Internet, Riotta e il giornalismo “serio” che si fa pagare

Non vorrei che ‘sto blog diventasse una Riotteide, ma ieri sera non me lo potevo proprio perdere, dalla Gruber, il puntatone con il Gianni, Zoro e Nicholas Negroponte, perché si doveva discutere di internet e di “libertà delle rete”. Oddio, intitolare così un programma di mezz’ora è come sperare di riuscire a leggere tutto l’elenco telefonico di Milano nei dieci minuti della pausa pranzo, ma se internet è internet, la tv è la tv e questo sse po’ fa’. La parte più interessante del programma però, non è stato il dibattito, ma come si è svolto: nelle pieghe del non detto, si potevano individuare a colpo d’occhio i pregiudizi che impediscono all’Italia di usare la rete al meglio, e l’atavico ritardo di mentalità che questo paese continua ad avere nei confronti del progresso.

Prendiamo Riotta. Già da come si presentava, si capiva quasi tutto: stava là con l’espressione triste da intellettuale incompreso ma disposto a sopportare il pressappochismo del volgo, che, per definizione, non capisce una mazza. Un misto di sofferenza e di insofferenza, di “adesso ti spiego” e “tanto è inutile spiegare perché non ci arriverai mai”, che è l’unico tipo di rapporto instaurabile, qui da noi, fra chi pensa e chi legge. Ha cominciato chiarendo che lui contro internet e contro la sua libertà non ha nulla; anzi, usa la rete da quando la rete c’è è e anche da prima, in omaggio al sano principio che se uno deve dire qualcosa di razzista comincia sempre col premettere che alcuni dei suoi migliori amici sono ebrei, neri, gay o meridionali. Poi, subito dopo, ha spiegato che bisogna però riformare l’algoritmo di Google per avere una classifica di qualità per i post e chiudere i “siti dell’odio”. Il che è magari condivisibile, per carità, ma un po’ vago: perché, a seguire l’esposizione di Riotta, pare che Google debba inventarsi un filtro un po’ “mafioso”, che automaticamente metta in capo gli articoli di Riotta o di chi lui giudica e certifica come intelligente, e blocchi invece non solo i blog in cui si inneggii allo sterminio dei neri, ma pure chi cazzeggia in Facebook postando come status: oggi ucciderei tutti i miei vicini di scrivania perché c’ho la luna storta.

La Gruber s’è sentita quindi in dovere di passar la parola a Diego Bianchi, convocato in quanto blogger, in quanto ggiovane e in quanto, pareva di capire da come veniva presentato, divertente e folkloristico, come tutto ciò che proviene dal guazzabuglio della rete. A riprova che Bianchi alla Gruber sembrasse irrimediabilmente “strano” c’era il modo in cui veniva introdotto (due volte gli ha dato la parola, e due volte la stessa manfrina): “Ecco, Diego Bianchi, un blogger, in arte “Zoro”… “Zoro”? Con una sola erre? Sì? Proprio così, “Zoro”?…” E via a ripetere il nick con fare perplesso, come se scegliere come nome d’arte Zoro, ancorché con una sola erre, fosse proprio una roba stramba, degna di quegli svitati che stanno sul web, mentre se uno si sceglie come pseudonimo Platinette o Jovanotti, la Gruber lo intervista ed introduce senza una sola smorfietta di stupore.

