
Già quando ero piccola, lo seguivano con affetto solo nonne e prozie. Per la generazione dopo, Mike era una già figura da indagine sociologica, quella pennellata da Umberto Eco nella sua Fenomenologia: Mike come esempio rassicurante di media banalità, il dio che dice ai suoi adoratori “Siate come siete”, e nessuna religione ha mai chiesto ai suoi adepti di meno. Giustamente approdò a Mediaset per primo, perché Mediaset di questa nuova fede era diventata la Gerusalemme terrena.
Pur non amandolo, negli anni l’ho seguito e mi sono accorta che stava divenendo qualcosa d’altro, con uno scollamento costante, che via via lo allontanava da quella “medietà” che era stata la chiave del suo successo. Perché la “medietà” di Mike era una banalità carata sulla sua generazione: una generazione dai sogni piccolo borghesi, in cui persino chi non aveva una formazione vera alle spalle possedeva però alcune basilari nozioni ed una educazione di fondo, un generico, anche se un po’ fantozziano, rispetto per la “cultura” e il sapere, che portava a vergognarsi di non aver studiato o non aver potuto studiare, e radicata nella zucca l’idea che comunque, ed in ogni caso, il proprio lavoro bisognava saperlo far bene, per quanto “machanico” esso fosse.
Nell’universo delle veline e dei tronisti proiettati in video senza avere arte, né parte, e soprattutto talento, in cui le gavette consistono nel passare per un lettone e scoprirsi davanti ad una telecamera senza neanche quel velo di grazia che un serio spogliarello professionistico comporta, in cui l’ignoranza non è solo più tetragona, ma aggressiva, orgogliosa e non tenta neppure di emendarsi, neanche di nascondersi, anzi, si mette in mostra come titolo di merito, Mike diventava ogni giorno più isolato e solitario, costretto a girare spot con Fiorello e farsi intervistare da Fazio, giovinotti che almeno una qualche preparazione di base ce l’hanno. Per Mediaset era diventato, lui, troppo colto, troppo d’elite, non raggiungeva più il target “popolare”, perché le sua gaffe ormai ad un “popolo” tanto basso non arrivava: se un tempo scandalizzava i diplomati radio elettra, oggi riesce a d esser gustata appieno solo dai più raffinati fra i pensatori, come fosse un sottile calembour.
Mike Bongiorno, nato come esempio presentatore ignorante, morto quando veniva considerato quasi un intellettuale. Una parabola italiana, ahimè.
Mike Bongiorno-Lelio Luttazzi, Il Gaffeur di professione.
Con l’ultimo periodo mi hai proprio tolto le parole di bocca.
"Mi piace""Mi piace"
Se posso permettermi, la tua analisi, che trovo azzeccatissima, mi sembra che dica qualcosa anche sulla parabola di una generazione (quella pseudorivoluzionaria che ha conosciuto Mike quando era già “vecchio”, e che ha identificato Mike con quello della pagina famosa di Eco) e che si scopre a rimpiangere i valori “borghesi” che a suo tempo aveva sfottuto.
"Mi piace""Mi piace"
Scusate se sono il solito cinico, personalmente non riesco a provare compassione per un plurimiliardario che ha partito forse un pò nella guerra, ma che in compenso si è ampiamente rifatto con una vita di agi, e di adorazione di un popolo intero. Non riesco a provare un sentimento di simpatia per un uomo che è passato da rai a mediaset negli anni 80 perchè il padrone gli ha offerto dieci volte quello che gli veniva offerto dalla rai per sua stessa ammissione. Infine non provo pena per un uomo che a 84 anni ha lasciato mediaset per sky perchè Murdoch lo pagava più di Silvio. Sarà la solita propaganda trita e ritrita, ma personalmente sapere che a 84 anni hai ancora in mente i fantastiliardi che ti vengono offerti per fare telepromozione di un prodotto (provola o sturacesso) non mi sembra una vita poi così dignitosa o significativa. Così come non riesco a capire che tipo di icona dovrebbe rappresentare un teleimbonitore non particolarmente acculturato, nè francamente particolarmente intelligente. Se Mike Buongiorno resta l’emblema di una certa televisione, solo perchè oggi siamo costretti a guardare merda, non vuol dire che il suo modo di fare televisione fosse poi tanto meglio, alla fine sempre di vendere prodotti si tratta.
"Mi piace""Mi piace"
Non l’ho amato molto neanche io, ma non condivido una riga di quello che è scritto. Quando ero piccolo io il Rischiatutto era un fenomeno estremamente popolare e prima ancora, ai tempi di Lascia e Raddoppia, lo proiettavano nelle sale dei cinema, a volte interrompendo le proiezioni.
Era una TV “media” ma che a suo modo passava il “messaggio” che per vincere al quiz dovevi aver almeno studiato, dovevi avere delle capacità, dovevi far fatica, insomma. Anni luce da quelli di oggi.
E’ stato nel suo campo e sul lavoro un vero professionista, questo glielo hanno riconosciuto praticamente tutti e da sempre.
E sempre con dignità, anche quando si trattava di vendere il prosciutto.
