Ci hai perso le settimane e i mesi a cercare di decifrare i suoi comportamenti, i suoi sbalzi di umore. Ti sei intenerita per le sue ubbie, hai coccolato i suoi malumori, trovato ogni genere di scuse per le sue scomparse, i ritorni, gli andirivieni.
Ti sei chiesta quale fosse il modo giusto di stargli vicina, e soprattutto la frase giusta da dirgli.
E finalmente, ora l’hai capito:“Ma va’ a cagare, va’!”
Al solito, è un racconto che non fa riferimento a persone o fatti reali: solo a frasi che realmente, prima o poi, bisogna proprio dire.
Il finale mi pare più hard-rock. 😀
Ma potresti idearne qualche altra, fare come Formigoni e poi gettarti nel business delle suonerie telefoniche alternative.
Hai visto mai…
LUCIO BATTISTI – PASQUALE PANELLA
“CAMPATI PER ARIA”
1990
Sei molto presa dall’idea
che infine ci incontreremo:
vedi sempre la stessa scena,
e non si sa da dove venga io,
ma per comodità la mia figura
si forma in quel momento
e qualcosa ti cade di mano, anzi no.
Sei tornata a fiorire
tu vignetta gentile
con una fretta di furbe nubi d’aprile.
E provavo qualche cosa per te,
questo provai, soltanto che mi sfuggì
quella prova.
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare,
cominci a capire chi siamo:
i nostri emissari venuti a discutere
molti punti difficoltosi.
Ho stravisto per te
non so chi, non so che,
resta lo stile delle agitate vigilie.
E il tumulto
che da te sortì,
detto così, so solo che mi sfuggì
qualche sussulto.
E tu nonostante ciò solleciti,
mesta, calma e onesta e un po’ scolastica.
Potremmo per miracolo inciampare
con la stessa disinvoltura ed eleganza
con la quale sprofondano i piroscafi in mare,
con tutte le luci accese,
e si direbbe che a bordo c’era un ballo,
luccicando le stesse
vaghe spine, indigeste,
degli estri scritti,
tra i fitti immensi nerastri.
E ti strinsi,
ed il senso sparì:
essendo lì,
nel senso che mi sfuggì,
seguendo l’istinto,
tutto il senso che s’è letto, tutti i libri.
E’ sempre così… Quei frutti di mare avevano fatto il loro tempo. Sei il solito cretino, potevi fare come gli altri e prendere la pizza. Ti sei incupito al primo accenno di twist del tuo intestino. Discretamente svanisci alla ricerca di un cesso decente e soprattutto libero. Torni svuotato e depresso ma fingi una botta esistenzialista, così, tanto per sviare la vera causa della tua sparizione. Spinto dall’arrivo della seconda scarica, torni sui tuoi passi fingendo di recitare Prévert storpiando le poche parole francesi che conosci, specialmente una: merde. Vorresti essere altrove ma eroicamente torni, da Lei, con un estremo atto di generosità perchè non vuoi rovinarle la serata… Cavolo, questo si che è amore…
“Ma va’ a cagare, va’!”
@jazztrain: grazie.
@frap:in effetti, sarebbe da considerare.
@alberto: Ma il senso resta comunque quello, eh.
@mmmmmm: E’ un racconto di fantasia, eccetera eccetera eccetera…
@arkric: tu dici che è solo un problema di dieta, poveraccio?
@marco:O richiama lui.
@Icy Stark: il momento giusto è quando finalmente ti viene da dirla, la frase.
Signorina, concordo. E’ una frase che bisogna proprio dire.
Sig. Train: guardi che la signorina Le dice grazie ma è interessata solo al counter. Lei dovrebbe conoscere questi meccanismi. O spera che, video su video, un giorno gliela dia? Ha presente quel film con Fantozzi in pensione? Eh? Bravo.
mi piaci troppo quando scrivi così, nonostante la volgarità sia richiesta in alcune situazioni della vita, tu sei sempre così elegante!
ti lascio un video che mi è venuto in mente leggendo questo tuo post: http://www.youtube.com/watch?v=txAcMdepGsA
bacibaci
io ti adoro ogni giorno un po di più!!! 😉
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@zetaraffix: grazie! 🙂
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Un blues per Galatea!
