia a iosa, per andarsene ora in montagna, ora in crociera. E lo faceva per larga parte dell’anno scolastico: mai subita un’ispezione.
    Poi, quando i suoi alunni – quasi tutti, visti i presupposti – non conseguivano la sufficienza (insegnava matematica), inveiva contro “quegli stupidi, ai quali lei, suo malgrado, era costretta a insegnare”.
    Per anni, i sindacati hanno difeso a oltranza questi personaggi, mentre i loro colleghi onesti (senza alcun dubbio, i più) facevano finta di non vedere e subivano la situazione, con un malriposto sentimento di omertà.
    Poche mele marce, han finito per guastare l’immagine di tutta un’intera categoria di persone brave, oneste e lavoratrici, lasciando facile gioco ai demagoghi.
    Lo so che non è giusto e che non corrisponde assolutamente alla verità, ma purtroppo è così.

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  3. puoi aggiungere anche, cara galatea, che i qualunquisti dell’anti-insegnante pubblico sono anche i genitori che mai e poi mai accettano di essere messi in dubbio come educatori, che mai e poi mai accettano che loro figlio possa essere bocciato o ramanzinato sol perchè non studia una sega, sono quelli dei ricorsi al tar contro le bocciature, o delle vendette consumate nel parcheggio della scuola, con l’aiuto di qualche altro solerte e onorato familiare.
    non credo dovresti prendertela tanto di fronte a contanta brodaglia di italiani. lo spam di brunetta quello sì, che andrebbe segnalato al garante privacy.

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  4. Io che sono (molto) cattivo, profe Galatea, penso che i fallocefali che Vi hanno risposto sono gli stessi “casi inumani”, esistenti o meno, che descrivete nei Vostri post di Spinea (o Spinola? ou belin, non ricordo più qual è quella vera e quale la finta…) e che, come qualche volta Vi ho detto, trattate con un malcelato e a mio avviso immeritato affetto.
    Abbiamo sempre convissuto con i mostri, solo che non ce ne siamo mai accorti. Una volta nessuno p.es. votava DC, bontà loro, si vergognavano a dirlo; ora invece sono stati sdoganati e ne vanno pure fieri…

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  5. Credo che questo e altri siano i segnali dell’ormai quasi completato disgregamento sociale italiano, se mai c’e’ stata una societa’ italiana dal 476D.C. in poi.
    Tutti questi segnali all’estero ci arrivano amplificati e io ho vita difficile a spiegare a colleghi e amici teutonici che no, la catastrofe non e’ imminente, che l’italia e’ disgregata dalla caduta dell’impero romano d’occidente, che gli italiani sono abituati a metterselo in quel posto a vicenda, che al limite ci sara’ una rivoluzioncina, un moto di piazza, una strategietta della tensione, ma poi tra mafia e poteri occulti tornera’ tutto a posto.
    Non mi credono e forse nemmeno io mi credo tanto.

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  6. Tutta la mia solidarietà a Galatea…Purtroppo da tempo sono convinta che come italiani abbiamo raggiunto quasi il fondo della miseria culturale e morale.
    Le mele marce di chi nel lavoro si approfitta dei colleghi onesti ci sono anche nel privato, generalizzare e sparare sul pubblico fa parte di una strategia ormai palese. Gli italiani ormai sono pronti a farsi usare dai demagoghi di turno, immersi ormai come sono nell’ignoranza, nel menefreghismo e nell’egoismo. Io ho paura ogni volta che esco da casa e devo interagire col mio prossimo, perchè ogni volta va peggio, e mi devo meravigliare quando incontro una persona “normale” che si comporta con onestà, educazione e competenza: mi meraviglio, sì, a questo siamo giunti…

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  7. @->Lector: Già, purtroppo. Ma anche volendo, che si può fare? Segnalazioni? Vanno a finire nel nulla e spesso ti si ritorcono contro. Se il collega fannullone è simpatico al preside, non parte nemmeno l’ispezione. Se anche non gli è simpatico, a meno che non abbia ammazzato un alunno in classe davanti a testimoni, è comunque inamovibile. I genitori sono i primi a spalleggiare, poi, insegnanti mediocri che però danno buoni voti, e impiantare ricorsi contro quelli che non largheggiano, oppure andare dal preside minacciando di togliere i figli dalla sezione dove c’è il prof “serio”, salvo poi lamentarsi che la scuola pubblica non vale nulla. I sindacati, hai perfettamente ragione, per anni hanno difeso a spada tratta i furbi e gli inetti, mettendo i bastoni tra le ruote da ogni forma di valutazione seria della professionalità dei docenti. Quando poi ti ritrovi con una grana seria lavorativa, come è capitato a me (che mi sono vista “perdere” la cattedra che avevo vinto con regolare concorso e per cui avevo un contratto firmato), e protesti, ti guardano come dire: “Ma che vuoi, ringrazia Dio che ti danno un lavoro!”.

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  8. Pingback: Phastidio.net
  9. Stesse identiche considerazioni ho esposto alcuni mesi fa quando la Gelmini (piccola portavoce di un governo arrogante e vendicativo) aveva improntato il suo attacco alla scuola e Brunetta (nel suo modo arrogante e vendicativo di piccolo, anzi piccolissimo uomo) aveva corredatro di accuse e improperi il personale statale (dimenticandosi di esserlo pure lui e di aver agito nel migliore dei casi come il peggiore dei fanulloni scansafatiche di cui tanto critica il comportamento.
    Non ne parlai così tra amici, ma tra rappresentanti del PD locale…. facendo notare che non è accettabile che venga messa in discussione una categoria che ricopre una così importante funzione, cioè quella educativa, in questa Italia già troppo degradata culturalmente.
    Alla fine del mio appunto che pensavo condiviso, mi sono sentita tacciare di sindacalismo anacronistico (?) venendo così a toccare due punti cardine della nostra società: la dignità umana del lavoratore e la funzione sociale del sindacato.
    Mica è strano trovare chi critica i dissidenti, mica è un caso che il sindacato sia stato relegato in un angolino e tacciato di corporativismo idiota ad oltranza.
    Che dire?….. Sono e sarò sempre a favore del rispetto della dignità dei lavoratori, qualsiasi essi siano, sarò anche sempre a favore di una struttura che si prende a cuore la difesa dei diritti di chi lavora. Sono probabilmente anacronistica è vero e sono decisamente incavolata da molto tempo a questa parte e ovviamente pare che tutto questo non porti a nessun risultato, ma che ci posso fare atteggiamenti di questo tipo sono stati sdoganati da tutte le direzioni politiche, ma almeno non mi vergognerò mai dei miei pensieri e delle mie parole, questo non credo sia da tutti, anzi credo che molti prima o dopo dovranno vergognarsi perfino dei pensieri più reconditi.
    Se serve a qualcosa sappi che condivido il tuo sdegno.
    Ross

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  10. Tempo fa anch’io ero finita su oknotizie dopo aver mandato a Giornalettismo un post sull’ombralonga. E’ stata l’ultima volta perché ho capito subito dai commenti ricevuti il genere di pubblico che gravita là intorno: l’italiano modello.
    Non ho avuto la tua pazienza però, nel rispondere ai commenti. Non ho risposto e basta, anche se ho letto con un certo sgomento.
    L’abilità di Berlusconi, della sua banda e di tutti quelli che in lui si riconoscono, sta nell’avere dato via libera, e nell’aver reso legittimi i bassi istinti, i comportamenti meschini, le rivalità mediocri, nell’aver saputo seminare sospetti e quindi divisione tra i lavoratori, e soprattutto nella certosina sapienza di chi sa riconoscere e sfruttare le peggiori tendenze della società, forse perché gli sono connaturate.
    Divide et impera è valido oggi come non mai.