Non andò affatto a Mediaset, andò a Canale 58 quando ancora trasmettevano da uno scantinato e lui era un più che affermato professionista in RAI. Rimettendosi in gioco e rischiando tutto sul piano della reputazione personale. Ci andò per i soldi e lo disse subito e con la chiarezza che i vari Pippi Baudo, Carrà e Corrado non ebbero praticamente mai.
Penso abbia vissuto male e con sostanziale rassegnazione l’involuzione della TV dei reality e delle veline.
Lo ha scaricato Piersilvio e nel modo che si è letto e che è noto.
Degno figlio di tanto padre, ma come persona molto più piccola e mediocre.
"Mi piace""Mi piace"
@Zerocold: perché mai uno dovrebbe vergognarsi di lavorare per chi lo paga dieci volte di piú? Mi sembra che a vergognarsi avrebbe dovuto semmai essere la RAI che evidentemente lo sfruttava, ed immagino che Mike l’abbia detto pubblicamente appunto a questo scopo. Molti altri, piú “colti” di lui, hanno intascato i soldi e zitti (non mi far fare nomi). Mi stanno meno simpatici.
"Mi piace""Mi piace"
@->Francesco P: In realtà non faccio parte della “Generazione rivoluzionaria”, io, casomai di quella del riflusso: Mike non era un nostro “mito” solo perché lo consideravamo roba da vecchi, un po’ come le credenze di nonna che ti ritrovi in casa. Penso che sì, ora molti di coloro che da giovani lo sfotteva lo rimpiangano, perché, appunto, si sono resi conto che era comunque un uomo con una certa buona educazione di fondo, persino cultura, e comunque sinceramente affezionato a quei valori “borghesi” e democratici che hanno fondato la Repubblica. Di tutt’altra pasta, insomma, rispetto ai selvaggi che sono arrivati dopo ed ora imperano.
@->Zerocold: No, io trovo che Mike Bongiorno abbia avuto una carriera molto dignitosa, si sia rivelato sempre un professionista puntuale nelle sue cose. Lo pagavano molto? Mi pare giusto, forniva servizi ad alto livello ed era bravo. Andava dove lo pagavano di più? E’ ovvio, lo fa qualsiasi professionista. Reclamizzava prosciutti e sturaccessi? Perché, è un male?
@->Frap1964: Caro Frap, se il tuo intervento era indirizzato a me, mi sembra che tu non ti sia reso conto che pensiamo esattamente la stessa cosa di Mike. Forse rispondevi a Zerocold?
"Mi piace""Mi piace"
In realtà lui è rimasto sempre fermo, è il paese ad aver percorso la parabola.
"Mi piace""Mi piace"
no sto dicendo che adesso comincerarrano ad osannarlo dimenticando che come tutti si è mosso solo per soldi.
"Mi piace""Mi piace"
@->Zerocold: Be’, ma lavorava per i soldi, come tutti noi, mica faceva il missionario. Viene osannato perché è stato sicuramente un ottimo conduttore tv: poi che lavorasse in rai o in mediaset è lo stesso.
"Mi piace""Mi piace"
Credo fosse diventato uno singolare esempio di coerenza: popolare nelle scelte,convinto che i quiz in televisione fossero una manna come divulgatori di cultura,mai negò d’esser passato dall’una all’altra rete per soldi.
Da mettere a confronto proprio con Umberto Eco: che, dopo aver scritto una – seppure interessante – fenomenologia del Mike riducendolo a meschino piccoloborghese con una concezione avida del denaro( “lei ha già guadagnato trecentomila lire, una bella sommetta!”), ed aver considerato la televisione un esempio di non cultura, scriveva testi per i varietà di qualsivoglia canale.
Discutendo con pedante pignoleria il compenso,peraltro.
Infine: fare televendite mi piacerebbe tantissimo,per la miseria.
Inchino e baciamano alla padrone di casa.
Ghino La Ganga
"Mi piace""Mi piace"
@Gala
Cara Mariangela, ti sembra molto male.
Ciò che traspare nel complesso leggendo quello che hai scritto è l’immagine di un uomo tutto sommato banale, “di una banalita carata sulla sua generazione”, ma che almeno sapeva far qualcosa.
Come se il ruolo in sè richiedesse poi chissà quale cultura, mentre richiede evidentemente capacità altre.
Compresa quella di sapersi far comprendere bene e al volo da tutti.
Eco, nel suo snobismo culturale da Bustina di Minerva, in TV avrebbe ammazzato e ammazzerebbe tutt’ora anche i più stoici.
Mi spiace, ma il post è scritto in modo piatto, con alcuni periodi troppo lunghi, una valanga di secondarie, privo di formattazione, comprese quelle separazioni tra paragrafi che aiutano e rendono più facile e piacevole la lettura.
Ma è il tuo stile e va bene così.
Le regole elementari della comunicazione (anche scritta) Mike le conosceva molto bene.
Baciotti. 😉
"Mi piace""Mi piace"
E perchè riediti i commenti?
"Mi piace""Mi piace"
@->Frap: Bene Frap, quando avrò bisogno di una consulenza per imparare a scrivere ed ad impaginare, ti chiederò consulto. Dato che il mio blog non lo legge e non lo apprezza nessuno, è evidente che non conosco le regole della scrittura comunicativa e dell’italiano bene come le conosci tu. A proposito, scusa, mi sfugge, il tuo blog qual è?
Baciotti.