Diego Bianchi-Zoro con una sola erre ha provato a ribattere a Riotta ed acquistare credibilità agli occhi dei telespettatori dicendo che lui, prima di essere Zoro e blogger, per anni aveva lavorato come sviluppatore per un motore di ricerca, quindi qualcosina di più di Riotta su come i motori di ricerca ed internet funzionano lo sapeva da tecnico; ha cercato pure di far notare che i siti d’odio di cui Riotta tanto si preoccupava sono in realtà presenti anche fuori da internet, e che se Google mette ai primi posti i siti dove si vedono scivoloni e video buffi, questo è perché da sempre, e non solo sulla rete, quelli che si divertono a vedere scivoloni e figuracce sono più, per dire, di coloro che ricercano l’opera omnia di Proust in edizione critica e lingua originale. Al che Riotta lo ha zittito, lo Zoro con una sola erre, dicendo che lui – Riotta – sulla rete ci stava da anni, e quando aveva cominciato a navigarci su il povero Diego Bianchi, non ancora Zoro e quindi del tutto privo di erre, stava sui banchi di scuola. Il povero Diego Bianchi-Zoro con una sola erre, è stato anche bravo a non rispondere con un immediato vaffanbrodo (anche lui con una sola erre), sennò magari Riotta usava la cosa per dimostrare che internet è davvero piena d’odio, mentre sarebbe più corretto dire che certi intellettuali, su internet e fuori, farebbero girare i santissimi pure ai monaci zen.

Tutto il gustoso siparietto si svolgeva sotto lo sguardo allibito di Nicholas Negroponte, che sembrava domandarsi se per caso fosse capitato in una realtà molto più parallela di quella virtuale cui è pure abituato o, più semplicemente, l’interprete che gli traduceva in simultanea avesse preso una balla colossale e gli stesse riferendo il dialogo di un film di Gianni e Pinotto. Accortosi che i due invece facevano sul serio, o per lo meno sul serio faceva Riotta – il povero Zoro aveva perso la erre e anche la volontà di replicare – ha cercato di riportare la discussione su ciò che interessava a lui, e cioè illustrare il progetto che consentirà di portare alle scuole africane computer che costano pochi dollari, si caricano a manovella e permettono ai bambini sperduti di imparare a leggere, scrivere e navigare in rete dai loro villaggi.

Ma Riotta, ripresa la parola, ha liquidato l’informazione con una blando cenno di interesse, come il turista che, messo davanti alle piramidi d’Egitto, dica: “Mbe’ sì, carucce…”. Quello che infatti gli premeva era tornare sul problema dei post in rete, e soprattutto dei blogger che si credono giornalisti, mentre i giornalisti sono solo quelli veri, e cioè quelli come lui, Riotta. Per spiegare che un blogger non si deve montare la testa, ha argomentato che per fare giornalismo serio è necessario essere professionisti, cioè, in pratica, far pagare al pubblico gli articoli che si scrivono. Il blogger, ha detto, mica può seguire la rivoluzione in Iran come un vero giornalista, perché il vero giornalista, per seguire la rivoluzione ha bisogno di una redazione dietro (e, pareva implicito, di una suite in un grand hotel); sennò, se va allo sbaraglio come certi blogger degli ultimi tempi, finisce ammazzato (Oddio, magari a finire ammazzati sono quelli come la Alpi e la Cutuli, cioè giornalisti o blogger che seguono le notizie dal vivo e non si limitano a guardare la CNN dall’atrio del loro hotel, ma lasciamo correre). Siccome le redazioni costano, è evidente, sosteneva il Riotta, che l’informazione di qualità è esclusivamente quella di chi fa pagare al lettore un prezzo. Una visione, lo ammetterete, interessante, perché, allargandola al di fuori del web, si dovrebbe desumere che manco la Gruber, conduttrice di un programma offerto gratuitamente al telespettatore perché finanziato dalla pubblicità, fa vero giornalismo. Anzi, a ragionarci meglio, verrebbe da desumere che la punta massima del giornalismo italico e del vero professionismo è un videoeditoriale di Minzolini.

Zoro ormai non era soltanto senza erre, ma pure senza parole. Quanto a Nicholas Negroponte, be’ lui si è limitato a sorridere, guardando Riotta, poi la Gruber, poi di nuovo Riotta. Probabilmente stava prendendo nota del fatto che la prossima volta i computer a costo ridotto non è il caso di mandarli in Ghana o in Perù, ma qui da noi. Così i bambini, divertendosi a trovare su Google post a cazzo di cane, almeno eviteranno, in futuro, di leggersi quelli di Riotta.