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  11. … che poi, secondo me ti hanno aggredto perché loro, anche volendo essere come l’orco cattivo che dipingono, non possono esserlo.
    Invidia da italiano ladro medio.

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  12. Cara Galatea,

    tutta la mia solidarietà. Anche se devo purtroppo farti notare che quando si trattava di “mazzolare” i prof. universitari, ahimé ci sei cascata anche tu.

    Per mesi, vicino casa mia a Pisa, un ufficio pubblico esponeva questo striscione dalle proprie finestre: “Qui non ci sono fannulloni”. Come se fossimo allo stadio. La città trasformata in una curva da stadio, incredibile.

    E per il passato: vogliamo parlare degli attacchi generalizzati ai piccoli commercianti, accusati di essere tutti evasori durante i governi di sinistra? E vogliamo parlare degli attacchi alle persone del sud (terroni!), naturalmente meno inclini a lavorare delle persone del nord? E per carità, non scoperchio l’argomento extracomunitari.

    Ma mentre queste “scaramucce” fra categorie sociali fino a qualche tempo fa in un modo o nell’altro riuscivano a ricomporsi, oggi esplodono con violenza inaudita. Forse semplicemente perché non ci sono più risorse, e quindi i cani si litigano l’osso rimasto. E forse perché i ministri di questo governo non fanno altro che aizzare per semplice convenienza politica.

    Il risentimento continua a montare… siamo quasi alla guerra civile.

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  13. @->Knulp: non mi ricordo quando ho “mazzolato” i prof universitari, anche lì c’è il buono e il cattivo, come dappertutto: alcuni li stimo, e mi vanto di averli per amici. Con altri, evito persino di montarci in ascensore. Ma non perché sono professori universitari: fossero imbianchini, sarebbe uguale.. 🙂

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  14. Hai colto anche tu un fenomeno che osservavo da tempo. La solidarietà sembra essere finita nella spazzatura ormai… (indipendentemente dal discorso su Brunetta, comunque condivisibile).

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  15. Cara Galatea, purtroppo hai ragione: questo governo è esattamente ciò che la maggioranza del paese chiede, ed è portatore di valori in cui la maggioranza del paese si riconosce. La pratica del nonnismo, inteso come oppressione di chi è più debole per sfogare le frustrazioni subite da chi è più forte, è pratica comunissima nel mondo del lavoro e anche nella vita, figlia della disgregazione sociale e del degrado morale indotti da trent’anni di neoliberismo trionfante, che hanno inculcato nelle coscienze la convinzione il tutti contro tutti sia l’unico modo possibile di esistere.
    E’ vero ciò che dice Paolo, siamo arrivati all’otto settembre della convivenza civile italiana. E mi vengono in mente solo tre parole: resistere, resistere, resistere.

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  16. Cara Galatea, sono perfettamente d’accordo con te.
    Anche nel settore della sanità funziona nello stesso modo, infermieri che si fanno doppi turni e a volte anche tripli, sotto organico di medici (anche se per questi io eliminerei la possibilità di svolgere la libera professione).
    Sono un funzionario del settore amministrativo, mi faccio una media di 10 ore al giorno in ufficio, non mi pagano gli straordinari e manco posso recuperare le ore fatte in più, non mi faccio un giorno di malattia dal gennaio del 2006 (perchè sono stata ricoverata per un intervento operatorio, per un totale di giorni 8 compresa la convalescenza).
    Però sono una scansafatiche, fannullona e mangia pane a tradimento.
    In compenso conosco dei lavoratori del settore privato che hanno un sacco di privilegi, molto più di quanti ne abbia io, e guadagnano a parità di funzione, circa il 30% in più.
    Alla faccia di Brunetta!!!

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  17. aggressività riflessa

    gli Italiani, mediamente, sono uno tra i popoli più ipocriti, vigliacchi e voltagabbana del mondo.

    e ovviamente non sono più evoluti di un mammifero medio.

    i miei gatti, che pure si comportano spesso molto meglio degli uomini quanto a disponibilità al compromesso e convivenza reciproca, si sa sono animali e hanno un meccanismo tipico che serve a gestire e incanalare il conflitto e mantenere relativamente stabile la loro gerarchia di colonia felina.

    se un gatto dominato è messo in condizione di subire da un gatto dominante, o dal padrone (che lo abbraccia, cosa odiatissima dai più) sopporta in silenzio, ma non appena si libera, si getta sull’individuo più debole e gerarchicamente inferiore e lo aggredisce.

    senza motivo.

    eppure questo meccanismo che è detto “di aggressività riflessa” è proprio quello che spinge un gatto angariato a NON rivoltarsi contro il dominante ma a scaricare frustrazione e rabbia sul sottoposto. che a sua volta, se potrà…

    ecco. in questo caso gli italiani medi non sono più evoluti di un mammifero che ha 30-40 grammi netti di cervello.

    comunque il mammifero li batte quanto a buonsenso anche perché l’aggressività riflessa di solito si esaurisce immediatamente.

    è una valvola di sfogo fisiologica, come defecare, urinare, tossire o starnutire…

    e qui finisce la parte scientifica ….alla Piero Angela.

    ora viene quella un po’ più scurrile (perdona la terminologia, ma serve a essere chiari).

    consolati pensando che tutti i commentatori ostili – o quasi – di OK notizie sono niente più che un gregge stolido, idiota di pecore rincoglionite all’inverosimile. solitamente dei perdenti che utilizzano l’anonimato e la sicurezza forniti dal mezzo informatico per sfogare la loro patetica impotenza da falliti. looosers!

    losers che sanno di essere angariati anche dal più scemo dei lecchini in fabbrica.

    losers che sanno che le loro fidanzate/ti dovrebbero scoparsi il capo o il superiore almeno una settimana per garantire loro il privilegio di andare al cesso 5 minuti e lasciare la loro postazione da falliti.

    losers che sanno benissimo che per avere il pribvilegio di guardare il superiore negli occhi – anche potendo farlo non ne avrebbero umanamente le palle – oltre a prostituirsi o prostituire fidanzata/to e mammina/babbino (ci si prostituisce non solo carnalmente) rischierebbero di perdere tutto qualora il capo si accorga che in effetti le prestazioni non sono male…. meglio licenziare il loser e mettere al suo posto la fidanzata/to promossa.

    losers che uscendo dal loro fantozziano lavoro si precari/servi/angariati incontreranno un vigile che a sua volta angariato dal superiore sbatterà loro mille contravvenzioni in fila… e così via.

    credimi: abbiamo i Brunetta e i Berlusca perché ce li meritiamo.

    l’Italiano medio non vive senza culi da leccare!

    scusa la volgarità. spero di essere stato chiaro.

    un consiglio: la prossima volta che stai male, stai a casa. domani potrebbero persino non permettertelo più, neppure teoricamente.

    gli stronzi NON meritano sacrificio ma solo disprezzo.

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  18. Cara Galatea,

    in linea di principio sono d’accordo con te. Anch’io, come te, non faccio un giorno di malattia se non sono praticamente morta: vado a scuola con il mal di testa, di pancia, di schiena, senza aver dormito la notte prima … Tuttavia, permettimi di fare un’osservazione: da docente di Lettere quale sono, ho delle ore a disposizione (le ultime, ahimè, perché la Gelmini dal prossimo anno ce le toglie, ma questo è un altro discorso) per le supplenze; com’è che gli anni scorsi me le facevo tutte, le supplenze, specie il sabato (!) mentre quest’anno sono praticamente sfaccendata? Ora i maligni non pensino che rubo i soldi allo Stato perché un’insegnante seria sa sempre come utilizzare il tempo “libero”, senza andare a fare la spesa, anche perché penso di essere una delle poche persone che per tutta l’ora a disposizione se ne sta a scuola e se si sposta da un’ala all’altra dell’edificio, avverte sempre.