"Mi piace""Mi piace"
OT (resto del web)
Adoro nell’ordine:
a) le fanciulle permalosette
b) la comunicazione chiara e diretta (ma non solo quella sul web, eh)
c) le gare a chi c’ha il blog più bello e più letto
a) è una mia debolezza, non posso farci nulla;
b) la profe sei tu, io faccio un altro mestiere. Nel quale comunque precisione, semplicità e miglioramento continuo servono e parecchio;
c) chi ti ha messo in testa che il tuo blog non lo legge e non lo apprezza nessuno? Io lo leggo e lo apprezzo e sono nessuno.
Ho un blog molto diverso da questo, ma con tutt’altro stile, fine e target (se fai click sul nick scopri la versione old).
Quello new non è proprio iscritto a BlogBabel o altrove, perché in definitiva non me ne può fregar di meno.
Per cui non c’è proprio gara, sorry. 😀
"Mi piace""Mi piace"
Cara G., non pensavo certo a te, mi scuso se ho ingenerato l’equivoco. Credo però che alcuni di quelli che lo rimpiangono abbiano contribuito ad incubare i selvaggi. Destino comune a molti rivoluzionari (in particolare quelli finti), sempre a rischio di essere scavalcati a sinistra (sinistra metaforica, s’intende).
"Mi piace""Mi piace"
ciao. Condivido parzialmente l’articolo: praticamente solo la chiosa. Umberto Eco secondo me non ha detto niente di significativo su Mike in quello scritto denigratorio e comunque uno come Eco non ha davvero i titoli per dare del “piccolo borghese” a Mike (siamo sempre li, è la storia della pagliuzza e della trave). Penso che su Mike ci sia un gap generazionale nella percezione mediatica del personaggio: ai trentenni non gliene potrebbe fregare di meno della sua scomparsa. Ai quarantenni un po’ di tristezza l’ha suscitata, questa morte.
salut
ps cmq ne ho parlato anch’io
http://www.cloroalclero.com/?p=2142
🙂
"Mi piace""Mi piace"
Tutti quelli più giovani di settant’anni hanno sempre visto Mike Buongiorno in televisione. Pochi altri personaggi possono vantare la stessa longevità lavorativa e presenza costante.
Si trattava di un professionista serio, che faceva bene il suo lavoro. Non aveva mai preteso di essere un maestro di vita o di insegnare qualcosa alle “masse”.
Questa pretesa la lasciava ad intellettuali vanagloriosi, che non valevano certo più di lui.
La vita finisce per tutti ed è finita anche per Mike. Una prece.
"Mi piace""Mi piace"
Concordo con Area, anche se, sinceramente, non condivido tutta la vostra acrimonia contro Eco: entrambi han fatto bene il loro lavoro, l’uno come conduttore di programmi di intrattenimento – e qui non lo batteva nessuno – e l’altro come semiologo, che lo ha studiato come si studiano i microbi sotto al vetrino.
Mike aveva una mentalità piccolo borghese (che poi non è un insulto, a casa mia) o comunque la incarnava perfettamente, con tutti i suoi tic e con tutte le sue virtù: era questa la sua forza e ciò che gli ha reso possibile entrare in sintonia con gran parte di questo paese per un lunghissimo periodo e diventare un pilastro della storia televisiva e sociale di questo paese. Riposi in pace.
"Mi piace""Mi piace"
Ti informo che quel cialtrone di Umberto Eco, autore del diario minimo che tutti gustammo non sapendo a che cosa sarebbe servito e soprattutto chi era quel tale che se ne sarebbe servito, fa morire, in una giustamente famosa e dal sottoscritto archiviata bustina di Minerva, Ottaviano Augusto all’età di 49 anni. Certo, magari l’ha fatta scrivere a uno dei suoi stuoini. Ma questo non lo fa meno cialtrone: non solo sfruttatore, ma anche noncurante di quel che scrivono gli sfruttati.
Scusa se mi sono permesso di intervenire: ma pare proprio che nessuno, dovendo parlare di Mike Bongiorno (che non è neppure obbligatorio), riesca a risparmiarsi la citazione del libriccino di Umberto.
Comunque, se non ti bastasse quanto dico a proposito del noto cialtrone, puoi cercare la sua traduzione degli esercizi di stile di Queneau e farti un’idea della sua inutile spocchia.
"Mi piace""Mi piace"
Chiedo scusa per il p.s. Ho provveduto a rascharlo.
"Mi piace""Mi piace"
Quello con la “mentalità piccolo borghese”, durante la seconda guerra mondiale, abbandonò gli studi e, conoscendo l’inglese, si prestò a fare da staffetta tra alleati e partigiani italiani, pur non avendo lui cittadinanza italiana.
La chiese e ottenne infatti solo nel 2003, quando da più parti se ne invocava la nomina a senatore a vita e si scoprì che non era tecnicamente possibile farlo, perché non era proprio cittadino italiano.
Catturato dalla Gestapo mentre faceva la staffetta fu condannato a morte.
Perquisito e scoperto come cittadino americano, fu allora spedito a S.Vittore dove conobbe Indro Montanelli. Che nella sua biografia ricorda come Mike, addetto alla lavanderia, si adoperasse nel far circolare i messaggi tra prigionieri con evidente rischio personale. Rimase a S. Vittore sette mesi e poi fu spedito a Mathausen da dove uscì grazie ad uno scambio di prigionieri USA-Germania.