20 Comments

  1. “ha argomentato che per fare giornalismo serio è necessario essere professionisti”

    Questo fa decisamente a pugni con molte delle cose che ho visto in alcune redazioni….

    Bel post Galatea.

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  2. dico, bisognerebbe leggerlo al telegiornale, ‘sto post.
    ma forse il famoso giornalista professionista mica lo capirebbe, e mia suocera manco.
    forse è il caso di dichiarare la dicotomia dell’informazione, da una parte i giornalisti professionisti che guardano la cnn in albergo, dall’altra quelli che stanno lì con l’elmetto e postano il pezzo sul palmare per mandarlo in redazione e sul twit o sul blog, insieme a quelli che commentano i contenuti (User Generated Content, lo sanno?) e ne scrivono di propri.
    a parte le battute, sono veramente convinto che il riotta, sedicente intellettuale illuminato e liberale, stia lì a proteggersi il cadreghino (ho già detto, vogliamo parlare del suo tg1?) e ripararsi dal meteorite come i dinosauri.

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  3. fammi capire. Nei giorni in cui google toglie i filtri di censura in cina Riotta li chiede in italia. Ma sono filtri all’italiana, non è che censuriamo, è che se non sei nessuno sei a pagina 234. Immagino che poi per poter essere in cima a google italia bosognerà avere le amicizie giuste, così finalmente Riotta sarà contento: ripristinata la normalità.

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  4. fammi capire. Nei giorni in cui google toglie i filtri di censura in cina Riotta li chiede in italia.
    Ma sono filtri all’italiana, non è che censuriamo, è che se non sei nessuno sei a pagina 234. Immagino che poi per poter essere in cima a google italia bosognerà avere le amicizie giuste, così finalmente Riotta sarà contento: ripristinata la normalità.

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  5. La verità è che al buon Gianni non va proprio giù che ci sia gente capace di emergere solo perché sa scrivere ed è semplicemente giudicata dai suoi pari, mentre a lui è toccato leccare ogni tipo di culo. Ma accanirsi è inutile. Non ci arriva. La rete, per lui e i leccaculo come lui, è quanto di peggio possa esistere.
    Ed è per questo che provano in tutti i modi a fermarla… poveretti..

    Brava Galatea, post superbo come sempre 😉

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  6. Che dite gli regaliamo a Riotta una copia di “Bel Ami” di Guy De Maupassant, così si rinfresca la memoria sull’operato dei così detti “veri giornalisti ” e i rapporti d’interdipendenza tra stampa, politica e affari… non credo che le cose siano poi così tanto cambiate d’allora…

    un consiglio anche una rifrescatina sul caso Dreyfus … il je Accuse di Emile Zola e una spruzzatina di Jean Jaures che non guasta (fu letteralmente massacrato da alcuni giornalisti per il suo Pacifismo convinto.. non solo previde la natura planetaria del I conflitto, ma anche la rivoluzione bolscevica e la reazione ossia Mussolini e Hitler… venne assassinato il 31 Luglio del 1914 da un invasato armato probabilmente dalla campagna d’odio e di calunnie nei confronti di Jeures a torto ritenuto un agente tedesco).

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  7. Ho seguito in Rete il dibattito che si è aperto in questi giorni e mi sento di dire che le parole verità e libertà suonano stonate quando l’argomento è la pagnotta.
    La crisi, non mi riferisco solo a quella economica, presenta un conto salato: si può prender tempo, divagare e provare una soluzione last minute, finchè non si arriva al cuore del problema non si risolve.
    Credo che cercare la differenza tra il mondo reale e il Web sia un esercizio inutile, perchè in entrambi i casi abbiamo la possibilità di *pesare* quanto viene detto o scritto, e credo infine che la vera novità sta ancora oggi nelle persone: in loro sta la capacità di cercare verità e libertà – conciliandole, se possibile, con la pagnotta.
    Complimenti per il tuo bellissimo blog
    Grazia

