I film romantici nooo! Piccola guida su come scegliere un film per far contenta Galatea.

pellicola

Non c’è niente di peggio di quando un Lui vuol fare bella figura con te, quindi, per impressionarti, decide di organizzare una serata di quelle che secondo Lui (cioè secondo quanto gli amici gli hanno detto dopo anni di approfonditi studi sulla psicologia femminile) sono pensate apposta per venire incontro ai gusti di una donna. Perciò ti invita al cinema, e tu, che lo hai sgamato subito come un tipo che nella migliore delle ipotesi ha visto cinque volte di fila la trilogia di Arma Letale – ché quella di Guerre Stellari fa già un po’ troppo colto – accetti entusiasta, perché, se il film lo sceglie Lui, già pregusti due ore di azione in cui l’unico sforzo richiesto è quello di contare i morti, e il doppiaggio consiste nel dire “cazzo!” fra il continuo pum pum pum delle pistole e lo slam, boom, crash delle auto che si spatasciano qui e là, cioè esattamente il tipo di film che sceglierei di vedere io in una calda serata d’estate con un bel ragazzo al fianco.

Invece Lui, cara creatura, ha deciso di dar retta agli amici, o, peggio ancora, alle morose di questi, una infilata di aspiranti siorette che trascinano i mariti/fidanzati da anni in giro per concerti di musica classica, teatri alternativi e cinema d’essai, dove quelli hanno imparato, per evitare reprimende, ad addormentarsi con un certo garbo, perché, se ti scappa di russare, ti scoprono ed è finita.

Quando scendo dalla macchina già ho un sinistro presagio, perché, invece che nell’iperparcheggio del multisala dove danno i blockbuster cretini che speravo di vedere, mi ritrovo nel parcheggio molto raccolto e minimal del cinema/teatro/centro polifunzionale del paese accanto, quello che hanno inaugurato di fresco e in cui, con boria provinciale, sono ugualmente vietati i pop corn e i film che facciano più di dieci spettatori paganti. Il gestore presidia l’entrata con sguardo arcigno, e, prima di darti il biglietto, controlla se hai un’aria abbastanza intellettuale per essere ammesso all’interno. Guarda Lui un po’ dubbioso, perché i suoi bicipiti ben scolpiti testimoniano un interesse per il body building poco confacente ad un pensatore; ma, per fortuna, io sono poco truccata e ho messo gli occhialetti tondi invece delle lenti, quindi ho una faccia abbastanza topinesca per sembrare sufficientemente colta. Per un attimo mi illudo, perché il cartellone annuncia che c’è, in sala 1, Uomini che odiano le donne, e quindi spero, alla fin fine, che almeno ci andiamo a vedere un bel thriller alternativo svedese, con una struttura ben definita come un armadio dell’Ikea. Invece Lui sorride e mi mostra i biglietti per Lezioni d’amore, con Ben Kigsley e Penelope Cruz, “Tratto da un libro di Roth!” aggiunge con un certo orgoglio, per rimarcare che, amore santo, s’è persino premurato di leggere le critiche di presentazione. Siamo al chiuso, ma, com’è come non è, vedo assieparsi sul mio capo nere nubi di jella.