Nel corso della vita ha avuto tre mogli diverse.
Uno con la “mentalità piccolo borghese” quantomeno curiosa.
"Mi piace""Mi piace"
Santo subito!
"Mi piace""Mi piace"
Ho letto ieri la fenomenologia di Eco, e me le ha fatte girare alquanto.
L’analisi in se è ineccepibile, quello che mi disturba è che Eco capisce benissimo che l’ uomo non è il personaggio, e dalla sua torre d’avorio lo sfotte perchè si pone al livello del proprio pubblico.
Credo che Mike abbia preso molto del suo personaggio dalla tradizione anglosassone di tendere ad un linguaggio semplice per divulgare meglio e raggiungere un pubblico più vasto.Il contrario della tradizione italiana di scrivere ad uso e consumo del principe e del suo seguito di “dotti”.
Eco, di qualcosa di sinistra!
@zerocold
Deduco che tu non cambieresti lavoro se ti offrissero 10 volte tanto.
Sarei davvero curioso di saperne il motivo.
"Mi piace""Mi piace"
@->Frap: Resto sempre stupita del fatto, caro Frap, che la definizione “piccolo borghese”, per un reatggio sessantottino immagino, automaticamente venga sentita come una specie di feroce insulto equivalente a “ottuso”, “meschino” o “reazionario” o peggio ancora “fascista”. Ci resto stupita soprattutto dato che piccola borghese, a voler essere precisi, sono pure io. In realtà la piccola borghesia è una classe sociale che ha una serie di preziose virtù: è concreta, attaccata al lavoro, dignitosa, senza troppi grilli per la testa e senza illusioni, essenzialmente pratica, per nulla portata ai colpi di testa ed alle rivoluzioni, e per questo, alle volte, un po’ troppo chiusa e diffidente nei confronti del nuovo e tendente a nutrire una pavida tendenza al conformismo. Tutto quello che hai citato della biografia di Mike conferma questo ritratto: un uomo che si è fatto da sè, che aveva ben preciso in testa, grazie probabilmente alla sua nascita americana (ma io ci metterei anche l’infanzia torinese), il senso della democrazia ed il rispetto per la Libertà. E capace anche – lo racconta nella sua biografia – di andare a pranzo con Einstein ed essere amico di Montanelli senza sfigurare, mentre magari molti di coloro che lo hanno sfottuto per una vita, perché in possesso di più alti titoli di studio e magari dirigenti Rai o Mediaset, non sono in grado di sostenere una conversazione nemmeno con un bidello di facoltà senza palesare tutta la loro tetragona ignoranza…
"Mi piace""Mi piace"
Ecco,quando penso a Umberto Eco mi vengono in mente le ultime righe della risposta qua sopra: sostituirei “tetragona ignoranza” con ” boria spocchiosa”, indi lo immagino al tavolo con un bidello di facoltà a pontificare.
In modo utilissimo, non c’è che dire: se Mike Bongiorno non ha avvicinato gente alla cultura,Eco,secondo me – e nonostante le copie vendute – ne ha respinta parecchia.
Concludo con una considerazione.
Se il settanta percento degli italiani vorrebbe essere a villa certosa a sguazzare con donnine,volendo implicitamente far tanti soldi, fregandosene della formazione data da una cultura profonda,secondo me non è colpa di Mike Bongiorno.
Nè è un merito di Eco se almeno un trenta percento pensa ad altro: anzi,con personaggi meno boriosi e pedanti di lui a pontificare e fare i soloni, è probabile che ad aprir libro, e a riflettere sulla condizione di questo paese, senza farsi trascinare da pulsioni di fine impero,ci sarebbero più connazionali.
Io resto un caso patologico,sia chiaro : amo le televendite.
Ed anche le ceste di libri a metà prezzo in autogrill, specie quando trovo “Il pendolo di Foucault”,con il prezzo in lire malcancellato, sotto alle opere di Moccia.
😀
Inchino e baciamano.
Ghino La Ganga
"Mi piace""Mi piace"
Non ho alcuna stima per U.Eco, che, intellettuale di mestiere, non ha speso una riga della sua boriosa sapienza per stimolare il mondo intellettuale sullo scempio italiano degli ultimi 20 anni. Mediocre letterato (carino il nome della rosa, anche se “liberamente ispirato” a Conan Doyle, fetentissimi gli altri) semiologo che non fa altro che rimasticare antiche tesi di Chomsky, di Bachtin, di Barthes, di Lotman ecc..non ha apportato alcun contributo originale alla cultura italiana.