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  8. Che dire: un post straordinario!
    C’è una cosa che più di tutte invidio a te e ad altri blog è quella di riuscire a seguire queste trasmissioni in tv; parlo dei talk in particolare, ma anche i telegiornali, persino riuscire a leggere certi giornali è per me un’impresa abnorme, superiore alle mie capacità.
    Io non riesco nemmeno ad arrivare alla fine dei titoli di testa di un tg; e invece in rete c’è chi ha registrato, commentato e, ovviamente, criticato gli editoriali di Minzolini: straordinario!
    Io riesco a sopportare gli insulti personali, come ha fatto il buon Zoro, ma non lo stupro della realtà e della logica: è più forte di me, non resisto, la sento come una violenza fisica personale.
    Ti invidio, non lo nasconde: sei una grande!

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  9. l’ho appena visto…come al solito i 2 giornalisti “professionisti” si preoccupano di tutelare la propria lobby… ha detto bene Bianchini, che la rete è come il mondo,credo invece che la tv e i giornali stanno perdendo questa caratteristica.

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  10. Sole 24 Ore? Quindi non uno di quei giornali che nei loro siti piratano costantemente contenuti “presi dalla rete” (e quindi res nullius, ovvio) e soprattutto fanno quegli imprescindibili servizi sulla modella in bikini etc? Ah sì? Proprio loro? Ma tu pensa…
    Quella che di giorno chiami con disprezzo “blogger dilettante”/
    quella che di notte rende il tuo portale ben più piccante!

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  11. Sono del parere che tutti possiamo usare la rete per quanto si è portati a fare. Sono dell’avviso, però, che deve essere usata con i criteri dell’educazione, quindi no a tutto ciò che inneggia al male. Pertanto il mio pensiero è quello che Gianni Riotta non ha detto parole sbagliate, mi pare che il giornalismo sia anche infondere rispetto e dare ai lettori un elemento culturale di crescita.

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  12. @Ave: il mio pensiero, invece, è che Gianni Riotta dice delle parole inconcludenti, mischiando in una gran brodaglia delle cose che sembrano idee, ma che in realtà sono dei discorsi che servono a mascherare una buona dose di classismo e molta fifa. Se seguivi il programma, lui di “educazione” non ha proprio parlato, non la metteva nemmeno in conto: semplicemente pare convinto che ad usare internet come “autori” di post in rete dovrebbero essere solo coloro che hanno una qualche patina di ufficialità (hanno alle spalle un giornale, una università, etc) e il motore di ricerca come lo sogna lui è solo un filtro che mette a capo pagina solo chi ha titoli ufficiali, relegando nelle retrovie chi non ne ha: tutto il resto della gente dovrebbe limitarsi a leggere e anche poco a commentare, perché tanto non può produrre altro che immani boiate. Il he è una emerita scemenza. Il giornalismo, come qualsiasi altra attività umana, non deve “infondere rispetto”, deve “meritare” rispetto, semmai, quando è fatto bene, e meritarsi uno sberleffo quando è fatto male. Per capire se un post è scritto bene o male valgono i criteri che si usano per qualsiasi altro testo scritto, indipendentemente che si trovi si internet, su un libro a stampa, su un giornale o persino scarabocchiato su un muro. Il resto è nulla, vuoto blabla molto vago, come quello che ha prodotto Riotta nei suoi vari interventi.

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  13. Immagio che Riotta non abbia svelato chi siano le illustri fire che insieme a lui hanno selezionato gli uomini dell’anno indicati sul 24 Ore.
    Temo che nessun blogger, neppure il più sfigato avrebbe potuto raggiungere le vette di leccaculismo che ha mostrato il Prodessionista Riotta.

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  14. “Gianni Riotta dice… parole inconcludenti, mischiando… cose che sembrano idee, ma… in realtà sono.. discorsi che servono a mascherare una buona dose di classismo e molta fifa”

    Signorina, non nutro nessuna stima per il sig. Gianni. Ne evinca quanta ne merita chi si danna a deprecarlo, tanto più se mosso da invidia.

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