Bruno Vespa e il libraio obiettore

Eh già, insomma, è ora di finirla, e poi quando uno ha ragione, ha ragione. Con tutto che il Giornale è il Giornale, Berlusconi è Berlusconi e financo Bruno Vespa è Bruno Vespa, bisogna proprio sottoscrivere parola per parola, che caspita, l’articolo di stamattina, in cui la solerte redazione del quotidiano si scaglia contro una libreria di Milano, la quale ha affisso un cartello sulle vetrine per assicurare i clienti che lì dentro, fra i suoi augusti scaffali pieni di tomi seri e anche un po’ severi, non si vende e mai si venderà il libro di Bruno Vespa.

La Redazione del Giornale giustamente sussulta di sdegno e tuona contro questo sgarbo, frutto del pregiudizio ideologico dei proprietari:

Il suo, a giudizio dei titolari, è un libro inutile, o dannoso, o politicamente pericoloso. Perché evidentemente «di parte», perché compiacente con il Nemico, perché allineato con il Potere. Nella logica perversa di questi tempi di guerra civile ideologica e di odio politico in servizio permanente effettivo, Bruno Vespa – considerato come «è noto» vicino a Berlusconi – è un connivente. Un collaborazionista. Da epurare”.

Ma si può ragionare così si chiedono i redattori del Giornale? È possibile che un esercizio pubblico che al suo pubblico è tenuto a dare servizi possa decidere impunemente, sulla base di un puro pregiudizio personale, di togliere un prodotto dai suoi scaffali, rifiutarlo ai clienti, addirittura rivendicare quest’atto come una forma di “libertà”? Ma no, che diamine, ai redattori del Giornale per un fatto simile si intorcolano le budella, giustamente ci vedono dietro la stessa mentalità che mandava Voltaire alla Bastiglia e Hitler e Stalin al potere:

Ribaltando con un orgoglioso atto di purezza intellettuale il noto principio secondo il quale «Io non condivido le tue idee, ma lotterò con tutte le mie forze perché anche tu possa esprimerle» in un più nazi-maoisticamente corretto «Le tue opinioni sono sbagliate, quindi taci», la libreria […] si è macchiata del peggior crimine culturale che si possa commettere: arrogarsi sfacciatamente il diritto di decidere chi e cosa si può leggere.

Che vergogna. Non conta, per i titolari della libreria, che Bruno Vespa sia richiesto a gran voce dal pubblico, quindi dalla maggioranza. No. Loro sugli scaffali non ce lo vogliono, e non lo venderanno mai. Che orrenda china sta discendendo l’Italia: i redattori del Giornale – è gente che sa ben prevedere il futuro, o non avrebbero cercato posto in un foglio della famiglia Berlusconi, eh! – immaginano la deriva che da questa mossa incauta prenderà il via:

Bandire pubblicamente un libro, oltre che una pessima mossa commerciale e un boomerang politico, è civilmente pericoloso. Per ritorsione, secondo la logica degli schieramenti ideologici, domani qualcuno esporrà il cartello «Qui non si vendono i dvd di Sabina Guzzanti». Un edicolante si rifiuterà di tenere il Giornale o il Fatto Quotidiano. E un megastore si riterrà in dovere di bandire i titoli di Chiarelettere, o la catena Feltrinelli di non esporre i libri della berlusconiana Mondadori. E poi? Cosa succederebbe? Il passo successivo, nel corso della storia dell’inciviltà, è già stato compiuto molte volte.

Insomma, son le basi della libertà di scelta del cliente e del cittadino che vengono minate, quel sacro e inalienabile diritto che ciascuno ha di decidere per la propria vita, senza che qualcun altro ci si metta in mezzo o gli impedisca di aver accesso ad un libro, o ad un prodotto che desidera avere, solo perché quel qualcuno, per una sua visione ideologica, o religiosa, ha deciso che quel libro o quel prodotto sono pericolosi e non devono quindi divenire accessibili.

Ecco, che dire, per una volta tanto mi trovo perfettamente d’accordo con i redattori del Giornale e con il loro furente sdegno, frutto di una sana e condivisibile ira laica e democratica.

Adesso mi aspetto un articolo parimenti sdegnato contro i farmacisti cattolici che si proclamano obiettori e non vogliono vendere la “pillola del giorno dopo”, però.

17 Comments

  1. questa politica dell’esclusione viene adottata in parecchie librerie che semplicemente non acquistano libri senza mettere nessun avviso.
    sarebbe da apprezzare la sincerità e la presa di posizione (visto che in italia non se ne vedono molte).

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  2. Librai, farmacisti e chissà quante altre caste, stanno già così bene del loro (“infagottati” direbbe l’Aldo) che possono permettersi il lusso, in nome di loro sacri principi, di sputare su forme di revenues che potrebbero olezzare sgradevolmente al loro nasino.
    Eèèh beati loro direbbe Lui che invece non trascura nulla come il grande Vespasiano.
    Pace e bene

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  3. come disse Luttazzi, un libro di bruno vespa in bella vista è ottimo per evitare conversazioni in treno. secondo me non lo vendono perché nessuno lo compra

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  4. perché nessuno difende la libertà di scelta del negoziante?
    alla fine di tutto, è comunque un suo rischio d’impresa che il mercato, dio unico, premierà o no

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  5. Non condivido. Per essere coerente dovresti anche leggerlo, il libro del Vespa
    PS. essere disgustoso, se non se lo portano appresso gli ospiti da me non lo trovano.