Detto cio’: il termine piccolo-borghese, accostato a “mediocrità” ha un’accezione evidentemente negativa. Che ci potrebbe pure stare, ma personalmente, ritengo prioritario il pulpito rispetto alla predica e l’apporto di Eco alla “cultura contemporanea” gli conferisce “zeru tituli” per scrivere simili baggianate su Mike. Che andrebbe analizzato da una bel diversa prospettiva. Se proprio lo si vuole vedere sotto l’aspetto semantico-semiotico, direi che questo parere è molto piu’ serio:
“Ora che Bongiorno è scomparso, il professor Sabatini, docente di storia della lingua italiana all’Università di Roma, autore di un vocabolario e nel frattempo diventato presidente emerito della Crusca, spiega: «All’epoca in cui Mike trionfava in televisione, ai tempi della mitica “Lascia o Raddoppia?”, il 66% della popolazione italiana, e soprattutto al sud, era dialettofona, cioè parlava in dialetto. Mike aiutò gli italiani a parlare l’italiano, una lingua semplice ma ben comprensibile proprio a quella fetta di popolazione che ancora usava i dialetti». A parere di Sabatini, Mike Bongiorno fu «uno straordinario traghettatore verso l’italiano di massa. In quel contesto sociale e culturale, fu la persona adatta per andare verso il “basso”. Per far parlare l’italiano agli italiani ci voleva un semplificatore del linguaggio e Mike fu perfetto per questo compito». A proposito della polemica innescata da Umberto Eco, il presidente emerito dell’Accademia della Crusca afferma che fu sbagliata, perchè non comprese l’effettivo ruolo sociale e culturale giocato dal re del quiz. Mike Bongiorno non era mediocre, piuttosto era semplice, sottolinea lo storico della lingua. Alegra (saluto in lingua romancia)”
"Mi piace""Mi piace"
Allora, ripeto, la prima volta ti ho pregato di eliminare quello brutto, rifatto e che va con le ragazzine: mi fai fuori Michael Jackson.
Ora ti chiedo, per essere sicuro, quello basso e con i capelli finti che ha inventato la tv commerciale e mi fai fuori Mike Bongiorno… la prossima volta ti porto una foto! (una risata li seppellirà?)
"Mi piace""Mi piace"
Se a distanza di anni si discute di un saggio di Umberto Eco che compirà (il saggio) 50 anni nel 2011 significa che alcuni temi sono ancora attuali.
Vorrei ricordare che Eco, quando scrisse la sua Fenomenologia di Mike Bongiorno, fu criticato per aver affrontato in tono “serio” un tema frivolo.
Nessuno in Italia prima di lui aveva scritto un saggio su un personaggio televisivo, e a precindere dall’autorevole parere di Sabatini,vorrei ricordare che anche il maestro Manzi ebbe un ruolo nell’alfabetizzazione del nostro paese.
Eco è stato anche un pioniere dello studio della cosiddetta letteratura di massa, ossia di quei generi letterari minori che vanno dal romanzo poliziesco sino al fumetto.
Se oggi nel nostro paese si scrivono saggi persino sui “Simpson” lo si deve anche all’approccio pionieristico di Umberto Eco e questo è un suo indiscutibile merito storico.
"Mi piace""Mi piace"
Ragazzi,sto leggendo qua e là che Mike Bongiorno…quindi la tv commerciale…quindi Mediaset…quindi Berlusconi…
per carità non facciamo i tipici italiani per cui la colpa è sempre degli altri.
Il motivo per cui siamo in questa situazione del cazzo,e abbiamo questo Governo del cazzo,e abbiamo questa informazione del cazzo,è colpa solo NOSTRA.
La tv commerciale non è altro che uno o più canali,grazie a Dio gratuiti,che trasmettono messaggi “di partito” secondo le volontà di Berlusconi.E fin qui ci siamo.Poi i discorsi su rete4 e l’antitrust sono un altro paio di maniche,ma la verità è una sola,e SFIDO CHIUNQUE A DIRE IL CONTRARIO.
Alle urne chi c’è andato?NOI
Chi ha votato Berlusconi?NOI
Chi gli ha permesso di fare tutto quello che ha fatto?NOI
Chi si beve tutte le cazzate che racconta?NOI
Chi si beve tutte le cazzate che racconta Mediaset?NOI
E quindi… che cazzo c’entra Mike Bongiorno? Se siamo un popolo di imbecilli,la colpa è solo nostra.
Ora,lo so che molti di voi stanno già scrivendo “io non l’ho votato”.Neanch’io l’ho votato.Voi non l’avete votato.Tutti i miei amici non l’hanno votato.Tutti i vostri amici non l’hanno votato.La gente per strada non l’ha votato.Non l’ha votato nessuno.Neanche la figlia l’ha votato.Forse non si è votato neanche da solo.Eppure ha vinto le elezioni.
Oppure le ha vinte con un voto solo… quello di Mike Bongiorno.
Ma per favore…
"Mi piace""Mi piace"
Dunque, ripeto: il sig. Eco Umberto ha fatto morire il sig. Ottaviano Augusto all’età di 49 anni. Nessuno si scandalizza di questo fatto, neppure se viene dal fustigatore dell’altrui mediocrità? Nessuno ne inferisce che il sig. Eco è un cialtrone cui si sarebbero dovuto tagliare la lingua e le falangi? Nessuno ha presente di quale esempio allo scopo di sostenere quell’immane cazzata che è la tesi di Lector in fabula, libro citato da 1000, comprato da 100, letto forse da 10, Eco compreso?
Beh, si capisce. Idolatrato una vita senza saperne un cazzo, ora non torna comoda l’ipotesi che si tratti di un cialtrone negriero sfruttatore di sigg. Trains.