    Ciao ciao. 🙂

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  19. Il problema non è Brunetta. Non è Berlusconi o chi vota Berlusconi.

    Il problema sono gli statali bravi, onesti che fanno bene il loro lavoro.
    Hai letto bene! Il problema sono questi lavoratori che non hanno fatto niente per distinguersi dai lazzaroni che rubano (ore/stipendio) allo Stato.

    Il fatto che ci siano degli stronzi profittatori tra gli impiegati dello stato è palese. Ci sono in tutte la categorie, quella della PA non sarà composta tutta da santi ?!?!?

    Il problema è che nella PA questi lazzaroni possono continuare a vivere, e fare un figurone.

    Prendiamo gli insegnati.
    Negli ultimi tentativi di riforma gli insegnati hanno sempre rifiutato un sistema per ‘misurarsi/giudicarsi’. (meritocrazia)
    Anche quelli bravi!
    Quindi adesso è mio diritto (anche se poco utile) prendermela con TUTTI gli insegnati, quando leggendo le note dell’insegnante sul diario scopro errori di grammatica e sintassi (ovviamente insegnate di lettere)
    Mi incavolo con TUTTI gli insegnati quando l’insegnate di inglese, dopo le vacanze natalizie, torna in classe il 26 Gennaio.

    I loro colleghi BRAVI (e sono tanti per fortuna) cosa hanno fatto … detto …. ? NIENTE!

    Si lamentino con il preside e lo obblighino a licenziare (adesso possono) i soggetti peggiori.
    Non lo fanno ?
    Allora anche loro rientrano tra i lazzaroni e disonesti !

    ettoregonzaga

    (sono stato un po cattivo, ma io speravo in una rivolta degli impiegati ONESTI contro i LADRI di stipendio. Invece si sentono offesi per Brunetta …. FESSI!)

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  20. @->Ettore Gonzaga: Gentile signore,
    gli impiegati e i professori onesti fanno il loro dovere continuando ad essere onesti e portando avanti il loro lavoro, partendo dal presupposto che siamo lavoratori, non spie o delatori.
    Non è vero che gli insegnanti hanno rifiutato tutti di sottoporsi a periodiche verifiche di professionalità: va però ricordato che le proposte di valutazione proposte all’epoca del ministro erano per lo meno curiose: la valutazione veniva affidata in pratica alla discrezione del preside (che non è esperto di tutte le materie) e ad una commissione di colleghi scelti solo in base all’anzianità: si era chiesto invece che la valutazione fosse affidata a periodiche valutazioni oggettive. A tutt’oggi nessuno ha avanzato, a quanto ne so, proposte alternative.
    Lei non ha proprio alcun diritto di prendersela anche con gli insegnanti bravi nè di insultarci.
    Se l’episodio che racconta lei è vero, l’insegnante d’inglese in oggetto sarà tornato in classe il 26 gennaio perché in malattia o per una legittima aspettativa consentita a termini di legge; se non li aveva, il Preside o il Dirigente scolastico, e non i colleghi, doveva denunciare questo comportamento, sia all’Ufficio Scolastico Regionale sia alla Magistratura; se non lo ha fatto, è evidente che non vi erano gli estremi per farlo. In ogni caso, se il Dirigente Scolastico non ha provveduto alla denuncia, dovevate e potevate farlo voi genitori. Perché non lo ha fatto? Perché, gentile signore, pretende che i colleghi insegnanti – che non possono avere conoscenza delle motivazioni di una assenza, per via della Legge sulla Privacy – facciano i delatori quando Lei, evidentemente, non ha fatto nulla e non si è mosso? Perché, da italiano medio, pretende che siano gli altri a fare le rivolte e le rivoluzioni, ma non prende mai una iniziativa in prima persona? Perché dovrebbero essere loro muoversi, mentre Lei se ne sta tranquillo a casa a mugugnare senza fare nulla e senza rischiare nulla, compresa una eventuale causa civile se le accuse risultassero infondate? Perchè questo episodio lo racconta su un blog, in forma praticamente anonima, e non lo ha denunciato pubblicamente, facendo un esposto con nomi, cognomi ed eventuali prove? Forse perché a lanciare generiche accuse non si rischia niente, è facile e si fa sempre bella figura?
    Qui, mi scusi, ma se c’è qualcuno che dovrebbe vergognarsi è Lei.

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  21. Cara Galatea,

    hai semplicemente scoperto perché Brunetta è così popolare. Hai scoperto il segreto di Brunetta. Come ha scritto Pietro Piovani sul Messaggero (i cui articoli sul pubblico impiego si distinguono per onestà intellettuale e rispetto per i dipendenti pubblici, a differenza delle tonnellate di vergognose leccate di culo a Brunetta che campeggiano su media e giornaloni imparruccati), Brunetta ha scoperto che se si è buoni con i dipendenti pubblici al massimo si ottiene, e non è nemmeno detto, la riconoscenza di 3 milioni di italiani. Se invece si bastonano e insultano i dipendenti pubblici si guadagnano gli applausi isterici degli altri 53 milioni di italiani. Che notoriamente odiano l’impiego pubblico, dal momento che non hanno altro sottomano su cui sfogare le proprie frustrazioni. Politicamente, elettoralmente, cosa conviene di più? Occorre riconoscere che Brunetta è un genio. Ha scoperto il modo più semplice ed efficace di moltiplicare il consenso a costo politico zero e con grandi dividendi economici.

    Con l’odio viperino, sbavante, fanatico e brutale dell’italiota medio contro il dipendente pubblico mi sono scontrato anch’io più volte. Brunetta eccita per calcolo politico il peggio dell’italiano contro una minoranza debole, socialmente ed economicamente debole, additata a freddo al pubblico ludibrio come il cancro della nazione. In media gli italiani sono ignoranti, fieri della propria ignoranza, violenti coi deboli e vigliacchi coi forti. E nulla è più catartico, nulla riscuote più successo, che scovare un buon capro espiatorio per le loro stesse manchevolezze e debolezze e farlo massacrare.

    Inutile entrare nel merito delle stronzate che quei decerebrati si dilettano a scrivere. Da una sommaria analisi della sintassi e del contenuto emerge il desolante ritratto – nel migliore dei casi – di nullità (livello di studio medio terza media, ultima lettura il Corriere dello Sport della settimana scorsa) che a forza di ingoiare veleno, a forza di subire e magare anche restituire mobbing nei loro meravigliosi “jobs” privati, a forza di fare lavori di merda dovendosi convincere che sono felici e realizzati, sarebbero pronti per la neuro se non ci fosse Brunetta il taumaturgo e il vendicatore, il Zorro di Venezia. Tutti naturalmente grandi lavoratori, tutti che si spezzano la schiena da mane a sera: non ci credere, sono balle, molti di quelli non fanno un cazzo, perché come spesso nel privato non fanno un cazzo (nulla di utile per sé e per gli altri, comunque) e fanno finta di essere occupatissimi tutto il giorno. In quello sono bravissimi. Comunque che lavorino molto o poco, le tasse poco o molto le evadono: su questo possiamo essere sicuri. Probabilmente parcheggiano in terza fila, passano col rosso, ai semafori sgommano perché “hanno fretta” di andare a fare quelle due puttanate di cui vivono, in fila sono arroganti, sbuffano e cercano di fregare il posto a quello davanti, hanno sei telefonini e cinque carte di credito ma l’ultimo libro acquistato e letto a metà risale al tempo della scuola, in vacanza sono volgari e maleducati, fanno casino e caciara e si fanno riconoscere subito per quegli italiani da quattro soldi che sono.

    E nel cuore un grido: viva Brunetta.

