Al cuor non si comanda

elettrocardiogramma

Quelli che contano veramente in politica, a Spinola, sono tre: l’avvocato Martinuzzi, il dottor Dolbiati ed Erminio Franzon.

Cosa siano i primi due è chiaro dal titolo: l’avvocato Martinuzzi è avvocato, discendente da una schiatta di avvocati così antica, azzeccagarbugli e dallo stomaco tanto peloso che si mormora sia stato un suo avo a difendere Caino, e l’erede, assicurano i maligni, ancor oggi sarebbe capace di far riaprire il caso contestando come fu raccolto Dna. Di lui si sa poco, e quel poco è avvolto nell’incerto. Non gli si conoscono vizi, come neppure virtù. Non ha moglie, né figli, né amanti, lasciamo stare amici: ha il suo lavoro e i suoi soldi, che si fanno reciprocamente compagnia, nella grande villa fuori Spinola, dove l’avvocato abita solo.

Il dottor Dolbiati è dottore nel senso di farmacista: la sua frase famosa, per illustrare il suo rapporto con il territorio è: i dottori passano, i farmacisti restano. Il dottor Dolbiati infatti sta lì e non si muove mai, per niente al mondo. Assittato dietro al bancone in mezzo ad un tripudio di compresse, pastiglie, lozioni, è un ragno troppo grasso per spostarsi dal centro della sua tela: occhio strabico, sorriso lascivo che s’illumina ogniqualvolta entra nel negozio una ragazza d’età compresa in quello stretto lasso di tempo che va da quando ti fai regalare da papà il motorino a quando ti compri la prima macchina, la sua specialità sono però le vecchiette, che concupisce dal punto di vista elettorale, e di cui vince le resistenze ascoltando con compunta partecipazione tutti i loro dolori, fisici e morali, soprattutto se, nel contempo, ha occasione di sbirciare con comodo le nipotine.

Erminio Franzon, invece, che cazzo facesse nella vita prima di fare il politico nessuno lo ha mai saputo e nessuno lo saprà mai, perché bisognerebbe interrogare in merito qualche dinosauro: dacché si ha memoria, a Spinola è stato il Segretario del Partito, l’unico in grado di governarne le mille ed infide correnti con l’abilità di esperto nocchiero. Non importa se, nel frattempo, il Partito è andato in pezzi ed in frantumi, tutte le correnti sono diventate partitini, dividendosi in centro, centro destra, centro sinistra, centro centro, centrino della nonna; lui sempre il Segretario in pectore di tutti è rimasto, e qualsiasi cosa facciano gli ex, prima di farlo e addirittura prima di pensarlo corrono da lui per chiedere se sia il caso.

Se a Spinola si deve prendere una decisione politica di qualche tipo o portata, prima che venga discussa in Consiglio, portata in Giunta, persino sussurrata in qualche sezione, passa per il vaglio di questi tre personaggi, che nessuno ha mai eletto e non si sono mai presentati a nessuna elezione, però gestiscono ogni foglia si muova o stia ferma, nel territorio di Spinola e zone limitrofe; perché se, come diceva Sciascia, il potere è sempre altrove, ci sono uomini, però, che sanno in ogni momento e benissimo dove andarlo a scovare.

Non avendo mai partecipato alle elezioni in proprio, i tre hanno avuto bisogno di trovare dei paraventi dietro cui dirigere i loro tramacci: il più longevo di questi uomini di paglia è Albino Crespano, fratello minore di Carlo e quindi cognato della signora Crespano senior.

All’ombra del Trio politico, Albino Crespano ha passato metà della sua esistenza, mentre l’altra metà è stata stata impegnata a nascondersi dal controllo della cognata e del fratello. Quasi cinquantenne, mite, remissivo, tranquillo, appassionato d’arte e, in gioventù, di graziosi efebi dai tratti rinascimentali, Albino si è distinto per aver sempre l’aria di uno che non ha rubato la marmellata perché non oserebbe mai farlo, ma sa già a priori che la colpa del furto dovrà prendersela in ogni caso, per salvare l’onore della famiglia. A Spinola è stato, nell’ordine: consigliere comunale, capogruppo, assessore, assessore anziano, presidente del Consiglio. Una sfolgorante carriera tutta in salita quanto a uffici ricoperti e in discesa quanto a facilità di conseguimento: nonostante Albino non abbia mai fatto un comizio – è dotato di una vocina racchia che non sarebbe in grado di superare le prime file manco con un impianto di amplificazione da stadio – né campagna elettorale – ha una vera e propria fobia per stringere le mani e baciare bambini – le manovre congiunte del Trio, della cognata e di don Elisio sono bastate a regalargli preferenze a man bassa in tutti i seggi di Spinola, tranne che nella frazione di Piva, che però è notoriamente un pericoloso covo di comunisti senza Dio, in cui i migliori sono destinati, se proprio va loro bene, all’inferno.

Nell’imminenza delle elezioni, il Trio si è messo in moto come si muove lui, e cioè nell’ombra: i tre membri effettivi e permanenti, infatti, militano ufficialmente ormai in partiti diversi, ancorché complementari, e, sempre a livello ufficiale, a Spinola sono poi grandi elettori delle liste civiche “lontane dai partiti” che immancabilmente si presentano alle urne al posto dei partiti, per raccogliere i voti degli scontenti dei partiti e portare i suddetti voti anti-partiti ai partiti medesimi.

Le riunioni del gruppo, che già di norma sono segretissime, stavolta però lo sono state vieppiù, perché il Trio, che ha portato al soglio comunale il sindaco Carlo Taragnin, questa tornata del Taragnin medesimo non è più del tutto soddisfatto.