"Mi piace""Mi piace"
Sig. Guido di Tedeschia, si lasci dire una cosa. Quel “noi” è molto circoscritto, sa? Qualcuno non ha bevuto neppure mezza delle cazzate di Berlusconi, ma non solo qualche volta non gli ha votato contro, standosene nel suo lit douillet le jour du 14 juillet, ma qualche altra volta gli ha votato, sia pure indirettamente, a favore.
E’ uno spettacolo istruttivo vedere quanta bile è uscita, e continua a uscire, a 15 anni di distanza, dalla gioiosa macchina da guerra.
Ecco, questo è un merito di Berlusconi. Avere smascherato la suponnenza iraconda dei superiori antropologicamente è un indiscutibile merito.
A Lei va riconosciuto il merito di aver tirato qualche conclusione. Non tutte quelle che dovrebbe, ma alcune sì. Pensi un po’ come stanno messi quelli che Lei, a ragione, rimprovera.
"Mi piace""Mi piace"
Tanti libri osannati dalla critica sono pieni di cavolate. Molti “maestri del pensiero” sono furbacchioni: sanno bene che pochissimi leggono i libri che comprano.
Gli stessi critici letterari danno, a volte, l’impressione di non aver letto il libro di cui stanno parlando.
Con queste premesse si può fare benissimo a meno di ricontrollare il lavoro degli sfruttati, che scrivono per un misero tozzo di pane.
"Mi piace""Mi piace"
Sulla piccola borghesia si potrebbero dire altre cose, in verità.
M.B. rappresentava la mediocrità; oggi c’è l’auto rappresentazione della mediocrità.
"Mi piace""Mi piace"
@>red. cac. e tutti: A me Umberto Eco piace (come autore, non ho mai avuto l’occasione di conoscerlo di persona). Mi sono piaciuti i suoi primi due romanzi :magari non grandi opere da nobel, ma giocattoloni molto divertenti e superiori nell’impianto di gran lunga ad altre stupidaggini stratosferiche tipo “il codice da Vinci”, e trovo che alcuni suoi saggi, come “il Superuomo di massa” o “Apocalittici ed Integrati” vadano letti, non solo perché credo che alcune intuizioni di metodo e di analisi siano ottime, ma anche perché sono testimonianze di un’epoca che servono per capire un periodo. Non lo considero un “mito” come autore semplicemente perché, di carattere, ho una congenita incapacità di avere dei miti: siamo tutti esseri umani, via, e qualche cazzata prima o poi la si dice e la si scrive; alle volte, vedere che qualcuno prende un solenne granchio fa persino bene al cuore, così ridiventa umano e il lettore medio si sente meno angosciato, e mi pare un po’ ingiusto – e anche metodologicamente scorretto – usare un errore isolato che può essere una svista per desumere che Eco (o un’altra persona a caso) nel complesso sia un cretino.
Tutto il livore che sento nei commenti, però, mi lascia stupita. Tanto quello nei confronti di Eco che quello nei confronti di Mike Bongiorno, che erano/sono entrambi due personaggi con dei lati simpatici e altri meno, come tutti noi. Non si può accettare questo fatto, lodarli per i lati che ci piacciono di loro, criticare apertamente quelli che non ci piacciono, senza per forza comportarsi sempre e su tutto come se fossimo ad uno scontro fra opposte tifoserie? 🙂
"Mi piace""Mi piace"
Carissima Gala, sono totalmente d’accordo con te. 😀
"Mi piace""Mi piace"
galatea, sottoscrivo pienamente il tuo ultimo commento ai commenti… sono un utente televisivo attivo e, sforato il mezzo secolo confesso di non aver mai visto una trasmissione di Mike Buongiorno; non amo il genere, (anche oggi lo trovo noioso), non trovavo particolarmente simpatico il personaggio e la corte dei concorrenti, credo che anche il suo passaggio come conduttore a Sanremo sia passato del tutto inosservato agli occhi della mia famiglia (dai nonni in poi)… nessuno poteva essere tacciato di “intellettualismo” o altro, semplicemente, “antropologicamente” nessuno di noi ha mai trovato interessante la cosa… riconosco la professionalità del personaggio, non escludo che la sua azione possa avere avuto esiti per alcuni positivi, per altri negativi sulla formazione del’Italia odierna… confesso che i funerali di stato mi sembrano un poco troppo
il viscerale attacco a Eco, [ha scritto e detto cose buone e meno buone e pare che all’estero, in sedi qualificate, sia apprezzato (o è arte del suo ufficio stampa?)], sembra nascondere una acrimonia indistinta (tanto oggi si appiattisce tutto) verso chi svolge un lavoro intellettuale che viene ritenuto non indispensabile perche non produce subito e tangibimente (capisco di riferire una analisi ovvia e scontata)… e questa atmosfera si respira sempre di più… o erro?
(speriamo di non aver fatto errori sintattici, grammaticali, di battitura e di non essere incorsi in utilizzo improprio di termini, perché se fanno le bucce a Umberto Eco a “me mi” distruggono!)
"Mi piace""Mi piace"
x Galatea: ma no, non è questione di “tifoseria”. E’, come ha detto un tuo commentatore, questa fregole di voler citare “per forza” il saggio di Eco per parlare di Mike, quando dell’appiattimento del linguaggio e della “mediocrità televisiva” ne aveva parlato quanto bene Pasolini, avendo la classe di non personalizzare la cosa su un personaggio che gli stava sulle palle. Cioè: le centinaia di articoli che citano Eco, mi sanno di conformismo (non è rivolta a te la critica, è generalizzata). Cmq ho sviluppato quest’idea qui:
http://www.cloroalclero.com/?p=2161
se ti va di leggerne.
ciao.