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  22. Inutili lamentele ,di gente fondamentalmente inutile …. questo il primo pensiero ….. nella mia famiglia tutti maestri madre ,nonna ,zia ,sorella … ma ,essendo io 50enne ,ricordo il loro Lavoro ,le classi multiple che teneva mia madre dalla 1a alla 5a … i 45 anni di servizio della nonna prima della pensione …. tutte queste lamentele odierne ,di personale che s’è moltiplicato spesso per volere politico ,cui è stato trovato un posto in uno stipendificio di nome Scuola ,mi fa ribrezzo …. nessuno sembra rendersi conto del numero abnorme di dipendenti ,cui dare stipendio oggi e pensione domani …. se ne renderanno conto i vostri figli che dovranno pagare un debito insostenibile ,e vi odieranno ,poveri beoti ….

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  23. Galatea, hai ragione, Brunetta e’ solo un epifenomeno. Anch’io ho letto i commenti su oknotizie, e non ho parole.

    A parte il notare che, il piu’ delle volte, quelli che invitano gli altri
    ad “andare a lavorare in fabbrica”, in fabbrica non ci hanno messo mai piede.
    Altrimenti si dovrebbe dedurre che la classe operaia italiana non solo sia la piu’ numerosa dell’occidente post-industriale, ma anche la piu’ dedita ad internet.
    E terribilmente grafomane, perdipiu’.

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  24. È una lotta di classe. Fra chi è arrivato alla quinta elementare e chi ha fatto addirittura le medie, ma ora è considerato un analfabeta di ritorno.
    Fra la classe di una (presunta) borghesia medio-bassa e quella bassa-bassa.

    Parole tue: “Il problema di questo paese non è Brunetta.” Quindi non capisco il motivo dello sfogo, ma condivido la sofferenza.

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  25. @->Roberto: Caro Roberto, pur essendo io parte di quella che tu consideri “gente fondamentalmente inutile”, vengo anche io da una famiglia di insegnanti da più generazioni, con prozie e madre maestre, che hanno avuto, in campagna, durante le guerre e negli anni ’50, le classi dalla prima alla quinta tutte in una stessa aula, che poi era una stalla; che sono state cotrette ad arrivare a scuola guadando i fiumi perché i bombardamenti avevano buttato giù i ponti, ed hanno combattuto contro l’analfabetismo, quello duro, puro e contadino.
    Oggi non insegnamo più nelle stalle, ma in edifici spesso fatiscenti, dal punto di vista statico poco sicuri, come dimostrano le cronache di tutti i giorni. Non dobbiamo guadare i fiumi, ma c’è chi per arrivare a scuola si deve fare ogni santo giorno due o tre ore di viaggio. Abbiamo classi di 27 e dal prossimo anno 30 alunni, in cui 8/10 sono stranieri che magari parlano pochissimo o nulla l’italiano, e 2/3 sono portatori di handicap, per il quale il ministero ha tagliato però gli insegnanti di sostegno. Bisognerebbe insegnare loro italiano e grammatica, ma la riforma taglia le ore proprio di queste materie; geografia, ma è prevista solo un’ora e mezza di qeusta materia (mezza è “divisa” con informatica, almeno per quest’anno, dal prossimo no: l’hanno proprio tolta, l’ora di informatica), storia e la fantomatica “educazione alla cittadinanza”, tutto in tre ore, come a dire che si deve dare loro “brevi cenni sull’infinito”. Con tutto questo, si ha costantemente a che fare con genitori con mentalità come la tua, che quando arrivano a parlare con noi professori partono già dall’incrollabile convinzione che stiamo lì a prendere lo stipendio per niente, che siamo “gente fondamentalmente inutile”, cui “facciamo ribrezzo”, beoti e mangiapane a tradimento.
    Sai, qualche volta mi verrebbe voglia di dirvi: ma sì, teneteveli a casa i vostri figli, dategli una istruzione voi, o pagatevi un aio privato. Forse, nel momento in cui doveste cacciare ogni mese una vagonata di euro per istruire il pupo, comincereste ad avere un po’ di sano rispetto per gli insegnanti.

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  26. Egregia sig.ra Galatea,

    personalmente non ho nulla di cui vergognarmi, anche perché io parlo di cose di cui so. Non parlo di persone e di fatti che non conosce. Cosa ne sa lei di che iniziative abbia intrapreso nei confronti di suoi colleghi insegnanti che stanno rovinando la scuola.

    Voglio sperare che questa sua mancanza di stile sia dovuta ad una incazzatura e che non sia il suo modo do fare, o peggio di insegnare.
    Più che sperarlo lo credo, poiché leggendo il suo blog da diversi tempo ho un’altra idea del suo vero stile.
    Facciamo allora che lei abbia solo la miccia corta.

    Più che prendersela con me, dovrebbe prendersela con i colleghi disonesti.
    Dalla sua risposta, il mostro sono io, o magari un presunto direttore scolastico.

    Quando mi sono formalmente lamentato del comportamento dell’insegnante di inglese presso i colleghi BRAVI e il preside, ho avuto le seguenti risposte:
    – pensi che è così tutti gli anni
    – cosa possiamo fare, non possiamo fare niente.
    – non si preoccupi che ci sono bravi supplenti.

    Ho fatto una lamentela scritta alla scuola, chiedendo di prendere, eventuali, provvedimenti.

    Io pagare una cuasa legale per una decificiente NON CI PENSO PROPRIO. COSTA TROPPO: SOLDI E FEGATO.

    Allora ho iniziato la mia rivoluzione:
    Ho cambiato scuola. Scuola privata. Piena di figli di papà (deficienti) ma insegnanti bravi e soprattutto presenti (L’esempio di essere sul posto di lavoro è fortemente EDUCATIVO,e lei da insegnate lo capirà certamente).
    Alla scuola pubblica rimangono solo i ragazzi con problemi …. cavoli loro, è il prezzo della RIVOLUZIONE.

    SPIE E DELATORI ?
    Mi scusi, ma se una sua vecchia zia insegnate avesse avuto come una collega una lazzarona, e per colpa di questa la qualità della scuola e dell’apprendimento dei proprio allievi, come si sarebbe comportata ?
    Io le dico come mi comporto sul mio lavoro.
    Se non posso concludere una particolare lavoro perché un mio collega, da cui dipendo per alcune informazioni, non mi passa dei documenti per LAZZARONAGGINE/DISONESTO/E’ A CASA , allora gli parlo direttamente.
    Gli dico di non fare lo stronzo.
    (L’esempi o classico è la squadra di elettricisti per fa passare i cavi nei muri. sono in due. Uno spinge l’altro tira. Se quello che dovrebbe tirare ha le mani in tasca, si immagini lei cosa può succedere ….)

    Se questo mi risponde picche, vado dal mio boss.
    E’ forse fare la spia ?
    Se l’ufficio dove lavoro affossa solo per colpa di un lazzarone che sta a casa con permessi medici fasulli, se io dico qualcosa sono una spia ?

    Io ho a cuore il mio lavoro, il mio ufficio dove ci sono persone in gamba di cui ci si fida. Se per qualche stronzo dei miei colleghi devono pagare allora divento una bestia. Altro che rivoluzione.

    Le consiglia i genitori di fare denunce.
    Che tristezza.
    Se i problemi si risolvessero internamente tra persone dignitose, che bel mondo che sarebbe.
    Si vede che per l’italiano medio bisogna sempre chiedere aiuto alla magistartura. Il vicino calpesta i fiore del vialetto: denuncia.
    Oggi la magistratura si occupa di tutto: calcio, vallette, eutanasia …. ma si facciamo decidere alla magistratura quali sono i bravi insegnati da tenere.

    cordialmente
    ettoregonzaga

    PS:
    Le ripeto il mio ‘sogno’: sentire qualche insegnate PRENDERSELA con dei colleghi lazzaroni. Ovviamente pubblicamente e non dietro la lavagna.