Quello va fermato: si è messo in testa di contare qualcosa in proprio.” pare abbia sibilato in uno di questi segretissimi incontri Franzon, con la stesso feroce disappunto con cui un Luigiquattordici avrebbe potuto denunciare un reato di lesa maestà.

Gli altri due hanno annuito silenziosamente, con comprensiva partecipazione alla sua disgrazia: il Taragnin è sempre stato una creatura loro, che si sono tirati su con amorevole cura fin dai tempi in cui, bambinetto, razzolava all’oratorio. Avevano riconosciuto a prima vista, con fiuto da talent scout, in quel nanuncolo bruttino e complessato, il mix di ambizione sfrenata, amore per il potere e naturale propensione alla paraculaggine che rendevano quello squaletto un pesce ben adatto alle loro reti. A modo suo, il Trio infatti mette in atto il precetto evangelico: quando si tratta di politica, i tre sono ottimi pescatori di uomini. Ma lo squaletto, diventato squalo dopo tirocinio ventennale, ha deciso negli ultimi tempi di cambiare specie, ed accreditarsi come delfino, atto alla successione del loro potere, mentre nel progetto del Trio il Taragnin poteva al massimo ambire al ruolo di scaldaposto, in attesa che Colui che per nascita e per ascendenza era più adatto al ruolo, e cioè Albino della schiatta dei Crespano, raggiungesse una età acconcia ad occupare con il suo grazioso deretano il posto a lui destinato fin dall’inizio del mondo.

Chiamato dunque a rapporto Albino, che se ne stava imboscato nella sua villa solitaria, circondata da un parco che cura amorevolmente assieme ad un giovane architetto di giardini dal delicato aspetto, gli hanno comunicato che si preparasse per una campagna elettorale in piena regola, ché stavolta il posto di sindaco toccava a lui, e Taragnin sarebbe stato invitato, con le buone o con le cattive, a farsi da parte.

Albino, all’annuncio, è diventato più bianco di una delle candide rose di cui è appassionato.

Una campagna elettorale per Sindaco! Nella sua mente si sono affollate immagini terrorizzanti: incontri pubblici, discorsi, strette di mano, capannelli di gente da salutare e blandire sotto il controllo vigile e serrato non solo dei tre mentori, ma anche e soprattutto di fratello e cognata. Il terrore si è trasformato in panico quando il Trio gli ha poi dato l’ultimatum per le sue frequentazioni: l’architetto di giardini dal profilo preraffaellita doveva sparire senza lasciare dietro a sé neppure un vago sentore di petalo di rosa: a sostituirlo con qualche bella fanciulla decorativa e dal fascino schiettamente eterosessuale che lo accompagnasse nelle occasioni pubbliche ci avrebbero pensato loro.

Ma…ma…” ha cercato di controbattere Albino. Non è riuscito ad andare più oltre: la sua vis dialettica, già quando è calmo quasi inesistente, nel ritrovarsi di fronte il Trio al gran completo, con l’aggiunta di fratello e cognata convocati per la bisogna, s’era data del tutto, senza lasciare nemmeno un recapito per le emergenze.

Tornato a casa, il suo compagno s’è preoccupato, vedendolo uno straccio: ha passato la notte a tergergli dalla fronte sudore che colava sempre più freddo, mentre il povero Albino era piegato in due sulla tazza del water a rimettere anche l’anima. All’alba Biagio, l’architetto di giardini, tanto mite che, per natura, chiede scusa ai cespugli prima di azzardarsi a potarli, ha tirato fuori un insospettato piglio decisionista, e nonostante le proteste di Albino – che con voce fioca lo raccomandava di chiamare il medico di famiglia, e con le dovute cautele, per evitare pettegolezzi e scandali – ha caricato di peso il malato in macchina e lo ha portato al Pronto Soccorso. Giusto in tempo, han sentenziato i dottori, per salvargli la vita da un infarto fulminante.

Subito in ospedale sono arrivati il Trio e i familiari. Non fidandosi del resoconto di Biagio, han buttato giù dal letto il Primario per avere notizie precise sulla natura del malanno.

Grave?”

Sì.”

Ma quanto?”

Non tanto, ma parecchio.”

Da riguardarsi?”

Assolutamente.”

E una campagna elettorale?”

Non se ne parla neppure!”

Così, con le facce scure, si sono presentati in processione nella camera di Albino e gli hanno comunicato che le sue nuove condizioni di salute non permettevano loro di appoggiarlo come sindaco, mestiere che forse non richiede necessariamente una personalità spiccata, ma di certo impone una salute di ferro.

Albino, palliduncolo ed esangue, li ha ascoltati in silenzio, mentre Biagio gli teneva amorevolmente la mano.

Poi ha biascicato:“Be’ certo, avete ragione, non sono proprio più adatto alla candidatura.”

Ha dato un sospiro che gli altri hanno interpretato come di rassegnata accettazione e, guardati negli occhi Biagio e il cardiologo, si è apprestato a farsi spiegare i suoi nuovi doveri di malato di cuore con l’aria di chi, in fondo in fondo, più che subito un infarto pare aver vinto la lotteria.

Alle volte, per salvarsi la vita, è necessario rimetterci la salute.

Al solito, è un racconto. Come l’intero paese di Spinola e i suoi pittoreschi abitanti, Albino Crespano non esiste.

Però tranquilli, si è ripreso. 🙂

6 Comments

  1. Non ci crederai, ma stanotte ti ho sognata. Eravamo a scuola e tu insegnavi fisica. Io ero ammirato e ti dicevo: “Pero’! Non avrei mai detto che un’insegnante di lettere potesse spiegare cosi’ bene fisica!”.

    Devo mangiare piu’ leggero a cena. 😉

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