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Il finale mi pare più hard-rock. 😀
Ma potresti idearne qualche altra, fare come Formigoni e poi gettarti nel business delle suonerie telefoniche alternative.
Hai visto mai…
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E comunque “Ma va’ a cagare, va’!” sai in quante maniere lo si può dire.
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LUCIO BATTISTI – PASQUALE PANELLA
“CAMPATI PER ARIA”
1990
Sei molto presa dall’idea
che infine ci incontreremo:
vedi sempre la stessa scena,
e non si sa da dove venga io,
ma per comodità la mia figura
si forma in quel momento
e qualcosa ti cade di mano, anzi no.
Sei tornata a fiorire
tu vignetta gentile
con una fretta di furbe nubi d’aprile.
E provavo qualche cosa per te,
questo provai, soltanto che mi sfuggì
quella prova.
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare,
cominci a capire chi siamo:
i nostri emissari venuti a discutere
molti punti difficoltosi.
Ho stravisto per te
non so chi, non so che,
resta lo stile delle agitate vigilie.
E il tumulto
che da te sortì,
detto così, so solo che mi sfuggì
qualche sussulto.
E tu nonostante ciò solleciti,
mesta, calma e onesta e un po’ scolastica.
Potremmo per miracolo inciampare
con la stessa disinvoltura ed eleganza
con la quale sprofondano i piroscafi in mare,
con tutte le luci accese,
e si direbbe che a bordo c’era un ballo,
luccicando le stesse
vaghe spine, indigeste,
degli estri scritti,
tra i fitti immensi nerastri.
E ti strinsi,
ed il senso sparì:
essendo lì,
nel senso che mi sfuggì,
seguendo l’istinto,
tutto il senso che s’è letto, tutti i libri.
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E’ sempre così… Quei frutti di mare avevano fatto il loro tempo. Sei il solito cretino, potevi fare come gli altri e prendere la pizza. Ti sei incupito al primo accenno di twist del tuo intestino. Discretamente svanisci alla ricerca di un cesso decente e soprattutto libero. Torni svuotato e depresso ma fingi una botta esistenzialista, così, tanto per sviare la vera causa della tua sparizione. Spinto dall’arrivo della seconda scarica, torni sui tuoi passi fingendo di recitare Prévert storpiando le poche parole francesi che conosci, specialmente una: merde. Vorresti essere altrove ma eroicamente torni, da Lei, con un estremo atto di generosità perchè non vuoi rovinarle la serata… Cavolo, questo si che è amore…
“Ma va’ a cagare, va’!”
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Tempo una settimana e lo richiamerai?
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Visto dall’altra parte, forse sarebbe stato meglio anticipare la “frase giusta”, sarebbe stato più salutare. Fidati 😉
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@jazztrain: grazie.
@frap:in effetti, sarebbe da considerare.
@alberto: Ma il senso resta comunque quello, eh.
@mmmmmm: E’ un racconto di fantasia, eccetera eccetera eccetera…
@arkric: tu dici che è solo un problema di dieta, poveraccio?
@marco:O richiama lui.
@Icy Stark: il momento giusto è quando finalmente ti viene da dirla, la frase.
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Spero che:
1) ti sia passato il malumore:
2) non c’entri io, ti assicuro che cado dalle nuvole.
XOXO
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Ma guarda.
Ho lasciato un commento al post sulle cortigiane che pare giusto anche per questo post.
Inchino e baciamano.
Ghino La Ganga
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Eh, vedi, Ghino? Alla fine, tu uomo e io donna, giungiamo alle medesime conclusioni, con certi personaggi. Sarà che siamo dell’ariete.
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Signorina, concordo. E’ una frase che bisogna proprio dire.
Sig. Train: guardi che la signorina Le dice grazie ma è interessata solo al counter. Lei dovrebbe conoscere questi meccanismi. O spera che, video su video, un giorno gliela dia? Ha presente quel film con Fantozzi in pensione? Eh? Bravo.
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mi piaci troppo quando scrivi così, nonostante la volgarità sia richiesta in alcune situazioni della vita, tu sei sempre così elegante!
ti lascio un video che mi è venuto in mente leggendo questo tuo post: http://www.youtube.com/watch?v=txAcMdepGsA
bacibaci
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Sig.na, concordo con la sig.ra Francesca sulla Sua eleganza, sia pure un po’ da sciato.
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