"Mi piace""Mi piace"
Cara Galatea, nessun livore nei confronti di Mike Bongiorno. Appartiene a un mondo che non m’interessa. Come dice un tale, “je suis un bon vivant, ça ne me concerne pas d’étreindre des squelettes” (la fille à cent sous). Ma far morire Augusto a 49 anni non è un solenne granchio, è segno di una ignoranza apocalittica e mai più integrabile. Perché se uno è specialista in dark ages, cianci delle sue tenebre: nel buio si vede niente, e tutto. Ma se si inoltra in territori sconosciuti per dire “guarda ‘sto tipo: si direbbe, la sua, una vita interminabile, e invece aveva solo 49 anni quando ci ha lasciato il peluffo”… beh, è grave. Sono 77 anni di impegno eccezionale fino all’ultimo giorno, tanti persino oggi, e solo la ruffinaeria italiota può fingere di non sapere.
Potrei fare una sfilza di esempi, ma basti quello di Angelo Guglielmi, con la sua epica attribuzione (comprensiva di predicozzo agli ignornanti) del Llanto de Ignacio a Pablo Neruda.
Ma far morire Augusto a 49 anni, lui che vince una guerra civile di 12 anni, a 32 ha conquistato il mondo, a 40 ne è padrone indiscusso, e poi, per altri 35 circa, durante i quali “velut grave multo sanguine corpus parte semper alia rumpebatur” si sforza di dare una forma, oggi diremmo una costituzione ad un organismo che solo lui e suo zio avevano concepire… e tu lo fai morire con 28 anni di anticipo? Stiamo scherzando? L’ipotesi cialtronesca vera e propria (la bustina l’ha scritta un coglione) aggrava la situazione: sfrutta i poveri diavoli, se li cerca ignoranti in modo che non gli facciano ombra, infine non controlla quello che scrivono per lui. Ma è tutto molto più semplice: ha fatto il negriero, egualitario e democratico, figurarsi, e per lui i 49 anni di Augusto andavano bene.
Due parole su Il nome della rosa: il cipriota autore del libro plagiato da Eco (ne parlò allora anche repubblica) perse la causa, io credo, per due ragioni: perché girarono quattrini e perché Eco stesso, se hai letto con attenzione quel che dice in apertura e chiusura del libro, e parve una provocazione, si mette in certo senso al riparo, almeno con giudici benevolenti.
Se però leggi (o rileggi) le pagine autobiografiche del Pendolo, quelle in cui si lascia andare, nei panni di Belbo, a sbrodolate autobiografiche di tenore stilistico imbarazzante, noterai la disarmante e al tempo stesso dolorosa impotenza espressiva (come definì Contini quella del Carducci), tanto sono liceali le note elegiache.
Di Eco non bisogna poi dimenticare gli sgrugnoni sul muso che si ebbe da Georges Steiner (quello sì, uomo di cultura vasta e profonda) quando volle, sempre nel suo cortile di casa, cioè su Repubblica, contestarne in sordina alcune tesi… sperando che a Steiner la cosa sfuggisse. Non fu così, e la replica sprezzante di Steiner (che Repubblica dovette pubblicare) lo lasciò in sia pur metaforiche mutande.
Ciò non significa che Eco non debba piacere, così come un pallone gonfiato può essere spettacolo piacevole quando si leva alto nel cielo, soprattutto se policromo (= camaleontico) come Eco, purché non si dimentichi che si tratta di un pallone gonfiato: una puntura di spillo, anzi d’insetto, e non c’è più.
E la risibile spocchia, con penoso naufragio, di tolerance.it, dove mise al lavoro alcuni dei suoi satelliti al solo scopo di sfruttare le polemiche post 11 settembre per mettere su un cantiere volto ad affermrne la fama sul web?
Che cosa resta poi, se non qualcosa di cui vergognarsi, di quanto scritto come militante del gruppo ’63, quando credevano che i computer sarebbero serviti a scrivere meraviglie poetiche?
Nessuna acrimonia (io non foraggio Eco da quasi 30 anni e non credo che lui sia indifferente a questo discorso): si rileva come Eco e Bongiorno siano due facce della stessa medaglia, della faciloneria con cui gli italici cor amano crearsi dei miti.
Infine: a legger Dante o i tragici greci c’è da rompersi la testa, ma qualcosa ti resta, anzi, diciamolo, ne esci diverso; con Eco te la rompi (insisto su Lector in fabula) per scoprire ch’è più istruttiva la settimana enigmistica.
Del resto, son solo pareri. Quel che più conta, per me ma anche per lui, non foraggiarlo.
p.s.
Sig. Train: non provi neppure a leggere. Non avendo Lei una testa da rompersi, non vorremmo che Le si spaccasse il counter.
"Mi piace""Mi piace"
E’ un p.s., ma come vedi lo metto qui, fatto ormai esperto.