Nella sala, oltre al vuoto, ci sono altre tre coppie, dislocate a distanza di sicurezza, non perché si vogliano imboscare a sbaciucchiarsi, ahimè, ma perché così sono già pronte a commentare i passaggi salienti del film sottovoce, senza dar troppo fastidio ai vicini. Dopo il consueto quarto d’ora di pubblicità, che mi sorbo quasi contenta perché mi sa che saranno i momenti più allegri della serata, comincia lo spettacolo. La trama è…come dire? Ecco, di quelle che dici “come dire?” e ti fermi là perché non sai davvero in che modo andare avanti. Dunque, c’è Ben Kigsley, che aveva già la faccia da vecchio emaciato quando, da giovane, faceva Ghandi, e figuriamoci che faccia emaciata ha, ora che vecchio lo è diventato davvero. Fa il professore universitario, Ghandi, cioè Ben Kigsley, o meglio fa lo scrittore americano che fa il professore universitario, o forse il saggista chic, non si capisce bene. Per non farci capire molto bene cosa insegni, ma sottolineare che è comunque una cosa molto colta, intellettuale e piena di charme, ce la mettono tutta, gli sceneggiatori: lo ritraggono a lezione, in radio, intervistato in tv; quindi, in meno di venti minuti sappiamo che è uno sciupafemmine incallito, con amico poeta ancor più sciupafemmine di lui, e i due, quando non insegnano ‘sta cosa nebulosa che vengono pagati per insegnare, si ritrovano in un bar dove parlano delle loro conquiste, anche se con punti di vista leggermente differenti. Il poeta, che è poeta e quindi ha una visione poetica dell’esistenza e dell’amore, fa parte della categoria “basta che respirino”, ed è democraticamente disposto a dare una bottarella a qualunque donna stia in orizzontale, ma anche no, con allegra indifferenza e senza provar sensi di colpa. Il saggista invece pure, sia ben chiaro, ma fa finta di avere scrupoli e rovelli, con ubbie nichiliste. Quindi, quando a lezione incrocia una Penelope Cruz con orrenda frangetta da falsa ventenne (hai la mia età, tesoro, e anche il botulino non può far miracoli!), si sente in dovere di iniziare un dialogo fra sé e sé che pare preso a prestito dai Baci perugina, ma un po’ più banale. Così la invita ad una festa nel suo appartamento, e qui la imbosca vicino ad una libreria, mostrandole una riproduzione della Maya Desnuda, che, dice a voce alta, le somiglia moltissimo, mentre fra sé e sé, nel dialogo interiore di cui sopra, sta pensando: “Ma che cazzata mi tocca dire per portarmela a letto!” Penelope Cruz ha lo sguardo di una che medita, in contemporanea: “Ma che cazzata sta dicendo per portarmi a letto!”, che poi è quello che qualsiasi donna commenta dentro di sè quando uno ti dice che somigli alla Maya Desnuda, o a qualunque opera d’arte abbastanza famosa si ritenga che faccia colpo, invece è costretta a far la parte di una che crede ad una scemenza del genere, anzi, cade ai suoi piedi come una perognocca, e via fra le lenzuola.

Il mio cavaliere, a questo punto, quando ascolta enunciare da Kingsley il soliloquio cinico del “Ma quante cazzate siamo costretti a dire e fare per portarci a letto una donna!” si sente in dovere di mostrarsi scandalizzato, ma scandalizzato a morte, e bofonchia qualcosa tipo: “Ma no, ma dai, ma mica tutti gli uomini pensano sempre e solo così, e poi citare un’opera d’arte per far colpo, che schifo…” Già, mi verrebbe da replicare, un po’ come uno che ti porta a vedere un film tratto da Roth, quando di solito bazzica al massimo Natale ad Abbiategrasso dei Vanzina…

Intanto il film va avanti, ed è sempre peggio. Lo scrittore s’è preso una sbandata per la Penelope con i fiocchi, ed è convinto di essersene innamorato, cosa che magari è anche vera, perché vorrei ben vedere un uomo che non si prende una sbandata per una Penelope Cruz che finge di avere vent’anni. Perché una ventenne, ancorché finta, dovrebbe innamorarsi di un pataca del genere, è invece un mistero, dato che il professore, oltre che mortalmente noioso, è anche depresso e rompiballe, la segue in discoteca, la interroga sui suoi amanti passati e poi fa il geloso. La storia va avanti finché lei non lo molla, e lui assume un’aria da cane bastonato che fa ancora più intellettuale di successo. Così passano anni, e i due non si riincrociano più: lui non combina niente di buono tranne che sfornare libri sempre più macerati e quindi vendutissimi, perché nulla piace più al pubblico di uno stronzo che è convinto di avere una innata sensibilità. Poi non so perché – sono andata un attimo alla toilette, capita! – i due si ritrovano, con Penelope che bussa alla sua porta con i capelli tagliati corti, e in un film, se l’attrice si presenta dopo anni con i capelli tagliati corti alla porta di un ex amante, non viene a confidargli che ha finalmente cambiato parrucchiere, vuol dire che ha un cancro e i capelli sono persi per la chemio. Difatti ha un cancro, al seno, e il professore la consola, anzi mobilita pure il figlio medico, con cui non ha parlato per secoli ma adesso sì, soprattutto perché il figlio pure, che fino ad allora è stato un moralista integerrimo, gli confida di avere una amante, quindi finalmente qualcosa in comune di cui parlare ce l’hanno, neh. E a questo punto il film, in pratica, si pianta lì e finisce, lasciando intendere che forse i due chissà, ma forse anche no.