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  27. Caro signor Ettore Gonzaga,
    quanto scrive conferma quello che avevo sospettato.
    Lei dice: gli insegnanti colleghi del presunto fannullone non hanno fatto niente, se non dirle che “non potevano fare niente”. Già, perché è così. Per legge, io non sono autorizzata a chiedere a nessuno perché un mio collega stia assente, perché queste informazioni sono tutelate dalle norme sulla privacy. Se avessi un collega che sta assente, poniamo il caso, due mesi, non ho il diritto di chiedere a nessuno perché. Se vado dal preside dicendo che secondo me questo bel tomo sta facendo il furbo, commetto un reato, e sono passibile di denunzia da parte del collega d cui ho parlato, perché affermo una cosa che non posso provare.
    L’unico che ha il diritto di fare indagini è il Dirigente Scolastico, cioè il Preside, cui vengono inviati i certificati medici che giustificano l’assenza. Ma anche lui, poco può fare, perchè, in presenza di un certificato medico regolare, che attesta che il prof X non può venire a scuola, ha le mani legate. Al massimo, può inviare a casa del prof X visita fiscale, ma, a meno che il prof X non sia proprio stupido, questo non porterà a nulla, perché si farà trovare a casa dal medico fiscale. Il quale, peraltro, in presenza di un certificato medico di un collega anch’egli medico che attesta il prof X malato, anche se a occhio a lui il prof X pare sanissimo, non potrà fare molto neppure lui.
    Mancando quindi ogni prova valida e certificabile in un tribunale, che il collega prof X è un fannullone furbone, il Preside non può nè ammonirlo nè licenziarlo in tronco, cosa peraltro difficile anche se le prove ci fossero; in compenso chi si ritroverebbe sicuramente nelle rogne legali, sarebbero i colleghi che si sono permessi di denunciare il fatto, perché sarebbero imputabili di violazione della legge sulla privacy e calunnia e diffamazione. Cause che dovrebbero peraltro pagarsi da soli, rischiando di dover anche dare, al prof X, una valanga di soldi, alla fine, per danni morali e materiali.
    Ora, caso signore, lei dice: io non ho tempo di impelagarmi in cause legali per contrastare un fannullone. Bene, neanche io. Solo che io e lei siamo in una posizione diversa. Perché io posso benissimo continuare a svolgere il mio lavoro di insegnante in maniera normale anche se il collega sta assente (io continuo ad insegnare italiano, il collega magari insegna matematica o scienze), mentre è il figlio suo che resta zuccone in matematica e scienze se il collega è fannullone. Dunque, mi scusi, perché pretende che sia io a muovermi, se chi viene danneggiato principalmente da questa situazione, cioè lei, non lo fa per primo? cosìè, vieni avanti tu che mi vien da ridere?
    Lei, come genitore, può sollecitare ispezioni sull’operato del docente da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale e portare le prove, mostrando i quaderni del figliolo, la mancanza di compiti assegnati o i voti dati senza motivazione; tutte cose che io non ho in mano, ma lei sì, per dimostrare che ci possono essere dei fondati dubbi sulla competenza e la serietà del docente: se le motiva adeguatamente, magari mettendosi d’accordo con altri genitori della classe che hanno il medesimo problema, non è passibile di querele e di imputazioni legali e si può ottenere che, a seguito di ispezione, il Preside allontani il docente o trovi la maniera di farlo lavorare di più.
    Però, par di capire, Lei non ha fatto niente di tutto ciò perché servivano soldi (no, in realtà per chiedere una ispezione basta scrivere una lettera, non serve un legale) e soprattutto serviva impegno da parte sua. Ha invece spostato suo figlio nella scuola privata, sostenendo che questa è una RIVOLUZIONE, e che ormai alla scuola pubblica è giusto che ci restino solo i pezzenti che non si possono permettere le alternative a pagamento. Strano esempio di rivoluzione, e ancor più strano modello da insegnare a suo figlio, quanto a senso civico: quando hai un problema scappi, comprandoti un posto dove stare più tranquillo, perché combattere è una gran rottura di balle: se gli altri affondano, sono cazzi loro, peggio per loro se non hanno il soldi per salvarsi.
    Non pago di ciò, però, se la prende con gli insegnanti che non protestano e non combattono contro i colleghi “fannulloni”: cioè in pratica accusa me di non avere il coraggio di portare avanti una battaglia sua (ripeto, il figlio danneggiato è suo) che Lei per primo si guarda bene dal fare, perché è una scocciatura e costa tempo e denaro. Io non sono una fan dell’intervento della Magistratura su tutto, ma in certi casi, come questo, l’unica via è questa: solo che può essere praticata da chi ha titolo per farla, e in questo caso ad avere titolo è esclusivamente lei, non io. Io posso anche andare tutti i giorni dal Preside a dire “il prof X non fa un beneamato da mattina a sera, e mi sta anche cordialmente sulle balle.” ma, ai fini di causare un suo allontanamento, tutto ciò non serve a nulla perché non ho prove da far valere, nè dà al mio Dirigente Scolastico maniera di intervenire. Quindi, caro signor Gonzaga, la smetta di prendersela con me, perché io tutto ciò che posso fare per salvare la scuola pubblica e offrire un servizio di qualità ai miei alunni lo faccio già. Si guardi allo specchio, e, come diceva Kennedy, si chieda cosa può fare lei per migliorare questo paese. Sennò si llimiti a spostare suo figlio nella scuola privata, e buona fortuna al pupo.

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  28. Caro signor Ettore Gonzaga,
    Onestamente non amo lasciarmi coinvolgere in polimeche gratuite, soprattutto quando generate in modo così sgangherato. Onestamente… sì! anch’io sono un pubblico dipendente, ovvero un fannullone. Ho imparato a lavorare nel privato. Fin che mi è stato concesso, e ripeto “fin che mi è stato permesso”, ho lavorato nel pubblico come nel privato. Strano che questo paese eviti certe domande. Che nessun si chieda chi fa la morale. Un ministro che a dirla con grazia non si può certo dire di aver conosciuto la fabbrica. Che si è arrichito nel pubblico, e con quella polittica. E oggi sputa su quel piatto solo per “evitare” di affrontare e risolvere i veri problemi. Problemi creati da quella stessa classe politica di cui ha sempre fatto parte anche se sotto diverse bandiere. Problemi che si ricreano perché chi ha responsabilità nel pubblico sono a nomina politica o i trombati della politica. Strano paese dove il privato è la soluzione di tutti i mali (si pensi a ciò che si è privatizzato). Dove esiste una scuola privata quasi completamente religiosa. Dove, la mia esperienza può raccontare che, i figli non imparano ma i soldi permettono loro di comprarsi un diploma o una laurea. E’ questo sistema che fa avvocati dei figli degli avvocati, arcitetti dei figli degli architetti, etc. Che si autorigenera, a scapito di qualità che sprechiamo. Già! ma stiamo parlando dei figli degli altri. La mia, di figlia, non ha avuto bisogno di scorciatoie e fino ad oggi le cose le ha ottenute, anche se ha dovuto sudarsele. Non è una donna che riesce a scappare.
    Rispettosamente
    Mario

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  29. bah, Galatea e Mario capisco perchè gli abbiate risposto ma francamente avete speso troppi secondi del vostro tempo.
    Signor Gonzaga, io sono un lavoratore autonomo da molti anni e conosco bene i problemi di chi non ha le garanzie del pubblico impiego. Vuol mandare suo figlio alla scuola privata? Bene, sono convinto che lo farà senza oneri per lo stato, come recita la costituzione. Auguri.