Non vorrei sembrare accecato da furore (anche perché virtù contro a furore prenderà l’armi e gli farà un culo così) ma non ho ovviamente mai pensato che si possano paragonare Eco e l’autore (modestamente ne ignoro il nome) del codice da vinci, ch’è robaccia scritta per il volgo alfabetizzato. Non mi sognerei mai di mettere Eco a questo livello: non son granché furbo, ma neanche sono un sig. Train.
"Mi piace""Mi piace"
Un altro p.s. (scusa)
Se vuoi farti un’idea di come in Eco la spocchia si sposi alla vacuità, leggi la prefazione a Homo ludens di Huizinga. Solo questi due mala pessuma ac inter se divorsa possono partorire una prefazione così stupida.
Anche qui, sig. Train: sappiamo che l’autunno del medioevo è robaccia per gente che ha studiato sul Sapegno. Non infierisca, ci ha già maltrattati con Marc Bloch e le sue (sue di Lei, ovviamente, non di Bloch) acute considerazioni sui re taumaturghi.
"Mi piace""Mi piace"
@->Red.Cac.: Pensa te, invece, io metterei proprio Dan Brown (autore del Codice da Vinci) e l’Eco scrittore nella stessa categoria: nel senso che, anche se più colto e certamente più preparato l’uno, più grezzo e ignaro il secondo, scrivono però prodotti affini: romanzi “di massa”, che sono costruiti con tecniche di alto artigianato per conquistare il grande pubblico. C’è una leggera differenza di target: Eco – che è europeo – ha puntato sulla fascia di pubbico medio-alta, culturalizzata (con tanta voglia di sentirsi superiore per questo) e, appunto, dotata di gusto “europeo” quindi titillabile anche con vere citazioni colte; Dan Brown, americano, sul grande pubblico e basta, quello che se sente citare Bernardo di Chiaravalle pensa che sia l’inventore di un amaro.
Forse non riesco ad appassionarmi tanto nella querelle anti-Eco perché non l’ho mai considerato un “mito” o un punto di riferimento assoluto: ho letto i suoi scritti, alcuni mi sono piaciuti, altri meno, altri decisamente no; trovo che, come scrittore, sia parecchio sopravvalutato (secondo me usa la lingua come quelli che scrivono le istruzioni per obliterare i biglietti del bus), ma, ecco, per tornare al paragone con Mike, di Eco si può dire la stessa cosa: è un ottimo professionista nel suo campo e comunque un personaggio i cui scritti bisogna aver letto, anche se dopo li si possono giudicare sopravvalutati.
Forse quanto morirà faranno un funerale di Stato anche a lui.
PS: Va riconosciuto se non altro a Eco un merito: dopo anni passati a far teoria sulla comunicazione di massa, quando ha scritto un romanzo ha saputo farne un best seller mondiale, cosa non riuscita ad altri suoi colleghi intellettuali. Il che, almeno, dimostra che, al contrario di tanti altri, ha saputo applicare bene le tecniche che aveva studiato ed individuato, e quindi, nel suo, i gusti e le manie del pubblico le ha sapute capire bene. Tanto di cappello, eh. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
Su quest’ultima Sua osservazione non posso che dirmi assolutamente d’accordo. In questo senso Eco è stato bravissimo, e gli va riconosciuto il merito di aver interpretato lo spirito dei tempi. Un po’ meno Sanguineti, che infatti, almeno a quanto mi risultava non molto tempo fa, non gli rivolgeva neppure più la parola.
Ma proprio per questo solo una persona intellettualmente disonesta per nascita, per vocazione per DNA come Eco poteva approfittare di un personaggio ingenuo fino al candore, a volte un po’ contaballe, ma fondamentalmente onesto come Bongiorno per aprirsi la strada al successo, la sola cosa che sta veramente a cuore al buon Umberto.
p.s.
D’accordo anche sul parallelo fra Dan Brown (cribbio, mi hai rimesso in testa il nome!) e Umberto Eco. Insomma, qui son d’accordo su tutto. A me è diventato insopportabile quando ha cominciato a trattare con disinvoltura, a volte con arroganza, scrittori che per lui debbono essere sempre e soltanto dei miti da adorare in silenzio. Il tempo finirà di fare giustizia, perché l’opera è già cominciata.
Ah, dimenticavo: a Bologna si dice che anche lui non sia un papi da niente.
"Mi piace""Mi piace"
“Il nome della rosa” è uno dei migliori libri gialli che ho letto. Umberto Eco è un buon artigiano della scrittura, che confeziona anche buoni prodotti.
Quella che viene contestata è l’idea bronzea e mortuaria della cultura, tipica dello straprovincialismo di tanti “intellettuali”, che Eco ha finito per cavalcare ed incarnare.
Non può risultare simpatico l’intellettuale saccente e snob, che guarda tutti dall’alto in basso, perché lui è e gli altri non sono un ca…
Rifiuto di pronunciarmi su Dan Brown e sul “codice”. Soldi buttati.
"Mi piace""Mi piace"
Condivido tutto. Devo solo aggiungere che il problema di quel libro `che la trama è un plagio, e il cipriota plagiato non vinse la causa perché il famoso dialogo nel suo libro era molto più breve e non all’altezza delle ambizioni filosofiche di cui Eco rivestì abilmente la plagiata (appunto) trama gialla.
"Mi piace""Mi piace"