Quando si alzano le luci, mi trattengo a stento dall’esplodere in un grido fantozziano: “Ma che è sta boiata pazzesca?”, ma vedo Lui, che ha l’aria molto soddisfatta di chi è riuscito a sopportare una grande prova per amore: è proprio orgoglioso di avermi portato a vedere un film romantico di quelli che di certo piacciono a me, perché le donne, si sa, per queste robe ci vanno matte.

Be’ bello, vero?” chiede infatti, per avere conferma della sua genialità.

Ehhh, sì, certo…”

Andiamo a prendere qualcosa da bere? Sai, così magari ci mettiamo d’accordo per andare al cinema anche la prossima settimana…” dice speranzoso.

Ok – faccio io, con un sorrisone – Però facciamo così, il film la prossima volta lo scelgo io…”

Ho già visto dove danno Wolverine, ecchecaspita.

È una storia di fantasia, non si fa riferimento a culturisti reali.

15 Comments

  1. Ok per Wolverine, ma vuoi una dritta da prima visione? I love Radio Rock! Uno spasso, davvero (anche per le faccette scandalizzate che vedrai sul finto moralista che ti accompagna). 🙂

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  2. Io l’ho visto una domenica pomeriggio in soggiorno mentre mia mamma stirava… il fatto di averlo VOLUTO vedere (e quindi non averlo usato come acchiappafemmine) è un’aggravante?

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  3. Io con la Dolce Metà ho messo subito le cose in chiaro e come prima uscita al cinema l’ho portata a vedere il secondo episodio della seconda trilogia di Guerre Stellari (L’attacco dei Cloni per intenderci), che era una cagata immonda (detto da uno che ha la prima triologia in tutte le salse, con tanto di modellino di Morte Nera), ma lei non ha fiatato (prova superata).

    Non riesco a fare finta di essere intellettuale al cinema, perchè, quando il film è troppo palloso, comincio ad agitarmi e a fare il verso alle battute e, quando è proprio inguardabile, ad anticipare la battuta e (meraviglia!) ci prendo anche!

    Cordialità

    Attila

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  4. La Maya Desnuda? Be’, comparare una dolce fanciulla alla Monna Lisa versione Botero, in effetti, porta a risultati spettacolari. Se la dolce fanciulla in questione sa di che parli. Al massimo c’è il rischio che se ne esca con un “Chi? Quella del GF?”.

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  5. @ Galatea
    Un consiglio per non perdere lettori: il film narrato sarà anche molto noioso, ma è buona educazione ficcare nel post la frase “contiene spoiler” perché a me quelli che mi raccontano i finali dei film danno sui nervi.
    Un recente studio ha dimostrato che i più noti serial killer hanno vissuto l’infanzia fra adulti che discutevano dei film solo attraverso i finali. Di qualsiasi genere, tranne quelli storici.

    Io avrei rischiato con Louise Michel, ma forse Coraline era più negli standard. Inutile sperare che Gran Torino ti sia sfuggito…

    @ فابيو
    Non è vero, c’è anche il porno. Sono due generi che mantengono le promesse.
    Ma non c’è nulla di più emozionante, per me maschietto, nello scoprire un’ottima sceneggiatura in un genere soft.