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  30. Egregio signor Gonzaga,

    anche se trovo che Galatea Le abbia risposto in modo ineccepibile, vorrei dire la mia anch’io.
    Insegno Lettere in un Liceo Scientifico del Nord-Est, proprio quella zona d’Italia di cui l’OCSE ha messo in luce l’ottima preparazione da parte degli studenti. Anzi, dirò di più, proprio in quella regione, il Friuli Venezia – Giulia, che, sempre secondo l’OCSE, uguaglia nei risultati dell’indagine i migliori Paesi Europei, come ad esempio la Finlandia. Una specie di microcosmo di geni, insomma. Una realtà educativa che dovrebbe avere come fiore all’occhiello la “crema”dei docenti, che se fosse conosciuta da Brunetta, gli farebbe rimangiare le parole. Ma lui parla, parla senza curarsi delle realtà regionali, basti pensare a ciò che ha appena affermato sulle regioni a statuto speciale facendo di tutta l’erba un fascio.
    Eppure, così com’è vero che tutto il mondo è paese, anche qui ci sono le eccezioni. C’è una schiera di docenti armati di buona volontà che spesso si devono confrontare con colleghi “fannulloni” in teoria, perché in pratica, come dice Galatea, sono semplicemente assenti per malattia e, fino a prova contraria, ammalarsi rientra nei diritti di ogni persona, compresi quelli che lavorano nella P.A.
    È vero che non si può fare nulla per dimostrare che i “fannulloni” sono ipocondriaci o semplicemente furbetti; non lo possiamo dimostrare noi docenti e nemmeno il D.S. Aggiungerei che è difficile che lo possano dimostrare anche i genitori, visto che la validità di un certificato medico potrebbe essere messa in discussione solo nel caso in cui il “malato” si trovi alle Maldive anziché in un’umida aula scolastica del Nord – Est dove non fa altro che piovere. Ma anche in questo caso, i genitori non avrebbero motivo di protestare visto che, come correttamente Le è stato risposto, ci sono bravi supplenti. L’unica cosa che merita la nostra attenzione, giusto per parlar di sprechi come fa da tempo la Gelmini, è la marea di soldi, denaro pubblico e quindi mio, di Galatea e anche Suo, signor Gonzaga, che si buttano per coprire i periodi di malattia dei malati veri o presunti. Pensi che ad una mia amica, in dolce attesa, è stato esplicitamente chiesto di rimanere in servizio fino al completamento dell’ottavo mese di gravidanza, con la possibilità di prolungare di un mese l’astensione post-partum, proprio perché d’estate e le lezioni sono sospese e non è necessario nessun supplente. I soldi per le supplenze non ci sono, le hanno detto, cara la mia mammina! Naturalmente se si è ridotti fino a questo punto è proprio perché spesso i fondi per coprire le assenze del personale vengono buttati fuori dalla finestra.

    Ora arrivo al punto della questione: la qualità delle scuole. Non creda che un singolo docente, o anche più d’uno, rovini la reputazione di una scuola. Ci sono ottime realtà scolastiche in cui l’assenza di una o più persone, per periodi più o meno lunghi, si ripetono ad ogni anno scolastico. Io non sono nessuno per giudicare i colleghi e nemmeno mi sogno di puntare il dito contro qualcuno. Penso che, in alcuni casi, i docenti siano semplicemente incompatibili con l’ambiente e per questo si fanno venire l’esaurimento nervoso, o glielo fanno venire. Attenzione, sto parlando di persone che per decenni hanno dimostrato un’ottima capacità nel loro ruolo ma, per un motivo o per l’altro, ad un certo punto sono andati in tilt. Credo che ciò possa succedere in ogni ambito lavorativo ma, non per prendere le difese della categoria, nella scuola la sempre maggiore difficoltà che s’incontra nella gestione delle classi, unita ai rapporti a volte tesi fra colleghi – alcuni, devo dire la verità, completamente fuori di testa – e all’incomunicabilità con genitori pronti a difendere sempre i loro pargoli, contribuisca al calo di efficienza dei migliori docenti.
    Quanto agli istituti privati, gli allievi che provengono da tali scuole sono i meno preparati in assoluto. Mi è capitato di trovare in prima liceo un ragazzo dislessico e disgrafico di cui gli “ottimi e motivatissimi” docenti della scuola privata si erano completamente disinteressati, salvo sconsigliargli la frequenza di un liceo. Così, come Ponzio Pilato, se ne sono lavati le mani.

    Se il Suo “sogno” è trovare degli insegnanti che se la prendano con i fannulloni – cosa che, tra l’altro, come dice Galatea, bisogna provare e non basta dire “Ehi tu, sei un lavativo, cambia mestiere!” – il mio è quello di dare una mano ai colleghi in difficoltà. Io a scuola mi occupo dello sportello d’ascolto, rivolto agli allievi, ai genitori e … ai docenti. Una mano tesa di cui pare i docenti non abbiano bisogno. Anche quelli che terrorizzano gli allievi, che li umiliano, li fanno scappare … questi sono, caro signor Gonzaga, i docenti che meriterebbero di essere licenziati perché non hanno nemmeno l’umiltà di ammettere che stanno sbagliando, per i quali l’esercizio dell’autorità, per altro giustissimo in linea di principio, è l’unico strumento a disposizione per “farsi rispettare” … peccato, però, che dopo siamo noi docenti del CIC (lo sportello d’ascolto) a raccogliere le lamentele e gli sfoghi delle “povere vittime”, gli allievi, ma anche quelli dei genitori che ci chiedono di fare qualcosa. Ma noi cosa possiamo fare? Gli diciamo: “caro collega, sei un po’ fuori di testa, vieni allo sportello d’ascolto che ti insegno ad insegnare”? Proprio non si può e nemmeno il DS può intervenire, tutt’al più può rendere partecipe il docente in questione del fatto che ci sono genitori che si lamentano perché i figli sono terrorizzati, non mangiano, non dormono, non vogliono andare a scuola … L’unica cosa che possiamo fare è quella di “consolare” i ragazzi facendo capire loro che nella vita di ostacoli se ne trovano tanti e bisogna imparare a superarli, che la scuola è una palestra di vita. Lo facciamo con la speranza che i ragazzi se ne convincano e decidano di tirar fuori le unghie preparandosi ad un’aspra battaglia, senza rinunciare a sperare che docenti della specie sopra descritta si facciano un esame di coscienza.
    Ma quelli come Lei, caro signor Gonzaga, non insegnano nulla ai figli se non a scappare e ad evitare percorsi accidentati. Forse per questo i rapporti scuola famiglia sono degenerati nel tempo. Le consiglio di leggere il “Quaderno del Patto di Corresponsabilità” pubblicato dal MIUR: non sarà una lettura edificante ma senz’altro utile.

    Mi scuso con Galatea per la prolissità e la ringrazio per l’ospitalità.

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  31. Se bastasse considerare l’eroismo di una donna che (udite udite!) esce di casa con 37 e dico 37 di febbre per smentire quanto e’ universalmente conosciuto cioe’ che il dipendente pubblico (dalla scuola all’anagrafe) e’ un vero e proprio parassita, a se bastasse! … ma non basta!

    Saluti

    Mirko

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  32. Egregi signori,

    rispondo in generale e per sommi capi:

    1) Ho l’impressione che il coro sia stato solleticato da quando ho informato della scuola privata. Se così fosse sarebbe la conferma che la rivoluzione ha fatto clamore.

    2) I giudizi sulle scuole private, che alcuni danno o per lo meno fanno intendere, sembrano più dei pregiudizi. Se l’italiano medio ha dei pregiudizi nei confronti delle PA, allora gli insegnati che hanno dei pregiudizi nei confronti delle scuole private sono degli insegnati medi ?