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  6. Se conoscessi un edicolante che non tiene “Il Giornale” andrei a offrirgli un aperitivo con olive,patatine e salatini!

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  7. E non poteva, il libraio, allargare le braccia e dire che il libro, purtroppo, era esaurito? no, ha dovuto per forza salire sullo sgabellino, sputacchiare il suo comizietto e godersi il quarto d’ora di celebrità. C’è più Vespa in lui che in tutti i lettori dei suoi noiosissimi libri.

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  8. Qui non ti seguo.
    Una libreria e’ un esercizio privato, liberissimo di scegliere quali libri vendere o meno. O preferiresti una bella legge con la lista dei libri/autori obbligatori?
    Il parallelo con le farmacie poi regge fno ad un certo punto: sono concessionarie pubbliche, ed in quanto tali sono soggette a regolamentazione. Poi se vogliamo abolire le licenze e consentire a chiunque di vendere farmaci, io ci metto la firma, i farmacisti non credo.

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  9. @enzo
    comizietto? momento di celebrita’?? ma che dici?
    Questo ha esposto un cartello per avvisare i clienti, il quarto d’ora di celebrita’ l’ha creato il giornalista.

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  10. Buongiorno Galatea e grazie per i tuoi post

    faccio la libraia a Bologna, sono indipendente, cioè non legata a editori o gruppi editoriali, nel mio quinto anno di lavoro non ho ancora raggiunto il “break even point” quindi lo scorso anno mi sono retribuita con 500 euro in tutto come amministratrice della mia società
    sto vivendo modestamente con i risparmi degli anni precedenti e lo stipendio di mio marito che fa l’educatore in psichiatria

    Non faccio parte di una casta, sono fortunata perché faccio il mestiere che mi piace in autonomia, non so ancora se ce la farò ma ci provo e ci credo

    avendo una libreria di 50 m2 scelgo accuratamente cosa vendere, ho anche Bruno Vespa, di solito su richiesta di alcuni nostri lettori, ma è quasi invisibile, il cartello mi ha fatto sorridere perché alcuni altri miei lettori mi hanno chiesto tramite facebook se ero io che lo avevo appeso…

    credo che il mio lavoro sia per sua natura scevro da prese di posizione plateali, come spesso capita quando si lavora con tante persone che vanno e vengono

    buona giornata e buone letture a tutti

    Nico la libraia

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  11. @nico. Credevo si capisse che il tono del post era ironico. Una farmacia è un servizio pubblico, una libreria è un esercizio privato: ci si può scegliere di tenere solo i libri che si pensa di dover vendere, o quelli che si vogliono vendere. Se una libreria è specializzata solo in saggi non si può dare al libraio del “nazista” perché non tiene anche i romanzi rosa. E’ che probabilmente al redattore del giornale la cosa sfugge perché ho forti dubbi che passi molto tempo in giro per librerie.

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  12. Sigorina Galatea, Lei non ha mica capito cosa intendeva la sig.ra Nico. Perciò Le sottolineo quello “scevro da prese di posizione plateali”, dove ogni parola è necessaria e sufficiente. Spero di averla aiutata almeno un po’.
    Essendo uno dei pochi cui Lei replica soltanto quando non capisce, mi auguro di non avere nessuna risposta. Ma, se non mi credesse così d’acchito, rimediti un po’ le prime parole del Su commento, quel “credevo si capisse che”, e ci faccia penitenza.
    Lei è, direbbe Crizia, una εὐήθης ὑβριστής.

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  13. @red.cac: Faccia un favore, red, ogni tanto la smetta di rendersi ridicolo. Leiè un caso così patetico, ormai, che non merita nemmeno di venire preso per il sedere con una citazione greca.

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  14. Cara Galatea,
    sono contenta di capire, nel leggere i commenti, che il tuo post era ironico! io ho lavorato in un edicola e abbiamo fatto tanta fatica a liberarci della pornografia… se uno, nel suo negozio, non vuole vendere una determinato prodotto ha tutto il diritto di non venderlo. Per la pillola del giorno dopo o simili farmaci la cosa e’ diversa perche’ la vendita e’ un servizio garantito dallo Stato, con il contributo delle tasse di tutti.
    Ciao
    Eva

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  15. Anche Pier Luigi Battista sul Corriere della Sera del 28 gennaio si è scagliato con un suo articolo “Se il libreria arriva l’ostracismo” contro il libraio milanese. Io,invece, concordo con il libraio che fa le sue scelte liberamente forse anche perchè infastidito da tutto il battage pubblicitario che i libri di Vespa ricevono (gratuitamente? pagati dal nostro canone? un fringe benefit da contratto multimilionario?) dalla RAI. Cerco di sapere chi è, andarlo a trovare, congratularmi con lui e farlo diventare il mio libraio di fiducia, certo di non trovarvi i libri di Vespa.

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