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  6. Il tuo è un racconto di fantasia, ma che le femminucce siano incontentabili è una realtà.
    E proprio per questo è meglio essere quel che si è, che tanto non ne vale la pena. 😉

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  7. I tuoi post sono sempre acuti, però certo che non dev’essere il massimo della felicità neanche per un uomo frequentarti sapendo che prima o poi troverai la sua défaillance (perché tutti al mondo ne hanno una o più) a cui in seguito inesorabilmente lo inchioderai con precisione microchirurgica e analitica (essendo tu persona intelligente, lungi da me il dubbio) facendone un fantoccio dell’ormai acclarata inutilità maschile per poi esporlo al pubblico ludibrio. Ovviamente mimetizzato, ci mancherebbe. Giusto un pensierino insignificante, lo capisco.

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  8. Ma come di fantasia????
    Già stavo per messaggiarti per una pizza!:((((
    Infelicità somma.
    Scherzo, comunque metti subito in chiaro con l’uomo del momento che ti piace il genere azione-fracassone, se resta è quello bono.
    Grande Galatea.

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  9. Wolverine te lo sconsiglio: l’ ho trovato noiosetto.E di film-fumetto non ne perdo uno, anche se alla fine il mio preferito è OldBoy 🙂

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  10. Beh, a me i concerti, il teatro e i film d’autore PIACCIONO. Mi piace anche l’opera e il jazz (questo lo suono, anche) . Non sono un intellettuale, solo un musicista non tanto famoso. Però posso darti un consiglio: Procurati una copia di “a qualcuno piace caldo”, e guardatela con il maschietto di turno. Se sghignazza, è OK. Se non si diverte, dattela a gambe, hai beccato un serial killer.

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  11. A qualcuno piace caldo non si tocca, è un mito assoluto. Però anche Operazione Sottoveste non lo sottovaluterei come test, soprattutto nella parte in cui il capomacchine si dichiara alla sua amata con il celebre: “Sposami…tu non sei una donna, sei un meccanico!” 😀

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  12. Non rischiare con i cult amati dalle donne.
    Fagli vedere Transformers 2 e scatenerai in lui una tonnellata di adrenalina. Magari, alla fine, ti scambia per Megan Fox.

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  13. Pensa un po’.
    Giusto nelle ultime due settimane Anskij,io ed altri amici ci siam sparati in sequenza l’ultimo Terminator e il nuovo Transformers,il 2 appunto.
    Il primo è bruttarello; il secondo Transformers,invece, è stata una vera rivelazione: e pensare che era partita male,con noialtri finiti in terza fila -dunque praticamente tra le mani dei robot – ove ci s’era perfino rovesciato per terra un sacchetto di M&M’s .
    Sicchè abbiam bestemmiato parecchio, perchè è roba che capita a vent’anni ( età media di tutti i presenti esclusi noialtri) e non alla nostra.
    All’entrata in scena di Megan Fox,ripresa di culo a cavallo di moto, c’è stata un’ovazione collettiva della sala,come non si udiva da tempo, con cori “figa-figa-figa, ooohhh-lèèèè”; caso curioso, esultavano anche le ragazze.
    Indi,nei primi dieci minuti volevamo abbandonar la sala e guardavamo l’orologio; c’era chi offriva agli altri la propria auto,”vi lascio le chiavi che chiamo un taxi”.
    Poi il film è come decollato:abbiam trovato il verso, consistente nel non dare alcun senso alla sceneggiatura e dal farsi prendere dal vortice di sequenze.
    Dunque, alla fine c’è piaciuto,e ci siamo uniti all’applauso di tutta la platea: un paio di minuti buoni, roba che nenanche a Cannes per il capolavoro in concorso.
    Peccato per i confettini perduti, ma non si può aver tutto: tuttavia ,nel dibattito seguito al film nel parcheggio del multisala, la perdita dei generi di conforto è stata considerata l’unico vero momento dolente del film,con scricabarile orrendi tra i componenti il gruppetto ( ” se non sai tenere in mano un sacchetto cazzo vieni a vedere Transformers 2,la prossima volta stai a casa”).
    Quanto a Megan Fox: bella ragazza, lo sappiamo, ma Sua Signoria la Ninfa è d’un altro livello, specie quando s’arrabbia d’esser nomata “tipa”.
    Proprio Lei,che non è affatto una tipa qualunque.
    ;D
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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