    3) Qualcuno mi giudica come pessimo educatore perché insegno la fuga anziché la lotta. Altri fanno capire che far licenziare chi fa il furbetto con medici truffaldini, è una lotta persa.
    Mettetevi d’accordo.
    Non credo che insegnare la lotta contro i mulini a vento sia edificante.
    E poi non è una fuga. Semplicemente l’esempio che nella vita bisogna fare delle scelte.
    Se io in un ristorante mangio malissimo per una cifra da ladri, cosa dovrei fare ? Continuare a mangiare li, anche facendo lotte e guerre, o è più educativo fare una guerra e NON tornarci più. Andando invece nel ristorante di fronte ?
    (voglio sperare che nessuno se la prenderà per aver messo in un pentolone unico ristoranti e scuole. Ovviamente è per fare un parallelo, ma immagino possa sembrare offensivo spiegarvelo)

    4) Riguardo sopra, vorrei informare, per dovere di cronaca, che la lotta è durata 3 anni (anche dopo ‘la fuga’). Una lotta solitaria (gli altri insegnati, ed il preside si sono comportati alla don Abbondio). Lotta con scuola, provveditorato e ministero.
    La magistratura l’ho lasciata ad indagare su vallette e calciatori.

    5) Noto che classe degli insegnanti vuole lavare i panni sporchi in casa propria. No permette ad altri di criticare le pecore nere. Le pecore bianche anziché prendersela con le pecore nere se la prende con chi le critica.
    Chi sta fuori come fa distinguere i bravi dai delinquenti ?

    E’ proprio questo il concetto che volevo esprimere nella risposta al topic.
    Gli insegnanti bravi dovrebbero essere i primi a voler il bene della scuola.
    Dovrebbero essere loro a cercare/chiedere gli strumenti per migliorare la scuola.
    Strumenti anche per ‘eliminare’ dal sistema insegnanti ‘ladri’.

    Invece il coro degli insegnati risponde sempre compatto. Non se la prendo con loro ma con chi critica.
    Peccato.
    Che bello se alla prossima manifestazione contro i tagli ci sarà anche una componente che voglia gli strumenti per tagliare gli incompetenti.

    cordialmente
    ettoregonzaga

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  33. Credo sia inutile parlare con chi non vuol sentire. Non sono insegnante. Le mie perplessità sull’insegnamento nelle private non nasce da pregiudizi ma da costatazioni, da conoscenza. Dall’aver visto, chi non riusciva di suo, comprarsi così il pezzo di carta. Quello che vorrei aggiungere è che siamo l’unico paese dove il privato si fa con i soldi pubblici. Se privato deve essere privato sia; salvo il garantire l’accesso a tutti ai servizi.
    Rispettosamente
    Mario
    P.S. vorrei sottolineare che non sogno una società di tipo fascista, o come nei paesi dell’ex socialismo reale, dove la costruzione sociale si basa sulla delazione. Anche di questo so di cosa parlo avendone avuto conoscenza diretta.

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  34. @->Ettore Gonzaga: no, non si preoccupi, la sua “rivoluzione” non ha fatto alcun clamore, anche perché è quello che da sempre fanno già tutti. Il pregiudizio nei confronti della scuola privata, caro signore, che io ho vissuto prima come alunna e poi ho avuto occasione di vedere all’opera da insegnante, non è tale: molte di queste scuola sono diplomifici, gli insegnanti sono assai spesso poveri colleghi sfruttati (che difatti appena possono vanno in quella pubblica). Chi sta fuori, caro signore, fa presto a riconoscere i bravi dai delinquenti; del resto anche lei, se si lamenta tanto solo di quella di inglese, vuol dire che non poteva muovere critiche agli altri insegnanti del figliolo, che quindi erano la maggioranza. Gli strumenti per tagliare gli incompententi ci sarebbero già: il problema è che Lei addebita la mancanza di volontà agli insegnanti, mentre in realtà in tal senso non si è mai fatto nulla da parte degli amministratori e dei politici. Perché? Perché significherebbe perdere voti. A tutto’oggi, la cosiddetta “rivoluzione” di Brunetta e la Riforma della Gelmini non hanno mosso un dito per predisporre sistemi di qualificazione professionale, corsi di aggiornamento seri, una razionale gestione delle risorse. Si sono limitati a tagliare cattedre, e sputare addosso ad una intera categoria, addebitando agli insegnanti fannulloni tutte le carenze della scuola, che invece dipendono dalla inefficienza e dalla dappocaggine loro. Tanto la gente come lei gli crede, perché i suoi commenti dimostrano che molto spesso lei stesso non ha idea di quali siano le competenze degli insegnanti, dei presidi, e pretende da essi soluzioni che loro non possono darle. Per giunta, quando le si spiega chiaramente perché, continua ad arroccarsi sulle sue posizioni, accusando noi insegnanti e noi dipendenti pubblici di essere sordi. Ha ragione Mario: inutile discutere con Lei. Sia felice della sua scuola privata, che spero le faccia pagare una retta bella alta e mi auguro che in futuro non possa avere dalla Stato un solo euro di sovvenzione, come prevederebbe la nostra Costituzione.
    Stia bene, arrivederci.

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  35. @->Mirco: invece il tuo commento basta e avanza a dimostrare che come ragioni. Peccato, stavi zitto, magari passava inosservato….

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  36. Tutto questo parlarsi addosso mi ha fatto venire ancora più voglia di andare a leggermi il libro di Brunetta… quanto di voi lo hanno letto?
    Perchè, a leggere le prime pagine che si trovano in rete (qui: http://www.librimondadori.it/web/mondadori/mediabox/sfoglialibro?_SfogliaLibro_WAR_SfogliaLibro_idScheda=ISBN_978880458733) a me sembra di capire che Brunetta non dica affatto che tutti i dipendenti pubblici siano fannulloni (anche perchè lo è pure lui…)…anzi…. Ma come nel gioco del telefono senza fili, qualcuno (più di uno, tra cui anche tu) ad un certo punto afferma che un giorno sì e l’altro pure il Ministro affermi che i dipendenti pubblici sono tutti fannulloni. Qualcosa non mi torna.

    PS: sono anche io dipendente pubblico, laureato, con master, vincitore di concorso e non certo berlusconiano.

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  37. Eh no, Alessandro, qui non è un gioco di telefono senza fili o di fraintendimenti da parte di un pubblico prevenuto. Sono mesi che Brunetta usa in ogni uscita pubblica toni da crociata e insulti gratuiti, lasciando intendere che l’intera categoria dei dipendenti pubblici nel suo complesso è formata da furbastri o fannulloni, o, nel migliore dei casi, da gente che comunque gode di privilegi del tutto immotivati ed ingiustificati rispetto ad altri tipi di lavoratori. Chi usa in maniera molto scorretta la comunicazione – o meglio in maniera furbastra – è il ministro, che si dimentica ogni volta di dire che la sua presunta “rivoluzione” in realtà è ben poca cosa, ed è stata fatta in larga parte dicendo di aver dato un “giro di vite”, che però, nei fatti, è semplicemente aver reso più difficili per tutti, anche per chi ne ha onestamente diritto, la possibilità di avere permessi e malattie. In realtà la possibiità di controllare più severamente chi presentava certificati falsi c’era da anni, con la legislazione vecchia, parimenti i mezzi per licenziare chi truffasse – di truffe, si tratta – lo Stato. Brunetta, in realtà, non ha fatto nulla, però, per aumentare i controlli a tappeto sui falsi invalidi, nè colpire i medici compiacenti etc. Ha solo creato un clima di sospetto gratuito nei confronti di tutti, di cui sono vittime prime, paradossalmente, proprio i lavoratori onesti, perché questi si sentono trattati come dei mentitori anche quando stanno a casa legittimamente, mentre gli altri, che tanto erano abituati a fregare anche prima, si sono adattati in un baleno alle nuove norme, e conoscono già le scappatoie legali per farla di nuovo franca. Quanto al fatto che Brunetta sia dipendente pubblico… ecco, vatti ad informare sui suoi indici di presenza e produttività come professore…poi vedi se non girano anche a te che un tipo simile si permetta di darti del fannullone, per altro.

