Scusa, ma non ti chiamo amore

Allora, bisogna pensare ad uno slogan d’effetto.”

Sì”

E poi al dibattito, mi raccomando, voglio i nostri supporter tutti in prima fila.”

Certo.”

E i volantini…bisogna che li distribuiamo il giorno prima, altrimenti la gente si dimentica la data e non viene…”

Ok.”

La stampa, poi, ehi, bisogna ritelefonargli..ché li conosco, quelli, se non glielo ricordi sono capaci di non scrivere nemmeno una riga…”

Efficentissima.

Nino lo sa che lei è così. Dàlle una mischia in cui buttarsi, e ci si butta. Le piacciono le sfide. Ci si diverte.

Le ha chiesto di aiutarlo. Lei lo ha preso in parola. Dalla sera che hanno fatto l’amore, la campagna elettorale ha iniziato ad organizzarla lei. Strano: non lo ha mai fatto prima, ma sembra che nella vita non abbia mai fatto altro.

Ha convocato i Piddini. Tutti. Quelli della fazione di Nino, almeno. E poi anche gli altri. Per spiegare che lei non voleva la guerra, ma se rompevano l’anima avrebbero avuto a che fare con lei, e non gli conveniva. Poi ha raccolto i loro, ha diviso i compiti, spiegato la strategia, organizzato i turni. Si è presa una mappa di Spinola e- zàc, zàc, zàc!- con un pennarello ha diviso le zone. Poi ha tirato fuori i numeri di cellulare dei cronisti locali, e li ha convocati per dare l’annuncio della candidatura di Nino alle primarie. Poi ha fissato un calendario per le riunioni organizzative, ha chiamato tutti i conoscenti, diviso i probabili supporter in liste, in base all’età, la professione, il ruolo sociale; stilato un elenco di gente da contattare perché vengano ai seggi e una serie di altre persone che possono essere utili da avere dalla propria parte in ogni quartiere. Poi ha chiamato ad uno ad uno i negozianti, strada per strada, e le associazioni di categoria, e le associazioni di volontariato, e quelle sportive, e in pratica chiunque possa gestire un pacchetto di voti o abbia una qualche influenza in paese. Poi lo ha portato a fare shopping, perché le giacche che porta lui, ha detto, non si possono vedere. Gli ha fatto rifilare la barba, svecchiare il taglio di capelli, gli ha insegnato che non deve sedersi gobbo, mangiare le parole, guardare per terra quando risponde ad una domanda. Poi, dopo l’ultima raccomandazione, s’è fermata di botto, lo ha fissato negli occhi smarrita e gli ha detto: “Madonna, sono insopportabile vero?” ed è scoppiata a ridere e lo ha baciato.

Dopo la notte trascorsa assieme non si sono parlati granché. Lei non gli ha chiesto niente, né impegni né promesse. Non fa parte del suo carattere, lo sa. Non ha nemmeno preteso un “ti amo”, perché è una frase che, non sa perché, le sembra irresistibilmente buffa.

Così lui, per non apparire troppo ridicolo, non l’ha detta, anche se ce l’aveva lì, sulla punta della lingua. Con lei le cose da dire gli rimangono spesso a metà: ha paura che a buttarle fuori si spezzi l’incantesimo, e lei voli via, lontano.

Però adesso, che lei chiude il telefonino di scatto, dopo aver arronzato la copisteria che non ha ancora consegnato i volantini, le va vicino e la abbraccia, quasi di sorpresa, prima che possa opporre resistenza.

La stringe e le sussurra in un orecchio: “Ti voglio bene!”

Lei rimane interdetta, come se la cosa la stupisse, davvero.

Poi si scioglie in un sorriso e risponde: “Anche io.”

Non serve altro, basta così.

5 Comments

  1. molto delicato nella descrizione dei sentimenti; spesso, quanto meno i sentimenti sono dichiarati, tanto più sono belli e vivi.

    ed è vero che le donne spesso hanno una pragmaticià maggiore…e il pensiero mi va alla defunta Teresa Sarti, moglie di Gino Strada, la grande e infaticabile organizzatrice, seppur lontana dalla ribalta, di Emergency.

    complimenti…questo “quadretto” mi è molto piaciuto.

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