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  38. quel “lasciarlo intendere” è un problema tuo. Dal mio non mi sono mai sentito attaccato o messo in discussione dalle uscite di Brunetta, semmai dal pressapochismo e luoghi comuni di molti colleghi. Come dici tu stessa, le regole c’erano già prima, ed è esattamente cosa dice Brunetta. Mettiamoci d’accordo: se è la CGIL a dire che il pesce puzza dalla testa (dirigenti che non fanno quello che dovrebbero fare) va bene, se a dirlo è Brunetta (e lo dice ogni tre per due) non più. Ripeto: c’è qualcosa che non mi torna.
    Ciao
    Ale

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  39. E beh, il lasciarlo “intendere” non è solo un problema mio, Ale. Io, francamente, dalle uscite di Brunetta mi sento proprio offesa, proprio perché ho sempre fatto il mio dovere. Quindi pretendo che un ministro questo lo riconosca, e non si limiti a dire che tutti o la maggior parte della categoria di cui faccio parte sono fannulloni.
    L’altra sera, in una intervista dalla Bignardi (vattela a vedere, c’è su You tube) il caro ministro si vantava del fatto che le assenze per malattia sono calate del 45% quando ha messo per legge che per ogni giorno di malattia il malato perde circa 15 euro di stipendio. Brunetta era tutto fiero, perché così ha dimostrato che il 45% di quelli che stavano a casa per malattia millantavano. Però lui lo stipendio lo taglia di 15 euro al giorno a tutti, compresi gli altri, quelli che stanno a casa perché realmente malati: quindi il 55% dei lavoratori si trova lo stipendio decurtato anche se non ha nessuna colpa, perché, fino a prova contraria, capita di ammalarsi indipendentemente dalla propria volontà e magari se ne farebbe anche a meno. Allora a me un ministro che si vanta di una plateale ingiustizia a me fa girare le balle. A me non torna questo, e più che non tornarmi, lo giudico proprio offensivo per la mia dignità. Sarò fatta male, vedi un po’ te.

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  40. L’ho vista eccome l’intervista, e mi sono vergognato per la Bignardi e la sua redazione… Quanto ai 15 euro, dovresti sapere che NON fanno parte dello stipendio base, ma del salario accessorio (leggasi ad esemipio produttività). E’ chiaro che se la produttività viene elargita a tutti nello stesso modo (come dove lavoro io), finisce tutto nel gran calderone e non c’è più niente da discutere (e non è questa un’ingiustizia?). Al contrario, io credo, si dovrebbero aumentare i livelli medi degli stipendi base, e non arrotondare con dispositivi che servono per altro. Perchè se i migliori vengono premiati (ed è esattamente quello che NON succede oggi), ci guadagniamo tutti, compresi i meno fortunati. Non credi?
    Quest’anno a febbraio io sono stato in malattia una settimana, vedremo quanto prenderò con la produttività. Saranno 45 euro in meno perchè sono stato a casa? (anche se credo che i 15 euro riguardino solo i primi giorni, ma devo verificare…) Beh, non è diverso da quello che succede tutti gli anni da sempre: gli euro destinati al fondo produttività (e non allo stipendio base) mi sono regolarmente sottratti e destinati ai soliti noti….
    e i dirigenti che fanno? dov’erano?

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  41. Per gli insegnanti, in realtà, la maniera di certificare la produttività non è mai stata trovata (peraltro, difficile anche trovarla, detto fra noi: se ci si basa solo sui voti conseguiti dagli alunni, sarebbe un metodo inutile: chi si trova a lavorare in classi “difficili”, con alto numero di stranieri o con disagio giovanile, sarebbe paradossalmente considerato meno “produttivo” di chi invece capita in classi più “facili”, con alunni che di per sè riescono ad avere risultati migliori!). Tagliare semplicemente, come accade a noi, il salario accessorio se uno sta in malattia è una cretinata, perché la produttività, ad esempio, di un insegnante è data dalla qualità delle sue lezioni, e saltarne una o due perché è malato non implica necessariamente che a fine anno la classe abbia imparato di meno. Il taglio, in realtà, viene applicato solo nei primi 15gg. Con il bel risultato che chi vuol fare il “furbo” basta che si faccia dare più giorni di malattia, a questo punto, anzi, conviene!
    Come vedi le “cure” Brunetta sono in realtà delle operazioni largamente di facciata, che solleticano la pancia di molti dando l’idea che si stanno attuando cure draconiane, in realtà applicando solo delle procedure umilianti e spesso gratuitamente ingiuste nei confronti dei lavoratori che lavorano sul serio.
    Comunque, concordo con te che l’intervista della Bignardi era patetica e Brunetta mi è stato quasi simpatico. Quello che però gli contesto e gli contesterò sempre è di chiamare “rivoluzione” una operazione che non è per niente strutturale, non sana alcuna magagna e colpisce, quando colpisce, alla cieca, senza in realtà introdurre dei veri elementi di meritocrazia. E penso che di questo ti possa accorgere anche tu.

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  42. Continuo a non comprendere il senso: se quelle di Brunetta sono solo operazioni di facciata, perchè tanto clamore? Lo ripeto: la cosa veramente umiliante, per me e per il pubblico, è la mancanza di meritocrazia. E la convinzione che le idee di Brunetta siano contro il dipendente pubblico e, più in generale, contro “il”pubblico. Quanto alla tua ultima contestazione, mi sembra di capire che anche tu, coma la Bignardi, non abbia letto il libro (come me, peraltro).
    ciao
    ale

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  43. Hai tutte le ragioni di incazzarti, ma da che vedo su okno alla fine i contestatori erano due, per quanto incalliti, un po’ pochi per trarne conclusioni sociologiche.
    Quanto a Brunetta credo anch’io che sia un demagogo e che i suoi interventi siano al più dei palliativi e male impostati (es: avrebbe molto più senso togliere i 15€ OLTRE il 15° giorno, magari escludendo le malattie gravi).
    Voglio aggiungere però che il problema esiste: anche nelle aziende private è quasi impossibile licenziare i fannulloni conclamati, figurarsi nel pubblico dove i dirigenti non hanno nulla da guadagnare a far piazza pulita.
    E non è certo la scuola il maggior ricettacolo di fannulloni ed impiegati inutili, che invece abbondano in ministeri, enti locali, RAI, municipalizzate ed enti per la tutela degli orfani delle guerre puniche.
    Invine,è stato ribadito più volte che i mezzi per punire i fannulloni esistono, e che non funzionano.Se non funzionano è irrilevante il fatto che esistano. P. Ichino ha scritto per anni di un’ insegnante assenteista totale rimbalzato da una scuola all’altra, mi pare che ora l’abbiano impallinato a maggior gloria di Brunetta, ma se si deve smuovere un ministro per ogni caso stiam freschi.
    Certo, la soluzione richiede la responsabilizzazione effettiva di presidi e medici (togliamo i mutuati a chi rilascia falsi certificati, vedrete che diventerà più dificile ottenerne), e non i mezzucci di RB.
    Infine, gli stipendi dei dipendenti pubblici (compresi inutili e fannulloni) e gli ammortizzatori sociali dei dipendenti vengono pagati anche con le tasse dei precari, che già pagano con la precarietà le troppe garanzie concesse ad altri. Il conflitto di interessi è reale, per quanto non giustifichi insulti e generalizzazioni.

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